In circa diciassette anni di storia e oltre venti titoli tra serie principale e spin-off, la saga di Call of Duty ha avuto modo e merito di ritagliarsi un importante spazio nel panorama videoludico su scala mondiale.
Titoli del calibro della trilogia originale Modern Warfare, Black Ops o World at War hanno, al netto delle critiche, avuto un ruolo davvero importante sulla scorsa generazione di videogiocatori e a confermare questa tesi non sono solo le mie parole, o quelle di milioni di giocatori, ma anche i dati relativi alle vendite che hanno reso quello di Call of Duty uno dei brand più prolifici della storia del medium.
Tre studi di sviluppo in attività e una produzione a cadenza annuale hanno, però, portato un notevole abbassamento nella qualità del prodotto anche a causa della saga futuristica, che non ha mai fatto breccia nel cuore dei giocatori e il ritorno al conflitto mondiale non è stato abbastanza per cambiare il trend negativo.
Intendiamoci, produzioni tripla A come Call of Duty con un enorme numero di affezionati difficilmente falliscono una volta arrivate nei negozi, ma è palese che l’interesse stesse iniziando a calare anche da parte degli utenti più casual negli ultimi anni fino a quando, durante l’E3 2019 Activision non ha tirato fuori il coniglio dal cappello.
Tre anni di sviluppo da parte di Infinity Ward e un motore nuovo di zecca hanno dato vita al reboot di Modern Warfare, rispolverando la saga che ha permesso a Call of Duty di entrare nell’olimpo dei videogiochi.

Lo abbiamo ripetuto quasi allo sfinimento. Se giocare con la nostalgia dei videogiocatori è una tattica commerciale dall’introito sicuro, l’opportunità di deludere le aspettative della community pendono come la spada di Damocle sulla testa del brand, che potrebbe vedere piano piano la via del tramonto in caso di fallimento.
Activision e Infinity Ward, però, ne sono consapevoli e hanno promesso una campagna forte e cruda abbinata a una modalità multigiocatore in grado alzare alle stelle, ancora per una volta, il livello di adrenalina dei videogiocatori. 

 

Intenso come la guerra, crudele come la morte

Come fatto intendere fin dal principio da Infinity Ward, Call of Duty Modern Warfare non è il seguito del terzo capitolo della saga uscito otto anni fa per la scorsa generazione né un remake del primo titolo, ma un vero e proprio reboot. Ci troveremo davanti a una nuova storia che con la precedente ha in comune solo qualche personaggio e la tematica principale: la cruda, infame e dolorosa guerra
I protagonisti sono due giovani militari, Alex e Kyle, rispettivamente appartenenti alla CIA degli Stati Uniti d’America e a uno dei corpi speciali antiterrorismo del Special Air Service Britannico guidato in maniera diligente da una vecchia conoscenza dei fan della saga, il capitano Price
I due intrecci narrativi si incontreranno nel fittizio Urzkistan, in Medioriente, dove entrambe le forze militari concentreranno le proprie forze per impedire all’organizzazione terroristica di utilizzare una potente arma a gas precedentemente rubata dai soldati russi, capeggiati dallo spietato generale Barkov. 

A primo impatto, la sceneggiatura di Call of Duty Modern Warfare può sembrare il classico cliché visto e rivisto nei film di guerra di fattura statunitense con gli occidentali buoni intenti a salvare gli ideali di libertà dai suoi storici nemici, la Russia e i terroristi; a tratti è decisamente ciò che sembra, ma in alcune missioni i ragazzi di Infinty Ward riescono a catapultarci in un mondo molto più vicino a quello reale di quello che ci pensi, il mondo in cui la guerra non ha buoni o cattivi ma solo carnefici e vittime
La violenza della guerra mostrata nelle circa sette ore di campagna, non è semplicemente quella degli attentati terroristici in Occidente che hanno spezzato troppe volte la tranquillità del nostro quotidiano ma è, sopratutto, la sofferenza di una popolazione che oramai non conosce più il significato della parola “Pace”, un tipo di sofferenza che purtroppo ai nostri occhi risulta troppo spesso invisibile.

Il level design risulta incredibilmente semplice quasi a creare un contrasto con la sceneggiatura, che è altrettanto efficace. Le incredibili ambientazioni desertiche dell’Urzikstan nella loro semplicità nascondono con efficacia i corridoi dei quali è composta la mappa, ma le sequenze con visore notturno sono il vero punto di forza del titolo. Le sensazioni che ho provato tra la claustrofobica scalinata di uno dei palazzi in cui si nascondeva la cellula terroristica sono state uniche e mi hanno fatto rendere conto di come la sceneggiatura del gioco venisse incredibilmente valorizzata dagli ambienti creati dal nuovo engine di Infinity Ward.  
Purtroppo Call of Duty Modern Warfare soffre di un difetto parecchio comune nei videogiochi che aprono la strada a eventuali sequel. Parlo del finale, che è risultato un po’ frettoloso e sicuramente non all’altezza con il resto della sceneggiatura. 

In tal senso, consiglio di seguire l’articolo su come approcciarsi al meglio alla campagna di Call of Duty Modern Warfare in modalità Realismo

Per una recensione post-lancio come la nostra è comunque quasi impossibile non parlare delle polemiche che si sono susseguite dopo l’uscita del gioco riguardo alla questione del  revisionismo storico.

Per chi non lo sapesse, a pochi giorni dell’uscita del gioco, in tutto il globo sono esplose su internet delle grosse polemiche riguardo l’ambientazione di una delle missioni della campagna, la così detta “Autostrada della morte”.
In Call of Duty Modern Warfare, questo appellativo è stato dato a un’autostrada in Urzikstan bombardata dalle milizie sovietiche provocando una carneficina anche di civili. Senza scomodare i libri di storia, l’evento descritto nella campagna del videogioco si ispira a un bombardamento perpetrato da parte degli Stati Uniti e dagli alleati sull’autostrada che unisce Kuwait e Iraq negli Anni Novanta, durante la Guerra del Golfo e anche in questo caso alla strada attaccata dai militari è stato dato il soprannome di “Autostrada della Morte”. Personalmente sono abbastanza convinto della sincerità del team di sviluppo quando ha dichiarato che il videogioco non è ispirato a fatti reali e dunque l’accuratezza storica non dovrebbe essere una discriminante per quanto riguarda la valutazione della campagna. In tutta onestà mi rifiuto di credere che una produzione dal valore mediatico ed economico come Call of Duty possa cadere in uno strafalcione del genere che può influire nelle nuove generazioni creando uno scenario immaginario dove al nome “Autostrada della Morte” vengano associati i crimini di guerra dei russi nella fittizia Urzikstan e non al reale evento storico.
Sono stato consapevole fin dall’inizio del fatto che Call of Duty, essendo un prodotto nato negli Stati Uniti e destinato principalmente al mercato occidentale, abbia una narrazione della guerra di stampo filoamericano. Ma l’effetto potenziale che può avere questo elemento è tremendo, soprattutto a seguito della reazione Oltreoceano del pubblico, il quale ha contestato la presenza di donne combattenti nella Seconda Guerra Mondiale in Battlefield V che per questa piccola ma profonda crepa in una storia ben realizzata come quella di Modern Warfare.

Stai attento e spara

Nonostante l’ottima fattura della modalità storia, siamo tutti ben consapevoli che la maggior parte del peso specifico della produzione del titolo sia concentrato nella modalità competitiva a più giocatori, vero e proprio fulcro della saga di Call of Duty e in quanto tale la concentrazione del team di sviluppo è visibilmente orientata nei confronti di esso.
Nel caso di questo titolo Infinity Ward ha fatto la scelta, a mio avviso incredibilmente saggia, di fare un leggero passo indietro lasciando nel “Futuro” i wallrun alla Titanfall e i perk caratteristici della generazione corrente di FPS.
Modern Warfare decide di dare ai match online un ritmo lento negli spostamenti, prediligendo il posizionamento tattico (importante in questo senso anche la possibilità di appoggiare la propria arma agli angoli delle porte o sulle coperture) lasciando al singolo giocatore la responsabilità di riflettere su ogni singola mossa, che diventa incredibilmente frenetico però nelle fasi di scontro con gli avversari durante i fight forse disturbati da un time to kill incredibilmente basso che favorisce i cosidetti camper e allontana i soldati dal gioco di squadra. 


Per quanto riguarda le modalità di gioco tra le storiche della serie come deathmatch a squadre o dominio troviamo le nuove entrate che ci hanno incuriosito in maniera non indifferente. Attacco Informatico che strizza gli occhi al mondo degli esport mentre Scontro e Guerra Terrestre rappresentano una grossa novità per la serie.
La prima delle nuove modalità risulta semplicemente una variante riveduta e corretta di Cerca e Distruggi con la possibilità di rianimare i propri alleati, idea molto divertente e applicazione alla lunga che porta l’effetto opposto. Tutt’altra questione, invece, per Scontro che mette di fronte due squadre formate da altrettanti componenti pronte a sfidarsi in mappe dalle dimensioni ridotte fino all’ultimo colpo. Guerra Terrestre è invece l’esatto contrario della modalità precedentemente raccontata con sessantaquattro giocatori, mappe extralarge e mezzi di trasporto come elicotteri, camion e quad
In definitiva, la modalità multigiocatore competitiva di Call of Duty Modern Warfare mi è piaciuta per quantità e qualità delle attività presenti ma trova la sua pecca in qualche mappa non proprio riuscita e in un time to kill troppo basso che rende molti scontri sbilanciati.

Per quanto riguarda invece la parte co-operativa, una volta terminata la campagna sbloccheremo l’accesso alle Spec Ops che avevamo visto l’ultima volta nel lontano Modern Warfare 3. Il giudizio a larghi tratti può considerarsi il medesimo di quello espresso per la modalità Attacco Informatico, le Spec Ops si propongono di essere una vera e propria estensione della campagna raccontando avvenimenti riguardanti personaggi differenti da quelli che abbiamo tanto amato nella storia. Durante le operazioni ogni giocatore avrà un ruolo stabilito con le relative abilità personali in maniera da stimolare la comunicazione e la tattica e disincentivare l’eroismo dei singoli. Il risultato? Come già detto, ottima l’idea ma applicazione scarsa, basterà un piccolo errore da parte di uno dei personaggi per far trovare tutta la squadra circondata da avversari pronti ad ucciderli. 

Tecnicamente

Infine parliamo del comparto tecnico del videogioco. Il nuovo engine utilizzato da Infinity Ward ha reso Call of Duty Modern Warfare un gioco tecnicamente indiscutibile. Eccellente è l’unico giudizio che si può dare alla cura destinata alla costruzione degli ambienti e alle animazioni facciali, menzione d’onore soprattutto per gli effetti particellari e per le cutscenes mai così curate in tutta la serie. Anche la gestione delle luci mi ha stupito, sopratutto durante le situazioni in notturna.  Nella modalità multigiocatore c’è una cura per i dettagli ovviamente minore ma riguarda solo elementi secondari dello scenario. 
Altrettanto notevole è il comparto sonoro che unisce una buona qualità dei rumori e un altrettanto buono audio posizionale. 

Personalmente ho trovato ottimo anche il doppiaggio in lingua italiana, cosa che difficilmente accade, al quale critico solo qualche disattenzione durante le poche chiacchierate in arabo. Alcune sono tradotte, altre no.

In sunto, dunque, Call of Duty Modern Warfare è un ottimo punto di ripartenza per la saga  soprattutto per quello che riguarda la campagna che torna a essere un pezzo importante per la saga dopo essere stata momentaneamente accantonata in Black Ops 4. Per quanto riguarda il multigiocatore, sia cooperativo che competitvo, c’è un enorme bisogno di smussare gli angoli (cosa possibile anche con delle patch in corso d’opera) ma la strada intrapresa è molto buona. Apprezzo, in modo particolare, la volontà di rimuovere completamente le lootbox e di proporre nuove mappe in aggiornamenti gratuiti. In questo senso, Call of Duty era veramente arretrato nei confronti dell’intero mercato videoludico e la sua composizione gravava eccessivamente sugli utenti. 

PRO CONTRO
  • Finalmente una campagna degna di Call of Duty
  • Impressionante quantità di contenuti
  • Reparto tecnico sopraffino
  • Time to Kill eccessivamente breve
  • Spec Ops non incredibili
  • e quella polemica sull’autostrada della morte, è una pessima figura.