DaymareDaymare: 1998 è uno sparatutto survival horror in terza persona disponibile su Steam dal 17 settembre 2019, sviluppato dalla software house italiana Invader Studios.
Avevamo già avuto occasione di provare il titolo in anteprima stampa e ne eravamo rimasti piacevolmente sorpresi dall’ottimo livello qualitativo nonostante lo sviluppo fosse affidato a un numero di persone relativamente ridotto.
Ai più accaniti fan della saga di Resident Evil il nome di questa software house potrà sembrare familiare, Daymare: 1998 è infatti “l’erede spirituale” di “Resident Evil 2: Reborn”, il remake fanmade di cui si ebbero notizie nel 2015.
Il gioco fu abbandonato dopo l’annuncio, da parte di Capcom, del remake ufficiale, ma nonostante ciò, il loro lavoro non fu vano poiché gli valse un invito negli studi giapponesi di Capcom e un colloquio con i game designer della casa giapponese.
Daymare: 1998 perciò è un vero e proprio tributo alla saga horror di Capcom, con tanti richiami anche nel gameplay, come la peculiare telecamera posizionata a 3/4 dalle spalle del personaggio e una gestione molto minuziosa delle munizioni, dei caricatori e dei consumabili, ma di questo parleremo più avanti.

Hellcome to Keen Sight

Una notte tempestosa, una cittadina isolata…. cosa potrà mai andare storto?

Il gioco è composto da 5 episodi differenti, nel corso dei quali potremo controllare tre insoliti personaggi, ciascuno con le proprie motivazioni e idee legate alla sua storia personale, richiedendo una decina di ore totali per essere terminato qualora ci si dedichi anche all’esplorazione dell’ambiente di gioco.
La difficoltà e la durata possono essere aumentate giocando in difficoltà “Daymare“, una modalità che riduce le risorse disponibili e aumenta la robustezza degli zombie, innalzando di molto il fattore di sfida e facendo pesare molto di più la componente survival rispetto alle difficoltà inferiori.

Durante il primo capitolo, impersoneremo un soldato delle forze speciali H.A.D.E.S (Hexacore Advanced Division for Extraction and Search) e ci troveremo catapultati nel bel mezzo di una crisi militare.
La nostra missione sarà incentrata sull’infiltrazione all’interno di un centro di ricerca militare segreto, con l’obiettivo di recuperare i campioni delle sostanze che, a seguito di un incidente, hanno trasformato tutti coloro che si trovavano all’interno dell’edificio in pericolosi zombie.

Avanzando nella storia, inizieremo a farci sempre più domande su quale sia il vero legame tra la Hexacore Biogenetics, l’agenzia proprietaria del centro di ricerca, e la cittadina di Keen Sight, che andremo poi a esplorare nel resto del gioco.
I colpi di scena non mancheranno nel corso di tutta la storia e il mistero dietro Keen sight, compreso l’incidente ai laboratori Hexacore, ci sarà sempre più chiaro anche grazie ai documenti, ai log audio e ai chip disseminati per la mappa, che permetteranno così al giocatore di capire da solo quali sono gli eventi che hanno portato a quello che, solo all’apparenza, è l’incidente che ha fatto partire l’epidemia.
Le cutscene, infine, sono tutte ben realizzate e l’unica cosa che fa storcere un po’ il naso sono le animazioni facciali dei vari personaggi, che risultano leggermente “plasticose” specie se comparate alla qualità complessiva del titolo.

Alcuni documenti non potranno essere letti in-game, ma conterranno una password da inserire sul sito della Hexacore Biogenetics, la società fittizia di ricerca del gioco, per poter essere letti dal giocatore nel mondo reale.

Dove ho messo il caricatore?

Fin dal primo livello ci verrà introdotto questo peculiare sistema di ricarica, che però ci richiederà qualche ora di gioco per imparare a usarlo in maniera ottimale.

La peculiarità più grande di Daymare: 1998 è però il sistema di gestione dei caricatori e delle munizioni.
Le munizioni potranno essere combinate nell’inventario con la pistola, ricaricandola così direttamente, o con i caricatori. Questi ultimi, infatti, rappresentano la parte cruciale del sistema di reload in Daymare: 1998.
La ricarica è infatti disponibile in 2 modalità: rapida, ovvero ricaricando la pistola lasciando cadere a terra il caricatore con tutte le munizioni ancora disponibili al suo interno, o normale, sostituendo il caricatore con quello impostato nel menù rapido, riponendo nell’inventario quello che si stava utilizzando.
Ricaricare rapidamente sarà essenziale nei momenti dove ci si troverà a dover fronteggiare più nemici, per poi ritornare sui nostri passi a fine combattimento e recuperare i caricatori persi (stando attenti a non dimenticarsi una risorsa tanto rara quanto preziosa), mentre la ricarica normale sarà di contro preferibile in situazioni più tranquille e meno concitate.
Sarà sempre necessario però un controllo puntuale, tramite l’inventario, della nostra situazione tra un combattimento e l’altro, per ricaricare tutti i caricatori svuotati.
La procedura infatti non è automatica e tutto questo sistema all’inizio risulterà particolarmente meccanico e legnoso.
Nel corso dell’avventura però ci abitueremo piano piano a tenere sempre cariche le armi, pronti a ogni evenienza, perché non si sa mai che razza di zombie potrebbe saltarci addosso da dietro l’angolo.
Sempre parlando di munizioni è importante ricordare che essendo un gioco con una importante componente survival, molto spesso ci troveremo accerchiati da molti zombie e con poche munizioni a disposizione.
Risulterà essenziale perciò evitare il più possibile il confronto diretto con gli zombie, che richiedono spesso differenti colpi alla testa per essere sconfitti definitivamente.
In Daymare: 1998 la fuga spesso si rivelerà l’unica opzione per sopravvivere.
L’inventario sarà accessibile tramite un computer da polso (noto come D.I.D. o Data Interchange Device) facendo attenzione al fatto che mentre navigherete all’interno delle varie interfacce del menù il gioco andrà avanti e potreste finire col diventare la cena di “qualcosa” mentre ricaricate le vostre munizioni.
A un occhio più attento il menù dell’inventario risulterà ovviamente molto familiare poiché è un diretto tributo a quello che per anni ha accompagnato i giocatori all’interno dei vari titoli Resident Evil donando a Daymare: 1998 quella piacevole sensazione di déjà-vu

Andando avanti nel corso del gioco sarà poi possibile accedere ad alcuni dispositivi, che permettono di depositare, scambiare risorse e salvare il gioco

Mappe lineari, ma non troppo

Gli ambienti del gioco sono vari e molto ben realizzati, dal centro di ricerca Hexacore al più classico dei cliché Horror come l’ospedale, all’interno dei quali si può notare la cura adottata nella realizzazione per rendere più “Horror” possibile ogni dettaglio, partendo dall’illuminazione fino ai danni causati dall’isteria scoppiata in seguito all’epidemia.
Le mappe non sono molto ampie e molto spesso sono anche lineari.
Nonostante questo però, oltre al percorso principale sono numerose le diramazioni secondarie facoltative che permettono di raccogliere, oltre ai sopracitati documenti, munizioni e consumabili utili per la sopravvivenza.
Oltre alle munizioni avremo a disposizione infatti anche differenti risorse, in grado di curarci, aumentare la nostra resistenza o i nostri riflessi, che potranno poi essere combinati con additivi speciali o tra di loro per aumentarne l’efficienza o miscelarne gli effetti.

Spesso per accedere ad alcune risorse nascoste sarà necessario aprire alcune porte “hackerandole” con un minigame, basato sui riflessi, utilizzando uno dei rari cavi di overdrive.

La musica e gli effetti audio aiutano ad aumentare la tensione naturale data dagli ambienti stretti e bui, che farà da padrona per la maggior parte del gioco, con la costante tensione che uno zombie possa attaccarci in qualsiasi momento.
In rari casi però sarà necessario del backtracking all’interno dei livelli, per ritrovare alcuni oggetti nascosti, come manovelle o chiavi, necessari per sbloccare il passaggio alla zona successiva, e senza indizi di alcun tipo alcuni giocatori potrebbero sentirsi spesso smarriti.
Numerosi sono inoltre gli easter egg e le reference alla cultura pop presenti nei differenti capitoli, come poster, locandine, o location, ad esempio lo stesso studio Invaders.

Tra i tanti collezionabili si possono trovare nascoste, all’interno del gioco, trenta renne differenti. Is this a…?

All’interno del gioco sono presenti anche alcuni enigmi che richiederanno spesso l’analisi dell’ambiente circostante per poter arrivare a una soluzione.
Non sono rompicapi particolarmente complessi, ma potrebbero mettere in difficoltà i giocatori meno esperti o attenti a ciò che li circonda, come quadri o monitor con indizi essenziali per la soluzione dell’enigma.
Infine, parlando dell’ambiente di gioco, poche volte ci si troverà in situazioni statiche dove saremo costretti a combattere con i nemici bensì ci verrà spesso data la possibilità di sfruttare l’ambiente per scegliere il tipo di approccio da adottare in base alle nostre risorse, anche se spesso conviene mantenere comunque un basso profilo.
E’ giunto però il momento di parlare di quella che forse è la più grossa pecca del gioco, ovvero gli Zombie.

Un esempio dei tanti enigmi presenti nel gioco che richiedono l’analisi dell’ambiente per essere risolti. Questo è basato sulla mitologia ellenica, che trova molti riferimenti all’interno del gioco, a partire dal nome stesso degli H.A.D.E.S.

La fuga è la miglior difesa

Come già detto in precedenza, gli zombie sono molto resistenti e richiedono spesso molti colpi alla testa per essere eliminati.
Questo problema può essere però aggirato più volte evitando lo scontro, a meno che non ci si trovi in corridoi molto stretti o in arene dove saremo ovviamente costretti a affrontare i nostri amici dondolanti.
Nonostante la complessità di approccio e la poca varietà dei modelli utilizzati in game (che può portare ad avere più non morti identici nella stessa stanza) gli zombie normali offrono un buon livello di sfida generale e sono ben realizzati dal punto di vista visivo.
La situazione muta invece parlando delle Boss Fight e delle “arene” dove prende luogo la vera parte “negativa” del gioco.

Ogni tanto ci troveremo di fronte a un mostro più resistente accompagnato da alcune creature più deboli, che dovremo sconfiggere obbligatoriamente prima di farci strada nella zona.

La prima boss fight infatti sarà “introduttiva” per quello che sarà il primo degli “zombie potenziati” che incontreremo poi normalmente nel corso dell’avventura.
La strategia da seguire sarà semplicemente una tattica “Mordi e fuggi”, continuando a evitare le cariche dello zombie, per poi sparargli e fuggire ancora ripetendo la tecnica fino a che il nemico non cadrà sconfitto.
Questo “schema” purtroppo si ripeterà per la maggior parte delle restanti Boss Fight, presentandoci 3 tipi di zombie differenti, più aggressivi e resistenti del normale, che da quel momento in poi compariranno regolarmente nel corso della nostra avventura.
Sono presenti solo due boss Fight dove ci dovremo impegnare un po’ di più del solito, cercando di capire il punto debole dove sparare per fare maggiori danni o cercando di comprendere come l’ambiente circostante può esserci di aiuto per rallentare il nemico.
Nonostante ciò, però, la maggior parte della boss fight sarà una semplice questione nel mettere distanza tra noi e il Boss, per poi scaricargli addosso il caricatore.

Una delle arene dove avverrà una delle Boss fight presenti nel gioco, l’ambientazione però sfortunatamente non sarà altrettanto epica come la battaglia, che può essere affrontata con la solita strategia “Hit&Run”

Audio

Il comparto audio di Daymare: 1998 si è comportato discretamente bene nel corso di questa nostra recensione e in più momenti ci ha fatto correre il giusto brivido lungo la schiena quando un rumore ignoto invadeva le nostre cuffie. Le musiche di accompagnamento al gioco e la colonna sonora principale sono molto ispirate e si vede la cura riposta nella loro realizzazione.

Sentire un nemico avvicinarsi vi eviterà di finirgli fra le braccia, cosa non molto piacevole ad essere sinceri

Molto buoni e convincenti i suoni delle armi da fuoco, anche se avremmo gradito ascoltare una maggior variazione di “toni” anziché il medesimo suono per ciascun colpo.
Non allo stesso livello, ma comunque superiori alla media, i doppiaggi in lingua inglese che, seppur credibili, peccano in numerosi punti della giusta profondità emotiva o dell’enfasi necessaria al dato frangente. Su PC l’audio si è rivelato buono sia con delle Razer Kraken 7.1 che su impianto audio 2.1 e non abbiamo riscontrato distorsioni o altro che inficiasse l’esperienza complessiva di gioco.

Grafica

Daymare: 1998 fa un buon uso del motore Unreal Engine 4 rendendo l’esperienza complessiva dal punto di vista grafico relativamente convincente.
Un occhio più attento, specie abituato a vedere cosa UE4 è in grado di fare, noterà che alcuni aspetti del gioco avrebbero necessitato francamente di un maggior lavoro di rifinitura. In numerosi punti si notano geometrie non molto convincenti e texures non molto ben definite, mentre in altri frangenti il dettaglio è di contro più che sorprendente.
Non è ben chiaro come mai questo sia successo, probabilmente dovuto al fatto che le risorse a disposizione del team di sviluppo (che vi ricordiamo è decisamente ristretto) non avrebbero permesso di rifinire tutto al 100% senza allungare eccessivamente i tempi di realizzazione.

Con Unreal Engine 4 alcune “mosse tecniche” sarebbero dovute essere migliori

Molto convincenti i modelli degli zombie anche se si nota, come già avevamo sottolineato, una eccessiva ripetitività nei nemici incontrati che inficia notevolmente l’immersività all’interno degli orrori di Daymare: 1998. Tutto sommato buoni gli effetti inerenti all’illuminazione ambientale, ai riflessi e agli effetti volumetrici anche se pure in questi aspetti si nota l’assenza di un livello di rifinitura maggiore che avrebbe reso il gioco graficamente molto più stupefacente.

Prestazioni

Abbiamo voluto provare questo Daymare: 1998 su due macchine diametralmente opposte a livello prestazionale in modo da poter verificare quale fosse la scalabilità del titolo di Invader Studios e sotto questo aspetto ci possiamo ritenere tecnicamente soddisfatti.


BANCO DI PROVA DI FASCIA ALTA (FISSO):

  • CPU: Intel Core i7-8700k
  • RAM: 32GB DDR4 3200MHz G.Skill Trident Z RGB
  • GPU: Nvidia GeForce RTX 2080 Ti MSI Gaming X Trio
  • SSD: Samsung V-NAND 970 Evo M.2 1TB
  • MONITOR 1: ASUS PG278QE (27″ 1440p 165Hz G-Sync)
  • MONITOR 2: SAMSUNG U28E590D (28″ 2160p 60Hz FreeSync)


BANCO DI PROVA DI FASCIA BASSA (PORTATILE):

  • CPU: Intel Core i7-4710
  • RAM: 8GB DDR3
  • GPU: Nvidia GeForce 850M
  • HDD: Toshiba 1TB 5400RPM
  • MONITOR: 15’6″ 1080p integrato


Ada Wong dopo gli eventi di Raccon City ha iniziato a lavorare come segretaria… non è andata bene… (screenshot 1440p)

Sul banco di prova di fascia alta abbiamo potuto tranquillamente spingere il gioco a dettaglio massimo con risoluzione 1440p e fattore di rendering al 150% ottenendo nel complesso un’immagine decisamente molto nitida e un frame rate elevato in genere mantenuto attorno ai 100-120FPS.
Anche passando al monitor in 4K (con risoluzione nativa 2160p e fattore di rendering 100%) le prestazioni si sono mantenute ottimali e il gioco a dettaglio massimo col sistema di prova si è mantenuto tranquillamente sui 60 FPS stabili.

Sul sistema di fascia bassa, nonostante le risorse hardware più esigue, il gioco si è assestato su di una risoluzione a 720p a dettagli alti e ha mantenuto senza troppe inflessioni verso il basso la soglia dei 60FPS più o meno lungo tutta la campagna di gioco. Allo stesso modo non abbiamo mai incontrato bug, salvo qualche rara compenetrazione tra i cadaveri dei nemici, o crash che avrebbero potuto inficiare la nostra avventura e sotto questo aspetto Daymare: 1998 esce nuovamente promosso.


Requisiti minimi

  • CPU: Intel Core i5-4460 o AMD FX-6300
  • GPU: Nvidia GeForce GTX 760 o AMD Radeon R7 260x (2 GB)
  • RAM: 8 GB
  • STORAGE: Minimo 15 GB
  • OS: Windows 7, 8, 8.1, 10 (64 bit)

Requisiti Consigliati

  • CPU: Intel Core i7-3770 o AMD FX-9590
  • GPU: Nvidia GeForce GTX 1060 o AMD Radeon RX 480 (3 GB)
  • RAM: 8 GB
  • STORAGE: Minimo 15 GB
  • OS: Windows 7, 8, 8.1, 10 (64 bit)


PRO CONTRO
  • Trama coinvolgente con molti documenti che ampliano la storia
  • Enigmi molto vari e originali
  • Peculiare sistema di ricarica che però…
  • … richiede qualche tempo per essere apprezzato.
  • Rigiocabilità limitata
  • Boss fight piatte e ripetitive

 

Conclusione
Daymare: 1998
7.0
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Nato a Milano nel 1998, sono uno studente di ingegneria informatica, appassionato di tecnologia, videogiochi e sport. Il mio primo videogioco è stato Wolfenstein 3D, trovato mentre smanettavo sul PC di mio zio a 5 anni. Da quel momento è esplosa la mia passione per i computer e il gaming, e io non mi sono più fermato.