La Forza è potente. La Forza è ovunque, attorno a noi e laddove non pensiamo che esista più, a causa di eventi nefasti causati dall’odio e dal potere stesso di cui trasuda il Lato Oscuro.
Quando però la Forza si palesa, oltre la nostra coscienza, ecco che si materializza totalmente una parte di essa, pronta ad accoglierci come un tempo, a non farci sentire soli.
I temi dietro alla nuova produzione di Respawn Entertaiment, sovvenzionata da Electronic Arts, sono la privazione e il senso di smarrimento di un ragazzo rimasto nascosto, costretto a vivere nell’anonimato per non farsi scoprire dall’Inquisizione imperiale, un reparto speciale incaricato di scovare i Jedi rimasti e ucciderli.

Cal Kestis è un Padawan sopravvissuto all’Ordine 66, all’epurazione dell’Ordine dei Jedi che ha portato l’Impero a governare con tirannia e paura nell’intera Galassia. Trovando riparo su Bracca, un pianeta discarica di rottami delle navi della Repubblica, Cal passa parte della sua adolescenza nascosto dall’Impero, con la spada laser donatagli da Jaro Tapal, il suo Maestro.
Sebbene abbia tentato di celare il suo potere, Cal non potrà fare a meno di utilizzarlo per salvare un amico da morte certa. Come conseguenza di quel suo gesto, l’Inquisizione, guidata dalla Seconda Sorella agli ordini di Darth Vader/Fener, avvertirà il potere della Forza da parte di Cal, che, costretto a fuggire, verrà salvato da Cere e Greeze, trovando riparo a bordo della Mantis.
Costretti a raggiungere Bogano, un pianeta ai confini dell’Orlo Esterno, Cal troverà una cripta del popolo degli Zeffo e BD-1, che gli mostrerà un messaggio olografico da parte del Maestro Eno Cordova, il quale lo guiderà in gran parte dell’avventura per arrivare all’Olocron Jedi, capace di svelare la posizione di ogni bambino sensibile alla Forza in tutta la Galassia.

Un sistema di combattimento coinvolgente, già visto…

L’avventura è coinvolgente e intensa, non banale e priva di buchi di trama. La cura riposta nella proposta della storia riesce a catturare per i rimandi alla saga principale e fa da collante tra Il Ritorno dei Sith e Una Nuova Speranza. Capace di arrivare a un tono aulico in gran parte dell’esperienza, le vicende di Cal riescono ad avere uno spessore più spiccato quando questi si ritroverà, in un modo o nell’altro, a dover accettare la Forza e il suo legame con essa.
Come ogni Jedi, sarà costretto a seguire il suo istinto, oltre a ciò di cui ha più paura per non cadere nel Lato Oscuro della Forza. Respawn è riuscita a dargli uno spessore caratteriale che fa intendere quale sia l’umore di Cal a causa degli eventi causati dall’Ordine 66. Dalla perdita del suo Maestro, a cui era molto legato, a ciò che poi lo condurrà verso la sua consapevolezza interiore.
Il tratto più importante nella narrativa di Fallen Order è la crescita di Cal. Tormentato dal passato, da visioni di morte e dalla tentazione del Lato Oscuro, il suo cuore si legherà alla Forza quanto a chi lo circonda. Anche, in parte, a chi è ormai consumato dal Lato Oscuro della Forza.

Prima di iniziare la campagna, al videogiocatore sarà richiesto di scegliere tra quattro difficoltà presenti nel titolo. La nostra prova, a Gran Maestro Jedi, la terza difficoltà del titolo, è stata la conferma di un sistema di combattimento che si lega a quello già visto in Sekiro inserendo anche rimandi importanti a Dark Souls, facendo di Fallen Order un ibrido tra un Soulslike e l’ultimo lavoro di Miyazaki.

Essere un Jedi non sarà facile. La concentrazione è tutto quanto la propria minuziosa attenzione verso il nemico, che non avrà pietà per voi Padawan, a meno che non siate già pronti a sfidare chiunque a colpi di spada laser.
Le deviazioni nello scontro saranno importanti, come le parate di cui non si dovrà abusare ulteriormente perché si perderà il vigore, importante da tenere sott’occhio contro i nemici più rapidi e potenti.

In quel caso le schivate fungeranno da salvacondotto in grado di farvi recuperare tempo, anche per curarvi. Integrato anche questo dai Souls, Cal utilizzerà gli stim aiutato da BD-1, per riempire la barra dell’energia, posta a sinistra dello schermo. Un elemento che ricorda Sekiro sono anche gli attacchi impossibili da parare o deviare, i quali riusciranno a togliervi gran parte di punti vita fino a costringervi, in caso di una dipartita, di recuperarli in un secondo momento partendo dai punti di meditazione sparsi in gran parte dei cinque pianeti esplorabili nell’esperienza.
Cal potrà utilizzare i poteri della Forza per rallentare un nemico e colpirlo con un fendente, liberando gran parte delle abilità che si ottengono sconfiggendo una valida varietà di nemici sempre ottimamente aggiornata col contesto in cui ci troveremo a scopo della trama principale.

L’albero delle abilità è costruito in maniera valida, a fondamento della libertà d’approccio che il videogiocatore avrà durante l’esperienza all’interno di Star Wars Jedi: Fallen Order.
Integrativi e totali, i combattimenti saranno diversi tra loro ma capaci di mettere in seria difficoltà il videogiocatore, a meno che non prenda le dovute precauzioni. Nell’albero delle abilità Cal potrà aumentare vigore, forza massima e salute per approcciarsi, a seguito delle sue vittorie, a nemici sempre più ostici.
Il punto negativo è nella proposta delle boss fight non sempre eccelse rispetto alla qualità dei mob presenti nel titolo. La difficoltà, seppure sia impegnativa, non convince per i maniaci dei Soulslike come il sottoscritto, ma non scalfisce durante i combattimenti coi boss più temibili all’interno dell’esperienza.
A Modalità Storia, che è la più facile, provata anche essa su un altro salvataggio, l’esperienza si concentra più su quello che circonda il videogiocatore che sul gameplay stesso, che è comunque articolato e ben riproposto anche a una difficoltà elevata, seppure non proponga nulla di nuovo.
Quello che abbiamo notato è anche un input lag non ottimamente rifinito, che avrebbe dovuto essere meglio affinato. Ci è capitato diverse volte che il personaggio si bloccasse e non riuscisse a colpire il nemico, fino a ritrovarsi totalmente in balia di se stesso e crepare, come da prassi.

Seppure il sistema di combattimento ricordi Sekiro e Dark Souls, pensiamo che, a seguito di questa scelta, non potesse esserci ispirazione migliore. In altri titoli proposti in passato, come il primo Potere della Forza, la libertà d’approccio non si legava alla tecnica stessa del sistema di combattimento, quanto alla potenza che l’apprendista segreto di Darth Vader/Fener utilizzava per vincere i combattimenti anche coi semplici mob.

… Con ricordi a sistemi adventure, anche essi già visti.

Ogni pianeta, all’interno di Star Wars Jedi: Fallen Order è totalmente esplorabile, motivato da un’attenta nonché permeata lore intensa che si collega agli altri episodi della saga cinematografica.
Il level design è ben articolato e motivato soprattutto dalla mole di contenuti, segreti e oggetti che sarà possibile recuperare in giro in scatole in acciaio che si ritroveranno nei luoghi più inaccessibili, in cui Cal sarà costretto a raggiungerli, nel caso voglia recuperarli.
In tal senso ogni ostacolo si potrà deviare correndo sulle pareti come in Prince of Persia, un altro rimando al passato, o aggrappandosi a sporgenze o sulle pareti come in Uncharted. In vari passaggi del titolo, Cal sarà costretto ad aprirsi la strada con la Forza, utilizzando i poteri e le abilità che si possono sbloccare in vari anfratti dell’esperienza, a seguito della trama principale.
Un altro elemento azzeccato, in una proposta di gameplay che non inventa né propone migliorie, gira attorno a BD-1, che sbloccherà porte, surriscalderà perimetri difensivi ed eliminerà sonde dell’Impero, capaci di rivelare la nostra posizione e metterci in seria difficoltà negli scontri più logoranti.

Attraverso l’inventario, collegato al vestiario, sarà possibile cambiare l’abbigliamento di Cal mettendogli anche addosso un poncho, di cui se ne potranno trovare altrettanti durante le scorribande in giro per i pianeti all’interno di Fallen Order. Non ultimi e non meno importanti, il videogiocatore troverà anche colori personalizzabili per BD-1 e la Mantis in vari anfratti del titolo.

Cal potrà anche personalizzare la spada laser nei banchi da lavoro, in cui potrà anche sbloccare dei potenziamenti, come la possibilità di brandire una lancia in stile Darth Maul. Di sicuro avremmo preferito che la personalizzazione non fosse solo estetica, ma che avesse, nel suo complesso, anche una ricerca più approfondita degli elementi fino a costituire una spada laser più letale, la nostra spada laser.


A vincere sono soprattutto gli enigmi, proposti anche nella trama principale, che però ricordano in maniera nostalgica quelli già presenti in serie importanti come Tomb Raider.
Non sempre facili da comprendere, porteranno via, al videogiocatore, una discreta quantità di tempo per arrivare a risolverli.

Immersione grafica, in una tecnica da rivedere…

Le ambientazioni sono esaustive, emozionanti, capaci di lasciarci di stucco. Complice è un comparto grafico tecnicamente ottimale, sfruttato a dovere in gran parte dell’esperienza. Unreal Engine 4 viene adattato al contesto, soprattutto al sistema di combattimento, collegato anche esso all’illuminazione della spada laser sull’acqua, o quando la luce riflette su di essa.

Nonostante lo sgomento la qualità grafica, pensiamo che ci siano repentini cali di frame rate, nel provato su Xbox One X. L’ottimizzazione è altalenante, soprattutto nelle zone più concitate dell’esperienza. Un altro elemento, goliardicamente preso dai Souls, è l’utilizzo non ottimale della telecamera, che spesso frammenta l’azione durante gli scontri nei luoghi chiusi, creando confusione senza farci rendere conto di quello che accade a Cal. Oltre a questo dettaglio, spesso è accaduto che il caricamento fosse più lungo del previsto, quando si cambiava un’area del titolo. Un peccato, considerata la qualità espressa nella trama e nel sistema di combattimento.

Diventare un Jedi…

Non è fondamentale essere appassionati della serie per giocare a Star Wars Jedi: Fallen Order. Non è importante conoscere la lore attorno alla sua qualità in fatto di trama, che non annoia ma accompagna il percorso del videogiocatore a pari passo con quello di Cal Kestis.
La sua strada sarà sempre ostacolata dai ricordi tristi del passato, dalla privazione del suo Maestro, dal tradimento dopo l’Ordine 66. La Via di un Jedi non è fine a stessa, tanto meno quella in Star Wars Jedi: Fallen Order, che si ritaglia dei meriti per quello che ha espresso.

Diventare un Jedi, la filosofia finale. Complice un doppiaggio magistrale, capace realmente di coinvolgere, Fallen Order mostra l’umanità di un ragazzo che si ritrova a dover mutare la propria strada e a comprendere quale sia la sua reale natura, abbandonando la propria ampolla di vetro in cui si sente al sicuro, ormai lontano totalmente da chi è davvero.
La regia di Respawn Entertaiment, nella cura alla scrittura e alla sceneggiatura nelle scene non giocanti, sono ben strutturate e collegate al contesto quanto lo è la chiave che apre la cripta all’Holocron Jedi. Condensate oltremodo da musiche epiche, ispirate fortemente ai film della Saga degli Skywalker, le vicende in Star Wars Jedi: Fallen Order sono uniche, coinvolgenti, evocative.
Diventare un Jedi non è una strada semplice per Cal. Non è una strada per una persona comune. Non è un viaggio per un Sith, il quale vive di assoluti. Ma il viaggio di un Jedi, che ha il compito di ricostruire l’intero Ordine.

PRO CONTRO
  • Narrazione avvincente, realmente capace di intrattenere e lasciare di stucco per la profondità espressa per quanto concerne l’Universo di Star Wars
  • Un sistema di combattimento divertente e appagante. 
  • Un buon comparto grafico, di impatto visivo. 
  • Musiche ispirate alla saga principale. 
  • Non ben ottimizzato, a seguito di alcuni cali di frame rate, ritardo di caricamento di alcune texture e una pessima gestione della telecamera nei momenti più concitati. 
  • Massima ispirazione, però fin troppo abusata.