Parlare di Nioh 2 o anche soltanto cercare di definirlo, una volta trascorsi diversi giorni nel suo infido abbraccio, non è affatto un’impresa semplice. Il videogioco del Team Ninja, in modo coerente con i principi della casa di sviluppo fondata da Tomonobu Itagaki, è una di quelle bestie non semplici da domare, che non puntano a seguire il percorso evolutivo di uno specifico genere né tantomeno a cambiare pelle per adattarsi a chissà quali esigenze commerciali, ma al contrario proseguono dritte per la propria strada, fidandosi ciecamente delle proprie basi creative.

Il primo Nioh, artefice della rinascita dello studio giapponese, aveva sposato una filosofia orgogliosamente nipponica, sia nel processo produttivo, rigoroso e mirato, che nel racconto in senso stretto, strutturato (in maniera sì romanzata, ma competente e puntuale al tempo stesso) attorno agli antichi miti folcloristici del Giappone; tutto ciò imperniato su una spiccata anima da gioco d’azione, da sempre marchio di fabbrica dello studio di appartenenza. Il risultato era un videogioco nel complesso solido, con numerose ibridazioni connesse alla gestione dell’equipaggiamento e al level design, che gli consentivano, non senza qualche imperfezione – specie sulla lunga distanza – di durare decine e decine di ore. Il secondo capitolo riparte proprio da lì, e, pur riproponendo la stessa formula, non lesina affatto in termini di aggiunte e limature, innestandole su una struttura già di per sé solida e facendolo senza alcun timore di sbagliare, cosa che gli permette di proporsi sul mercato in maniera assolutamente non rinunciataria.

Nioh 2

Zipangu

Se tre anni fa il Team Ninja aveva raccontato una vicenda liberamente ispirata a fatti reali, alla battaglia campale di Sekigahara e alla vita di William Adams, il primo britannico – secondo la cronaca medioevale – arrivato in Giappone come funzionario politico, stavolta la storia si concede qualche libertà in più e, andando a ritroso nei decenni, torna a narrare gli ultimi sviluppi del periodo Sengoku, in un contesto di fondamentale importanza per il paese asiatico, traviato da secoli da guerre intestine e ancora diviso tra unionisti e secessionisti. Nioh 2 è insomma un prequel rispetto al predecessore, che, come quest’ultimo, recupera diversi personaggi realmente esistiti – Oda Nobunaga, per esempio – e li inserisce in un racconto che mescola finzione e fatti storici, sfumandone i confini in modo intelligente e arguto. Il ruolo del protagonista, a differenza di quello del canuto William, viene mantenuto sullo sfondo fino al dipanarsi degli ultimi sviluppi della trama, tanto che nei primi istanti del gioco è possibile personalizzarlo tramite un editor complesso e davvero ben fatto; alla base di questa scelta, però, c’è una precisa ragione, che viene ben presto a galla: il nostro eroe nasce infatti dall’unione sacrilega fra un samurai e una nigitama, una yokai benevola, e rappresenta quindi un personaggio maledetto, al quale viene affidato l’onere di un’impresa eroica e al tempo stesso terribile, macchiata con il sangue di migliaia di avversari, umani e non.

Nioh 2

Mettiamo subito in chiaro una cosa: se siete dei patiti del genere, con Nioh 2 potete andare a colpo sicuro, senza timore di sbagliare e senza pensarci su due volte; al contrario, se il primo capitolo non vi aveva appassionato, è molto difficile che questo possa riuscirci. Il ritmo frammentato dell’avventura e la sua struttura generale, particolarmente didascalica e ingarbugliata, sono rimasti grossomodo gli stessi, un po’ anche per colpa dell’organizzazione a singole missioni, che, malgrado rimanga positiva sotto altri aspetti, crea un fastidioso senso di disconnessione tra un arco narrativo e l’altro e cancella completamente ogni velleità empatica tra il giocatore e i personaggi (con la doverosa eccezione – concedeteci una battutina piccina picciò – delle numerose waifu presenti). Volendo dare a Cesare quel che è di Cesare, tuttavia, bisogna ammettere che gli sviluppatori hanno profuso un certo impegno per migliorare lì dove c’era bisogno di farlo, ad esempio nelle sequenze animate, un po’ più curate nella scrittura e sensate nella regia, il che rende meno difficile seguire la storia senza essere obbligati a sfogliare gli interminabili menu o a leggere con attenzione ogni possibile casella di testo per carpire questo o quell’antefatto narrativo. Non che ciò sia un male in senso assoluto, intendiamoci: anzi, i patiti di storia giapponese troveranno tanti di quei riferimenti da poter intavolare discussioni lunghe settimane, se non mesi, e potranno trarre qualche spunto anche dagli ottimi intermezzi secondari, presentati a mo’ di fumetto, che talvolta strizzano l’occhio ad eventi realmente riportati sui testi antichi. Se invece non vi sentite parte di chi ama gli approfondimenti testuali, non disperate: potreste benissimo tentare un primo approccio con l’opera del Team Ninja a partire dal gameplay, nel quale poi risiede il vero cuore di Nioh, la componente in cui il gioco dei designer e dei programmatori giapponesi ha ha sempre avuto (e ha ancora oggi) più cose da dire.

Nioh 2

Brutalità

Le basi, d’altronde, sono pur sempre quelle del predecessore, a sua volta reinterprete moderno dei Ninja Gaiden (mica robetta qualunque, insomma), pur con le dovute – marcate – differenze. Ogni missione principale di Nioh è un piccolo “mondo” a sé stante, proprio come un singolo livello degli illustri precursori di Itagaki e compagni, ed è peraltro costruita prendendo in prestito numerose idee da altri videogiochi più o meno congeneri. Un esempio? Presto o tardi l’avventura tradisce una vena da soulslike nella gestione dell’inventario e nel level design di certe mappe, assimilabili, per struttura, a singole zone delle principali opere di From Software, pur senza raggiungere i medesimi picchi qualitativi e senza lo stesso, sensazionale world design, originato da una struttura aperta e fisicamente interconnessa in maniera quasi totale. Anche in tal caso, come tre anni fa, le singole mappe tendono a soffrire di una certa ripetitività: se nelle quest principali non ci sono quasi mai problemi, per le secondarie si tende a tornare molto spesso su sentieri già calcati, e non basta un minimo di furbizia – un percorso affrontato in maniera inversa, un oggetto mancante, una roccia a bloccare il passaggio – a dissimularne il generale piattume.

Le classiche stance, veri e propri cardini per assimilare il modo in cui Nioh struttura il suo sistema di combattimento, rimangono pressoché le stesse e si suddividono – per tutte le tipologie di armi – in alta, intermedia e bassa, rispettivamente orientate all’attacco, alla difesa e alla schivata. L’equilibrio delle basi tecniche è stato comunque in parte rivisto: la maggiore aggressività di alcuni nemici, ad esempio, concede molti meno errori durante gli scontri e obbliga a padroneggiare sin da subito il ritmo ki, ovvero il potere che permette di influenzare il recupero della stamina, per evitare di rimanere esposti a un colpo critico dopo pochi secondi e soccombere senza pietà.

Nioh 2

La principale novità a livello meccanico sta nell’introduzione di un singolo, importantissimo elemento: la capacità del protagonista di trasformarsi in uno yokai, una delle creature – siano esse buone o cattive – che infestano il mondo di gioco. Si tratta di una possibilità che ha sì implicazioni in termini di storia e di lore – vedrete poi! – ma soprattutto pratiche, grazie al cosiddetto contrattacco aggressivo, una manovra istantanea, concettualmente simile alla sua omologa in Sekiro – sebbene più semplice da eseguire – inserita per rispondere in maniera efficace a determinate mosse che circondano i nemici con un ben visibile alone rosso. Il contrattacco è legato alle tre forme yokai che il protagonista può assumere, ovvero Feroce, Bruto e Spettro, ognuna con le sue peculiarità e dotata di un counter di tipo differente, commisurato allo stile che si intende adottare: lo yokai bruto è consigliato per chi ama combattere a corta distanza, privilegiando la forza; lo spettro predilige la media distanza ed è l’unico a non attaccare con armi corpo a corpo; quello feroce, infine, è un po’ il tout-court della situazione e il più adatto ai principianti. È importante, comunque, ribadire che ogni meccanica legata agli yokai non può essere abusata, ed è regolata dalla quantità di anima disponibile, segnalata da una barra viola collocata immediatamente sotto quella verde della stamina. L’anima viene recuperata in particolar modo servendosi di attacchi “brutali”, il che spinge a giocare in maniera offensiva e il meno attendista possibile: inanellare una combo dietro l’altra, sferrare colpi di grazia su un nemico sfiancato o, ancora, attaccarlo alle spalle sono tecnicismi che in questo modo acquisiscono un senso del tutto nuovo, dal momento che il gioco “premia” chi ne sfrutta a dovere le basi, senza limitarsi a un affondo ogni tanto per ridurre la barra della vita del nemico di turno.

Nioh 2

Yōkai

Le tre forme yokai, a loro volta, rappresentano una sorta di “contenitore” (formalmente assente nel primo capitolo) entro cui circoscrivere tutti gli spiriti guardiani. Questi ultimi, che di fatto compongono un sistema di classi molto abbozzato, vengono sbloccati man mano che si progredisce (alcuni possono essere scovati anche al di fuori delle quest principali) e sono equipaggiabili in totale libertà fino a un massimo di due contemporanei, intercambiabili a piacimento, con il secondo meno efficace rispetto al primo. Gli spiriti offrono vari bonus perlopiù passivi, privilegiando l’una o l’altra statistica, oltre alla già menzionata trasformazione, che consente di combattere per qualche secondo in forma bestiale e la cui attivazione va attentamente ponderata in base alla situazione.

Quella delle trasformazioni – e dell’immenso albero di abilità ad esse correlato – non è l’unica novità introdotta in Nioh 2: ci sono anche i Nuclei Anima, poteri casuali che è possibile ottenere dagli Oni (dai più piccoli ai più colossali) e che, banalmente, sono basati sulle loro abilità. Una volta eliminato un nemico non umano, quest’ultimo può droppare – con una probabilità che cresce in base alla rarità dei nemici stessi e diventa del 100% per boss e miniboss – un nucleo armonizzabile ai santuari (i falò di Nioh), il quale permette di attivare fino a un massimo di due abilità speciali contemporaneamente per ogni spirito guardiano. I nuclei, pensati per offrire un ventaglio di possibilità più ampio anche senza usare la magia e soprattutto per compensare la maggior rapidità e pericolosità di alcuni tra i nemici più grossi, sono fortunatamente gestiti da un sistema che non è possibile “rompere” equipaggiando i più forti senza alcuna limitazione; al contrario, tutto dipende dal livello di armonizzazione raggiunto dal nucleo stesso (un concetto più facile da capire che da spiegare a parole).

Nioh 2

A dispetto delle novità finora elencate, il sistema di progressione è rimasto pressoché inalterato: alle tradizionali caratteristiche incrementabili (fino all’esageratissimo livello 300) si accompagnano il solito loot Diablo-like, potenzialmente infinito per quanto riguarda la creazione di build sempre più folli, e uno skill tree fuori di testa per complessità, che permette di approfondire ai limiti del maniacale le abilità da guerriero, legate alle nove classi di armi (più altre tre a distanza), quelle magiche e da ninja, con centinaia (si, avete letto bene, centinaia) di opzioni sbloccabili, in base al livello di familiarità con il campionario bellico a disposizione o al completamento di determinate attività di allenamento nel dojo. Fa eccezione il ramo del Metamorfo (quello legato alle trasformazioni), che obbliga a recuperare nuclei anima per essere sviluppato più agevolmente. Come se tutto quest’enorme complesso di potenziamenti non fosse sufficiente, Nioh 2 ripropone anche i livelli Prestigio, che elargiscono punti spendibili in vari modi (vita, ki, recupero ki, rilascio delle anime Amrita, drop maggiori, ecc.) completando diverse sfide nel corso del gioco, legate ad esempio all’uccisione di un certo numero di demoni ben specifici.

Nioh 2

Il livello di profondità generale è incredibile, ma il rovescio della medaglia sta nel fatto che – a differenza, per esempio, di Sekiro – si tratta di un sistema che si può rompere facilmente, in quanto non congegnato attorno alle singole abilità e alla necessità di utilizzarle a dovere per avere la meglio negli scontri più complessi. In altre parole, più il nostro alter-ego sale di livello e acquisisce poteri e maestria con le armi, più il gioco diventa facile: la curva di difficoltà è davvero proibitiva per la prima decina di ore, ma si appiattisce in fretta ben prima della metà della storia principale, cosa che porta anche a un’eccessiva semplificazione dei boss (tolti i primi due). Nioh 2 è completabile da cima a fondo affidandosi a un po’ di farming e una volta individuate le due o tre combo più affini al proprio stile di gioco, rinunciando a sperimentare con le possibilità concesse da un combat system che comunque, di per sé, rimane ben strutturato. Anche la magia onmyo e le arti ninjutsu, pur abbastanza approfondite, tendono perlopiù ad essere ignorate dai giocatori poco esperti, che preferiscono ricorrere a strategie più “sicure” a costo di lasciare per strada qualche elemento in grado di aggiungere ulteriore profondità. Un altro elemento che si tende a ignorare nel corso di tutto il gioco, fino ai titoli di coda – che arrivano dopo ben 50-60 ore di media – è il sistema di crafting, del tutto inutile e accessorio, oltre che basato su meccaniche RNG che, fin dal primo Nioh, ci sono sempre sembrate incomprensibili. A che pro costringere i giocatori a spendere ore e ore a farmare materiali se poi non è nemmeno possibile avere la certezza assoluta di ottenere un pezzo di equipaggiamento specifico?

Nioh 2

Fratellanza

Soppesati tutti i pro e i contro, comunque, il sistema di gioco guadagna comunque parecchi punti in armonia e profondità rispetto a tre anni or sono, ed è inoltre molto meno spada-centrico, come avveniva troppo spesso nel primo capitolo, in cui un singolo scontro si risolveva in un incrocio di armi bianche improntato alla reciproca riduzione della stamina, con la necessità di schivare una presa o una magia di tanto in tanto. Nioh 2, al contrario, riesce ad acquisire un’anima più brutale e complessa, oltre che più personalizzabile, ma proprio per questo motivo, di converso, finisce per diventare un po’ meno bilanciato, soprattutto nelle fasi più avanzate e nelle sessioni cooperative, legate al Portale Torii. In molti casi, specie in presenza di un team affiatato e adeguatamente livellato, la difficoltà del gioco viene ulteriormente ridotta, fino a sparire quasi del tutto nei casi più estremi. Ciò avviene di frequente non solo nelle normali evocazioni – strutturalmente equiparabili a quelle dei Dark Souls, con tanto di oggetti correlati, le tazze Ochoko – ma si riflette anche nelle Spedizioni, una modalità aggiuntiva con tanto di vere e proprie lobby, che mette tre giocatori sullo stesso piano l’uno rispetto all’altro e li spinge a collaborare per completare un determinato incarico. Nelle partite in gruppo esiste comunque una limitazione aggiuntiva rispetto al rapporto – subalterno – di evocazione, indipendente dal livello dei tre giocatori: una barra svuotata progressivamente in base al numero delle morti – calcolate per team e non per singolo giocatore – che, se esaurita, comporta il ritorno al menu principale. Lo svuotamento può però essere mitigato rianimando i compagni, il che favorisce non poco il gioco di squadra.

Nioh 2

Volendo è possibile giocare in “multiplayer” anche servendosi dell’IA, evocando cioè un NPC o lo spettro di un altro giocatore dalle Tombe della Misericordia (che possono essere attivate grazie ai diaspri valorosi, senza la necessità di tornare ai santuari), di colore blu: in tal caso, però, la collaborazione finisce per diventare una sorta di terno al lotto, che potrebbe sì risultare vantaggioso come diversivo in una boss fight, ma che con ogni probabilità – specie considerate le routine di intelligenza artificiale, piuttosto deficitarie – si risolverà in pochi secondi con la morte del vostro alleato. Nel suo complesso, pur non esente da problemi in termini di bilanciamento e soprattutto di matchmaking (interminabile, nel caso delle evocazioni), il comparto online di Nioh 2 ci è parso tutto sommato ben congegnato e capace di divertire, specie se si gioca in compagnia di due amici umani. Tra gli elementi secondari, ma neanche tanto – specie per i giocatori competitivi – rientra la sala da tè nascosta, che torna dal primo capitolo: si tratta di una vera e propria guerra tra clan, con tanto di leaderboard mondiali, il cui scopo è prevalere sulle altre fazioni conquistando Gloria, ottenibile sconfiggendo spiriti rossi e comparendo come spiriti evocati in aiuto degli altri giocatori.

C’è da considerare anche che, malgrado la campagna principale abbia già di per sé una notevole longevità, il gioco mantiene un considerevole sviluppo nell’endgame, grazie al modo in cui i drop sono congegnati e soprattutto alle Missioni Crepuscolo, varianti modificate delle loro controparti standard, da affrontare quasi obbligatoriamente in squadra per non rischiare di fallire malamente. Questi incarichi sono perfetti per i giocatori più smaliziati e i maniaci delle build più arzigogolate: peccato, però, che tutto quanto non si rifletta in un comparto PvP vero e proprio (da sempre assente), sostituito dalle battaglie tra clan e dagli scontri asincroni con i redivivi, spiriti di altri utenti morti in battaglia.

Nioh 2

Opulenza

Sotto il profilo tecnico è difficile invece non spendersi in elogi sul motore messo a punto dal Team Ninja, un engine che, sebbene non all’avanguardia, rimane leggero e versatile, oltre che raffinato nel corso degli anni. Nel secondo capitolo, in particolare, è stato fatto un deciso passo avanti nella gestione dell’illuminazione, degli effetti particellari e delle fonti di luce, oltre che dei modelli poligonali nelle sequenze animate, più dettagliati ed espressivi. Stilisticamente il balzo in avanti rispetto al passato è evidente, grazie a una varietà cromatica notevole e personaggi e nemici dettagliati, oltre che animati con cura e in maniera coerente, senza nemmeno menzionare l’accuratissima ricostruzione storica che fa da sfondo a tutto quanto e che, in determinate sequenze della trama, si permette addirittura il lusso di offrire qualche bel colpo d’occhio su villaggi in rovina, cieli spettrali o castelli in fiamme. Gran parte dei demoni, in verità, sono identici a quelli visti nel predecessore, ma se non altro i loro rinnovati pattern comportamentali aiutano a far pesare meno il “riciclo” in termini visivi, mentre le new entry si rivelano forse tra i mostri più riusciti in assoluto. Tolta qualche eccezione, siamo invece rimasti piuttosto delusi dai boss, quasi mai indimenticabili, sia sotto il profilo estetico che, tolto lo scoglio iniziale, in termini di sfida (specie se affrontati in compagnia). Note di merito, invece, per la colonna sonora, dotata di una personalità tutta sua, e per il doppiaggio, davvero di ottima fattura, specie nell’originale giapponese.

Su PlayStation 4 Pro abbiamo giocato Nioh 2 nell’unico modo possibile per esaltarne il gameplay tecnico, ossia sfruttando la Modalità Azione, che stabilizza il frame rate a 60 fps, con risoluzione dinamica. Le altre due (la Modalità Cinema bloccata a 30 fps e con frame rate sbloccato) paiono messe lì soltanto per giustificare l’aumento in termini di risoluzione e risultano pressoché ingiocabili, specie dopo aver provato la terza; se non altro, comunque, è apprezzabile che ci siano. Buona anche l’implementazione dell’HDR, anche se in alcune missioni, specie al tramonto e con colori caldi, l’immagine tende a diventare un filo troppo luminosa.

PROCONTRO
  • Combat system mostruoso…
  • Visivamente ispiratissimo e tecnicamente solido
  • Longevo, con un ottimo doppiaggio originale e una buona colonna sonora
  • In compagnia può divertire
  • …anche se non bilanciatissimo
  • La storia ci prova, ma non ce la fa del tutto
  • Boss un po’ deludenti, tolto qualcuno
Conclusione
Nioh 2
8.4
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Nato nello scorso millennio con una console fra le mani e rimasto confinato per molti anni nel mondo distopico della Los Angeles del 2019, ne è infine venuto fuori per divulgare al mondo intero le sue più grandi passioni: il videogioco in tutte le sue forme, il cinema (quello vero) e Dylan Dog.