Resident Evil 2 Remake

Non neghiamo di essere soddisfatti ed emozionati a raccontarvi della nostra magnifica e al tempo stesso terrificante esperienza con Resident Evil 2 Remake, l’edizione completamente rinnovata di quel capolavoro che fu Resident Evil 2 nel lontano 1998.
Sono passati ben 21 anni da quando, più giovani e ignari di adesso, inserimmo quel disco all’interno della nostra fida Playstation 1,inconsapevoli di essere davanti a un gioco destinato a fare la storia del genere survival horror.

E se al tempo Resident Evil 2, seppur con la grafica e i mezzi non proprio avanzati allora a disposizione, seppe spaventarci al punto da non farci dormire, il suo Remake ci ha offerto un’esperienza vivida, intensa e realmente terrificante al punto da mettere spesso nel panico anche noi “navigati di vecchia data della serie“.

Certo, è indubbio che il primo capolavoro di Shinji Mikami, Resident Evil, abbia aperto la strada a molti titoli a venire ponendosi come esempio inveterato del “survival horror” ma l’amore che noi, e apparentemente un’ampia fetta di pubblico, abbiamo per Resident Evil 2 va ben oltre il semplice genere horror.

Dove tutto ebbe inizio

Forse sarà la più ampia scala di devastazione che avvolge gli ambienti di gioco presenti in questo capitolo o forse le ambientazioni iconiche che lo hanno contrassegnato, ma l’avventura di Leon e Claire nei meandri di Raccoon City è una storia che ancora oggi è in grado di tenerci incollati allo schermo come la prima volta.

Classica frase da dire durante un’apocalisse zombie

Certo, non è forse la più matura delle storie dell’orrore e anche i dialoghi fra i vari personaggi rientrano spesso in un mood fin troppo disteso per la situazione, ma al tempo ha a suo modo segnato una generazione di giocatori e confidiamo che questo remake possa fare lo stesso con chi si avvicina adesso a questa perla del 1998.

La cura con cui CAPCOM ha portato a schermo questo remake dimostra il grande amore che loro stessi provano per questo classico senza tempo, Raccoon City non è mai stata così bella e ricca di dettaglio come lo è ora.

La bellezza di una città nel caos

Il livello di approfondimento contestuale e di narrazione è stato inoltre ampliato rispetto al passato, con enigmi, ambienti e veri e propri pezzi di trama inediti che hanno soddisfatto ampiamente chi come noi conosceva praticamente a memoria il titolo originale.

La serie di Resident Evil ha indubbiamente affrontato molte strade dal 98 a oggi, tentando di cambiare più volte le dinamiche e le meccaniche dei suoi vari capitoli portando a titoli di rilievo come Resident Evil 4 (da molti considerato l’ultimo RE degno di tale nome) o il più recente Resident Evil 7 così come a titoli poco amati fra cui Resident Evil 6 o Operation Raccoon City.

Alla fine però, dopo aver sperimentato con titoli fin troppo action, capitoli ben poco degni di essere ricordati e una molto diversa (ma piacevolissima) esperienza in prima persona con l’ultimo Resident Evil 7, CAPCOM ha deciso di giocare la carta “nostalgia” confermando che un’avventura classica, con gli zombie lenti e terrificanti che ben conosciamo è ancora oggi la formula migliore per tenere i giocatori davanti allo schermo.

Fate sempre attenzione alle finestre

Con questo non vogliamo certo dire che Resident Evil 2 Remake sia un titolo vecchio, anzi, ci ha offerto un’esperienza di gioco dinamica e moderna che seppur abbandonando la visuale isometrica e il ritmo “stanza per stanza” che avevano caratterizzato l’originale ha saputo mantenere immutata l’atmosfera terrificante che ci eravamo lasciati alle spalle ben ventun anni fa.

TRAMA E MODALITA’ DI GIOCO

Per la felicità dei più vecchi di noi il gioco dà adesso la possibilità di scegliere fin da subito se iniziare questo incubo con Leon o Claire a differenza della prima versione per Playstation in cui le due avventure erano, per limiti di storage, separate su due dischi diversi inducendo quindi in modo indiretto il giocatore a giocare prima l’avventura di Leon e poi quella di Claire.

Ciò che cambia dal 1998 a oggi è però come ci vengono presentati i due personaggi e di come questi arrivino a incontrarsi per la prima volta.

Resident Evil 2 Remake abbandona infatti la vecchia cinematic già pronta presente nella versione classica in favore di una piccola ma significativa introduzione giocabile ambientata in una tetra e vuota stazione di servizio poco fuori Raccoon City.

“Lì saremo al sicuro” cit. Leon S. Kennedy

A seconda di chi sceglieremo per giocare questi si avventurerà per primo all’interno della stazione di servizio attratto da un rumore sospetto.
Una volta all’interno del buio locale la scena che si parerà davanti al protagonista lo metterà per la prima volta davanti a uno zombie per degenerare rapidamente in una vera e propria invasione di non-morti che lo costringerà a una frenetica fuga all’esterno in cui incontrerà (con l’iconica scena del “stai giu!”) l’altro personaggio principale.
Circondati da non morti e senza sapere cosa fare i due saliranno su una macchina della polizia abbandonata davanti a loro e come nel classico del 1998 fuggiranno dalla padella alla brace dirigendosi verso il centro di Raccoon City.

C’è da dire che i personaggi di Leon e Claire sono rimasti molto simili Per certi versi alla loro versione del ’98, seppur con alcune modifiche qua e la atte a “svecchiarnel’aspetto e il carattere per i nuovi giocatori, mantenendo quell’identità un pò naive e da “eroe positivo” che li spinge ad affrontare l’Umbrella Corporation senza badare al pericolo.

Leon S. Kennedy
è un giovane e inesperto cadetto il cui primo giorno di lavoro è stato rimandato di una settimana per motivi organizzativi (a differenza dell’originale in cui era stato lasciato dalla ragazza e aveva passato alcuni giorni ubriaco in un motel arrivando quindi in ritardo a lavoro) attualmente in viaggio verso la Stazione di Polizia di Raccoon City e ignaro del caos che ha travolto la città.

Un incontro un po’ fuori del normale

Di contro Claire Redfield non è un poliziotto ma lo è suo fratello Chris, un membro della squadra speciale S.T.A.R.S. scomparso a seguito degli eventi di Villa Spencer, anche lei è diretta proprio verso la Stazione di Polizia in cerca di risposte alle sue domande.

I due si ritroveranno a condividere questo incubo con due avventure per certi versi identiche per quanto concerne ambientazioni, buona parte della trama (anche se opportunamente ridoppiata e riadattata) ed enigmi ambientali.
Fra le due storie però sussistono delle differenze chiave, già presenti nell’originale, necessarie per avere una visione a 360 gradi dell’intera trama di gioco.

Una donna misteriosa

Oltre a questo a seconda che si scelga Leon o Claire cambierà anche il personaggio che essi incontreranno nel corso del loro incubo ovvero la misteriosa Ada Wong per Leon e la piccola Sherry Birkin per Claire.
Oltre a partecipare direttamente all’evolversi della storia questi personaggi saranno, come avveniva in parte anche nell’originale, impersonabili per un breve lasso di tempo in delle sezioni di gioco a loro dedicate che risultano alla fine convincenti seppur troppo brevi.

Ada avrà una piccola fase in cui sarà la protagonista di una caccia all’uomo nelle fogne di Raccoon City (come avveniva molto similarmente nella versione del ’98).

Sherry invece avrà a lei dedicata una nuova sezione “hide n’ seek ambientata nell’inedito orfanatrofio adiacente alla stazione di polizia, una piccola aggiunta all’originale del ‘98 che seppur non aggiungendo molto in termini di trama resta comunque molto apprezzabile.

Ti prego non dirlo

In totale Resident Evil 2 Remake offre quattro campagne in totale, due subito disponibili all’avvio del gioco e due Nuova Partita + che si sbloccano automaticamente finendo il gioco con Claire e con Leon una prima volta (finendo con Leon si sblocca la Nuova Partita + di Claire e viceversa)
Nella Nuova Partita + la trama cambierà rispetto alle campagne standard, affrontando un percorso di eventi diverso e complementare a quello intrapreso dell’altro personaggio.

Inoltre sarà presente una difficoltà maggiore dovuta a un minor numero di risorse e munizioni, a un numero di nemici maggiore e la presenza del temibile Tyrant (di cui parleremo dopo) ben più precoce all’interno del gioco.
Oltre a ciò i nemici saranno disposti in modo diverso all’interno degli ambienti di gioco così come lo saranno anche i vari enigmi ambientali risultando quindi più complessi e intricati da risolvere.

Per completare ognuna delle due Campagne Base saranno necessarie circa 8 ore a difficoltà Standard mentre le due Nuove Partite + richiederanno dalle 9 alle 10 ore ciscuna per essere completate vista la maggior difficoltà.

Questo si traduce in circa 34-36 ore di gioco per completare tutte le varie campagne (un valore decisamente buono per il genere) a cui vanno aggiunte anche le due campagne extraThe 4th Survivor” e “The Tofu Survivor” sbloccate completando determinati e complessi requisiti in-game.

Deliziosamente terrificante

Crediamo sia inoltre necessario sottolineare come la difficoltà di gioco possa essere ampiamente variata grazie a tre livelli di difficoltà predefiniti:

  • ASSISTITA: in questa modalità il giocatore avrà un aiuto nella mira, i nemici saranno più deboli, la salute si rigenererà parzialmente con il tempo e saranno abilitati sia i checkpoint che i salvataggi illimitati.
  • STANDARD: la difficoltà per cui è stato disegnato il gioco senza bonus ne malus di alcun tipo e sia i checkpoint che i salvataggi illimitati saranno abilitati.
  • ESTREMA: in questa modalità il giocatore avrà meno risorse a disposizione, i nemici saranno più forti, i checkpoint saranno disattivati e per salvare sarà necessario usare uno dei pochi e difficilmente reperibili nastri d’inchiostro.
Il tempo è tiranno

Inoltre in base alla difficoltà cambierà poi all’effettivo il tempo necessario per completare il gioco arrivando a chiedere anche due o tre ore extra per completare ciascuna campagna a difficoltà estrema.

GAMEPLAY E MECCANICHE DI GIOCO

Il gameplay di Resident Evil 2 Remake è forse uno dei più degni onori fatti a questo gioco oltre alla peculiare minuzia con cui sono stati riportati alla vita i suoi eventi e gli ambienti di gioco.

Molti degli elementi originali della serie sono stati mantenuti quasi del tutto fedeli al passato mentre altri sono stati modificati per meglio adattarsi alle dinamiche moderne di un titolo del 2019.
Tolto questo i veterani della serie saranno piacevolmente soddisfatti dal ritrovare i vecchi iconici luoghi come l’imponente Stazione di Polizia, le fogne oscure al di sotto di essa e il moderno e tetro Laboratorio NEST riportati a schermo con una magnificenza visiva a dir poco sorprendente.

I tetri corridoi del NEST

Seppur familiari questi ambienti saranno più grandi rispetto al passato, riadattati per offrire un’ambientazione più ricca e verosimile, il tutto risulta visivamente sbalorditivo grazie alla cura per i dettagli posta nella loro realizzazione.
Questi aspetti di ampliamento sono presenti in tutti gli ambienti di gioco ma con tutta probabilità quello che maggiormente ne ha tratto vantaggio è stato indubbiamente il Laboratorio NEST, adesso più ampio e convincente rispetto alle due stanze e poco più offerte dalla versione originale.

lnoltre gli ambienti di gioco, grazie alle risorse hardware decisamente maggiori rispetto al 1998, non sono più interrotti da fastidiosi caricamenti passando da una stanza all’altra ma coesistono in un continuum dove praticamente quasi mai si nota alcun caricamento di sorta.

Prego entri pure

Questo è un bene, perché in questo modo l’esplorazione e il backtracking intensivo che caratterizzano il gioco saranno molto più naturali e continuativi, di contro questa meccanica lascia il giocatore più “in balia” dei nemici disseminati per i vari ambienti.

Se nell’originale bastava uscire da una stanza per seminare un nemico (grazie al già citato caricamento dovuto alle limitazioni hardware della Prima Playstation) qui questo trucchetto non funzionerà più e i non morti avranno la peculiare abilità di sfondare porte o finestre per riuscire a inseguire il giocatore.

Questo è particolarmente vero e terribile quando, in un punto che non vi riveliamo della storia, farà la sua comparsa il Tyrant (anche detto Trenchy per gli amici), una terribile arma biologica costantemente alle calcagna del giocatore.
Questo inquietante omone in impermeabile e cappello (sempre  che non abbiate il coraggio di levarglielo con un colpo degno di Gugliemo Tellcostituirà un vero incubo visto che il suo unico obiettivo sembra proprio quello di inseguire e uccidere il giocatore ovunque lui sia.

Annunciato dai suoi roboanti passi e da una musica atta a farvi capire che siete decisamente in pericolo questo mostro vi costringerà più e più volte ad abbandonare le vostre faccende per fuggire a gambe levate più lontano possibile da lui.

Cucù

Se si considera poi che Trenchy non viene scalfito minimamente dai proiettili, può essere solo stordito per alcuni secondi e che è attirato dai colpi di pistola del giocatore come le api al miele, si comprende quanto la sua presenza sia terrificante e opprimente.
Più e più volte ci siamo trovati a doverci nascondere in una stanza sentando i suoi passi rimbombare sempre più vicini alla nostra posizione pregando di non vederlo entrare dalla porta in un’esperienza oppressiva e terrificante che riteniamo di aver vissuto solo con Dead Space e il suo terribile “Hunter“.

Dead Space
Hunter, il terribile amico di Trenchy

Tolto il Tyrant i protagonisti potranno invece eliminare, seppur con una certa onnipresente difficoltà, i nemici che gli si pongono davanti, facendo ricorso a un arsenale che è la diretta copia (o quasi) di quello che era possibile trovare nell’originale del 1998.
Leon potrà contare su:

  • Pistola 9mm “Matilda”
  • Fucile a pompa W-870
  • Magnum Lightning Hawk
  • Lanciafiamme chimico
  • Lanciarazzi Anticarro
  • Pistola 9mm Samurai Edge (bonus, più varianti)
  • Pistola 0.45 ACP M19 (campagna Leon B)
  • Coltello da combattimento (secondaria)
  • Granata a frammentazione (secondaria)
  • Flashbang (secondaria)

Claire invece potrà basare la sua sopravvivenza su:

  • Revolver doppia azione SLS 60
  • Pistola 9mm JMB Hp3
  • Lanciagranate GM 79
  • Mitraglietta MQ 11
  • Spark Shot
  • Mitragliatore Gatling
  • Pistola 9mm Samurai Edge (bonus, più varianti)
  • Pistola Quickdraw Army 0.45 ACP (campagna Claire B)
  • Coltello da combattimento (secondaria)
  • Granata a frammentazione (secondaria)
  • Flashbang (secondaria)

Nel corso del gioco, specialmente se ci si impegnerà nel risolvere i vari enigmi “secondari” propostici sarà possibile trovare accessori per potenziare le armi (come caricatori ampliati, calci migliorati ecc...) e dei borselli che espanderanno di due blocchi ciascuno l’inventario del personaggio (fino a un massimo di 8 slot extra).

Non c’è mai abbastanza spazio

Rimanendo in tema di oggetti anche in Resident Evil 2 avremo a che fare con il ristretto inventario a nostra disposizione che, almeno inizialmente prevede solo 8 slot in cui poter posizionare armi, munizioni e oggetti.
Seppur sia possibile, come abbiamo già accennato, espandere via via l’inventario per mezzo di borselli “extra“, la sua gestione rimane un punto chiave dell’intero gameplay.
Raccogliere o meno un’oggetto o trovarsi senza spazio per raccogliere un elemento chiave sono elementi ricorrenti per tutto il gameplay e dover scegliere di scartare (senza possibilità di recupero) un oggetto per fare spazio è spesso una scelta non senza conseguenze.

La gestione dell’inventario è un elemento chiave del gioco

Similmente al passato sarà possibile contare sulle casse (poste in vari punti della mappa) le quali essendo interconnesse ci faranno accedere a una sorta di “onnipresente scorta” dalla quale attingere o depositare oggetti.
Seppur d’aiuto però anche le casse finiscono con l’aumentare nettamente il backtracking esponendo il giocatore a incontri poco piacevoli mentre si sposta da una parte all’altra degli ambienti di gioco per recuperare oggetti dalle casse.

A complicare la gestione dell’inventario e la nostra sopravvivenza si aggiunge anche la coriacea resistenza dei nemici.
Questi non sono gli zombie di Dead Rising, i non-morti che infestano Resident Evil 2 Remake sono forse fra i più resistenti mai visti in un videogame arrivando in alcuni casi a richiedere la bellezza di 8 colpi alla testa prima di crollare a terra e restarci definitivamente (soprattutto).
Tante volte sarà più semplice menomarli per impedir loro di seguirci e schivarli piuttosto che sprecare le poche preziose munizioni a nostra disposizione per metterli a fare un eterno riposo.

Un licker pronto per un agguato nell’oscurità

Se poi i non-morti di per se non fossero abbastanza per mettere in difficoltà le poche risorse a nostra disposizione, cani zombie, Lickers e Ivy daranno una bella sfoltita alle nostre scorte di colpi di fucile, lanciagranate e lanciafiamme.
Mancano all’appello i corvi zombie e i ragni giganti nelle fogne (la nostra parte aracnofobica ringrazia) che sono stati sostituiti da ben più temibili e coriacei “G adulti” pronti a divorarci da sotto il pelo dell’acqua.

E nonostante tutti questi nemici siano già di per sé un chiodo nel piede Resident Evil 2 Remake resta fedele al suo doppio del 1998 con numerose bossfight che si intervallano, in modo peraltro molto congruo, all’esplorazione offrendo delle piccole mini-sfide che divergono dall’onnipresente senso di terrore.

Che brutta situazione…..

Sebbene si noti la chiara sensazione di déjà-vu che danno questi incontri con i vari boss (come il famoso coccodrillo gigante) queste sezioni di gioco sono piacevoli e spesso impegnative costringendo a un certo grado di “trial and error” specie quando le si affronta la prima volta.

Essendo un Resident Evil vecchio stampo il gioco ci metterà fin da subito davanti a un altro dei punti chiave del gioco: gli enigmi ambientali.
Vuoi mica che le porte siano aperte e la via ovvia, giammai, Resident Evil 2 Remake come l’originale è pieno zeppo di enigmi ambientali che ci costringeranno a vagare in lungo e in largo alla ricerca di chiavi, medaglioni, tessere, fusibili e chi più ne ha più ne metta.

Certe volte è bene mettere in moto gli ingranaggi della mente

Questo elemento aggiunge un pizzico di difficoltà in più al gioco costringendo il giocatore a esplorare e ingegnarsi per venire a capo degli enigmi che gli impediscono di procedere.
Inoltre alcuni enigmi secondari come casseforti, lucchetti e sistemi più o meno elaborati di sicurezza ricompenseranno il giocatore con potenziamenti e borselli diventando un incentivo non da poco ad aguzzare l’ingegno.

GRAFICA E DETTAGLI TECNICI

Resident Evil 2 Remake è un titolo che merita di essere guardato, un’opera d’arte visiva che porta a schermo una storia dell’orrore dalla vividezza e dall’immersività impressionante.

A muovere questo capolavoro di texture e poligoni troviamo l’ottimo RE Engine, di cui la stessa CAPCOM è detentrice e sviluppatrice, che è lo stesso motore grafico che ha mosso in precedenza Resident Evil 7 con un risultato decisamente soddisfacente in termini di resa visiva.
Qui, in questo nuovo capitolo della serie si vede benissimo che il team di sviluppo ha fatto tesoro dell’esperienza maturata con Resident Evil 7 portando a schermo una realizzazione sopraffina e migliorata sotto diversi aspetti rispetto al passato.

Scene tristissime e realismo alle stelle

Fra gli elementi che più ci hanno colpito troviamo ad esempio una migliore mimica rispetto al passato che rende le cutscenes (ma anche le espressioni di Leon, Ada, Claire e Sherry durante le fasi di gameplay) convincenti al punto da sembrare persone in carne ed ossa.
A rafforzare questa sensazione di fotorealismo hanno contribuito senza alcun dubbio un’ottima realizzazione della pelle (anche grazie all’effetto traslucenza) della peluria e dei capelli finalmente molto più realistici.
Dimenticate i capelli a spaghetti di Mia, in Resident Evil 2 Remake i capelli a frangetta di Leon e la coda di cavallo di Claire hanno una fisicità tutta loro non solo nelle cutscenes ma anche durante le sezioni di gioco ondeggiando e muovendosi in modo naturale denotando così un grande miglioramento rispetto al passato.

Guy’s a maniac! Why did he bite me?

Ma la cura per i modelli non si ferma certo ai “vivi“, anche l’orda di non morti che infesta gli ambienti di Resident Evil 2 Remake è qualcosa di sorprendentemente realistico.

Ogni singolo zombie è realizzato con una minuzia sorprendente con dettagli visivi sempre diversi e un realismo a dir poco terrificante grazie a un livello di dettaglio di capelli, barba e occhi (mio dio gli occhi) degno di un film di Romero.
Certo, nel corso dell’avventura capiterà più volte di trovarsi davanti alle stesse facce riutilizzate su nemici diversi ma è indubbio che quelle realizzate dal team di Capcom godano di una qualità senza precedenti.

Terrificante bellezza

Gli zombie di RE2 Remake non sono solo convincenti dal punto di vista grafico ma lo sono anche dal punto di vista tecnico e questo lo si vede da come CAPCOM li abbia sapientemente inseriti nell’ambiente di gioco.
I non morti si trascineranno per i corridoi e i vicoli del gioco con un incedere molto studiato, arrivando a gattonare, strisciare e perfino contorcersi quando menomati pur di riuscire a raggiungere uno dei protagonisti.
In alcuni frangenti ci è capitato persino di vederli inciampare in un oggetto o in un cadavere per poi cadere rovinosamente a terra, un dettaglio che da fisicità al nemico facendo anche risaltare come l’ambiente stesso di gioco non sia solo un mero contenitore di eventi ma influisca in modo più o meno vario con i personaggi in gioco.

BUM Headshot!

Proprio al sistema di menomazione dei nemici va un plauso grosso come Trenchy perchè ben pochi altri giochi possono vantare un così accurato livello di distruzione dei nemici.
Ogni colpo messo a segno farà ondeggiare il nemico in modo decisamente realistico potendo persino mandarlo a terra dal contraccolpo o (usando ad esempio un fucile) mozzarlo in due separandone il torso dalle gambe.

E la distruzione non si limita solo a “togliere pezzi” ai nemici ma modifica pesantemente anche il loro aspetto con ferite e lacerazioni che si aprono via via che i nostri colpi raggiungeranno il bersaglio (vedi lo stesso nemico qua sotto dopo due colpi al volto).

Questo deve fare male

Oltre alla grande resa dei nemici e dei personaggi anche gli ambienti di gioco meritano il loro livello di complimenti come è giusto che sia.
Raccoon City non è mai stata così bella, con un livello di dettaglio strabiliante grazie alle numerose tecnologie visive messe in campo da CAPCOM.

Resident Evil 2 Remake è forse uno dei risultati più “certosini” raggiunto nei titoli recenti sia della stessa casa produttrice che in generale nel settore videogames per quanto concerne le impostazioni grafiche atte ad arricchire l’esperienza visiva in-game.

Resident Evil 2 Remake è un titolo ampiamente scalabile sotto il punto di vista di quanti pixel muovere su schermo potendo arrivare in basso fino alla risoluzione di 640×480 (per i sistemi decisamente datati) e in alto fino a 3840×2160 (per i sistemi all’avanguardia).
Sacrificando la qualità complessiva della risoluzione d’immagine è possibile quindi scalare ampiamente il gioco per adattarlo a sistemi più o meno performanti mentre laddove vi sia la giusta potenza di elaborazione è possibile ottenere un livello di qualità d’immagine decisamente alto.
Per i più esigenti inoltre il gioco permette di regolare ancor più nel dettaglio la risoluzione video finale grazie a un settaggio detto “percentuale risoluzione“.

Il gioco in 3840 x 2160 con percentuale di risoluzione al 150% è una goduria per gli occhi


Questo valore , oscillante fra 10% e 200%, indica il rapporto percentuale che intercorre fra la risoluzione a cui viene elaborato il gioco e la risoluzione dello schermo selezionata in precedenza.
Si comprende come questo parametro abbia un peso decisamente grande sulle prestazioni di sistema permettendo ad esempio (su un’immagine in 3840×2160 come abbiamo scelto noi) di poter renderizzare il gioco in 384×216 o in 7680×4320 per poi scalare il tutto nuovamente in 4K.
Ciò si traduce ovviamente in un’immagine rispettivamente più o meno nitida con prestazioni diametralmente opposte (la modalità 200% è riuscita a mettere in ginocchio anche la nostra RTX 2080 Ti).

Anche l’antialiasing, differenza sostanziale che distingue la versione PC dalla controparte console in termini di qualità, permette di ridurre in modo più o meno accentuato le terribili “scalettature” che possono venirsi a formare sulle linee rette o curve in-game.
Un basso valore (come un FXAA) risulterà in una maggior scalettatura mentre un filtro di qualità elevata come lo SMAA o FXAA + TAA offriranno una qualità delle linee decisamente maggiore al costo di un certo carico elaborativo sulla GPU.

L’antialiasing permette di renderizzare linee e ombre senza fastidiose scalettature

Anche per quanto concerne le ottime texture presenti in gioco si osserva un’ampia scalabilità con ben 11 livelli qualitativi selezionabili che oscillano da un livello di texture più “sfumato” e decisamente leggero a un livello di dettaglio elevato e realistico ma dal peso decisamente molto elevato.

Una serie di effetti aggiuntivi concludono il quadro tecnico di qualità sopraffina presente alle spalle di Resident Evil 2 Remake come un motion blur naturale e cinematografico, luci volumetriche di alta qualità, riflessi ambientali e un netto effetto bokeh durante le cutscenes.
I raggi di luce e le nebbioline si sono rivelati decisamente convincenti sia in spazi più aperti (come nelle poche sequenze per le strade di Raccon City) sia negli ambienti interni della Stazione di Polizia (come ad esempio nella breve sezione prima di incontrare Marvin, in cui viene fatto un uso altamente intensivo della nebbia).

Questa leggera nebbiolina rende tutto più inquietante

Allo stesso modo è possible, con le dovute accortezze hardware, attivare i riflessi ambientali che in questo titolo trovano un ampio e ben realizzato utilizzo sia nelle ambientazioni che in modelli di personaggi e nemici.
Nonostante abbia un peso non indifferente sul carico di lavoro messo sulla GPU ci sentiamo di consigliare di lasciare questo effetto attivo poichè la resa finale vale decisamente la candela.

I riflessi su superfici e modelli dei personaggi sono un elemento di prima qualità del gioco

Infine, a patto di avere una GPU sufficientemente prestante Resident Evil 2 Remake può godere di un ottimo effetto di occlusione ambientale HBAO+ che rende gli ambienti di gioco più vividi e realistici dal punto di vista dell’illuminazione selettiva al costo di molta potenza hardware.
Le altre opzioni come SSAO, SSAO+ e HDAO offrono livelli inferiori di occlusione ambientale ma risultano anche più leggere rispetto all’HBAO+ per i sistemi di fascia media.

AUDIO

Resident Evil 2 convince anche dal punto di vista dell’audio, che si fa forza di un audio binaurale che rende particolarmente precisa e agghiacciante la localizzazione spaziale dei suoni in cuffia (nel nostro caso il gioco è stato provato con un paio di Razer Kraken 7.1 V2).

A fare compagnia agli ottimi effetti sonori (gemiti, passi ed effetti audio in genere) troviamo una colonna sonora azzeccata che, seppur non ai livelli della iconica soundtrack originale, riesce a offrire il giusto accompagnamento alle scene più concitate o significative di gioco.

Ottimo anche il doppiaggio in italiano, con voci ben azzeccate e un audio dimensionale più che convincente.

PRESTAZIONI, REQUISITI E SISTEMA DI PROVA

Requisiti Minimi:

  • CPU: Intel-Core i5-4460 o AMD FX-6300
  • GPU: Nvidia GeForce GTX 760 o AMD Radeon R7 260x (2 GB)
  • RAM: 8 GB
  • Storage: 22 GB
  • OS: Windows 7, 8.1, 10 (versioni a 64 bit)
  • DirectX 11

Requisiti Consigliati:

  • CPU: Intel Core i7-3770 o AMD FX-9590
  • GPU: Nvidia GeForce GTX 1060 o AMD Radeon RX 480 (3 GB)
  • RAM: 8 GB
  • Storage: 22 GB
  • OS: Windows 7, 8.1, 10 (versioni a 64 bit)
  • DirectX 11

I Banchi di Prova utilizzati durante la nostra recensione sono i seguenti:

BANCO DI PROVA DI FASCIA ALTA

  • CPU: Intel Core i7-8700k (OC @ 5 GHz)
  • GPU: Nvidia GeForce RTX 2080 Ti MSI Gaming X Trio
  • RAM: 16 GB DDR4 3200 MHz G.Skill Trident Z RGB
  • SSD: Samsung 970 EVO M.2 256 GB
  • Display: Samsung U28E590D (28″ 4k)
  • OS: Windows 10 Pro
  • DirectX 11

BANCO DI PROVA DI FASCIA BASSA (PORTATILE)

  • CPU: Intel Core i7-3630 QM
  • GPU: Nvidia GeForce GT 750M
  • RAM: 16GB DDR3
  • SSD: Corsair Force GT 240 GB
  • Display: Monitor integrato (16″ FullHD)
  • OS: Windows 10 Home
  • DirectX11

Alla fine della fiera, dopo mille discorsi fatti sulla grafica e il gameplay, viene da chiedersi come si comporti questo Resident Evil 2 Remake quando si arriva a parlare di prestazioni.

Come già evidenziato sopra, per una maggiore precisione abbiamo voluto confrontare il comportamento del gioco su un sistema prima di fascia alta e poi su uno di fascia bassa proprio per vedere se l’ampia gamma di opzioni selezionabili all’interno del menù poteva offrire la giusta scalabilità sia verso l’alto che verso il basso.

Primo piano di Leon sul sistema di fascia alta

La risposta a questo quesito è stata più che positiva, Resident Evil 2 Remake ha funzionato in modo eccellente su entrambi i sistemi di prova seppur con risultati visivi diametralmente opposti.

Mentre sul sistema di fascia alta grazie all’ottima combinazione CPU/GPU il titolo di CAPCOM ha stupito sotto ogni aspetto mantenendo un solido framerate di 60 FPS pur girando in 4K al massimo livello di dettaglio sul sistema di fascia bassa ha offerto un’esperienza visivamente molto meno appagante in 720p a dettagli bassi ma il framerate si è assestato su uno stabile valore di circa 45 FPS dimostrando che Resident Evil 2 è perfettamente giocabile anche su sistemi non molto performanti.

Primo piano di Claire sul sistema di fascia bassa
PROCONTRO
-Un ritorno in grande stile per un classico di Playstation 1
-Graficamente sbalorditivo
-Gameplay coinvolgente e ben realizzato
-Audio spaziale da brivido
-Campagne ben strutturate e ampliate rispetto al passato
-Ben scalabile per adattarsi a vari sistemi hardware

– Trama espansa ma ancora troppo da film di serie B
-Poca differenza tra la trama di Leon e quella di Claire
-Sezioni con Ada e Sherry troppo brevi
-Fin troppo semplice in modalità assistita

Conclusione
Voto
9.5
Articolo precedenteTales of Vesperia – Guida al Combattimento Oltre Limite
Prossimo articoloTales of Vesperia – Suggerimenti per il boss Gattuso
Annata 1993 dalle meravigliose montagne della Toscana. Studente di Medicina & Chirurgia all'Università di Pisa. Ama scrivere di videogiochi e tecnologia, due delle sue maggiori passioni, e con 17K sta ampliando sempre più il proprio orizzonte nel mondo della giornalistica specializzata. Videogiocatore dal 1998, dove ha iniziato a sviluppare la sua passione con il suo amato GameBoy, Stefano è oggi uno strenuo sostenitore del Gaming PC ma si rivela in realtà anche un attivo giocatore sulle piattaforme Xbox One X e Playstation 4 Pro. Se volete davvero vederlo felice dategli qualcosa che abbia sopra dei pulsanti e non rimarrete delusi.