Questa puntata molto probabilmente è stata una tra le più attese da parte dei fan (sia di Doctor Who, sia di Game of Thrones) per via della presenza di Maisie Williams la quale è stata soggetto di numerosissime teorie e speculazioni. Quando appare nel primo trailer della nona stagione, il Dottore la riconosce esclamando sorpreso “You…” e lei risponde domandandogli “What took you so long, old man?” (“Perché ci hai messo tanto?/Cosa ti ha trattenuto così a lungo?“). Lì i cervelli dei fan sono esplosi. Gente che sosteneva che il personaggio di Maisie sarebbe una nuova rigenerazione di Susan (la nipote del dottore) o persino di Jenny (la figlia del Dottore vista nell’episodio, appunto, “The Doctor’s Daughter”) e teorie ancora più assurde. A quel punto gli sceneggiatori e lo stesso showrunner Steven Moffat hanno detto a tutti di darsi una calmata, dicendo che il suo personaggio non è nessuno di speciale e che non è COSI’ importante. I fan tuttavia non hanno smesso di sparlottare, dato che Moffat già in passato aveva negato la presenza di certi personaggi, per poi sconvolgerci con altre cose (un po’ come aveva negato il ritorno del Maestro nell’ottava stagione… e invece…), però nel secondo trailer abbiamo visto che il suo personaggio ha avuto meno spazio, proprio per far capire come stanno le cose.
E così è stato.
“The Girl Who Died” si può semplicemente riassumere così: Citazioni di Dottori classici, nuovi mostri, Maisie Williams e i vichinghi. Si tratta di una puntata che non soddisfa del tutto le aspettative. In altre recensioni è stata considerata “la versione corretta di Robots of Sherwood” (puntata piuttosto sotto tono andata in onda nella scorsa stagione). Si, ci sono delle cose in comune tra i 2 episodi e si, questa volta le cose sono state fatte e gestite meglio. Merito sopratutto dello scrittore della puntata, Jamie Matheson (in collaborazione con Steven Moffat) che ci ha donato 2 due delle puntate più belle dell’ottava stagione: “Mummy on the Orient Express” e “Flatline”. Ora andiamo con ordine.

Nella puntata ci sono riferimenti a ben 3 Dottori classici. Il concetto delle increspature nell’acqua proveniente dal 7° Dottore (Sylvester McCoy) che si ripete più volte lungo la puntata.
Ogni grande decisione crea delle increspature… come un macigno che cade in un lago

La celebre frase “Reverse the polarity of the neutron flow” che è stata introdotta nell’era del 3° Dottore (Jon Pertwee) e ha riscosso talmente successo che è stata pronunciata anche alcune volte dalle rigenerazioni successive. A tal punto che è stata utilizzata anche nell’episodio del cinquantenario “The Day of the Doctor”.

Per concludere, lo yo-yo per stabilire la gravità di un pianeta… o per dimostrare che sei un mago. Usato varie volte dal 4° Dottore (Tom Baker)

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Nell’episodio la minaccia stavolta è rappresentata da un essere alieno sfigurato che sfrutta la tecnologia a suo vantaggio per impersonare Odino e comandare la razza guerriera nota come “Mire” (parola di origine vichinga, ben fatto). Non si tratta di un antagonista molto approfondito, anzi quasi per niente e nemmeno si vede il suo volto sfigurato. Ciò è abbastanza deludente, sopratutto perché a differenza dei precedenti two-parters, il prossimo episodio sarà sempre collegato a questo, ma sarà ambientato in un’altra epoca (ci sarà sempre Maisie Williams come anello della catena tra le 2 puntate) e quindi non ci sarà modo di saperne di più riguardo a questo falso Odino e ai “Mire”, una tra le razze guerriere più letali dell’universo la cui sconfitta e ritirata è causata da delle anguille elettriche.
Maisie Williams interpreta Ashildr (/ascildar’/), figlia di uno dei vichinghi che a quanto pare le sono state attribuite varie sciagure durante la storia per via di alcuni suoi sogni/visioni. Quest’aspetto non è approfondito più di tanto ed è un peccato, ma staremo a vedere se sabato prossimo ne sapremo di più. Il suo personaggio quindi non è nessuno di importantissimo nella vita del Dottore come volevano sostenere tutte le teorie. Si tratta di un nuovo personaggio di Doctor Who che ha subito il dono dell’immortalità proprio a causa del Dottore stesso.
L’immortalità non è vivere per sempre, non è così che ci si sente. L’immortalità è la morte di tutti gli altri.
Alla notizia che la storia di Maisie Williams avrebbe visto come ambientazione l’era vichinga, un senso di nausea è scaturito al solo pensiero che anche la seconda parte avrebbe potuto esserci ambientata. Si, c’è stato un momento simpatico in cui il Dottore deve insegnare a i Vichinghi a combattere e a preparare la trappola per i Mire che (personalmente) mi ha ricordato molto il film “L’Armata delle Tenebre“. Una puntata con i vichinghi è abbastanza pesante, due sarebbe stata la noia assoluta. Per fortuna non sarà così, grazie all’immortalità donata ad Ashildr. “The Woman Who Lived” sarà ambientato con molta probabilità in Inghilterra in epoca vittoriana (o pressapoco). Perciò il “The Girl Who Died” del titolo non si riferiva a Clara (Jenna Coleman), come molti avevano ipotizzato e il “The Woman Who Lived” a Missy, bensì al personaggio di Maisie.

Finalmente il mistero de “Dove ho già visto questa faccia? Perché ho scelto proprio questa?” sta venendo a galla, con un bellissimo rimando a “Le fiamme di Pompei”. Speriamo poi che il caso dei 3 Capaldi nell’universo di Doctor Who venga definitivamente risolto entro la fine di questa stagione.

Concludendo, questa puntata per quanto abbia dei punti molto belli e momenti esilaranti, è un pochino sotto tono rispetto alle precedenti. Speriamo tuttavia che la situazione migliori con il prossimo episodio.