Gotthold Ephraim Lessing nel 1873 scrisse in Minna von Barnhelm una frase diventata poi popolarissima nella cultura moderna: “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere” e se prendessimo come esempio i tredici anni che hanno separato i videogiocatori da Kingdom Hearts 3, non è sbagliato dire che siano stati piacevoli. Siamo stati, infatti, accompagnati nel corso di questa lunga attesa da ben 6 nuovi titoli e 8 tra raccolte e rimasterizzazioni in alta definizione dei vecchi giochi legati alla saga. Non è stata una passeggiata seguirli tutti ma senza il piacere che risiedeva nell’attesa, non sarebbe stato possibile arrivare ad un intreccio narrativo così complesso che ha contraddistinto il mondo creato da Tetsuya Nomura.

Una conclusione degna del viaggio intrapreso nell’ultimo ventennio è quindi, ciò che l’autore giapponese ha promesso ai suoi seguaci. Lo scontro finale tra luce e oscurità, tra Sora e il Maestro Xehanort, ma anche delle risposte alla domande che ci siamo fatti durante questi tredici, lunghissimi, anni.

May your heart be your guiding key

Il prologo a Kingdom Hearts 3 ha inizio proprio da dove il capitolo 0.2 Birth By Sleep ci aveva interrotti: con Re Topolino e Riku alla ricerca di Aqua nel mondo dell’oscurità e con Sora, accompagnato dalle due mezze calzette Paolino Paperino e Pippo, all’interno della gummiship pronti a partire per un nuovo viaggio in modo da far recuperare al protagonista della saga i suoi poteri oramai perduti. Grazie alla guida del suo cuore, ci ritroveremo a Tebe nel mondo di Hercules, una costante per la saga. Impegnati a salvare il mondo dagli Heartless e contemporaneamente a sventare i piani malvagi di Ade e i suoi titani, Sora spera di ricevere l’aiuto del suo amico Erc per risolvere i suoi problemi. Il semidio greco non risolverà immediatamente il problema del nostro protagonista, ma gli servirà da ispirazione per partire alla ricerca dei suoi poteri perduti.

Ha inizio così il viaggio che ci porterà attraverso i vari mondi ispirati all’universo Disney, tra quelli di Frozen: il regno di ghiaccio e Monsters Inc., alla ricerca del potere del risveglio che permetterà a Sora di affrontare assieme agli altri sei guardiani del Keyblade le tredici oscurità utilizzate dal Maestro Xehanort in una seconda, inevitabile, guerra del Keyblade.

La struttura narrativa di Kingdom Hearts 3 è molto simile a quella che abbiamo potuto assaporare nei precedenti capitoli della saga, con la narrazione che per buona parte del gioco è concentrata sulle vicende relative ai singoli mondi appartenenti ai film Disney e con uno sprint nel finale legato alla storia di Sora e dei suoi amici. Nonostante questa formula sia stata molto efficace nel passato, però, la mancanza di una narrazione ben diluita ha creato alcuni passaggi poco chiari nel finale, dove il susseguirsi degli eventi legati alla guerra del Keyblade e allo scontro con il Maestro Xehanort viene racchiuso in troppe poche ore di gioco facendo accavallare i vari eventi che provano a dare risposta a tutte le questioni irrisolte create durante la saga. Al netto di questo difetto, bisogna concedere a Tetsuya Nomura il merito di aver sciolto praticamente tutti gli interrogativi aperte negli scorsi capitoli riunendo i puntini di una storia che, nonostante sia fondata su temi semplici come la forza dell’amicizia e la contrapposizione tra luce e oscurità, riesce a regalare molto spesso emozioni forti.
Ma Kingdom Hearts 3 non è solo un finale, come già è stato reso noto da Nomura, il gioco ha chiuso le vicende legate a Xehanort ma ha aperto le porte a nuove avventure e proprio nei vari finali, avremo modo di toccare con mano le premesse per il prosieguo della saga che sembrano molto interessanti.

La narrazione legata, invece, ai singoli mondi Disney si divide in due categorie: in alcuni mondi verranno ripresi con fedeltà gli eventi legati al film, altri invece saranno vere e proprie estensioni dei finali che abbiamo visto al cinema strutturati a uso e consumo dell’universo di Kingdom Hearts. In entrambi i casi, però, sarà molto utile se non necessario aver visto i film che hanno ispirato i singoli mondi visto che per ovvi motivi legati al tempo, molti degli eventi che vedono come protagonisti i personaggi Disney succederanno off-screen.

Un discorso decisamente delicato è quello da fare in relazione ai vari personaggi proposti nella storia, che siano essi principali o secondari. Nella scrittura dei personaggi di Kingdom Hearts 3 pare esserci stata una voluta disparità di trattamento che Nomura ha riservato a Sora nei confronti degli altri. Nel corso del gioco, infatti, avremo l’opportunità di vedere i cambiamenti e la crescita psicologica dei personaggi con Riku che raggiunge la piena maturazione come eroe della luce e Re Topolino che dimostra di essere diventato molto più saggio, in generale, sono visibili su quasi tutti i personaggi gli effetti degli eventi passati tranne che sul trio formato da Paperino, Pippo e Sora, con il protagonista che rimane per quasi tutta la storia il solito ragazzino immaturo che, nonostante tutto, non riesce a comportarsi seriamente neanche nei brevi dialoghi con i componenti dell’Organizzazione XIII che sembrano continuamente prendersi gioco del nostro protagonista.

Keyblade in mano e andiamo!

Per quanto riguarda il lato del gameplay, Kingdom Hearts 3 ripropone la formula classica che ha contraddistinto la saga. Il combat system raccoglie e unisce molte delle meccaniche già introdotte nei vari capitoli come i Legami di Dream Drop Distance o il Focus di Birth By Sleep ma non disdegna le innovazioni rappresentate dai comandi attrazione, nuove e potenti mosse che ci permetteranno di battere i nemici in maniera spettacolare, e le fusioni una via di mezzo tra quelle già viste nel secondo capitolo e i sistemi di combattimento presenti nei capitoli per Playstation Portable. Nonostante le abilità sopra descritte siano già abbastanza per permetterci di affrontare la maggior parte del gioco in scioltezza, avremo a disposizione anche il solito arsenale di magie che rappresentano i vari elementi. Presente, come nei precedenti capitoli, anche una sorta di albero di abilità che potremo riempire salendo di livello o equipaggiando determinati oggetti. Non sarà complicato, però, equipaggiarci con tutte le abilità disponibili, anzi, ad eccezione di alcune abilità riservate ai giocatori più hardcore come il blocco dei punti esperienza.

Per i giocatori che hanno già ben chiare le meccaniche base di Kingdom Hearts, il terzo capitolo non rappresenterà minimamente un ostacolo. Il livello di sfida offerto dalle ondate di mob e dai boss è veramente basso e riduce buona parte dell’esperienza di gioco al button-smashing alternato dall’utilizzo sporadico delle cure. La battaglia finale nonostante sia leggermente più ostica delle precedenti, può essere tranquillamente affrontata con la giusta abilità. Nella nostra esperienza di gioco, infatti, non è mai capitato che dovessimo fermarci ad aumentare il nostro livello di combattimento per affrontare una determinata situazione.

Nonostante la difficoltà del titolo, come citato sopra, sia chiaramente inferiore alle nostre aspettative, abbiamo tutto sommato trovato il gameplay di Kingdom Hearts 3 molto divertente. Alcune delle meccaniche inserite come il nuoto e la scalata, sviluppano in maniera differente l’ecosistema che ci circonda, creando una sensazione più coinvolgente nonostante buona parte delle mappe presenti siano relativamente esplorabili. Il mondo di Pirati dei Caraibi dimostra a pieno le potenzialità del titolo, con le sessioni subacquee alternate a quelle a terra, in aria e a bordo della nave.

Menzione d’onore anche per i livelli a bordo della Gummiship, che in questo specifico capitolo della saga risultano decisamente divertenti, e per la grande quantità di minigiochi presenti: cucinare al Bistrot con il topolino Remy di Ratatouille, lanciarsi in una discesa innevata con lo scudo di Pippo o semplicemente perdere tempo giocando con il proprio Gummifono. Nonostante sia abbastanza povera, anche la modalità foto (che ci servirà anche per raccogliere i portafortuna) è una notevole aggiunta a un gameplay di per sé molto ricco, sia nelle fasi di combattimento che d’esplorazione, ma che viene penalizzato dalla difficoltà bassa del titolo.

La nostra avventura su Kingdom Hearts 3 è stata vissuta su Xbox One S e Xbox One X, con discrete prestazioni da parte di entrambe le macchine. In entrambi i casi è consigliato di giocare il titolo in modalità predefinita approfittando del framerate sbloccato. Sulla console minore di casa Microsoft il gioco ha una risoluzione di 720p con un framerate che varia generalmente da 45 a 60 fps per secondo. Xbox One X invece può vantare una risoluzione di 1440p con un framerate generalmente più stabile di Xbox One S. In entrambe le versioni sarà possibile limitare gli fps a un massimo di 30, non andando però ad incidere sulla risoluzione.

Per quanto riguarda il reparto artistico, i paesaggi e alcune scene chiave dei film Disney rappresentati nel gioco sono estremamente fedeli e curati. La colonna sonora del gioco composta da Yōko Shimomura è decisamente sotto tono rispetto ai precedenti capitoli, ma i brani rappresentativi del gioco eseguiti da Utada Hikaru, con Face My Fears in collaborazione con Skrillex e Poo Bear, ci hanno particolarmente colpito. Una piccola menzione per quanto riguarda il doppiaggio, come al solito in lingua inglese, con Rutger Hauer che ha degnamente sostituito il purtroppo defunto Leonard Nimoy nel ruolo del Maestro Xehanort.


Abbiamo completato, quindi, la storia di Kingdom Hearts 3 per la prima volta in circa ventisette ore alla difficoltà massima, che si allungano considerevolmente se si da spazio all’esplorazione, alla raccolta dei collezionabili (fondamentali per sbloccare il finale segreto del gioco) e ai contenuti post game come i minigiochi e il boss segreto. Proprio quest’ultimo rappresenta una nota leggermente negativa per il titolo: nonostante Kingdom Hearts 3 non ci abbia mai messo in seria difficoltà, le aspettative sul boss segreto erano innegabilmente alte, visti anche i precedenti della saga, ma la battaglia con esso si è rivelata in linea con la difficoltà decisamente bassa del titolo offrendo un combattimento si, dinamico e spettacolare, ma anche fin troppo semplice.

PROCONTRO
– Storia emozionante che chiude definitivamente la saga di Xehanort
– Gameplay spettacolare e divertente
– Graficamente e artisticamente molto curato
– Difficoltà del titolo nettamente al di sotto delle aspettative
– Fasi salienti della narrazione rinchiuse in troppo poco tempo
– Boss segreto troppo semplice