Nel mondo dei videogiochi è difficile rimanere al passo con i tempi senza cambiare o rinnovarsi, senza cambiare qualcosa nella propria formula, eppure la fortunata saga di Just Cause, firmata da Square Enix e Avalanche Studios, pare essere immune da questa legge sommaria.

La carta d’identità segna 12 anni, che in ambito videoludico non sono pochi, ma il filo conduttore che partì tempo fa dal primo capitolo non è mai variato: un mood distruttivo e caotico, concretizzato in un perenne susseguirsi di disastri pirotecnici e furiose sparatorie.

Just Cause 4 conferma quindi il format della serie, senza variarne nemmeno una virgola, ma nonostante questo non si esime dall’apportare alcune migliorie o cambiamenti, a partire dal motore grafico all’ambientazione di questa nuova avventura di Rico Rodriguez.

Il ciclone Rico

Questo quarto capitolo vede dunque come primo vero cambiamento l’ambientazione che, dall’arcipelago di Medici nel nostrano Mar Mediterraneo, si sposta nel caldo Sud America, a Solìs per la precisione, dove il nostro compito sarà quello di mettere i bastoni tra le ruote a una associazione già comparsa in Just Cause 3: La Mano Nera.

Infatti, a caccia di risposte sul suo passato e sul coinvolgimento del padre in un progetto della Mano Nera denominato Illapa, Rico si getterà alla ricerca del cattivissimo di turno, Oscar Espinosa, capo del suddetto gruppo armato, solo per ritrovarsi nuovamente invischiato in una lotta indipendentista tra i ribelli locali dell’armata del Caos e questa organizzazione, in un mix di esplosioni e catastrofi naturali.

Just Cause 4
Per quale oscuro motivo il padre di Rico era legato a Oscar Espionosa? Questa domanda necessita una risposta

Già il nome di questo misterioso progetto, che fa riferimento al dio delle tempeste Inca, dovrebbe già lasciar presagire quale sarà una delle carte principali di questa nuova iterazione della serie: un clima pesantemente attivo e influente nel mondo gioco, ma di questo parleremo in seguito.

Nonostante la carenza narrativa Rico rimane sempre lo stesso, così stereotipato da piacere e risultare, come al solito, il catalizzatore della scena.
Le frasi ad effetto quindi non mancheranno, ma è l’unica figura a salvarsi in questa anonima tela bianca.

Comunque, detto ciò, la trama è delle più classiche e prevedibili, con un ritmo narrativo in grado di battere anche il centometrista più in forma, creando così a volte una sceneggiatura così surreale da sembrare improbabile, senza avere quasi mai mordente, e ormai la compassata figura istrionica di Rico sembra non essere più in grado di oscurare questa grande mancanza.
A onor del vero però c’è da dire che Just Cause non ha mai brillato per la narrazione, preferendo una bella esplosione ad una scena ben studiata, tuttavia questo dogma della serie inizia a mostrare qualche crepa e una svolta decisa, anche se non radicale, poteva essere un discreto toccasana, anche in ottica di futuri nuovi capitoli.

A rincarare la dose ci si mette pure la ripetitività e l’inconsistenza della maggior parte delle missioni che intervallano una pietra miliare della storia dall’altra, il che porta a un veloce calo dell’interesse da parte del giocatore, mostrando il fianco a una noia che potrebbe sopraggiungere rapidamente se non fosse per le botte di adrenalina che solo il volteggiare con la tuta alare dentro a un tornado può dare, in un continuo di alti e bassi scostanti.

Tirando le somme però, al netto della suddetta ripetitività, le ore di gioco tra sparatorie ed esplosioni saranno parecchie, fornendo una buona fonte di relax videoludico.

Quando un rampino fa la differenza

Quando la narrazione fallisce l’unico appiglio rimanente è il gameplay e, per rimanere in tema, questo si rivela essere proprio il ‘rampino’ di salvezza di Just Cause 4, che fa della sua architettura, e dei relativi elementi, il piatto forte dell’esperienza offerta al giocatore.

Ricordiamo infatti, come detto in apertura, che uno dei pregi, o difetti dipende dai punti di vista, di questo Just Cause è l’immutata struttura del gameplay, che nei suoi lati peculiari non varia di una virgola, eccezione fatta per il rampino di Rico, che vede concentrati nelle sue meccaniche il maggior numero di cambiamenti e novità introdotti dai ragazzi di Avalnche Studios.

Il fidato dispositivo da polso del nostro avventuriero, nonché pietra angolare del gameplay, vanta ora tre funzionalità diverse accessibili dopo qualche missione tutorial, che consistono in: RiavvolgitoreSollevatore Booster.

Just Cause 4
Il rampino vede un netto miglioramento, con tanto di mod incluse, giusto per rendere ancora più divertente ed esagerata la situazione

Il primo, lascito del capitolo precedente, consente a Rico di ‘collegare’ due oggetti e trascinarli l’uno contro l’altro, che essi siano nemici, barili oppure elicotteri, poco cambia.
Il secondo, sostanzialmente uguale al sistema di recupero militare terra/aria Fulton, rilascia un palloncino aerostatico autogonfiante che, una volta agganciato, trascinerà nel blu più intenso qualsiasi cosa ad esso collegato.
Il terzo, e ultimo, consentirà di piazzare letteralmente ovunque dei già sperimentati propulsori miniaturizzati, grazie ai quali daremo una ‘spintarella’ a questo e a quello.

Se solo a leggerne la descrizione la vostra fantasia ha iniziato a immaginare i modi più bizzarri per utilizzare queste varie funzionalità sappiate che gli sviluppatori non vogliono certo metterci un freno, anzi tutto il contrario.

Le mod inserite con Just Cause 4 andranno ad agire sulle funzionalità intrinseche di ogni aspetto del rampino, come la possibilità di gestire la forza della spinta, il momento di avvio (automatico o manuale) e tanto altro. Il tutto sempre combinabile a discrezione del giocatore..

Sarà infatti possibile creare combinazioni preconfigurate, grazie a 3 preset personalizzabili e facilissimi da utilizzare tramite il d-pad, in cui potremmo includere anche tutte e tre le varianti.
Come se non bastasse è stata introdotta anche una nuova meccanica di mod relative al rampino, ingigantendo ancora di più il serbatoio al quale la fantasia del giocatore può attingere per creare la combinazione più distruttiva, sadica o innaturale che esista.

Tuttavia, il rampino non è l’unico miglioramento apportato al gameplay di Just Cause, che nonostante la già super ribadita conferma della solita architettura non è esente ad alcune novità e cambiamenti.

Uno di questi sicuramente è l’ambientazione che, come citato ad inizio articolo, ha un ruolo decisamente di spicco in questa iterazione della saga.

I ragazzi della software house svedese, infatti, hanno progettato Solìs con lo scopo di renderlo un parco giochi estremamente interattivo, dove il nostro Rico può sbizzarrirsi sfruttandolo in ogni modo possibile.
La mappa è divisa in 4 biomi diversi, caratterizzati da un particolare meteo ciascuno con missioni rigorosamente a tema con il cataclisma presente, ed è qui che Just Cause 4 da il meglio sé.

Un cenno particolare va anche alla presenza psicologica di questi eventi atmosferici. Il loro incessante movimento per la mappa, inesorabile e inevitabile, è ben visibile ben prima che colpiscano fisicamente il campo di battaglia, generando un misto di ansia/eccitazione difficile da descrivere.

L’epicità delle scene, con effetti speciali così spettacolari da ricordare i film dei fratelli Russo o di Michael Bay, rende così bene l’ideologia dietro al marchio Just Cause che a volte fa scordare totalmente il fatto che sia un more of the same, galvanizzando il giocatore facendolo sentire quasi immortale.

A fortificare questa sensazione, purtroppo, si va aggiunge un altro aspetto tutt’altro che positivo: l’intelligenza artificiale dei nemici.

Rico da sempre ci ha abituato a sparatorie folli, con un alto tasso di proiettili nell’aria e azione, ma l’inconsistenza della difficoltà offerta dalla maggior parte degli avversari che incontreremo sul nostro cammino è letteralmente disarmante.
Il tutto unito alla grande disponibilità di armi a disposizione del nostro super agente genera una sensazione di onnipotenza che stizzisce un poco, dove solo un senso di autoconservazione videoludica porta il giocatore a inventarsi e destreggiarsi tra i metodi più articolati per massacrare le fila della Mano Nera, che ricordano più sagome di cartone molto poco capaci di utilizzare dei fucili.

Per concludere l’analisi del gameplay, l’esperienza di Just Cause 4 poggia le basi su una formula già comprovata anche da altri titoli presenti sul mercato, con la mappa divisa in zone di controllo sbloccabili man mano che si avanza nella storia, rinforzando i mezzi a disposizione del giocatore e sbloccando man mano missioni nuove, sia principali che secondarie.

Just Cause 4
Una mappa divisa in zone da liberare, un’armata del Caos che cresce di pari passo con le nostre conquiste: questa è Solìs con l’arrivo di Rico

Questa progressione abbastanza lineare si adatterebbe abbastanza bene alla tipologia di gioco, non fosse per la suddetta scarsa difficoltà incontrata che fa sentire ogni conquista, punto speso in modifiche, arma sbloccata e quant’altro come un’aggiunta quasi superflua, utile solo a rendere solo più spettacolare le sparatorie, senza davvero incidere sulla resa.

Tecnicamente parlando

Andando sul lato tecnico, Just Cause 4 mostra qualche miglioria rispetto ai suoi predecessori, con un impiego molto più solido ed efficiente dell’Apex Engine di Avalanche.

A brillare in questo capitolo è la gestione della fisica in gioco, che nonostante l’ampia gamma di oggetti esplosivi e distruttibili presenti in questo sandbox mostra una rispondenza veramente invidiabile.
Inoltre a colpire piacevolmente è la fluidità con la quale il motore grafico si destreggia tra gli effetti speciali, garantendo un’ottimizzazione eccellente.

Nonostante il riciclo di molti modelli, o l’anonimato di molte texture, l’impatto che l’ambientazione di Just Cause 4 ha sul giocatore non è del tutto da buttare, garantendo scorci niente male mentre volteggeremo nel cielo di Solìs.
Bello da lontano quindi, meno da vicino.

Nessun texture popping quindi, però a peccare è il lato prettamente estetico che presenta shader oggettivamente vecchi e modelli poligonali un po’ troppo artificiali, con una cura del dettaglio poco approfondita.
Esempio lampante è la gestione del LOD per quel che riguarda i bordi dell’ambientazione, davvero poco definita, ma questo potrebbe risultare un esercizio tecnico forse eccessivo per un titolo come Just Cause e i suoi standard.

Insomma, tra asset riciclati e scenari belli ma un po’ troppo simili, il lato artistico di Just Cause 4 risulta non essere nella media videoludica attuale, a onor del vero parecchio alta forse, ma è tutto sommato giustificabile come tassa inevitabile da pagare per la gestione magistrale della fisica caotica di questo titolo.

Just Cause 4
L’impatto grafico non è dei più sorprendenti, ma la scelta degli sviluppatori è chiara: W la fisica in game

Menzione particolare per il comparto audio che risulta davvero azzeccato, con stazioni radio sparse per Solìs in grado di offrire ottima musica e una colonna sonora che ben si sposa con questo adrenalinico titolo.
Anche il doppiaggio italiano merita, garantendo una certa personalità ai protagonisti.

 

Pro Contro
  • Cataclismi attivi e non solo scenografici
  • Un rampino aggiornato alla grande
  • Fluidità sorprendete
  • Fisica solida e reattiva
  • Effetti speciali dietro ogni angolo
  • Storia anonima e a tratti surreale
  • Rischio ripetitività molto alto
  • Lato artistico decisamente sottotono
  • Difficoltà quasi inesistente
Conclusione
Just Cause 4
7.5
Articolo precedenteHalo Infinite E3 2018 Trailer – Dietro le quinte
Prossimo articoloAnthem, ecco il trailer dell’Edizione della Legione dell’Alba
Studente di Ingegneria prima e appassionato di videogame poi, possessore di una PS4 ha concretizzato la sua passione per il mondo videoludico sposando il progetto del 17KGroup.