Nel Maggio del 2017, a seguito di una brillante campagna di Crowfunding, un titolo indipendente, dalle ambizioni elevatissime, fece il suo debutto su PC, PlayStation 4 e Xbox One. Sviluppato da un manipolo di giovani canadesi, Mages Of Mystralia venne presentato come un solido action/adventure caratterizzato da una mitologia profonda, un gameplay ampliamente sfaccettato e uno stile retrò che richiamava alla mente i maggiori esponenti passati del genere. L’opera del team Borealys, però, non riuscì a mantenere appieno le aspettative mosse nell’utenza ricevendo, al momento della sua distribuzione, recensioni generalmente tiepide seppur positive. Ora, a distanza di diciotto mesi, Mages Of Mystralia raggiunge le “ibride” sponde di Nintendo Switch sperando, analogamente alla giovane Zyia, di trovare il “Nido” dove potersi esprimere al meglio.

Mages Of Mystralia

Una terra di miti e leggende

Dietro il sipario della “lore” di Mages Of Mystralia troviamo un nome di tutto rispetto, quell’Ed Greenwood creatore di mondi fantastici dell’universo di Dungeon & Dragons e che, de facto, dovrebbe rivelarsi una garanzia per gli intrecci narrativi in cui la giovane Zyia si ritroverà imbrigliata. L’universo di gioco, infatti, si rivela ben stratificato con una mitologia solida e intrigante che viene narrata al giocatore attraverso scritti dispersi durante tutto il corso dell’avventura. L’unico, vero, problema dell’ottima “lore” di Mages Of Mystralia, purtroppo, risiede nel suo punto focale: la storia della piccola Zyia che dovrebbe sorreggere l’ottimo lavoro svolto da Ed greenwood. La trama, infatti, risulta parecchio apatica, poco ispirata e semplicistica. Priva di momenti pregni di pathos, o di colpi di scena che riescano a catturare l’attenzione del giocatore, scivola via in fretta lasciando l’utente finale confuso sulle motivazioni che abbiano mosso gli sviluppatori di Borealys a non sfruttare appieno un mondo di gioco che si rivela più interessante dell’arco narrativo principale.

Mages Of Mystralia

In sintesi, impersoneremo una giovane maga di nome Zyia che, scoprendo tramite un incidente di essere intrisa della forza della magia oscura, si ritroverà ad auto-esiliarsi dal suo villaggio natale per evitare una sorte ben peggiore. La magia, infatti, è stata bandita dal monarca secoli prima a causa di un violento stregone, Aetius, che scatenò il caos fra gli abitanti della piccola terra incantata in cui prendono vita le avventure di Mages Of Mystralia. Alla ricerca di un luogo invisibile agli occhi umani, chiamato semplicemente il “Nido”, Zyia partirà per un lungo viaggio accompagnata solamente da un fedele, e alquanto atipico, grimorio parlante che la istruirà su come canalizzare al meglio le sue arti magiche per giungere, sana e salva, in quell’oasi dove i detentori delle arti arcane possono vivere in pace senza temere per le proprie vite.

Sembra ridicolo ma, come direbbe Porky Pig, “Questo è tutto gente!”. Ogni ulteriore sviluppo dell’arco narrativo risulterà insipido, privo di verve e dimesso se raffrontato all’universo creato da Ed Greenwood, rendendo incomprensibili le motivazioni dietro a una scelta artistica di questo tipo che si rivela poco pertinente sia a un pubblico di giovanissimi che a un bacino di giocatori più adulti e che avrebbero sicuramente apprezzato un’arco narrativo di maggior spessore e in grado di sfruttare maggiormente l’universo creato da Ed Greenwood.

Avada Kevadra

Differentemente dalla trama di Mages Of Mystralia, il gameplay del titolo dei ragazzi di Borealys si stratifica in maniera sempre maggiore via via che si prosegue nell’avventura, offrendo un solido titolo di stampo action/adventure, miscelato sapientemente a momenti di esplorazione, seppur piuttosto lineari, e ad alcuni puzzle ambientali. Ogni tasto dei Joy-Con permetterà a Zyia di effettuare diverse tipologie di incantesimi (offensivi, difensivi e di creazione) che le permetteranno di difendersi dalle orde di nemici che si schiereranno sul suo cammino e a modificare l’ambiente circostante per raggiungere porzioni di mappa altrimenti inaccessibili.

Mages Of Mystralia

Come accennavamo precedentemente, le quattro tecniche basilari che Zyia apprenderà nei primi minuti di gioco, si espanderanno via via che proseguiremo nella sua avventura. Gli attacchi a distanza si riveleranno ottimi alleati per sbloccare passaggi segreti, le barriere difensive ci aiuteranno a eludere alcuni imprevisti dettati da madre natura e la possibilità di elaborare maggiormente le magie di creazione amplieranno maggiormente il ventaglio di soluzioni offerte dal gameplay di Mages Of Mystralia per variegare un’azione di gioco che, specialmente nelle fasi finali, si rivelerà moderatamente ripetitiva. Per quanto l’inserimento di un sistema di differenziazione dei vari elementi per abbattere alcune tipologie di nemici si sia rivelato riuscito in termini di puro gameplay, la moltitudine di orde nemiche, confusionarie e flebilmente caratterizzate, che si parerà sul cammino di Zyia nelle fasi finali dell’avventura, sarà talmente ridondante da rendere meno impattante le varie sfaccettature del gameplay di Mages Of Mystralia rendendo maggiormente efficaci alcune soluzioni meno elaborate e rischiando di instillare un leggero tedio nel giocatore, che si ritroverà a ripetere gli stessi pattern d’attacco costantemente nel tentativo di risolvere a proprio favore, e nella maniera più rapida possibile, i numerosi scontri con gli avversari.

Questo lieve sbilanciamento dell’esperienza di gioco porta alla luce il secondo punto debole dell’opera dei ragazzi di Borealys, la poca caratterizzazione degli avversari. Con una similitudine con quanto analizzato poc’anzi in merito all’arco narrativo, le varie orde di creature che si pareranno sul cammino di Zyia, per quanto artisticamente coerenti e intriganti, non offrono una sfida adeguatamente variegata. Il punto di forza degli avversari risiederà sempre nella loro numerosità e raramente nella diversità dei loro pattern di attacco o nelle modalità con cui eliminarli. Questo comporta la lieve ripetitività descritta in precedenza in quanto una volta appreso come modificare gli elementi magici in base alle debolezze avversarie, basterà colpirli con gli incantesimi più efficaci e impetuose per controllare il campo di battaglia e ridimensionare rapidamente le schiere di nemici, riducendo drasticamente l’impatto che l’ottimo sistema di gameplay realizzato dagli sviluppatori ha sull’intero gioco.

Mages Of Mystralia

Magici tecnicismi

Tecnicamente parlando, Mages Of Mystralia, è un’opera confezionata in maniera certosina. La direzione artistica, che rifugge volutamente la ricerca del realismo abbracciando dei modelli maggiormente “cartooneschi” e una palette cromatica accesa e ricca di colori, si sposa perfettamente con l’universo creato da Ed Greenwood. La scelta di una visuale ibrida che intercala un’apparente isometria a diverse angolazioni atte a enfatizzare determinati momenti di gioco, permette di rendere meno evidenti eventuali sbavature grafiche dovute al costo contenuto della produzione (ricordiamo che il titolo è stato realizzato con i “soli” 260.000 Dollari raccolti dalla campagna di Crowfunding) e l’ottima colonna sonora, firmata dal celeberrimo Shota Nakama, riescono a restituire al giocatore un’atmosfera generale che permise a Mages Of Mystralia di ottenere svariate nomination al Pax East, and West, come miglior direzione artistica in un titolo Indie.

La conversione su Nintendo Switch, purtroppo, non apporta alcuna sostanziale modifica al titolo che si presenta come un ottimo “porting” 1:1 delle versioni precedente rilasciate su PlayStation 4 e Xbox One. In modalità Docked non si notano downgrade grafici degni di nota e in portabilità gli unici valori aggiunti sono quelli “portati in dote” dalla nuova console del colosso di Kyoto. Siamo lontani, quindi, dalle ricercatezze viste in Okami HD o dalle implementazioni inedite di L.A. Noire.

Mages Of Mystralia

In conclusione Mages Of Mystralia si rivela un solido action/adventure con un gameplay immediato e ben stratificato, e un quantitativo di contenuti in grado di tenere impegnati gli amanti del genere di appartenenza. L’elevato numero di incantesimi rintracciabili attraverso l’esplorazione del mondo di gioco, il conseguimento di alcune quest secondarie e la risoluzione di enigmi di varia natura, faranno la gioia dei completisti. L’ottima curva della difficoltà, con l’aggiunta di una modalità che vi concede una sola vita per portare a termine l’intera avventura, rende godevole il titolo offrendo una sfida adeguata e mai troppo frustrante o eccessivamente semplicistica. L’universo creato da Ed Greenwood, inoltre, riuscirà sicuramente a rapire gli amanti dei celebri titoli action degli anni ’90 grazie a una lore ben implementata all’interno del mondo di gioco. Peccato per una trama non all’altezza del comparto artistico su cui poggiano le fondamenta del titolo e un gameplay che viene “sedato” dalla ripetività delle fasi finali dell’avventura, che fanno retrocedere l’opera dei ragazzi di Borealys a un buon gioco e nulla più, restituendo un delicato sintomo di insoddisfazione dolceamara, che solo le occasioni non pienamente sfruttate possono lasciare.

PRO
CONTRO
– Direzione artistica ispirata
– Mitologia del mondo di gioco ben stratificata
– Gameplay solido e ampiamente sfaccettato
– Arco narrativo poco incisivo e convincente
– Lieve ripetitività nelle parti finali dell’avventura