Death StrandingQuando fu annunciato nel 2016, durante l’evento dedicato all’E3 di Los Angeles, gli spettatori già pregustavano l’avvento di una esperienza originale che avrebbe dato più livore alle fantasie. Ad alimentare ancor di più l’estetica dell’immaginazione è stata la presenza del suo creatore, mentore di tempi immemori con la sua visione del futuro, quello stesso Hideo Kojima che ha dilettato i videogiocatori con l’epopea inerente a Metal Gear. Dato lo stampo prettamente cinematografico, sancendo de facto un connubio indelebile, la creatività dell’autore è esplosa nuovamente, a discapito di questa generazione che volge al termine, dimostrando che l’arte e l’intrattenimento sono due mondi capaci di fondersi per dar vita al Death Stranding.

Dopo il sodalizio interrotto con Konami, Kojima Production si libera dalle presunte catene e diventa l’unica pretendente alla regia, facendo riemergere tutto l’estro del suo fondatore, incanalandolo sotto le mentite spoglie degli attori principali. Sopravvivere al futuro incerto si può, il fato potrebbe rappresentare l’unica incognita.

Death Stranding
Cosa rappresenta esattamente il Death Stranding?

La morte è soltanto il principio?

In principio ci fu un’esplosione… Il primo sospiro lascerà intendere il contesto in cui ci ritroveremo. Un mondo inizialmente alieno, desolato, disabitato. La natura sembra aver soppiantato quello skyline visibile all’orizzonte. La conformazione del terreno sembra aver generato faglie e mutamenti geologici che consentono un’esplorazione estrema, al limite dello sforzo fisico. In questo pianeta avvilito, un’ulteriore esplosione si udirà in lontananza.

Death Stranding
Un tempo ci fu un’esplosione…

Sotto il cielo plumbeo, la solitudine e il silenzio accompagneranno il cammino di Sam Porter Bridges, intento a completare il suo obiettivo come corriere da parte della Bridges: riportare alla base un carico importante. Sembrava un compito di routine, uno dei tanti impegni da portare a termine, ma ben presto Sam scoprirà che il suo ruolo sarà direttamente proporzionale alla sorte dell’intero continente americano. Suo malgrado, la sorte del protagonista si incrocerà con quella del Presidente degli Stati Uniti, il quale gli fornirà le giuste direttive per riconnettere ogni città del territorio americano. A causa di un fenomeno, avvolto nel mistero, ogni città del continente è rimasta isolata e i pochi superstiti cercano in ogni modo di sopravvivere al Death Stranding.

Death Stranding
Il piano reale si fonderà con quello metafisico…

Tale cataclisma ha comportato essenzialmente alcune modifiche radicali al pianeta. Il Chiralium, nuovo materiale non presente sulla tavola periodica, ha fatto la propria comparsa sulla superficie terrestre. Le sue applicazioni, inizialmente sconosciute, si sono rivelate col passare del tempo più determinanti nel campo tecnologico, riuscendo ad essere la principale fonte di sostentamento della Rete Chirale. Tale tecnologia ha permesso ai superstiti di comunicare con il resto del mondo e di attivare un canale che soppiantasse la vecchia tecnologia fornita da Internet. In concomitanza alla presenza del Chiralium, il Death Stranding ha permesso la fusione tra il mondo tangibile dei vivi e quello metafisico dell’aldilà. Questo fenomeno implica l’intromissione delle CA (Creature Arenate) sul piano reale, cercando di afferrare ogni creatura vivente per trascinarla con loro. Come ultima conseguenza, data l’atmosfera pregna di Chiralium, la pioggia provocata dalla condensa delle nubi porta ad un inevitabile e precoce invecchiamento dei tessuti e dei materiali. La Cronopioggia rappresenterà una delle minacce più pericolose portata dal Death Stranding.

Death Stranding
Alcune forme di vita si estingueranno, altre ne nasceranno.

Malgrado le difficoltà, Sam è incaricato di riunire tutte le Knot City, residui dei vecchi agglomerati urbani, in modo da riconnetterle alla Rete Chirale e formare quindi le Città Unite d’America (UCA). Per farlo dovrà attraversare tutto il territorio, ormai ostile, con un carico da portare a destinazione ed eludendo le CA che potrebbero tentare di aggredirlo. Sam però non sarà da solo e mentre alcuni alleati potranno fornirgli l’attrezzatura giusta per intraprendere il viaggio, l’aiuto maggiore sarà fornito dal suo equipaggiamento: un Odradek e un BB. Questi ultimi sono strettamente collegati fra loro e il Bridge Baby fornirà il giusto apporto per identificare le CA che l’Odradek visivamente localizzerà.

Death Stranding
Qualcuno vedrà perfettamente le Creature Arenate, altri ne percepiranno solo la presenza.

Un passo dopo l’altro

Recensire un titolo come Death Stranding è probabilmente uno dei lavori più difficili e dispendiosi che un redattore possa fare. Benché il plot della trama era già stato sviscerato, o lo si è appreso, nel corso degli anni dal suo annuncio, parlare troppo della trama o degli eventi che pervadono il titolo sarebbe da considerare un crimine contro tutti i videogiocatori. Dopotutto Kojima non è certamente un novello autore, perciò ci riserveremo qualche omissione volontaria, proprio per non inficiare l’esperienza di gioco. Avendo a disposizione un contesto iniziale ben preciso, proprio come Sam Porter Bridges, un passo dopo l’altro, riusciremo a ricomporre tutti i tasselli che compongono la trama.

Death Stranding
Il territorio ha subito una serie di trasformazioni irreversibili.

La prima sequenza visiva ci mostra esattamente la situazione attuale del pianeta, sconquassato da un fenomeno imprecisato e Sam che tenta di sfuggire da un nemico invisibile, ma che può facilmente percepire. Le CA rappresenteranno uno spartiacque tra il mondo dei vivi e quello dei morti, con creature che tenteranno di agguantare il protagonista e portarlo con loro fino a renderlo esanime per sempre. Sotto questo sfondo apocalittico, la Bridges gli affida l’incarico delicato di riunire ogni città, persona ed essere vivente sotto un unico tetto, seppur virtuale. Sfruttando la tecnologia a disposizione, l’ultimo baluardo per salvare l’umanità è rappresentato da un Corriere che viaggerà col suo carico fino alle regioni più remote di un’America, ormai devastata dal Death Stranding.

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La dura vita di un Corriere…

Il territorio è mutato, la conformazione della Terra è stata alterata dalla Cronopioggia attraverso un processo di criptobiosi. Le strutture delle vecchie città dominanti sono quasi scomparse. Anche l’ecosistema ha subito cambiamenti, con forme di vita ormai estinte e sostituite da altre, sempre con lo stesso principio di natura: tutto ha uno scopo. La natura selvaggia, della quale la Terra ha preso possesso, rappresenterà il punto più nevralgico del cammino di Sam. Convivere con un ambiente ostile può essere debilitante, ma l’istinto di sopravvivenza è insito nella natura umana.

Strane creature…

Uniti per sopravvivere

Death Stranding porta con sé una serie di concetti interconnessi. L’essere umano ha in dotazione una caratteristica unica che nessun altro essere è in grado di applicare correttamente: la memoria collettiva. Imparando dagli errori, la specie dominante sarà quella che sopravviverà anche ai disastri più imponenti, vivendo in simbiosi con il territorio ostile. Ad ogni incarico, un terminale fornirà le istruzioni sulla destinazione, l’eventuale carico da consegnare e i motivi per i quali riconnettere il nodo. Sarà compito di Sam pianificare il percorso e gestire in maniera logistica il fardello da portare sulla schiena.

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Organizzare il carico sarà una delle fasi più importanti.

Una volta partiti per la spedizione, l’Odradek si rivelerà fondamentale per conoscere la conformazione del terreno e il percorso accidentato. Guardare un fiume o torrente sarà differente a seconda della profondità dell’acqua, causando anche la perdita del carico a causa della corrente troppo forte che conduce alla foce. Scalare pendii troppo ripidi di una montagna richiederà una scala o una struttura adeguata. Così come per scendere da un dirupo sarà necessario l’utilizzo di una corda. Insomma, Sam sarà equipaggiato di tutto il necessario per risolvere ogni situazione, a patto di aver sempre con sé tutto il necessario.

Death Stranding
Ottima idea!

Pianificare una consegna non è affatto agevole, complice il territorio sfavorevole e le varie difficoltà rappresentate da CA o Muli. Sovente, le Creature Arenate faranno la propria comparsa, previo avviso del nostro Odradek collegato al Bridge Baby. Queste creature cercheranno di afferrarci, facendoci perdere il carico e portandoci in un piano differente impregnato di viscido catrame. Ritornare nel mondo dei vivi sarà imprescindibile e se le entità oniriche non avranno la meglio, ci penseranno dei corrieri impazziti a rendere meno facile la traversata verso il punto di arrivo. I Muli hanno un’ossessione verso i carichi trasportati dai Corrieri e proprio per questo motivo utilizzeranno anche le maniere forti per impossessarsi dei pacchi di Sam. Il nostro protagonista avrà a disposizione differenti metodi per eludere o contrattaccare i terroristi, a seconda delle circostanze, evitando in questo modo che il carico gli venga sottratto.

I Muli faranno di tutto per rubarci il carico. Approcciarsi diversamente faciliterà il compito.

Il principio fondamentale di Death Stranding si lega al concetto di collaborazione. Nelle varie Knot City e nodi che dovremmo collegare alla Rete Chirale, saranno presenti ulteriori figure che potranno darci supporto. Gli esseri umani che ci affideranno incarichi o ricompense avranno le sembianze di Chiralgrammi, evoluzione naturale di ologrammi e connessioni virtuali, con i quali interagire. Nonostante questo, Sam progredirà nel suo viaggio tramite il suo Odradek e Bridge Baby.

I Chiralgrammi rappresenteranno le proiezioni di esseri umani intenti a collaborare con il protagonista.

Le due interfacce serviranno per identificare le CA, ma sebbene il primo strumento può essere utile singolarmente, al pari di uno scanner ambientale, per avere una percezione più precisa della conformazione del terreno circostante, lo stato del BB sarà imprescindibile per poter comprendere la vicinanza delle Creature Arenate. Il Bridge Baby è uno strumento, una capsula contenente liquido amniotico che simula la situazione all’interno di un utero materno, con ovviamente riposto un feto umano. Il BB fungerà da vero e proprio ponte con la dimensione delle CA, collegandolo all’Odradek. Tuttavia, ogni qualvolta che le creature spiaggiate tenteranno un contatto con Sam, il BB reagirà di conseguenza e in caso di forte stress potrebbe subire un’alterazione di stato, incorrendo in auto-tossiemia. Sarebbe opportuno, a questo punto, cercare di calmare il BB non appena il suo livello di stress comincia ad aumentare.

I BB saranno un ponte tra il nostro mondo e quello dell’aldilà. Così almeno dicono i rapporti…

La solitudine nell’equazione di Drake

In questo scenario post-apocalittico, con il Death Stranding abbattutosi come una spada di Damocle sul genere umano, la sensazione di solitudine sarà opprimente. Oltre ai vari Chiralgrammi, con i quali interagiremo passivamente, ci si potrà chiedere sovente se davvero esistano altri esseri umani in un ambiente così vasto, proprio Drake formulò la propria equazione per la vita su altri pianeti. In questo caso, con la fusione tra differenti piani, la formula andrebbe reinterpretata, diminuendone le probabilità. Tuttavia un iniziale senso di smarrimento potrebbe investire Sam, osservando strutture costruite e presenti sul territorio.

Non esiste un solo piano tangibile…

Ponti, generatori, tettoie che riparano dalla Cronopioggia e box di rifornimento ci faranno intendere di non essere poi così soli sul pianeta e che altri Corrieri sono in viaggio avente il medesimo scopo. Ebbene, Death Stranding porterà a conoscere ulteriori amici che interagiranno con la costruzione di strutture, usufruibili da chiunque. L’effetto della Cronopioggia potrebbe pregiudicare lo stato di conservazione, ma le realizzazioni potranno sempre essere rimpiazzate con delle nuove. Non solo, durante il cammino sarà possibile imbattersi in Scavatrici, architetture particolari che consentono la realizzazione di strade, esigendo un quantitativo preciso di risorse. Chiunque potrà contribuire al deposito dei materiali che servirà di conseguenza alla costruzione.

I Box Postali si riveleranno utilissimi per la gestione dell’armadietto privato e condiviso.

Come se non bastasse, l’aiuto reciproco consentirà una miglior convivenza. Durante il pellegrinaggio nelle terre desolate ci imbatteremo in carichi smarriti da altri Corrieri, che potremmo raccogliere (facendo attenzione a non sovraccaricarci di pacchi) e consegnare al nodo più vicino. All’interno delle strutture si potrà accedere ad un armadietto condiviso, immagazzinando l’equipaggiamento superfluo, oppure beneficiando di ciò che gli altri Corrieri mettono a disposizione di tutti. Non siamo poi davvero così soli…

Consegne e attività faranno crescere il livello del nostro Corriere.

Conosci davvero il tuo nemico

Il Death Stranding ha portato con sé tanti sconvolgimenti, forse molteplici rispetto a quanto ci si aspettasse fin dall’inizio. Dal principio innescato da un’esplosione, fu solo il preludio di un cataclisma ben più profondo, intaccando sia il genere umano che il pianeta stesso. Oltre ad un’alterazione dell’ecosistema, favorendo la presenza di fauna imprevista, il principio di sopravvivenza modella sia la mente che il fisico per un’adattabilità futura. L’umanità è bisognosa di nuova linfa, ma ogni organismo è interconnesso tramite una forma più astratta, ragion per la quale il mantenimento della specie è un concetto collettivo. Tutto è collegato. Nulla è presente per caso.

Ricordate di lasciare un like!

Sam avrà l’arduo compito di far rifiorire quell’umanità che merita l’estinzione, responsabile di ogni barbarie, colpevole di essere la specie dominante del pianeta che plasma a proprio piacimento il territorio, ma che al tempo stesso risulta così fragile da soccombere sotto i colpi di una Madre Natura devastante e priva di scrupoli. In questo cerchio per la vita, ogni esemplare dovrà collaborare, ma ci sarà sempre qualcuno con una mente più debole, o peggio, malleabile a tal punto di non riconoscere la differenza tra bene e male. Sam dovrà combattere contro sé stesso e i propri demoni. Affetto da aptofobia, preferisce agire in maniera solitaria, facendosi scudo del suo essere schivo per sopravvivere il più a lungo possibile. Sarà l’incontro con Fragile, membro dell’omonima società tramandatale da suo padre, a fornirgli lo stimolo giusto per poter collegare ogni nodo sotto un’unica rete. L’epopea sarà certamente irta di insidie, ma l’umanità può ancora risorgere dalle ceneri di un passato nefasto.

Ricordate: non è così fragile…

Considerare ciò che non si vede e temere quello che non si conosce

Death Stranding rappresenta un’opera titanica, un’estetica visionaria che esplode nell’estro di Kojima stesso. La narrazione si divampa attraverso l’enorme lavoro supportato dagli attori utilizzati nella tecnologia del mocap. Il nome stesso, deciso per il titolo, è un’astrazione, nonché estensione, di un concetto già presente in varie opere letterarie. Lo stesso Orson Card descriveva i filoti come unico comune denominatore per tutte le forme di vita esistenti, un cordone invisibile che collegava l’anima di ciascun essere, anche lontano anni luce. Tuttavia, non si tratta di un mero progetto fantascientifico di vecchia data, Death Stranding porta con sé l’ereditarietà del genere sci-fi, accomunato in maniera preponderante da quella filosofia mistica e metafisica che sfociano anche nel ramo psichico.

Tutto è collegato ed ha uno scopo…

Una serie di citazioni, storiche, bibliche e scientifiche sono solo il tripudio di un’opera d’arte videoludica che raramente si è affacciata sul mercato nel corso di questi anni. Dal punto di vista registico, Death Stranding rappresenta l’apice di un lavoro svolto in maniera impeccabile, dove la passione e la tecnica ha reso possibile un tale miracolo. Probabilmente si tratta della vetta più alta mai raggiunta finora. Purtroppo però, anche un’esperienza come questa porta un fardello non indifferente. Death Stranding è diviso a metà. Se la filosofia che ruota attorno al titolo è comunque presente nell’immaginario collettivo letterario, quell’Insomnia di King pervade particolarmente, e l’impianto registico di Kojima tenta di sorreggere da solo l’opera titanica, le fondamenta cominciano a scricchiolare non appena il videogiocatore si immedesima in Sam Porter.

Prima di partire, ricordate di verificare la posizione logistica del carico.

Il gameplay si riversa soprattutto nella logistica del carico, il saper pianificare il percorso da affrontare, comprese le insidie dettate dal territorio, nonché utilizzare il sistema Co-co, ovvero Collaborazione e Cooperazione. Il mondo di gioco è interconnesso tramite un sistema asincrono, quindi potremo avere la percezione di non essere da soli nell’impresa, ma altri personaggi reali, rappresentati da videogiocatori di tutto il mondo, dovranno attenersi a quello che è legato strettamente al concetto di Death Stranding. L’umanità raggiunge gli obiettivi se si lavora insieme, se tutti stringono un legame forte pur senza conoscersi personalmente, tutto attraverso una rete e uno strumento condiviso. Tuttavia lo stesso concetto stride quando realizziamo che non esistono avatar o personaggi creati nel mondo virtuale, ma a compiere il nostro stesso percorso è un altro Sam Porter che svolgerà le medesime nostre mansioni. Si tratta di una necessità logica dal punto di vista narrativo, così come alcune scelte cozzano rispetto al character design evidenziato durante l’esposizione.

Completando le consegne, ogni nodo verrà connesso.

Il messaggio insito in Death Stranding e l’evolversi delle vicende risultano senza dubbio di una caratura superiore, considerando la miscelazione con il gameplay. Si ha la sensazione che la parte relativa alla narrazione e quella lasciata in mano al videogiocatore non sempre si legano alla perfezione. Principalmente Sam si recherà in un nodo, accederà al terminale e seguirà i nuovi ordini impartiti dai responsabili. La direzione registica viene modificata, mostrando un solo piano sequenza, monotematico, evidenziando il Chiralgramma del soggetto e la ripresa alle spalle del protagonista, senza un ulteriore cambio di prospettiva. Non essendo improntato su una logica action, Death Stranding presenta un ritmo moderato, lento, a tratti soporifero che viene ulteriormente narcotizzato da sequenze indicanti l’approccio con le Creature Arenate, spezzando ulteriormente l’avvicendamento. Controller alla mano si ha veramente la percezione del carico incombente sulla schiena di Sam, capaci di sorreggere la sua andatura sul terreno accidentato e dandogli modo di rialzarsi a causa delle numerosi scivolate ad opera di smottamenti o imprevisti di varia natura.

Il livello dell’attrezzatura non è da sottovalutare.

Nosedive

L’ambizione di un titolo come Death Stranding porta inesorabilmente a delle scelte che si ripercuotono sui giocatori. Kojima ha reso possibile un’interazione asincrona tra giocatori attraverso un sistema che esula dalla meccanica di gioco, ma che accomuna tutti. Ogni qualvolta qualcuno costruisce una struttura o un elemento ambientale, accanto al rispettivo ingegno comparirà il corrispondente nome, nonché la possibilità di rilasciare l’apprezzamento per lo sforzo effettuato. I server registreranno qualunque attività di aiuto. Abbiamo provato anche a ricaricare salvataggi precedenti, per testare la funzionalità, per cui ogni volta il sistema riportava esattamente le azioni compiute da altri Corrieri nel corso del nostro viaggio.

Ogni costruzione servirà anche a tutti i Corrieri.

Risulterà gratificante sapere che altri abbiano usufruito delle nostre strutture per superare ostacoli, oppure avvisare gli avventori della presenza di CA o l’imminente avvicinamento di un obiettivo particolare. Ci ritroveremo in un social network di compiacimento personale e che strapperà regolarmente una certa soddisfazione tale da elogiare il nostro ego. Eppure, la sensazione di connessione tenderà spesso e volentieri a dimostrare quanto l’essere umano a volte si spinga oltre l’inverosimile. Nonostante le varie strutture tendano a deteriorarsi a causa della Cronopioggia, fino a sparire, sarà possibile muoversi più velocemente nell’open world tramite veicoli speciali a tre o quattro ruote. Non sarà sporadico trovare imponenti furgoni abbandonati da altri giocatori che fungono da ancora di salvezza per lo spostamento, così come sarà irritante trovarli mentre bloccano obiettivi importanti. La logica conseguenza sarà una perdita di tempo, soprattutto per missioni temporizzate, dedicata alla rimozione dei mezzi che sbarrano la strada.

Spostarsi con i mezzi alleggerirà il carico ed i tempi di percorrenza.

Gli aiuti però non si limitano solo all’ambiente circostante, ma potremo stipulare con altri Corrieri dei veri accordi commerciali, avviando trattative su materiali che serviranno per la riparazione  o costruzione di strade, nonché potenziamento delle strutture già esistenti. Purtroppo non vedremo mai di persona i nostri aiutanti, piuttosto ci limiteremo a consegnare i loro carichi perduti o ringraziarli virtualmente per l’aiuto dimostrato.

Non saremo gli unici a dover consegnare materiali…

Gli eroi sono uomini comuni che compiono azioni straordinarie in momenti straordinari

Il sipario cala. Death Stranding è una produzione enorme in quel panorama videoludico stagnante, potenzialmente rappresentando uno dei punti epocali che rasenta uno standard da seguire. Se da un punto di vista narrativo, Kojima ha inglobato ogni forma di creatività insita nel suo immaginario, non si può comunque dire la stessa cosa sotto il profilo del gameplay e qualche difetto tecnico. La trama, seppur molto interessante, destando più di un mero spunto riflessivo socio-politico, è coadiuvata da una sceneggiatura che soffre di alcune defezioni. Non vi saranno colpi di scena epocali, evolvendosi in maniera abbastanza lineare e confezionando una serie di sequenze incredibili, tali da suscitare un blocco emotivo. Tuttavia, avendo già visionato parte delle suddette sequenze cinematografiche, diluite tra i vari eventi videoludici, si attendeva solo il momento in cui queste venissero incastrate durante il proseguo dell’avventura.

Non sarà solo Sam a piangere…

Anche il character design non sembra essere ben amalgamato con quanto esula fuori dall’ambito cinematografico. Il lavoro degli attori è stato incredibile, fornendo una performance decisamente impressionante. Norman Reedus si cala perfettamente nella parte del protagonista, così come il cammeo (non di così poco conto) di Guillermo Del Toro risulta ben orchestrato, nonché la presenza di Léa Seydoux nei panni di Fragile è affascinante. Alcuni personaggi sono caratterizzati egregiamente, dall’introspezione bucolica, ma altri risultano fuori contesto nella sfera evolutiva. Parliamo soprattutto degli antagonisti, i quali presentano alcune caratteristiche che si distaccano quando inevitabilmente verranno affrontati.

I tanti attori elevano il titolo ad un livello qualitativo ancor più alto.

Sovente verremo afferrati dalle CA e portati sul piano parallelo. Durante tale lasso di tempo, la conformazione del terreno cambierà. La realtà verrà nuovamente plasmata e nuove creature imponenti faranno la loro comparsa. Sarà un processo di boss fight inevitabile. Purtroppo, però, ancora una volta l’aspetto estetico entra in conflitto con la modalità di gioco. Gli scontri risultano troppo tediosi, alcune volte frustranti e scappare sarà molto più semplice e sbrigativo, soprattutto nelle prime ore di gioco. Una poca profondità a tale situazione non ha pienamente soddisfatto le aspettative. Anche se i mini-boss rappresentano solo un intermezzo, le vere boss fights non fanno altro che sfumare quanto di buono c’era stato nella presentazione degli antagonisti.

Il mitico bosone a livelli estremi…

Con un’introduzione a illustrarci il contesto di gioco, le prime dieci ore di gioco altre non saranno che un lungo tutorial su come agire e affrontare il mondo. A causa di un’interfaccia utente non proprio intuitiva, sarà abbastanza facile inizialmente restare invischiati nella moltitudine di tasti da premere e navigazione nelle varie schede. La padronanza sarà lenta, ma una volta acquisita l’esperienza giusta potremo goderci il resto dell’avventura nel migliore dei modi. I Muli non faranno eccezione a quell’intelligenza artificiale che andrebbe rivista e se alcune scelte risultano consone al mondo di gioco, nella fattispecie nascondersi tra la vegetazione facendo attenzione a non far sporgere troppo il carico, proprio il comportamento dei nemici può essere facilmente aggirato, prestando anche particolare attenzione ad una scelta morale del giocatore. Talune volte, causare la morte di un essere umano non è sempre la via migliore.

L’impressionante lavoro di motion-capture spreme la console a livelli estremi.

Nonostante il territorio sia vasto e la struttura dell’open world funzioni, vi sono stati dei problemi di carattere tecnico sul level design che impedivano al personaggio di superare agevolmente alcuni pericoli, oppure di rovinare malamente perdendo il carico incastrato in qualche struttura, a causa di compenetrazioni, e quindi non più recuperabile. La fisica ambientale assume un valore preponderante a questo punto, capace di far scivolare sia veicoli che il nostro eroe, rendendo il viaggio più ostico del previsto. Nonostante un limite comprensibile di 30 fotogrammi al secondo, dovuto anche all’ottimo lavoro in fase visiva del Decima Engine, motore utilizzato anche nell’ultimo Horizon Zero Dawn, il frame rate risulta claudicante nelle fasi più concitate, soprattutto in presenza massiccia di eventi atmosferici (Cronopioggia in primis, ma niente di così preoccupante). Al netto di imperfezioni tecniche e concettuali, Death Stranding risulta un titolo molto profondo a livello creativo, quanto estremamente ripetitivo nella sua controparte operativa. Nelle quasi cinquanta ore necessarie a portare a termine tutta l’avventura, seguendo la fase principale e missioni secondarie, il senso di ripetitività era onnipresente, con quel backtracking molto accentuato da ricordare gli antichi fasti di Dead Space. Tuttavia il cammino interiore sarà sempre accompagnato da una colonna sonora impeccabile, trattandosi di una vera e propria playlist di brani selezionati che ne aumentano l’immersione. In tutto questo, Sam sarà solo l’ultimo degli eroi, capace di rendere l’umanità un posto migliore. La vera problematica è insita della constatazione di un ricordo che vivrà in eterno, ma che nessuno riuscirà a comprendere appieno.

PRO CONTRO
  • Un kolossal d’autore
  • Trama coinvolgente
  • Sublime colonna sonora e gestione dell’audio ambientale
  • Longevità assicurata
  • Gameplay variegato e profondo…
  • … che può sfociare nella ripetitività frustrante
  • Presenza di alcune incongruenze narrative
  • Level design con alcune problematiche
  • Intelligenza artificiale da rivedere
  • Interfaccia utente confusionaria

 

Conclusione
Death Stranding
8.5
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.