WolfensteinQuando nacque William Joseph Blazkowicz nel lontano 1992, nessuno si sarebbe aspettato che invecchiasse così bene, nonostante i quasi cinque lustri; tuttavia l’epopea del gemello di Doomguy si evolverà quasi seguendo il nostro periodo storico, pur restando ancorato alla propria identità. Con ancora la produzione solida a condurre per mano la serie, con Bethesda Softworks a tenere il timone nel ruolo di publisher, MachineGames ha sancito un sodalizio con Arkane Studios, dando vita ad un seguito particolare che cambia le carte in tavola. Wolfenstein: Youngblood potrebbe apparire una sorta di spin-off, un binario alternativo che riprende le vicende degli scorsi episodi, ma che devia verso la modernità degli eventi, compresi gli inediti personaggi e protagonisti. Attenzione però, non bisogna scambiare questo nuovo titolo come un capitolo a parte, facente parte di quella categoria riempitiva di una serie. Wolfenstein: Youngblood è la naturale evoluzione di un percorso nato decine di anni fa, giunto al culmine di un’esperienza maturata nel corso del tempo.

Wolfenstein
Un nuovo inizio?

Nati per uccidere nazisti!

Il concept di Wolfenstein fu chiaro fin da subito: districarsi in una serie di livelli, come parte integrante di un piccolo labirinto, rappresentava l’unica via che consentiva al videogiocatore di far sfoggio delle proprie abilità al fine di raggiungere un’ipotetica via d’uscita. Con id Software alle prese con le prime tecniche avanzate di programmazione, B.J. Blazkowicz nacque per dare la caccia ai nazisti e seguire ciò che la Wehrmacht per poco non attuò prima della fine del secondo conflitto mondiale: uccidere Hitler attraverso un piano che mirava a distruggere le fondamenta stesse della Germania nazista. Certo, i presupposti potevano creare qualche problema dal punto di vista sociale, con qualche denuncia popolare a minarne il successo, ma col passare degli anni Wolfenstein è diventato il capostipite di ciò che oggi ricordiamo come First Person Shooter.

Wolfenstein
E’ passato ormai del tempo dall’ultima volta…

L’eroe incarnato da B.J. è ciò che, metaforicamente, il mondo ha sempre cercato e proprio per questo motivo, dopo le varie peripezie della spia muscolosa americana, giungiamo ad un corso degli eventi tutt’altro che realistico. Le vicende vengono traslate in un universo parallelo, verso quella realtà distopica dettata dal regime nazista e la sua vittoria nel conflitto contro gli Alleati. Esperimenti, cinismo, robotica ed eventi sociopolitici alimentano il nuovo corso di Wolfenstein, tra design di armi avanzate e prototipi di villain da non far rimpiangere i vecchi nemici storici. Wolfenstein avrà ancora il destino di far parlare di sé, anche perché gli anni scorrono inesorabili e c’è bisogno sempre di una certa dose di modernità, senza rinunciare al passato e a quella dose di adrenalina come fonte di retaggio.

Il mondo non è mai stato come lo volevamo…

Blazkowicz dove sei?

Wolfenstein: Youngblood prosegue la linea temporale del suo predecessore, spostando la clessidra a vent’anni dopo le vicende narrate in The New Colossus. Blazkowicz, reduce dalla promessa fatta ad Anya, si ritira in Texas, assumendo il doppio ruolo di marito e buon padre di famiglia. Difatti, al fianco di un invecchiato eroe ci saranno le sue due figlie (gemelle) a tenergli alto il morale. Proprio per ricordare gli eventi infausti e la vittoria con la ribellione, le due adolescenti vengono iniziate all’arte del combattimento, ciascuna con il proprio mentore.

L’età avanza, ma le cicatrici restano…

La vita scorre tranquillamente nella famiglia Blazkowicz, ma la scena si sposta un anno dopo, quando lo stesso B.J., a causa di una missione speciale, scomparirà senza lasciare traccia. Il sangue che scorre nelle vene di Jess e Soph ricorderà quello di loro padre e con un po’ di sregolatezza adolescenziale e il giusto arsenale, le due gemelline giungono nelle catacombe di Neo Parigi, dove l’ultima traccia di Blazko risulta proprio in quel cumulo di macerie. La Francia risulta sotto il controllo dei nazisti, con la resistenza rintanata nelle profondità della necropoli, mentre pianifica la sua liberazione. Proprio qui si conosce l’ipotetica posizione dell’eroe scomparso: una struttura segreta nota come Lab X. Per conoscere la corretta ubicazione del complesso, le due gemelle dovranno sabotare i tre sistemi di accesso, denominati Brother. A causa dell’elevato sistema di sorveglianza, Jess e Soph dovranno collaborare strettamente per riuscire nell’impresa e cercare di ritrovare Blazko, ma il compito si rivelerà tutt’altro che semplice.

La vita familiare non è poi così rilassante rispetto al passato…

Doppio colpo!

Jess e Soph non sono le uniche gemelle presenti su Wolfenstein: Younglood. La loro controparte tecnica è formata rispettivamente da MachineGames e Arkane Studios, sigillando un patto col diavolo per dar vita all’azione più estrema vista su Wolfenstein. A dare maggiore verve al titolo, oltre alla solita adrenalina e gunplay che si rivela ogni volta più sollazzante, ci pensano i creatori di Dishonored (sempre con il comune denominatore Bethesda). La fusione di entrambe le esperienze hanno elevato qualitativamente la saga, aggiungendo alcune sopraffine e gradite innovazioni. Grazie ad una inedita verticalità, le mappe di Neo Parigi si snodano attraverso grandi porzioni rappresentate dalle zone dei Brothers. In queste sezioni, oltre a procedere con la trama principale, sarà possibile la libera esplorazione, nonché il conseguimento di obbiettivi secondari specificati via radio mentre ci addentriamo nei vari cunicoli.

Wolfenstein
Nonostante la grandezza delle mappe, gli obbiettivi saranno sempre visibili, così come il loro raggiungimento.

Tuttavia, nelle catacombe sarà possibile accettare varie missioni alternative che faranno partire una serie di linee narrative a sé stanti, sempre contestualizzate. Il modello vecchio stile funziona, con side quest risolte in poco tempo che faranno partire il successivo obbiettivo, specificato sempre dal personaggio non giocante presente nell’hub (catacombe). L’immersività delle mappe è pressoché totale, invogliando il giocatore a scegliere differenti approcci sulla base della mappa selezionata. Si potrà optare per il classico combattimento frontale, con annesso allarme e guardie in rinforzo, oppure utilizzare il sistema ibrido, ossia sfruttare la mappa a proprio vantaggio per eliminare le guardie in maniera silenziosa, cooperando con il proprio compagno di squadra. La verticalità aggiunge quel tocco di modernità e stuzzica il videogiocatore a muoversi su più livelli in maniera dinamica.

Bisogna ricordarsi che la cooperazione è fondamentale per riuscire a cavarsela in ogni situazione…

Buon sangue non mente

Sfruttando l’ormai rodato idTech 5, engine proprietario di id Software, il cui utilizzo risiede proprio nel capito precedente di Wolfenstein e su Dishonored 2, i due gemelli creativi hanno potuto unire le forze su qualcosa che già hanno potuto utilizzare in passato. In questo modo, anche il gameplay ha subito un piccolo cambiamento, così come la struttura di gioco. In particolare, l’evoluzione del personaggio basata su livelli, consente alle due sorelle di ottenere dei punti abilità che innescano particolari condizioni sul rispettivo albero.

Aumentando il livello del personaggio, potremo sbloccare abilità particolari e sempre più utili.

Entrambe sono dotate di armature potenziate, ma le loro abilità si equivalgono. All’inizio dell’avventura verrà anche imposto il giocatore di impersonare. Non cambia nulla a livello di difficoltà o abilità particolari: entrambe hanno il medesimo albero evolutivo. Così come alcune caratteristiche estetiche serviranno solo per personalizzare il proprio personaggio. Sulla base della cooperazione, è bene ricordare che nelle fasi iniziali è meglio differenziare, soprattutto se si decide di intraprendere l’esperienza in compagnia di un altro giocatore. Il comparto multiplayer si concentra soprattutto sull’intera campagna, consentendo a due giocatori di condividere lo stesso scenario da portare a termine. Questa particolarità ci farà giocare l’intera campagna coadiuvati da un amico, scegliendo la strategia migliore e coordinarsi per gli attacchi a sorpresa. Per ottenere questo vantaggio, vi sono differenti modalità di ospitare le partite, impostando la sessione aperta a chiunque, oppure su invito, nonché blindando la campagna in modalità solitaria e godendo solo dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Su Wolfenstein: Youngblood le vite sono condivise, ci sono due metodi per ritornare dalla morte: rianimare il compagno bisognoso o spendere una vita condivisa.

Completando missioni e obbiettivi secondari, oltre all’esperienza verremo ricompensati con la moneta virtuale, utilizzabile per migliorare l’arsenale a disposizione e acquistare consumabili. L’estetica delle armi a disposizione risulta davvero notevole, così come da tradizione, e la personalizzazione risulta semplice quanto efficace. Si passa, ad esempio, dal classico Sturmgewehr equipaggiato con mirino di precisione, al caricatore a tamburo che ne aumenta le statistiche sui danni. Ciascuna miglioria modificherà radicalmente le statistiche dell’arma, optando per un approccio a lunga distanza o conflitti a fuoco più ravvicinati. Invero, la tipologia di armi non è tantissima, tuttavia si può contare in una potenza di fuoco notevole.

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I potenziamenti delle armi consentiranno di variare le rispettive statistiche, influendo nell’approccio di combattimento.

Un balzo nel futuro

Da un punto di vista visivo siamo sui livelli di Wolfenstein II: The New Colossus, condividendo lo stesso motore grafico. Le mappe di gioco risultano molto dettagliate e con un level design che poche volte ci ha lasciato interdetti, facendoci bloccare in piccoli spazi senza possibilità di uscita. Tuttavia, la verticalità ha aggiunto un valore considerevole nella produzione, ricordandoci i doppi salti effettuati su DOOM e la struttura che vagamente riporta a quella determinata situazione. Il punto deficitario è senza dubbio rappresentato dal comparto narrativo, dove la trama risulta solo il pretesto per il completamento delle missioni. Una trama troppo banale e lineare (compreso un vero villain non pervenuto) non eleverà certamente la storyline precedente, ma è indubbio che ci troviamo di fronte a un titolo differente, che getta le basi per il futuro (magari con Wolfenstein III).

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Attraverso le catacombe di Neo Parigi e la metropolitana, potremo spostarci da una mappa all’altra e completare le varie missioni impartiteci.

Nonostante gli ambienti siano esplorabili nella totalità dell’ampiezza, fermo restando alcune aree ed edifici inaccessibili, artisticamente ricordano pochissimo gli anni ’80, eccezion fatta per i vari cabinati sparsi in alcune porzioni di mappa, compreso il buon vecchio Wolfenstein 3D giocabile, utilizzato come bellissimo passatempo. Anche dal punto di vista tecnico il titolo presenta qualche sbavatura di troppo, anche a livello strutturale. Le missioni principali dei Brothers si concentrano soprattutto su lunghi tunnel da superare, ciascuno col proprio approccio. Perire in una fase avanzata consentirà al giocatore di perdere alcune ore, riportando le due gemelline all’inizio del percorso. Una punizione che potrebbe ricordare vagamente i primi Cala la Notte di Destiny. Una difficoltà non di poco conto, considerando una intelligenza artificiale amica che può trasformarsi in una lama a doppio taglio (qualche volta ci ha lasciato morire inspiegabilmente senza pietà). Sarebbe meglio concentrarsi inizialmente sulle meccaniche in giocatore singolo, per poi completare l’intera campagna in co-op. In aggiunta, una volta ritornati al precedente checkpoint, si potrà optare anche per una corsa forsennata fino al prossimo step. In talune situazioni analoghe, abbiamo riscontrato sempre in modalità single player, che la nostra sorella trovandosi lontano da noi si teletrasportasse per aiutarci ad andare avanti col percorso. Ad ogni modo, al netto di questi glitch, la longevità per portare a termine tutta la campagna principale resta soggettiva, basandosi comunque in media su 15 ore, dedicandosi poi al completamento di missioni secondarie (rigiocando gli stessi scenari) oppure collezionando i vari oggetti ritrovati.

Wolfenstein
Tra le varie sessioni, potremo vivere alcuni momenti ironici tra le due sorelle.

Nonostante il prezzo del titolo giochi a suo favore, una delle novità più apprezzate è stata senza dubbio il Buddy Pass. Attraverso questo sistema, potremo invitare amici nella nostra lista a giocare insieme a noi, pur non avendo acquistato il gioco. Al nostro aiutante basterà scaricare la versione di prova di Wolfenstein: Youngblood ed essere invitato in partita da chi ha acquistato la versione Deluxe Edition. Questa feature rappresenta un ulteriore passo nel futuro, orientato alla modalità multiplayer cooperativa, esperimento già intravisto con buoni riscontri su A Way Out. Nonostante l’assenza di Blazko, le due gemelle hanno il carisma giusto, compresa la strafottenza, per reggere da sole il peso di Wolfenstein. Chissà, molto probabilmente le rivedremo presto sotto altre vesti, con il ritorno di B.J. senz’altro in grande stile.

Pro Contro
  • Gameplay solido e divertente
  • Ottima componente cooperativa
  • Level design degno di nota
  • Feature interessante con Buddy Pass
  • Buona rigiocabilità
  • Comparto narrativo anonimo
  • Poca varietà di nemici e boss
  • Intelligenza artificiale da migliorare
  • Tecnicamente non esente da difetti, bug e glitch
Conclusione
Wolfenstein: Youngblood
8.0
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.