Beats FeverImmaginiamo, per un attimo, di unire la musicalità di Just Dance e la coordinazione di Guitar Hero, shakeriamo il tutto e diamo una spruzzatina di realtà virtuale al risultato. Il mix intriso di vivacità e ritmo viene concentrato in Beats Fever.
I ragazzi di Arrowiz confezionano in questo modo un intrattenimento musicale, coadiuvato dall’impiego delle periferiche dedicate alla realtà virtuale come HTC Vive, Oculus Rift e ultimo arrivato (soffermandoci soprattutto nella recensione) PlayStation VR. Grazie al codice fornitoci dagli sviluppatori, abbiamo avuto modo di allenare il corpo e la mente prima che l’estate faccia il suo arrivo. Diciamolo subito: meglio sgomberare mobili e suppellettili fragili dalla stanza!

Beats Fever
Indossate visore e cuffia, ma non dimenticate di alzare il volume!

Plasmare il ritmo nella mente

Lontani dalla routine giornaliera, indossando il caschetto PSVR intenti a varcare i cancelli della realtà virtuale, il nostro unico scopo sarà quello di impugnare i Controller Move (necessari) come se fossero delle bacchette, pronti a suonare i piatti di una batteria. L’accostamento con Guitar Hero non è solo estetico, ma anche di concezione. Proprio come il succitato titolo, Beats Fever fa della musica il suo canto del cigno ed i movimenti corporei la propria coreografia. Si parte senza un tutorial specifico, con impresse solo le copertine, ricordando i vinili, che fungeranno da apripista per la traccia audio selezionata.

Beats Fever
Su Beats Fever sono presenti quattro location, tutte fortemente ispirate.

Oltre ad un intro per l’orecchiabile musica di sfida, la rappresentazione fotografica offrirà anche l’indicazione di un livello di sfida predefinito, uno per ogni traccia e non personalizzabile. Selezionato il simil-vinile, si viaggerà in uno dei quattro scenari a disposizione, tra Londra, New York, Tokyo o Rio. Beats Fever è semplice da utilizzare quanto complesso da padroneggiare. Sullo sfondo, ben realizzato e di gradevole impatto visivo, cominceranno a delinearsi delle forme solide colorate, al cui tocco con i Move tenderanno a rilasciare la relativa nota musicale che comporrà l’intera colonna sonora. Senza tutorial, il primo impatto è senz’altro quello più errato. Si cercherà di catturare i poliedri brandendo i controller di movimento come fossero mazze da baseball, fendendo l’aria (e facendo attenzione a non colpire nulla nella stanza, comprese le persone presenti), mentre la musica tradirà i sensi dandoci l’occasione di ballare sotto le note; tradotto: un disastro.

Beats Fever
I primi livelli di difficoltà faranno da apripista alle vere sfide successive.

Ci vorranno un paio di sessioni, a livello facile, per comprendere appieno i movimenti da eseguire e terminare il livello con un punteggio migliore, fino a sfiorare la perfezione. L’occhio umano impiega relativamente poco tempo per rilevare la profondità degli oggetti a schermo e sviluppare una memoria fotografica; proprio per questo, con un po’ di esercizio riusciremo sia a ballare (che ai fini del punteggio non serve a nulla, ma quanto basta per renderci ridicoli agli occhi di chi ci osserva) che a catturare tutti i poliedri.

Beats Fever
Ricordate di toccare tutti i poliedri, altrimenti la perfezione non sarà mai raggiunta…

Ci vuole ritmo per ballare

Beats Fever non possiede nell’anima una campagna progressiva, solo una serie di livelli, quaranta in totale, che fungono da sfida per chiunque voglia intrattenersi, anche in compagnia di amici, con la musica e un po’ di esercizio fisico (si suderà davvero molto). Inizialmente l’esperienza può essere intrapresa stando seduti comodamente sul divano, ma una volta ascoltate le tracce, risulterà inevitabile alzarsi e iniziare a muovere il proprio corpo. La tipologia di questo titolo insegna la coordinazione degli arti seguendo ciò che appare dianzi agli occhi.
Il riferimento iniziale con Guitar Hero non era del tutto casuale.

Giochi appartenenti a questo genere permettono, oltre all’intrattenimento e divertimento, di affinare la coordinazione nei movimenti mantenendo alta la concentrazione, nonché usufruendo della modalità gioco come parte integrante di un’attività fisica. Risulterà innegabile, a questo punto, un netto miglioramento della propria capacità ad eseguire dei movimenti in correlazione a quanto si vede a schermo, rendendo utile l’attività anche fuori dalla realtà virtuale.
Beats Fever nella sua semplicità, mostra i muscoli nel livello di sfida che propone, facendo intestardire lo stesso sfidante, al quale basterà la minima distrazione per non ottenere la perfezione del livello selezionato. Da non sottovalutare anche l’assenza totale di motion-sickness, ossia quel senso di malessere che attanaglia la maggior parte dei titoli orientati alla realtà virtuale.

Beats Fever
La perseveranza è la chiave del successo!

Nonostante sia in grado di divertire, intrattenere e, soprattutto, far sudare, Beats Fever non è esente da problemi. Se da una parte, una pulizia grafica, il gameplay dinamico, l’ottimo puntamento dovuto ad un angolo di visione di 120° (per ovviare ai problemi legati alla PlayStation Camera) e la buona scelta di tracce audio forniscono elementi certamente positivi, Beats Fever manca di una propria personalità e di ulteriori contenuti. Si avverte la mancanza di una classifica, anche online in versione competitiva, ma soprattutto di una modalità duo, ossia la sfida tra due giocatori. Anche dal punto di vista visivo si avverte qualche sbavatura, soprattutto nelle sessioni dovute alle combo, concatenazione di particolari situazioni nelle quali la nostra bravura comincerà a renderci orgogliosi, dove la palette cromatica viene modificata accentuando molto il contrasto; ciò rende difficile distinguere con efficacia e precisione i poliedri che avanzano verso di noi ineluttabili

PRO CONTRO
  • Ottimo concept musicale
  • Gameplay divertente e adrenalinico
  • Assenza di motion-sickness
  • Buon livello di sfida
  • Mancanza di modalità aggiuntive
  • Classifica competitiva assente
  • Qualche problema visivo in alcune circostanze

Conclusione
Beats Fever
7.8
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.