The Sinking CityE’ innegabile quanto l’immaginario collettivo sia stato influenzato dalle opere immaginarie di autori del calibro di H. P. Lovecraft ed Edgar Allan Poe. Due stili differenti, ma che al contempo hanno alimentato le fantasie di ulteriori scrittori e sfere culturali differenti. Oltre a prodotti diametralmente divergenti, miti e leggende si fondono per dar vita a qualcosa che possa districarsi nella realtà, camuffando quello che di fatto sembra essere solo un mero pretesto paranormale. Strane creature che riecheggiano nell’oscurità, contornate da profezie e cataclismi sulla fine del mondo, sono solo una parte di quello strano mondo che Lovecraft ha prodotto come lascito, segno che la società può essere facilmente manipolata con la letteratura. Seguendo la coltre di mistero legato all’occulto, anche i ragazzi di Frogwares decidono di concedere al videogiocatore una discesa negli inferi, dove la vecchia Città dei Mostri viene rievocata sotto forma di una tentacolare comunità come The Sinking City.

The Sinking City
Pronti ad affrontare l’orrore?

Ho visto oscuri universi spalancarsi

Citare Poe e Lovecraft risulta pressoché imprescindibile, vista la necessità. Prendere in esame Vincent Price nei panni di Charles Dexter Ward significa invece intraprendere una strada diversa, percorribile solo da chi cerca citazioni letterarie in qualcosa di più tangibile e visiva. D’altronde Lovecraft ha il merito di aver ottenebrato la mente dei suoi lettori escogitando un espediente di successo, riecheggiando nei tempi a venire. L’enigma del pseudobiblium, incarnato nel libro rivestito di pelle umana e scritto col sangue ha scatenato una serie di visioni e fascino verso il mondo misterioso. Anche la sfera cinematografica ha preferito il ruolo di mistificatore, riprendendo in molteplici occasioni il tema introdotto da Lovecraft e donandolo allo spettatore.

The Sinking City
I ricordi rappresentano la parte oscura del protagonista.

Il Necronomicon è stato suo malgrado l’artefice di una conoscenza, amplificando il senso della realtà verso qualcosa che non è mai esistito. Il mondo descritto nella forma letteraria è l’esatta essenza di ciò che lo scrittore vuol infondere al proprio lettore, non solo facendogli immaginare il senso delle parole, ma inculcandogli un universo parallelo colmo di una genesi precisa, contestualizzata ad eventi reali. Il risultato, seppur macabro e psicologico, ebbe la stessa rilevanza di un attacco alieno narrato alla radio alla fine degli anni ’30, così si è constatato che l’isteria di massa è ben manipolabile attraverso un’opera. Il mercato videoludico non attese di certo l’avvento di un nuovo scrittore, ma sfruttò proprio quel mondo ben delineato, come base narrativa per un nuovo genere, come paradigma per incutere terrore nel videogiocatore. Alone in the Dark è forse l’esempio più remoto che l’industria videoludica potesse omaggiare, capace di creare una fusione tra il genere investigativo e la classica avventura grafica, senza rinunciare ad un’ambientazione terrificante. I racconti sui Grandi Antichi, remoti creatori del mondo, furono ripresi successivamente sotto una nuova veste e, tramite Bethesda, Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth conobbe una nuova luce, emergendo dagli abissi e innescando l’orrore nella città di Innsmouth.

The Sinking City
Strane creature…

Giochi da tavolo del calibro di Arkham Horror e film indipendenti della portata di Dagon, inneggiarono ai Miti e al culto di Cthulhu, proprio come l’ultimo arrivato (omonimo) Call of Chtulhu di Cyanide ci porta sui binari della follia. Sia quest’ultimo titolo che The Sinking City attingono a piene mani dal materiale offertoci da Lovecraft, ma entrambi rappresentano i gemelli del destino così distanti tra loro.

The Sinking City
Stiamo quasi per attraccare al porto di Oakmont.

Dove neri pianeti ruotano senza meta

Charles Reed è un sommozzatore professionista, veterano e reduce dalla Prima Guerra Mondiale, sotto il comando degli Stati Uniti. Una volta terminato il servizio militare, dedica la sua vita ad aiutare gli altri come detective privato. Il suo passato costellato da atrocità per mano della guerra gli fa rivivere delle visioni inspiegabili, apparentemente innocue. D’un tratto, Johannes van der Berg gli affiderà l’arduo compito di recarsi in una cittadina del Massachusetts per investigare su strani eventi che affliggono la città. Secondo l’uomo, le visioni che attanagliano Reed hanno molto in comune su quanto accade a Oakmont e ai suoi abitanti.

The Sinking City
Che dire, proprio una ridente cittadina…

Reed, dapprima riluttante, accetta il caso, consapevole dell’opportunità di ricevere risposte al suo squilibrio mentale. Una volta arrivato nella strana cittadina, scoprirà che non tutto è spiegabile secondo la regola donata da sillogismi, ma indizi e sospetti rappresenteranno una chiave fondamentale per risolvere il mistero che si cela a Oakmont, tenendo a mente che alcune scelte effettuate rappresenteranno un cambiamento radicale per le sorti della città.

The Sinking City
A volte utilizzare poteri paranormali è l’unica via…

Dove ruotano nell’orrore invisibile

In precedenza avevamo accennato al recente titolo sviluppato da Cyanide e sebbene The Sinking City abbia come comune denominatore Lovecraft, le due produzioni rappresentano l’antitesi reciproca. Frogwares non è certamente nuova con adattamenti letterari e la serie dedicata a Sherlock Holmes non ha bisogno di presentazioni. Da un punto di vista narrativo, l’epopea dedicata all’investigatore più famoso, nato dalla penna di Sir Conan Doyle, incarna pienamente lo spirito omonimo. Nonostante i tre anni a disposizione per lo sviluppo, The Sinking City sembra ripercorrere lo stesso concetto dei precedenti titoli citati, in un contesto differente.

The Sinking City
Analizzare l’arma del delitto è sempre un buon inizio.

Alcune meccaniche rievocano lo spirito e l’azzeccata fantasia delle avventure che ogni bambino ha sempre sognato e desiderato. Assimilando paranormale e orrore derivato dall’esplorazione di ogni singolo vicolo, ci si rende conto che The Sinking City ha una sua identità e nella prima parte riesce quasi nell’intento di mostrare qualcosa di diverso dalle odierne avventure grafiche. Il titolo non incarna il solito binario dei walking simulator, con chiaro riferimento al quel Prospero intravisto in The Vanishing of Ethan Carter, ma eleva il concetto della vecchia avventura con l’innesto di un gameplay più moderno. Oakmont non è un tunnel da affrontare, ma una vera mappa open world da esplorare. Per la gioia del videogiocatore, appassionato del genere, sarà un vero diletto percorrere le vie e i luoghi rappresentati su mappa, il tutto intervallato da un ciclo giorno/notte e modificatori ambientali che esaltano la bellezza della città.

The Sinking City
L’alba dona una sensazione di pace, peccato non duri a lungo…

Privi di consapevolezza, splendore o nome

Nessuna torre da scalare per identificare punti di interesse, oppure stratagemmi particolari per l’esplorazione semplificata. The Sinking City fin da subito pone le proprie regole. Siamo degli investigatori, nati per risolvere circostanze. Non appena il porto di Oakmont fa la sua iniziale comparsa, strani individui ci affidano un caso di omicidio. Alla prima esperienza sapremo come comportarci solo dopo svariati tentativi. Il modus operandi è sempre lo stesso: l’indizio ci indica dove avviare le indagini su un punto preciso della mappa e l’azione successiva spetterà a noi. Proprio come Prospero o, se vogliamo, Cooper nella ridente Twin Peaks, potremo far uso delle nostre abilità paranormali per risolvere ogni situazione. Il nostro occhio interiore ci fornirà le capacità necessarie alla risoluzione di enigmi in svariati modi, dove la sorpresa non sarà rivelata; tuttavia bisognerà sfruttare il cosiddetto Palazzo Mentale per riordinare le idee e procedere con le verifiche.

The Sinking City
Qualcuno ci indica sempre la soluzione…

Risulta altresì interessante utilizzare quest’ultima capacità di Reed per sbrogliare una matassa di enigmi, ma per usufruire di tale espediente sarà necessario fare un buon utilizzo di Sanità Mentale. Utilizzarne troppa renderà il nostro detective più vulnerabile alle influenze paranormali. Man mano che vecchi manufatti riemergeranno dall’oscurità e antichi culti saranno nuovamente ricordati, la narrazione volgerà alla fine, proprio come la lettura di un libro sancirà il termine del tomo, senza aver prima trascorso meno di venti ore (il cui tempo aggiuntivo sarà coadiuvato dalle svariate side quests).

The Sinking City
Una bella camera d’albergo, non c’è che dire.

La fine è vicina

Aver ricordato i giochi di ruolo e le letture ormai trascorse, The Sinking City porta con sé l’enorme fardello di far provare sul videogiocatore l’essenza stessa della paura, attraverso gli orrori psicologici e la precaria sanità mentale messa alla prova sul protagonista. Il sistema open world ormai è ben rodato anche su questa tipologia di esperienza, dove lo stesso The Vanishing of Ethan Carter (dal quale eredita anche alcune meccaniche) o Firewatch mostrano i muscoli non conducendo per mano il videogiocatore. Lo stesso sistema viene adottato su The Sinking City, dove la mappa non presenterà alcun aiuto, ma saranno gli indizi a farci capire dove andare e orientarsi nella città sarà dopotutto agevole.

The Sinking City
Gli indizi rappresentano la chiave per la conclusione di un caso.

La dimensione di Oakmont non è molto ampia, complice anche passaggi ostruiti dall’Inondazione dove sarà necessario spostarsi con barche a motore, però la vera particolarità è quella di avere a disposizione un vero e proprio stradario alla stregua di Scottland Yard (boardgame). Poter osservare il tramonto o l’alba mentre ci si trova in un punto preciso, oppure ascoltare il ticchettio della pioggia è un’occasione affascinante che però dura pochi attimi.

The Sinking City
La mappa rappresenta un vero e proprio stradario. Occhio alle strade infestate!

La più antica e potente emozione umana è la paura

The Sinking City è un titolo che accomuna molti generi, ma il più vicino è rappresentato da un gioco da tavolo: Arkham Horror. Vi è una città da esplorare, con luoghi che si rifanno esattamente al concetto espresso nel boardgame, mostri che gironzolano nei vicoli oscuri e alcune meccaniche appropriate, come la consultazione degli archivi per ottenere informazioni. Tutto però si basa su un concetto ripetitivo e su binari. Dopo il primo caso, l’esperienza acquisita comincia a prendere il sopravvento e quella sensazione di novità scompare in una coltre di fumo. 

The Sinking City
Simpatica la personalizzazione estetica di Reed, modificandone gli indumenti.

L’area investigativa assume una nuova forma e ben presto strane creature provenienti dalle viscere della terra ci condurranno inesorabilmente verso lo scontro fisico, indebolendo sia la nostra sanità mentale che resistenza. Essendo concepito come un investigativo a stampo ruolistico, le varie abilità del personaggio verranno apprese in base alla quantità di esperienza accumulata in esplorazione, risoluzione di casi o eliminazione di creature, dando a Reed ulteriori vantaggi per proseguire la sua avventura. Peccato però che il gunplay non risulti ben amalgamato con il contesto, ritrovandosi un sistema legnoso e che poco incide sulla reale esperienza globale del titolo. L’investigativo muta forma in una concezione survivor, dove il crafting di munizioni (per le poche armi a disposizione) e la gestione oculata delle risorse richiederà un differente approccio per risolvere situazioni. Azioni concitate richiedono troppo tempo per una decisione, così come passare dalle poche armi a disposizione per eliminare in fretta un nemico che si fionda a grande velocità verso di noi.

The Sinking City
Viscidi mostri striscianti nell’oscurità!

Inesorabilmente gli abissi si avvicinano e se il gunplay tentenna, l’aspetto tecnico lo fa sprofondare ancora di più in un’Altra Dimensione. Visivamente Oakmont è ben ispirata, ma ben lontana da incutere ansia od opprimere il giocatore di quella sensazione di pericolo. La città è vuota, proprio nella personalità. I pochi NPC vagano nella nebbia, disperati, senza uno scopo. Possiamo solo parlare e interagire con alcuni di loro, se parti integranti di un caso e contesto, così come l’interazione ambientale non è pervenuta. Una città sì morente, ma sotto tutti i punti di vista, con glitch e bug grafici che minano l’intera esperienza immersiva, dove anche il più insignificante personaggio compare e scompare senza motivo. Modelli poligonali a parte, di qualità non proprio alta, il vero problema è rappresentato dal tearing, ossia la presenza di un artefatto generato da immagini avente differente velocità di aggiornamento visivo. Il titolo, testato su una Xbox One X, soffre di cali di frame evidenti per tutta la durata, accentuando proprio l’effetto accennato (non potendo neppure impostare il v-sync su console). Dulcis in fundo, oltre ai tediosi caricamenti biblici, vi sono texture approssimative in molti frangenti, nonché il rispettivo effetto pop-up dovuto al loading ritardato di queste ultime, con una profondità di campo alquanto limitata.

The Sinking City
Qualche problema tecnico di troppo fa svanire la magia…

Oltre ad un riciclo di assets sia per quanto riguarda gli interni che nei modelli, causandone l’effetto déjà-vù, anche gli intermezzi realizzati con motore di gioco sono compressi, accentuando ulteriormente la presenza di artefatti che caratterizzano il classico dithering. Nonostante titoli come Sherlock Holmes (con annessa personalizzazione estetica del personaggio), Frogwares è caduta sotto i colpi dei Grandi Antichi, offrendo in sacrificio The Sinking City a Dagon, visto che la Maschera di Innsmouth questa volta non ha risparmiato nessuno e i tentacoli hanno trascinato nell’abisso anche i puri di cuore.

PRO CONTRO
  • Avventura grafica in chiave di lettura lovecraftiana
  • Atmosfera evocativa
  • Buona rigiocabilità
  • Interessanti meccaniche investigative…
  • … ma mal sfruttate
  • Enormi problemi tecnici
  • Ripetitività dietro l’angolo
  • Comparto narrativo poco incisivo
  • Intelligenza artificiale da rivedere

Conclusione
The Sinking City
6.5
Articolo precedenteBattlefield V: disponibile il nuovo update di Giugno per il quarto capitolo di Tides of War
Prossimo articoloRitorna THE C64
Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.