Si può dire tranquillamente che potevamo aspettarci tutto da Gearbox, meno un DLC gratuito sviluppato per un titolo uscito 7 anni fa (quasi). Eppure, la dedizione dei dev nei confronti della loro creatura si manifesta ancora una volta, con il rilascio di un contenuto, gratuito, per un titolo che ha goduto di notevole supporto nei primi anni di vita.
Borderlands 2 non poteva che essere la scelta ideale per creare un raccordo con il terzo capitolo. Niente prologhi o DLC standalone, sinossi o leak: le parti mancanti vengono tutte consegnate nelle mani del giocatore gratuitamente come aggiornamento.
E la novità non è finita, perché il gioco dà la possibilità di valicare lo storico level cap, fissato a 72 con 8 livelli “virtuali” (ora fissato ad 80, con op level che arrivano a 10, portando, di fatto, il personaggio al livello 90), i cosiddetti overpowered level, introduce nuovi oggetti, nuovi personaggi e, assieme, volti che abbiamo conosciuto, e amato, creati in collaborazione con la compianta Telltale Games ma anche nuove, ed enormi, zone inedite, un nuovo boss da raid e nuovi nemici che non attendono altro di farsi sparare in faccia dal Cacciatore della Cripta.
Commander Lilith and the Fight For Sanctuary è il vero finale di Borderlands 2 e vediamo com’è.

È facile dimenticarsi di guardarsi alle spalle…

Al netto di ben nove DLC rilasciati, Gearbox si rivela essere una fucina di idee. La struttura del gioco rimane immutata e il nostro ritorno su Borderlands 2 comincia là dove avevamo interrotto la storia principale, a Sanctuary, la città mineraria volante, unica roccaforte dei Crimson Raider, corpo armato nato dalle ceneri dei Lance per contrastare l’ascesa della corporazione Hyperion. Sanctuary viene violata da Hector e le forze di New Pandora: una divisione militare della Dahl trasferita su Pandora e lasciata a se stessa. Il filo conduttore del DLC è il “gas paradiso“, una tossina in grado di mutare gli esseri viventi in una sorta di schiavi vegetali.

Se pensate che i toni irriverenti e sopra le righe del vecchio Borderlands abbiano ceduto il passo ad un’atmosfera più cupa e seriosa non avete sbagliato di troppo. Giocando al Pre-Sequel si ha la stessa sensazione ma Gearbox riesce ancora una volta a mantenere quella vena di follia e nonsense che contraddistingue la saga e riesce a integrarla in maniera egregia ancora una volta.
Se ci si trovasse davanti qualsiasi altro gioco, storceremmo il naso davanti ad una vicinanza grottesca di battute irriverenti con assalti paramilitari, eppure in Borderlands accettiamo questo patto con Gearbox e non possiamo fare altro che trovare il tutto incredibilmente divertente ancora una volta.

Merita una menzione d’onore il fatto che Hector, il villain, non viene modellato per essere un “nuovo Jack il Bello”; non intende ricalcarne la personalità per imitarla. Jack il Bello è la colonna portante della serie e infatti, regge da solo con il suo carisma tutto Borderlands 2, Borderlands The Pre-Sequel e buona parte dei Tales From the Borderlands, in cui appare come coscienza digitale.
Hector ha una sua individualità e un suo carattere. Probabilmente non emergono in maniera così marcata in poche ore di contenuto ma si percepisce chiaramente la differenza nella sua scrittura, pur avendo alcuni punti in comune con il villain principale di Borderlands 2.

Hector è un villain molto impostato. Non è esente dai soliti tratti ironici e irriverenti ma mantiene quella compostezza e marzialità militare che non lo rendono né troppo simile a Jack né troppo simile ad un più svogliato e capriccioso Knoxx

I personaggi non perdono smalto, confermando la genialità degli sceneggiatori e dei dialoghisti, che ogni volta trovano il modo perfetto per declinare le loro personalità.
Abbiamo tra le mani un prodotto in cui i personaggi cambiano, modificano le loro relazioni ma rimangono sempre se stessi, fatto non ininfluente e indice di attenzione e dedizione.
Il prodotto ha ricevuto cura doverosa, e si nota: vengono considerati gli eventi di Tales from the Borderlands come rilevanti e non vengono procrastinati a Borderlands 3. Lo dimostrano le side quest e la presenza di Vaughn, l’ex statista della Hyperion ora divenuto un bandito a tutti gli effetti.

Ci troviamo davanti ad un collegamento narrativo di ineccepibile qualità, che consegna nelle mani del giocatore un corredo di vicende semplici ma appaganti. Ne possono trarre vantaggio sia gli utenti casual sia i giocatori più hardcore, che troveranno soddisfazione nel riconoscere tutti i dettagli e i particolari presenti.
Il tutto accompagna in maniera rassicurante il giocatore verso l’uscita di Borderlands 3.

Giocare sporco

L’impatto con il gioco è assimilabile alla terapia d’urto. Verosimilmente, avrete a disposizione un personaggio al livello 72, con gli eventuali 8 livelli overpowered, pronto per essere utilizzato per vivere l’ultima avventura di Borderlands 2. Ebbene, considerarsi eccessivamente forti può portare alla morte certa, in questo particolare DLC. In modalità Ultimate i nemici danno filo da torcere e Commander Lilith è tutto meno che una passaggiata nelle nuove aree.

I corpi speciali di New Pandora sono equipaggiati con armi E-Tech, una tecnologia che i giocatori di Borderlands conoscono molto bene. Ciò ha perfettamente senso: New Pandora è una divisione di truppe scelte e altamente addestrate e ha senso che posseggano equipaggiamento di qualità superiore rispetto all’ingegnere Hyperion o il bandito cannibale del deserto.
Per godere al meglio l’esperienza narrativa, è consigliabile affrontare l’espansione gratuita con un personaggio di livello basso.
I combattimenti si alternano fra zone anguste e campo aperto, in piena coerenza con lo stile della serie. Come sempre, ci troviamo davanti ad un quadro molto vario anche se non particolarmente ispirato dal punto di vista artistico.
Nonostante vi sia piena coerenza, l’accostamento tra la lussureggiante vegetazione del gas paradiso e l’arida Pandora non risulta pienamente convincente.
Se possiamo trovare soddisfacente il relitto della stazione Helios, non si può dire che le altre zone presentino la stessa verve. Si riconosce, di fondo, che possiedono stile e unicità ma mancano un po’ di mordente.

È più suggestiva la natura che prende il sopravvento sulla tecnoogia della Helios, piuttosto che la crescita di rampicanti nel deserto

In sostanza, ogni ambiente chiuso del DLC presenta una sua coerenza e senso d’essere. Le mappe troppo lineari posseggono punti di viaggio rapido collocati ad hoc e sono modellate in maniera tale da risultare piacevoli da attraversare. 
Le mappe open, di contro, sono solo un ostacolo che si frappone fra il giocatore e l’obiettivo o la prossima area. Purtroppo, non c’è nulla di davvero interessante o memorabile in zone come Dahl Abandon, ad esempio. 
Tuttavia, si deve considerare che tutto ciò proviene comunque da un prodotto distribuito gratuitamente e la mole di contenuti surclassa contenuti a pagamento precedentemente distribuiti noti come Headhunter.
Infine, siccome a Gearbox piace fare le cose in grande, abbiamo il nuovo raid. Haderax è un vero e proprio raid boss con la sua pool di oggetti tutta da droppare e una nuova gimmick per affrontarlo.

A proposito di Raid

Il nuovo raid introdotto da Gearbox strizza l’occhio a quelli che abbiamo imparato a conoscere giocando a Destiny: Haderax deve essere affrontato in maniera precisa e non è più sufficiente sparare e basta per vincere. Il boss è in grado di rigenerare la propria salute, oltre a possedere un set di attacchi che possono mettere in seria difficoltà un giocatore impreparato o non propriamente equipaggiato.

Come tutti i raid di questo tipo, una volta imparate le meccaniche per affrontarlo, Haderax risulta uno dei boss più semplici da uccidere: possiede due punti deboli, uno sulla schiena e uno dentro le fauci, vulnerabili agli attacchi dei Cacciatori della Cripta. 
Colpirlo in qualsiasi altro posto gli arrecherà danno ma mai abbastanza per ucciderlo, a causa della sua notevole capacità di rigenerare salute. Se si infliggono danni sufficienti alla schiena, Haderax si accascia a terra, rivelando il punto debole nascosto dalle sue mandibole.
Colpire questo weak spot è l’unico modo per ucciderlo ma ad una condizione: bisogna dargli il colpo di grazia prima che si rialzi, pena la rigenerazione totale della salute.
Se si possiede la combinazione di oggetti effervescent Toothpick – Retainer – Colluttorio, lo scontro si rivela ancora più semplice, dato che garantiscono bonus notevoli al movimento, danni e altezza del salto, oltre che una significativa resistenza ai suoi attacchi.
In sostanza, per abbattere Haderax serve il giusto DPS e, ovviamente, serve conoscere il meccanismo per ucciderlo. Niente di più, niente di meno. I primi passi verso raid veramente complessi si intravedono ma la potenza dei personaggi gioca un ruolo ancora troppo determinante.

Haderax è divertente da affrontare a causa della sua mobilità e risulta impegnativo nei primi tentativi ma, come tutti i raid con gimmick e passaggi prestabiliti, soffre della caratteristica congenita di risultare sempre meno appagante ogni volta che si affronta di nuovo.

Oggettistica

L’elemento portante di Borderlands sono gli oggetti. Ebbene, Gearbox non manca di rilasciarne di nuovi. Oltre a nuovi oggetti leggendari, viene introdotta la nuova rarità Effervescent che si manifesta con i colori dell’arcobaleno. Nonostante l’aspetto grazioso, questi nuovi oggetti nascondono una potenza distruttiva notevole e recuperano feature che erano passate in sordina con il procedere degli anni. Molti di questi oggetti, se equipaggiati assieme, ottengono effetti aggiuntivi, qualità che, finora, apparteneva ad una ristrettissima cerchia di oggetti.
E non si arrestano le novità, visto che ora gli oggetti attivano nuovi effetti anche in base alla zone in cui ci si trova.

L’originalità non manca ma la stragrande maggioranza dei nuovi oggetti non è altro che un reskin di armi già presenti all’interno del gioco.
Il riciclo viene attuato in due modi: applicando una texture arcobaleno su un oggetto già esistente o cambiando qualche dettaglio, come un danno elementale. Vi sono casi come quelli del World Burn o Hector’s Paradise (armi identiche rispettivamente a Nukem e Hornet ma con danni elementali diversi) ma anche Infection Cleaner (semplicemente una Avenger con le texture arcobaleno).
L’unica cacofonia che emerge è proprio la ritexturizzazione arcobaleno delle armi, non proprio soddisfacente dal punto di vista visivo e concettuale.

Le nuove armi “effervescent”. Inequivocabili, aggiungerei

Abbiamo notato, inoltre, che il gioco ora si dimostra decisamente meno parco di oggetti di elevata rarità.

Si è riscontrato che il drop rate si sia fatto decisamente più generoso. La più superficiale e immediata conseguenza di un drop rate più generoso potrebbe togliere l’emozione di trovare un oggetto raro ma è assolutamente necessario, ora, avere a disposizioni quante più armi pregiate possibili.
Dopo aver farmato per gli oggetti al livello 50, al livello 61, al livello 72 e al livello overpowered 8, è un sollievo vedere come non ci sia più bisogno di sforzarsi enormemente per ottenere loot di qualità superiore. In sostanza, la nuova frequenza di drop degli oggetti molto rari in Borderlands 2 è una manna dal cielo, specialmente nel late game e in questo preciso momento di vita del titolo stesso. E ciò si ripercuote su tutto il titolo: Commander Lilith non è una oasi di loot in cui buttarsi a capofitto, bensì una propaggine della storia e “scusa” per applicare un aggiornamento corposo al loot system. Il miglioramento del droprate è (specie nelle casse) generale ed esteso a tutti gli altri contenuti di Borderlands 2.
Tale generosità va incontro al giocatore e ascolta il suo bisogno dopo anni di fatica e dedizione al farming, anche se con un leggero ritardo.

Cogliete l’occasione per rimpinguare il vostro inventario!

Il tutto viene tenuto assieme dall’aumento di level cap a 80. Se al livello 72 si era costretti a compiere delle scelte precise per costruire la propria build, adesso i compromessi si fanno meno severi. Le build si moltiplicano e si aggiornano, mutano la loro configurazione, e lo stesso personaggio ora diventa una vera e propria arma.
Gearbox ci dà il via: “andate e divertitevi”.

Il ricambio costante di loot permette al giocatore di non avere a che fare con nemici potenti con armi di livello troppo basso tra le mani e permette un più efficace confronto con il sopracitato Haderax. Proprio nella sua arena, alcuni dei nuovi oggetti introdotti danno il meglio di sé, aumentando il danno di una particolare arma, velocità di movimento o semplicemente favorendo una resistenza specifica ai suoi letali attacchi.
Gearbox dimostra di aver compiuto un ulteriore passo avanti: il raid non è più un nemico cosiddetto bullet-sponge da crivellare di colpi ma un’entità da affrontare secondo gimmick specifiche e con un equipaggiamento mirato.
Le effervescent, tuttavia, non sono una condizione necessaria per abbattere Haderax. I dev hanno saputo compiere un buon bilanciamento, rendendo le nuove armi multicolore solamente un aiuto extra per affrontare il raid.
Si tratta di armi oggettivamente forti che, però, non si andranno necessariamente a sostituire al bottino già raccolto.

Per concludere…

Commander Lilith è il canto del cigno di Borderlands 2. Con l’arrivo imminente di Borderlands 3 a settembre, Gearbox non si è comunque risparmiata nel fornire un nuovo endgame, con una storia nuova, nuove missioni secondarie, nuove armi, nuovo raid e nuovi personaggi. La carica creativa degli sviluppatori non si esaurisce e consegna nelle mani dei giocatori il miglior modo possibile per collegare due titoli come Borderlands 2 e 3.
Il solo fatto che il DLC esista, denota amore nei confronti della propria creatura da parte della casa di sviluppo e il giocatore può percepirlo concretamente.
Si nota con piacere che Gearbox non sia succube di routine produttive e abbia un occhio di riguardo nei confronti di un titolo vecchio di quasi 7 anni ma tutt’oggi godibile e attuale, più di molti colleghi dello stesso genere. La software house riconosce la dignità del giocatore e propone Commander Lilith contemporaneamente come dono e ultimo, nostalgico, addio alle lande desolate di Pandora, facendo pensare a tutti quegli anni di supporto, di vita della community composta da video di guide, segreti, build e raid completati nell’arco di 2 secondi e ricordando al giocatore tutte le avventure condivise, reali o immaginare.

PRO CONTRO
  • Ottimo raccordo narrativo
  • I personaggi non perdono smalto
  • Il contenuto viene rilasciato dopo 7 anni dall’uscita del gioco
  • DLC ricco e variegato
  • I miglioramenti di drop rate migliorano l’esperienza e ciò si estende a tutto il gioco
  • Alcune armi sono un reskin di armi già presenti
  • Non tutte le aree brillano