Code VeinIl fascino emanato da miti e leggende ha da sempre alimentato la fantasia di scrittori e autori letterari. La coltre di mistero, unito a personaggi cupi, ma al tempo stesso seducenti, ha permesso una caratterizzazione più marcata del bel tenebroso, mostrando agli occhi moderni una creatura non più spaventosa, bensì meritevole di curiosità.
Stiamo ovviamente parlando di una delle specie più temute e fascinose, dall’archetipo elevato, incarnato nell’essenza del Vampiro. La sfera videoludica si è impossessata della sua anima oscura, così come Bandai Namco ha incanalato nelle proprie vene la rossa linfa vitale, plasmando un mondo che esula dai soliti canoni bui. Lì nella penombra attende e si annida il mito di Code Vein. Nato dall’estro di Shift, il titolo si propone come un action RPG dalle tinte orientali, dove la sua estetica è l’essenza stessa del proprio spirito.

Code Vein
Pronti a varcare la soglia dell’oscurità?

Il fascino dell’immortalità

Avevamo già avuto modo di assaporare le ambientazioni e il contesto posto nella superficie di Code Vein, attraverso una piccola area di esperienza. Mai occasione fu più ghiotta per fare la conoscenza dei Redivivi, particolari esseri in grado di sconfiggere la morte e rinascere sotto forma di esemplari unici. Entità soprannaturali hanno soppiantato il genere umano, sostituendo i bisogni primari con una sete di sangue incontrollabile. Il mito del vampiro si evolve così in una concezione più moderna, dove il cambiamento del proprio corpo è necessario per una sopravvivenza a discapito dei più deboli. Una selezione naturale scaturita dal mutamento sociale, mentre una terra sconquassata dalle guerre e genocidi ha favorito ancora una volta un adattamento della specie più dominante.

Code Vein
Il passato non è l’unica cosa importante…

Il fulcro principale nelle terre di Vein è proprio caratterizzato da un pianeta morente, dove i resti delle città, ormai in rovina, si stagliano all’orizzonte. Le macerie dei grandi grattacieli completano il decadimento della società, oramai raggruppata in superstiti che affannosamente tentano di sopravvivere alla luce diurna. Una guerra non molto antica ne ha causato il collasso del sistema, ma proprio quando l’inevitabile sembrava già scontato, l’essenza stessa della minaccia si rivelò una delle opzioni più attuabili. Le strane creature che si aggiravano tra le vie, senza umanità e divorando qualsiasi riserva di cibo, finalmente furono contrastate da una nuova speranza: i Revenant. Attraverso l’innesto del parassita BOR (Biologico Organo-Rigenerante) all’interno di un corpo senza vita, questi fu in grado di strappare dalle grinfie della morte l’esanime creatura, iniettandogli il proprio sangue e controllando in questo modo ogni organo, compreso il cervello del suo ospite.

Vein è cambiata. Le guerre hanno plasmato il nuovo mondo.

I redivivi si dimostrarono sin da subito differenti agli umani, con caratteristiche fisiche più predominanti e una resistenza non comparabile. Come ogni dono, il prezzo da pagare si rivelerà alto: la sopravvivenza è strettamente legata al sangue umano. Proprio la loro sete di sangue li spinse quasi alla vittoria sui nemici, fino ad un evento inaspettato e imprevedibile. La Grande Rovina si abbatté come la spada di Damocle, trafiggendo al cuore stesso quel mondo già agonizzante. Quella bramosia di sete portò i redivivi alla pazzia, tramutandosi ulteriormente in esseri privi di qualsiasi umanità e accettando, loro malgrado, il passaggio verso un stato corrotto. Nacque in questo modo il Progetto QUEEN, in grado di ristabilire l’ordine e debellare la minaccia rappresentata dai Corrotti.

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L’aria è contaminata. Le maschere aiutano a filtrare l’ossigeno.

Purtroppo il progetto causò l’ulteriore collasso, con la Regina di Vein che impazzì. L’eredità di tanta sofferenza portò il Miasma a diffondersi in fretta in tutto il mondo, con una coltre purpurea a formare una barriera di nebbia verso l’esterno, intrappolando ogni essere nella cosiddetta Prigione della foschia. Proprio qui, con le guerre che ormai hanno decretato il genocidio degli esseri umani, i redivivi superstiti vagano per la città in cerca di sangue. Con i Governi ormai caduti al pari degli Dei, un piccolo manipolo di revenant erranti è deciso a riportare il mondo agli antichi fasti, seguendo un piano ben delineato, ma che sarà difficile da portare a termine.

La città sotterranea è infestata da strani esseri…

Eroi erranti

Dopo aver ricevuto l’imprinting nel preambolo iniziale, dove la vicenda risulta ben contestualizzata, Code Vein ruoterà intorno alle vicende di un alter ego, la cui avventura è sancita dalla scoperta della trama che si dipana non appena facciamo la conoscenza di alcune situazioni chiave. Rinati per l’ennesima volta e sofferenti a causa della dispersione, processo attraverso il quale ogni redivivo ritornante dalla morte è privato di alcuni ricordi, il nostro eroe verrà imprigionato in una segreta con l’ingrato compito di recuperare gocce di sangue dai superstiti della zona. Tale ordine è impartito da un gruppo senza scrupoli di revenant che tenta di sopravvivere facendo fare ad altri il lavoro sporco.

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Qualcuno vuol farci fare il lavoro sporco…

Senza un apparente passato e con minacce che infestano la Prigione, l’errante senza nome dovrà allearsi con alcuni dei suoi simili e cercare di portare alla luce delle scomode verità, ma al tempo stesso rinsavire per cercare informazioni nei meandri della sua mente. Il cammino si rivela più duro del previsto, conscio che ad ogni morte una parte del passato si cancella inevitabilmente.

Gli alleati saranno importanti. Non si può sperare di cavarsela sempre da soli.

Il mio mondo è fuoco e sangue

Il primo impatto visivo con Code Vein è assolutamente affascinante. Il contesto e le premesse iniziali possono far associare il mondo post-apocalittico di Vein a quello creato da Miller per Mad Max. Difatti i nemici di Rockatansky assomigliano concettualmente ai vampiri che sfruttano i loro simili più deboli per la ricerca di sangue attraverso le macerie. Utilizzando lo stratagemma più antico del mondo, dove l’eroe di turno è privo di un passato e si conosce ben poco della situazione, la trama sarà svelata man mano che l’avventura proseguirà linearmente.

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La città ormai è caduta…

Code Vein a questo punto, oltre al riferimento con Max il pazzo, è un tripudio di citazioni e allusioni, anche dal punto di vista letterario. In un certo senso, porta in eredità l’acutezza di Matheson che, oltre a condividere il soggetto principale di I Am Legend, propone una personale interpretazione sulle motivazioni principali e su tutto il mondo di gioco: a cominciare dalla rinascita dei revenant dopo ogni morte, al ritorno dei nemici in fase di esplorazione, fino a giungere al teletrasporto nelle varie aree di Vein. Il mix finale è il risultato di una meticolosa ricerca di una propria identità. Lo sviluppo non proprio privo di problematiche, che ne ha fatto slittare l’uscita sugli scaffali in più frangenti, ha permesso comunque di limare e perfezionare il titolo. Ad un primissimo sguardo, con i tanti elementi concettuali a disposizione, Code Vein può essere benissimo associato al filone Souls-like, con il quale ha in comune caratteristiche importanti, invero il déjà-vu svanisce abbastanza in fretta.

Le gocce di sangue saranno indispensabili per la sopravvivenza.

Di fronte a morte certa, noi vivremo

Entrando più nel merito, Code Vein è un’armoniosa esperienza concentrata tra narrazione e gameplay. Non vi è nulla lasciato al caso, dal punto di vista narrativo. Ogni dubbio potrà essere fugato fino al termine dell’avventura, oppure con una più probabile rigiocabilità. All’unisono, il cuore stesso dell’action è reso più dinamico dal combat system. L’introduzione al mondo di Vein, tramite un piccolo tutorial, si concentra soprattutto nella condivisione dei comandi di gioco e l’evoluzione degli stili di combattimento.

Code Vein
Il tutorial iniziale ci mostrerà come affrontare al meglio le insidie.

Code Vein è nato per offrire un’esperienza di gioco impegnativa, ma con una curva di apprendimento abbastanza lineare e veloce. Il nostro redivivo sarà in grado di mutare capacità offensive e difensive attraverso l’utilizzo di Codici Sanguigni. Ognuno di essi modificherà drasticamente le statistiche associate, nonché la capacità di brandire alcune armi. In aggiunta a questa caratteristica, ogni Codice Sanguigno porta con sé dei Doni da dover padroneggiare, suddivisi anch’essi in attivi e passivi, sfruttando il potere di Luce od Ombra.

Le statistiche non sono solo dei numeri…

Ogni redivivo, oltre la propria salute e vigore (qui il riferimento più importante ai Souls), si appropria di una riserva di Icore, estratto di sangue assorbito dai nemici (o in caso di particolari situazioni) e convertito in una speciale essenza, riutilizzabile per l’attivazione di un Dono attivo. I quattro Doni passivi associati al Codice Sanguigno dovranno essere prima padroneggiati a sufficienza, attraverso il completamento della sfida associata, per poi essere riadoperato anche con differenti Codici Sanguigni. Normalmente ogni redivivo è in grado di utilizzare un solo Codice Sanguigno, rendendolo unico, ma il nostro eroe sarà in grado di assimilarne una grande quantità, favorendo in questo modo una modifica radicale al proprio stile di combattimento.

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L’utilizzo dei Doni attivi richiederà l’impiego di icore. Sarebbe un errore restare senza…

Pioniere delle profondità

Esplorare il mondo di Vein è tutt’altro che semplice. Si parte dalle primissime mappe lineari e prive di complessità, fino a giungere in vero e proprio Dedalo. La sensazione della fusione tra il mondo di Final Fantasy e quello di Mad Max scompare dopo qualche ora, riconfigurando tutta la vicenda, pur mantenendo un contesto ben delineato e interessante. Il level design anonimo nelle prime fasi di gioco, tenderà a spiazzare le gesta del nostro redivivo, trovandosi di fronte a labirinti del tutto inaspettati. La mini mappa di Code Vein rappresenterà talvolta un elemento di facile comprensione, nonché di estrema utilità. Sovente capiterà di soffrire di smarrimento, ripercorrendo i nostri passi fino al checkpoint precedente. Questi ultimi saranno utilissimi per spostarsi tra le varie aree, nonché sfruttare un apparente intermezzo rilassante in favore di piccole operazioni di gestione del personaggio.

La mini mappa si rivelerà alquanto utile in determinate circostanze.

Il Vischio è la rappresentazione del mondo ormai decadente, dove la foschia rossa alimenta la pazzia dei redivivi, ma purificandoli, il Miasma contenuto nell’aria perde la sua efficacia, consentendo ai vampiri di respirare ossigeno senza maschere purificatrici. Oltre a questo, il Vischio permetterà ai revenant di acquisire o ereditare i relativi Doni dei Codici Sanguigni e di ritornare su di esso in caso di morte inaspettata. A parte qualche muro illusorio, non saranno sporadiche le cadute nell’oblio a causa di un baratro non previsto, oppure per la presenza di trappole inattese.

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Purificare il Vischio consentirà di ritornare in vita dopo morti improvvise…

Il mondo di Code Vein è interconnesso tramite corridoi (o ascensori) che preannunciano l’ingresso in una nuova area. Ad eccezion fatta per le prime, si tratta di mappe abbastanza ampie, dove sarà possibile trovare nuovi Vischi da purificare, nonché forzieri che racchiudono equipaggiamento o materiali necessari all’evoluzione del nostro eroe.

Code Vein
Chissà cosa c’era in quella cassa…

Un’arma per ogni evenienza

Rientrando nella categoria di un action RPG, oltre alla gestione delle statistiche offerta dai vari Codici Sanguigni, il redivivo errante potrà subire una propria evoluzione sconfiggendo nemici e ottenendo in questo modo un quantitativo di Foschia come ricompensa. Rifocillandosi nei pressi di un Vischio, si potrà procedere al suo innalzamento di livello, previo utilizzo di Foschia. Questa fase consentirà una modifica sostanziale dei Punti Ferita, Vigore e danni inferti dalle due armi a disposizione. Le restanti tante altre statistiche…

Bisognerà padroneggiare al meglio i Codici Sanguigni e i Veli del Sangue.

L’equipaggiamento sarà parte imprescindibile del revenant. A sua disposizione può portare fino a due armi, da mischia o distanza e uno speciale indumento denominato Velo di Sangue. Le armi, oltre ad avere delle proprie statistiche che ne influenzano lo stato del redivivo, potranno essere potenziate per accrescere la loro efficacia, oppure trasformate riciclando dei particolari artefatti elementali. La stessa sorte toccherà al Velo di Sangue, la cui particolarità varia a seconda della tipologia, dedicandosi all’attacco o alla difesa a seconda delle esigenze.

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Esistono svariate armi, alcune da mischia, altre da distanza. Le baionette saranno utili per per evitare gli scontri ravvicinati…

Padroneggiare una singola configurazione risulterà abbastanza debilitante, soprattutto con una tipologia di nemici ben precisa. Per questo motivo, l’equipaggiamento sarà considerato modulare e interconnesso al Codice Sanguigno, capace di mutare anche la riserva di icore che potremo portare con noi, indispensabile per l’attivazione dei Doni attivi. Di conseguenza, il moveset varia a seconda dell’arma equipaggiata, nonché la velocità di movimento, così come il Velo di Sangue ha una propria capacità nell’assorbimento di icore dai nemici. Vi sarà un triplice utilizzo complementare, saremo in grado di attirare verso di noi un nemico specifico attraverso una coda metallica (utilizzando il Velo di Sangue appropriato), effettuare un backstab (attacco furtivo alle spalle del nemico), oppure parare l’attacco sferrato contro di noi.

Gli attacchi alle spalle saranno sempre più efficaci…

Instaurare fiducia

Lontani dalle minacce vi sono sempre dei posti dove riposo e recupero non possono mancare. Seguendo questa logica comune, vi è un particolare luogo, eretto in una delle vecchie sedi del Governo Provvisorio di Vein, in cui si potrà fare la conoscenza di altri personaggi, oppure dedicarsi alla modifica estetica del proprio personaggio, nonché far visita agli ambienti più ostili di Code Vein: le Profondità. Rifocillarsi, potenziare le armi, consultare l’obiettivo primario e instaurare un rapporto più longevo con tutti i compagni di viaggio favorirà un’ulteriore occasione per scoprire maggiormente i segreti di Vein, ma soprattutto concedersi anche qualche istante anche nelle Terme, speciale zona dove recuperare un po’ di Foschia persa nell’ultima dipartita.

Code Vein
Riposare prima di uno scontro allena la mente e tonifica lo spirito.

I dialoghi e le imprese compiute dai seguaci faranno apprendere ulteriori informazioni, nonché sfruttare i momenti di tranquillità per prepararci al meglio allo scontro futuro. L’acquisto di consumabili sarà fondamentale, rimpinguando i nostri slot con buff temporanei che possono ribaltare l’esito di uno scontro impegnativo. Oltre a questo, sarà possibile vendere materiali ed equipaggiamento per ricevere Foschia. Inoltre, sparse per le varie mappe ci saranno degli oggetti risalenti a situazioni passate e ormai dimenticate a causa della dispersione. Donando questi oggetti agli alleati, aumenteremo il legame consentendo loro di ricambiare il favore con oggetti utili o armi speciali.

Instaurare un buon rapporto con i compagni di squadra ci permetterà di ottenere oggetti molto utili.

Seguendo la scia dei ricordi, il nostro revenant porta con sé un enorme fardello. Egli sarà in grado di rievocare le reminiscenze veicolate tramite artefatti particolari: i Vestigi. Proprio come il nome sottintende, le memorie dei redivivi morti riecheggiano attraverso suddetti cimeli, apprendendo il passato di chi ormai è diventato un Corrotto, oppure perso definitivamente. L’empatia con il processo di trasformazione, sia fisica che mentale, rappresenterà uno dei pilastri psicologici di Code Vein, dove la metamorfosi risulta il tema centrale.

Un Vestigio riporterà alla luce un ricordo oramai dimenticato…

Oscurità e solitudine

Il mondo di Vein è difficile e tenebroso. Alcuni nemici possono essere facilmente domati, viste proprio le nostre caratteristiche. Gli scontri con i Boss invero, possono creare qualche preoccupazione soprattutto se non si padroneggia uno stile particolare, dove la velocità potrebbe essere privilegiata rispetto alla forza bruta. A tal proposito, Code Vein può essere affrontato da ogni tipologia di videogiocatore. La scelta della difficoltà è selezionabile nel gioco stesso. Durante tutta l’avventura sarà possibile affrontare le insidie sulla base della propria consapevolezza.

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La sete di sangue bisognerà controllarla prima a poi…

Per un approccio più hardcore si può optare per un’esperienza solitaria, come cavalieri… pardon, vampiri erranti, senza alcun aiuto e puntando soprattutto sulle nostre abilità. Abbassare la difficoltà significa affidarsi a un compagno (controllato da AI) membro di una cerchia di redivivi che sarà a nostra disposizione, aiutandoci nel combattimento, nonché curarci nei momenti di difficoltà, riportandoci anche in vita nella circostanza più bisognosa. Un maggior apporto verso uno sforzo ritenuto impossibile viene offerto dal comparto multiplayer. Oltre al nostro revenant artificiale, potremo richiamare in gruppo un nostro amico o un perfetto redivivo sconosciuto, il quale donerà i suoi servigi fino alla sconfitta di un boss; successivamente la sessione terminerà. Potremo addirittura essere noi stessi a concedere tutta la collaborazione possibile in richiesta di aiuto da parte di un redivivo in difficoltà.

Ci sarà sempre bisogno di aiuto.

Il vampiro trae forza dal fatto che nessuno intende credere alla sua esistenza

Code Vein nasce dall’esigenza di voler dare nuova linfa vitale a creature riutilizzate in svariati ambiti e sebbene in qualche rara occasione abbiamo assistito ad un cambio di rotta, quel senso di banalità aleggiava sempre di più nella penombra. Shift e Bandai Namco danno una sferzata netta al mito del vampiro, usando il dark fantasy mescolato con il genere apocalittico e, se vogliamo, una spruzzata di Decopunk, tutto condito da uno stile estetico orientale. Fin dalla creazione del personaggio in ogni suo tratto somatico, risulta abbastanza marcata la somiglianza con un anime. Le prime sequenze, donate tutte da Unreal Engine, alimentano da questo punto di vista il senso di interesse e curiosità.

Code Vein
Un corrotto… Un tempo era considerato un redivivo.

Raccontare una trama equivale alla narrazione di una storia e seppur Code Vein non goda di una sceneggiatura brillante, tutte le domande avranno risposta e tutti i misteri alla fine saranno svelati. Troppo linearità forse risulta eccessiva, con qualche sporadico colpo di scena, mai però veramente così eclatante, tuttavia il senso di consapevolezza ingloba il contesto per cui è nato il mondo di Vein. L’intreccio tra narrazione, compresi i significati di oggetti smarriti e dialoghi, con un’esperienza impegnativa, eleva Code Vein ad un titolo imprescindibile, nonostante i vari accostamenti ad un filone come il Souls-like. Non bisogna commettere l’errore di accostarlo così facilmente e superficialmente al mero termine, piuttosto il lavoro di Shift è apprezzabile proprio per aver trovato una sua identità personale.

Occhio alle Sorgenti…

Una volta completata l’avventura, basandosi in longevità su trenta di ore (sulla base del livello di difficoltà, compresa la propensione a terminare solo la trama principale), ci si può dedicare all’esplorazione libera delle varie aree, con annesse alcune missioni secondarie, nonché al completamento dei piccoli dungeon comprensivi di mini boss e scontri finali. Di conseguenza, la longevità aumenterà di svariate ore aggiuntive. Il gameplay si articola sul potenziamento del proprio redivivo, dove la crescita delle statistiche per ogni livello raggiunto sancisce l’effettiva potenza contro i vari nemici. Nonostante questo, Code Vein soffre di alcuni problemi strutturali. Se le animazioni risultano poco fluide e alcune volte legnose, la camera di gioco tende a offrire momenti di smarrimento e confusione, in particolar modo nei combattimenti più concitati in spazi angusti.

Code Vein
Segui la Luce…

Tecnicamente il titolo soffre di evidenti cali di frame rate, anche su Xbox One X (piattaforma qui utilizzata), senza apparente motivo, soprattutto nei corridoi, privi di elementi particolari, che collegano le varie mappe. Il punto più dolente però è rappresentato dalla scrittura dei personaggi. Sebbene il background dei protagonisti sia marcato, non viene sviluppato a dovere. Il risultato: un comparto abbastanza piatto e con la presenza di una parte stereotipata che non si amalgama ottimamente con il mondo di gioco. L’espediente dei ricordi poneva le basi verso un’empatia comune, rievocando gioie e dolori di ciascun elemento della compagine, ma a causa di molti dialoghi non curati e qualitativamente inferiori al contesto, quel senso di comprensione svanisce senza lasciare traccia, proprio come i Vestigi.

I ricordi saranno gli unici legami tra noi e il passato.

Visivamente è una gioia per gli occhi, con quello stile particolare che omaggia gli anime del Sol Levante, ma alcune volte le texture risultano di bassa qualità, il cui caricamento affannosamente ricompone la mappa di Vein appena mostrata. Anche i modelli dei nemici, passato l’entusiasmo iniziale, cominciano ad apparire ridondanti. Nonostante le varie zone tendano a proporre avversari differenti, non si avrà mai la sensazione di novità. Discorso inverso per il comparto audio, il quale riserva sempre una colonna sonora solida e adatta ad ogni situazione, così come i dialoghi in lingua originale (o in inglese) aventi i sottotitoli in italiano. Ben lontano da essere una bomba emotiva come lo è stato NieR: Automata, Code Vein può comunque confermarsi un buon titolo per gli amanti del genere e per chi vuol godere uno stile particolare, soprattutto in virtù di futuri aggiornamenti previsti da Bandai Namco in merito a nuove armi, mappe delle Profondità e nemici.

PRO CONTRO
  • Un racconto malinconico da vivere
  • Artisticamente affascinante
  • Gameplay solido e profondo
  • Ottima colonna sonora
  • Buona longevità
  • Gestione della camera di gioco da ottimizzare
  • Personaggi piatti e stereotipati
  • Graficamente migliorabile

 

Conclusione
Code Vein
8.2
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.