Sono passati ben 5 anni da quando a The Coalition, all’epoca ancora Black Tusk Studios, venne affidato il compito di continuare lo sviluppo della saga di Gears of War, affidando il comando dello studio a Rod Fergusson, produttore esecutivo della prima trilogia. Il compito di prendere una saga, apparentemente terminata col terzo capitolo, e darle una continuazione degna sembrava quasi impossibile, ma con l’uscita di Gears of War 4 è nata una piccola speranza. Una storia coerente con l’universo narrativo che ha alle spalle e la presenza di personaggi che hanno fatto la storia dei videogiochi hanno portato il titolo a porre delle basi molto solide per l’intero franchise, che però ha sentito fin da subito l’esigenza di novità. Scartata, dunque, l’idea di produrre l’ennesimo more of the same, gli sviluppatori si sono messi a lavoro per portare nelle console e nei PC di tutto il mondo un gioco nuovo, fresco, ma che avesse mantenuto le basi solide di una saga storica. Con queste intenzioni, dunque, è nato Gears 5 annunciato durante l’E3 2018 e in uscita nel settembre 2019. Le uniche informazioni diffuse da quel momento sono state quelle riguardanti le modalità multigiocatore e il nome del protagonista del titolo che, a sorpresa, non è più JD Fenix, ma la sua spalla Kait Diaz. Sarà riuscito, dunque, al team di sviluppo canadese l’impresa di far rinascere ancora più forte la saga di Gears? Continuate a leggere per scoprirlo!

Forza e coraggio, Kait Diaz.

In seguito agli eventi dello scorso capitolo, JD Fenix e Delmont Walker sono tornati a far parte della Coalition of Ordered Governments (COG) e insieme a loro ha raggiunto la coalizione anche Kait. Insieme a Marcus riformeranno momentaneamente la squadra Delta per recuperare nelle rovine di Azura, un satellite-prototipo del martello dell’alba per conto di Demon Baird che ha intenzione di rimettere in funzione una delle armi di distruzione più potenti. Una volta scoperti dalla Coalizione, la squadra Delta verrà strigliata dal primo ministro Jinn che proibisce categoricamente l’uso dell’arma, come voluto da Anya Stroud in precedenza dopo un battibecco con Marcus, ma le manie di eroismo di JD lo porteranno a far attivare il martello con enormi conseguenze per tutti durante un attacco dello sciame.

Quattro mesi dopo, ci metteremo definitivamente nei panni di Kait Diaz alla ricerca di suo zio Oscar al villaggio situato nel Riftworm, già visto nel secondo capitolo della saga, per convincere lui e il suo popolo a entrare nei COG per aiutarli nella guerra allo Sciame. Prevedibilmente, la riunione di famiglia viene interrotta da un attacco dello Sciame, durante il quale Kait inizia ad avere delle visioni strane. Ciò che accade al villaggio convince Kait a partire in un viaggio alla ricerca del suo passato, del suo collegamento con le locuste e con la Regina Myrrah.

Kait Diaz, quindi, da anonimo supporto del precedente capitolo, si trova prepotentemente al centro della trama di Gears 5 sostituendo JD Fenix, apparso abbastanza piatto nel precedente capitolo. L’intreccio narrativo è dunque concentrato sulla ricerca da parte della protagonista di informazioni sulle sue origini e sul suo collegamento con le oramai decadute locuste. I ritmi della trama sono piuttosto altalenanti, con un secondo e quarto atto decisamente carichi di eventi e con una parte centrale piuttosto lenta che riesce a offrire informazioni rilevanti solo per ai Gears addicted.
Umorismo, drammaticità e azione compongono, comunque, una storia che regge altamente il confronto con la prima trilogia e supera ampiamente le buone premesse portate dal precedente capitolo.
Si nota, felicemente, la mano del lead writer Tom Bissel (Gears of War: Judgment, Gears 4) che riesce più di ogni altro a portare l’intero universo di Gears of War in un solo medium, facendo riferimento costante ai precedenti videogiochi, libri e fumetti in maniera da far ottenere al fruitore finale una grande quantità di informazioni aggiuntive non solo sugli eventi che compongono la trama di Gears 5, ma anche su situazioni mai viste nei videogiochi come le Pendulum Wars e la fase di ricostruzione della Coalizione.
Tutto questo è reso possibile dalla qualità dei dialoghi e dai oggetti collezionabili in giro per il mondo di gioco.

Oltre alla trama principale, Gears 5 mette in risalto uno degli argomenti più importanti di questo universo narrativo, ma che spesso viene oscurato dallo squartamento di locuste: la fantapolitica. Bastano poche righe di dialogo, infatti, a farci notare come ogni personaggio abbia una sua forte opinione sui temi sociali e della politica di Sera. Molti sono i temi trattati che possono farci fare un confronto con la società odierna, tra cui l’utilizzo delle armi, le conseguenze del progresso tecnologico e la gestione delle proteste dei cittadini. Il fatto che ogni personaggio della nuova trilogia sia il frutto di un contesto socio-culturale differente è dunque ben visibile e dona a essi più profondità di quanta se ne sia vista nello scorso capitolo.

Riguardo ai personaggi, infine, Kait si rivela una protagonista migliore di quello che si possa pensare. Una donna forte e combattiva all’esterno che deve fare costantemente i conti con le sue debolezze e i suoi sentimenti costantemente messi alla prova dagli eventi del gioco, senza cadere nei classici cliché della dama in pericolo o della supereroina politically correct. Delmont si dimostra una spalla altrettanto efficace grazie alla sua intelligenza da secchione e il suo umorismo; riesce a spezzare nei momenti giusti la continua sensazione di dramma che la guerra contro lo Sciame da ai personaggi. I personaggi della prima trilogia continuano ad essere coerenti con quanto visto nei vecchi videogiochi e Marcus risulta essere ancora di più una colonna portante di tutto il franchise nonostante non sia una presenza costante del gioco. Unica pecca, per quanto riguarda la scrittura e i personaggi, è il trattamento riservato a James. L’atto iniziale che aveva fatto cadere completamente a terra la sua immagine di supereroe stereotipato dei film Americani aveva dato le premesse per dare al personaggio una nuova profondità che però si spegne quasi subito. Sarebbe stato carino se The Coalition gli avesse dato più spazio e avesse esaltato di più il rapporto con la squadra Delta e suo padre.

 

Lancer tra le mani e pronti a sparare

Nonostante le buone sensazioni lasciate dal gameplay, lo scorso capitolo della saga era un gigantesco more of the same con ben poche innovazioni oltre all’introduzione alla nuova trilogia.
Gears 5 al contrario del suo predecessore introduce una serie di novità per quanto riguarda il gameplay e il level design senza, però, snaturare il solido sistema di gunplay che dopo più di un decennio è ancora uno dei migliori in circolazione per il genere.

Il principale cambiamento apportato dagli sviluppatori riguarda il level design dei due atti centrali che abbandonano la struttura storica della saga fatta di corridoi e ondate di nemici per lasciare spazio a un simil-open world da esplorare a bordo dello Skiff, un mezzo di trasporto che si sposta grazie all’ausilio del vento. Entrambe le mappe mostrate all’interno di Gears 5 non offrono una varietà di contenuti all’altezza della loro grandezza, ma rappresentano semplicemente una lunga strada che collega i vari dungeon. Nonostante i viaggi a bordo dello Skiff risultino molto rilassanti e belli da vedere, personalmente ci sarebbe piaciuto vedere un mondo di gioco più vivo.

Per quanto riguarda le fasi di azione vera e propria, invece, la grande novità viene rappresentata dalla presenza di Jack. Il piccolo robottino che negli scorsi capitoli della saga aveva il limitato compito di aprire porte e fare luce nei posti angusti, ora è una vera e propria arma di supporto a proprio favore. Oltre a colpire i nemici con una scossa elettrica, infatti, potremo equipaggiare il nostro collega robotico con svariati potenziamenti sbloccabili grazie ai componenti trovati in giro per la mappa che ci permettono di assegnare dei punti in un albero delle abilità. Nelle difficoltà più alte del gioco, come tipico della saga, in alcuni punti viene toccata quella sottile linea che separa il divertimento dalla frustrazione ed è proprio in quelle fasi di azione che il piccolo robottino ci viene in aiuto grazie sopratutto alle abilità Stim, che ci fornisce di uno scudo ulteriore per qualche secondo rianimando anche i nemici a terra, e l’invisibilità che permette a Kait di poter uccidere i nemici con attacchi corpo a corpo stealth evitando che l’orda dello sciame si riversi tutta assieme sulla squadra.
Nelle partite cooperative Jack si trasforma da simpatico supporto a personaggio giocabile dando al player two un’esperienza di gioco fresca e divertente, un vero e proprio passo in avanti per la saga che ha da sempre contato molto sulla modalità cooperativa.

Oltre alla modalità campagna, pienamente promossa, Gears 5 propone una vasta gamma di contenuti multigiocatore che siano essi cooperativi o player versus player. Cominciamo, innanzitutto, dalla modalità versus una delle più amate dai fan di Gears of War: la struttura della modalità è pressoché la stessa di quella già vista nel precedente capitolo con le modalità dedicate al divertimento nettamente separate dalle classificate. Le modalità a disposizione al lancio saranno ben nove tra cui le classiche Zona di Guerra, Team Deathmatch e Guardiano e le più competitive Re della Collina e Esclation che si conferma ancora una volta la modalità usata agli eventi ufficiali esport. La vera novità per quanto riguarda il versus di Gears 5 sta nella modalità Arcade, una rivisitazione del classico Team Deathmatch, dove i personaggi hanno tutti caratteristiche ed equipaggiamenti unici che potremo sbloccare man mano maciullando i nostri avversari. Nonostante alcuni problemi di server, apparentemente risolti, il versus di Gears 5 risulta divertente sopratutto in competitivo dove il livello di bravura degli avversari è esponenzialmente più alto. Unica pecca, per quanto riguarda le modalità classificate, è una mancanza di un sistema effettivamente penalizzante per chi abbandona la propria squadra.

L’Orda in Gears of War è sempre stato uno dei punti di riferimento per gli utenti, cinquanta ondate di puro massacro collaborando con la propria squadra. Anch’essa, in questo caso, non è stata risparmiata dai cambiamenti nonostante la sua formula base sia sempre la stessa: cinquanta ondate, un miniboss ogni dieci e tanto, tanto sangue. 
La nuova Orda, dunque, propone prima di tutto un sistema di perk unici selezionabili prima di ogni match e che potranno essere sbloccati durante la partita aumentando progressivamente la forza del singolo giocatore di pari passo a quella dei nemici e che alla fine di ogni partita si resettano. Altra aggiunta è il sistema di classi che rende ogni personaggio possessore di una propria abilità unica. Tra i personaggi giocabili ritroviamo anche Jack, il robottino, che fornisce una vasta gamma di nuove soluzioni tattiche rendendo più profondo il concetto di teamwork presente nella modalità.
Tra le cose rimaste sempre uguali, invece, è il meccanismo di recupero dell’energia droppata dai nemici utile a creare barriere e armi sempre più potenti.

Ultima modalità, ma non meno importante, è Fuga la vera grande novità del multigiocatore di Gears 5. Insieme ad altri due giocatori interpreteremo il team degli Hivebusters composto da: Mac il tank capace di generare uno scudo per proteggere se stesso e i compagni, Keegan il classico supporto pronto a rifornire tutta la squadra e Lahni capace di abbattere nemici di grosse dimensioni grazie alle sue abilità corpo a corpo e al coltello elettrificato. All’inizio di ogni partita verrà piazzata una bomba a gas all’interno dell’alveare con l’intento di sterminare lo sciame al suo interno e insieme alla nostra squadra dovremmo semplicemente uscire dalle stanze-labirinto prima che il veleno uccida anche noi. Tra noi e la vittoria, oltre la composizione labirintica delle stanze di ogni alveare, ci saranno una sconfinata serie di nemici armati fino ai denti pronti a tutto per impedirci di arrivare all’uscita entro il tempo limite tenuto da un timer sul nostro schermo con la funzione, più o meno voluta, di tramutare al singolo giocatore una sensazione di ansia sopratutto quando ci si avvicina alla scadenza.
In Fuga sarà fondamentale anche la collaborazione tra i componenti dell’Hivebuster perché non sarà possibile per i giocatori avere contemporaneamente lo stesso personaggio. Ciò comporta, sopratutto quando non si gioca con gli amici, a dover imparare l’utilizzo di tutte e tre le abilità. Proprio come in orda ogni personaggio avrà una serie di perk selezionabili prima della partita e che verranno sbloccati andando avanti con essa.

La modalità multigiocatore di Gears 5 comprende circa 12 mappe di cui 4 completamente dedicate a Fuga. L’elenco delle mappe giocabili verrà ampliato sicuramente con tutte le espansioni gratuite e il supporto post lancio pensato da The Coalition e per quanto riguarda la modalità Fuga gli utenti hanno a disposizione un editor di mappe abbastanza intuitivo che permette di creare i nostri alveari e di provare a superare quelli creati dalla community.

Tecnicamente

Riguardo la realizzazione tecnica del gioco, possiamo liberamente dire che Gears 5 risulta come uno dei migliori titoli sviluppati su Xbox One
Sia su Xbox One che su Xbox One S il titolo gira a 30 frame per secondo, con una risoluzione dinamica che va dai 1080p ai 792p in maniera da tenere il frame rate solido anche nelle sequenze più impegnative. Ma è su Xbox One X che Gears 5 da il meglio di sé stesso con una risoluzione che va dai 2160p ai 1584p a 60 frame decisamente solidi. Secondo l’analisi di Digital Foundry, i personaggi di Gears 5 hanno circa il 50% di poligoni in più di quelli del predecessore, regalando alla nostra vista molti più dettagli sopratutto nelle cutscene che si dimostrano essere veramente una gioia per gli occhi. 
Il gioco, tra l’altro, non è semplicemente ben fatto, ma è veramente bello da vedere grazie anche la scelta dei colori accesi utilizzati per dipingere gli scenari e al grande utilizzo delle luci, la rivoluzione della saga di Gears of War passa anche tra questi dettagli che rendono il titolo non solo più apprezzabile rispetto ai precedenti ma semplicemente diverso, nuovo.
Anche la realizzazione sonora è di buonissima fattura, sia per quanto riguarda gli effetti ambientali che per la score dall’effetto decisamente notabile. 
Per quanto riguarda il doppiaggio e le doti attoriali, Laura Bailey e John DiMaggio nella versione originale si dimostrano una vera e propria sicurezza, mentre l’adattamento nella lingua italiana si dimostra ben fatto.

Riprendendo, infine, la premessa fatta all’inizio dell’articolo: sì, The Coalition è riuscita a regalarci un piccolo diamante videoludico, ma il lavoro non è finito qui. Gli sviluppatori dovranno, infatti, smussare ancora di più gli angoli e sfruttare a pieno regime la prossima generazione videoludica per dare una conclusione con il botto alla seconda trilogia di un universo espanso che ha un’enormità di cose da raccontare. Il destino di Sera, dunque, è per l’ennesima volta nelle mani della Coalizione.

Pro Contro
  • Riesce a innovare il brand senza sacrificarne le fondamenta 
  • Storia avvincente, per tutti gli amanti di Gears
  • Tecnicamente mostruoso
  • Tanti contenuti da giocare
  • Narrazione un po’ lenta nella parte centrale
  • I soliti problemi di connettività di Gears
  • Personalizzazione online confusa e legata alle microtransizioni