L’immaginario Lovecraftiano è qualcosa che accompagna ormai la cultura popolare da circa un secolo in quanto la sua peculiare e terrificante visione dell’horror ha portato verso nuove vette (o meglio nuovi universi) ciò che era considerato un racconto dell’orrore.
Con una tale rivoluzione culturale, che con i suoi tentacoli ha ormai avvinghiato le radici della nostra fantasia “dell’orrore”, era inevitabile che numerosi altri medium facessero a loro volta il salto sul vagone degli orrori cosmici prendendo spunto dal ricco e perverso immaginario dello scrittore americano.

Achtung! Cthulhu non è che l’ennesimo prodotto videoludico, seppur nato inizialmente come un gioco da tavolo, che pesca a piene mani dai testi di Lovecraft per creare un’inedita storia ricca di pazzia, mostri inimmaginabili e tentacoli.
Soprattutto tentacoli.

Ma l’impresa di creare qualcosa che possa rendere onore a ciò che sta alla base della filosofia Lovecraftiana non è per niente un compito semplice e i ragazzi di Auroch Digital (un piccolo team di sviluppo inglese) potrebbero aver risvegliato una creatura troppo vorace da poter gestire senza la dovuta esperienza.

Heil…Cthulhu?

La trama di gioco non si lascia andare in particolari e ardue ricerche di originalità, racconta infatti una storia già sentita numerose volte in altri videogiochi o film del genere ovvero quella del binomio nazisti/occulto (Wolfenstein anyone?).

Acthung! Cthulhu è infatti ambientato in una distopica visione della Seconda Guerra Mondiale dove i nazisti, costretti a dover ricorrere a tutto pur di dover fermare l’avanzata delle truppe Americane in quel di Berlino, hanno deciso di dilettarsi infelicemente con le arti dell’occulto.
E se questo non fosse già di per sé un rischio enorme hanno pensato bene di immergersi in quegli “orrori siderali” che vanno ben oltre la comprensione umana e terrestre.

Se i nazisti sono stati imprudenti i protagonisti di Acthung! Chtulhu non sono certo da meno e per affrontare un avversario così temibile hanno deciso di ricorrere al vecchio detto “combattere il fuoco con il fuoco”.
Le empie orde naziste dell’ordine del “Black Sun”, infatti, non sono le uniche ad avere poteri sovrannaturali sul campo di battaglia.
All’interno del gioco potremo prendere infatti il controllo di 4 agenti segreti dotati di poteri sovrannaturali mandati in una missione solo apparentemente suicida per sventare i folli piani del Terzo Reich.
Ognuno di questi agenti avrà quindi le proprie peculiari abilità che cambiano il modo in cui ciascuno di essi si approccerà al nemico.

I presupposti di Acthung! Chtulhu sembrerebbero quindi essere un classico dalle basi relativamente solide ma si rivela a un occhio più attento come un velo di superficie al di sotto del quale alla fine non c’è niente né di avvincente né tantomeno complesso. Si può quasi dire che sotto di esso in realtà non vi sia niente e basta.

La trama sopra accennata infatti si limita a dare solo una buona apparenza su carta e non viene mai realmente approfondita nel gioco e anche i personaggi messi in gioco dal titolo rimangono semplici “macchiette” che sparano, oltre ad una buona dose di proiettili, frasi one-line piuttosto ovvie e scontate o incoerenti versi di battaglia.
Quindi tutto ciò che ci viene offerto da Acthung! Chtulhu dal punto di vista della trama si limita a un misero riassunto narrato a inizio missione e nulla più.

Il risultato finale dal punto di vista di trama si rivela quindi davvero molto poco convincente specie considerando la proverbiale potenzialità narrativa che si rende disponibile quando si mette mano nei testi del noto scrittore di Providence.

E’ proprio vero che la guerra non cambia mai

Se i risultati ottenuti sul fronte narrativo non brillano per originalità e sviluppo va detto che dal canto suo il gameplay risulta invece ben realizzato ma terribilmente estenuante al tempo stesso.

Concettualmente il gioco non si discosta tanto da altri titoli come quelli della fortunata serie XCOM: i 4 protagonisti potranno infatti muoversi liberamente per le varie ambientazioni ma quando saranno messi a confronto con un plotone nemico, lo scontro evolverà nei classici combattimenti a turni su griglia.
La varietà di approccio offensivo è tecnicamente sufficiente e come già accennato in precedenza ogni personaggio ha un suo specifico approccio ai combattimenti e riveste un ruolo di attacco ben definito (cecchino, mitragliere, scontro ravvicinato).
In queste sezioni di combattimento i normali attacchi con le varie armi da fuoco potranno essere alternati con varie abilità, paranormali e non, che contraddistinguono un protagonista dall’altro.
Per poter ricorrere a queste abilità extra sarà però necessario avere abbastanza “Momentum”, un valore rappresentato da un’unica barra condivisa da tutti i personaggi che rappresenta una sorta di “mana” che sarà necessario consumare via via per far partire i vari attacchi speciali.
Inoltre fra una missione e l’altra sarà possibile spendere i punti esperienza ottenuti sino ad allora per potenziare i vari personaggi per mezzo di un sistema che ci è parso purtroppo alquanto blando e limitato.
All’interno di esso infatti i vari potenziamenti che sarà possibile scegliere si limitano a poco più di una decina e molti di questi sono condivisi fra tutti i personaggi in maniera indistinta.

La gestione della salute si allontana invece dai classici giochi del genere per offrire per certi versi un approccio tutto suo: il nostro personaggio infatti non avrà solamente una barra della salute tradizionale.
Affiancata a questa infatti troveremo una “barra della fortuna” che determinerà la quantità di colpi che il personaggio potrà schivare prima di essere inevitabilmente colpito.
Quindi un attacco nemico, anziché andare direttamente a fare un danno alla salute del personaggio, andrà via via a togliere alcuni punti fortuna dalla relativa barra. Naturalmente una volta esaurita la barra fortuna (che a differenza di quella della vita si ricarica alla fine di ogni scontro) ogni successivo danno verrà normalmente apportato alla relativa barra della salute.

Sfortunatamente anche dal lato gameplay l’esperienza offerta da Acthung! Chtulhu non è tutta rose e fiori e una certa sensazione di ripetitività pervade l’intero titolo dall’inizio alla fine finendo col diventare insopportabile ben prima di vedere i crediti finali.
Ogni livello non offre infatti alcuna reale variazione e l’esplorazione ambientale non è praticamente contemplata: il level design si limita infatti a un lungo corridoio in cui di tanto in tanto alcuni incontri ravvicinati del terzo tipo con alieni e nazisti vari cercheranno invano di spezzare questa infinta monotonia.
Non ci saranno collezionabili da scovare lungo la via né tantomeno strade secondarie per variare la strategia, il ritmo “cammina in avanti – combatti– cammina in avanti – combatti – fine missione” contamina ogni singola missione dell’opera, rischiando di far addormentare il giocatore come Chtulhu nella perduta R’lyeh.

Ma non è solo l’esplorazione assente a essere infestata da questa monotonia di fondo. I combattimenti stessi infatti non offrono alcuna variazione sul tema che non sia una finta varietà (più estetica che di gameplay) dei nemici, la cui IA non manca di dare segni di cedimento e di scarsa intelligenza in numerosi punti del gioco.
Il titolo inoltre non offre scelte stealth o modi di sorprendere il nemico ma sarà sempre quest’ultimo che, spuntando letteralmente fuori dal buio, farà partire il combattimento per appropriarsi inevitabilmente del primo turno.
Al giocatore resterà sempre il secondo turno di combattimento mandando difatto ogni tentativo di iniziativa a ballare nel caos infinito assieme ad Azathoth.
In questo modo tutto ciò che il giocatore dovrà fare sarà semplicemente iniziare a muovere i propri personaggi nelle posizioni migliori e attaccare incessantemente il nemico.
Questa scelta di gameplay toglie di fatto ogni sorpresa agli scontri e li rende meramente una routine meccanica.
Ma quando un titolo come Acthung! Chtulhu offre poco altro se non livelli ricchi di combattimenti si comprende come qualsiasi potenziale divertimento venga di fatto “auto-distrutto” dal gioco stesso.

Grafica e longevità

Meno grave invece il fattore longevità, il gioco si attesta dignitosamente su una decina di ore grazie alle molte missioni secondarie.
Se questo sia un pregio o un difetto non è chiaro fino in fondo anche a noi in quanto riteniamo che ben pochi arriveranno ad apprezzare il tiolo fino alla fine poiché la noia molto probabilmente si innesterà stabilmente già dopo poche missioni.
Le varie missioni secondarie quindi serviranno ben poco a salvare il gioco dalla gogna offrendo di fatto la stessa meccanica delle principali ma in forma ridotta con gli stessi livelli a corridoio in cui il giocatore non farà altro che combattere scontri su scontri senza significato alcuno.

Un comparto tecnico eccezionale avrebbe potuto in qualche modo intrattenere l’occhio del giocatore nascondendo (in parte) la terribile ripetitività del titolo con la seppur flebile curiosità di vedere come fossero le successive ambientazioni di gioco. Purtroppo non è questo il caso con Acthung! Chtulhu: i modelli dei personaggi fanno il loro lavoro anche grazie a dettagli e animazioni discreti (soprattutto nei mostri non umanoidi) ma in nessun momento riescono a sorprendere.
Al tempo stesso le ambientazioni di gioco peccano decisamente di poca fantasia e cura risultando poco ispirate e facilmente dimenticabili.

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PROCONTRO
-Interessante per i fan di Lovecraft
-Alcuni mostri ben fatti
-Colonna sonora orecchiabile
-Ripetitivo fino al midollo
-Componente GDR appena accennata
-IA nemica a volte problematica
-Nessun approfondimento narrativo
-Graficamente sotto la media