Abbiamo spesso parlato di quanto le versioni rimasterizzate dei vecchi grandi successi videoludici abbiano avuto un’importanza non indifferente nell’attuale generazione, la scelta di puntare alla nostalgia degli utenti si è quasi sempre rivelata efficace, almeno in termini commerciali. Partendo da Doom e passando per i vari Halo, Crash Bandicoot e Resident Evil, molti brand storici hanno trovato nuova vita grazie alle loro riproposizioni in chiave moderna e alla lista di questi titoli non era possibile far mancare Spyro The Dragon.

L’avventura che ci è stata proposta in Spyro Reignited Trilogy non è solo una riproposizione in HD di uno dei maggiori successi degli anni novanta, ma anche un tentativo di dare uno spessore artistico al lavoro che Insomniac Games non è riuscito a dare a causa delle mancanze hardware della prima PlayStation. Nella seguente recensione vedremo se quest’ennesima rimasterizzazione (o remake che dir si voglia) è riuscita nel suo intento senza però snaturare il lavoro degli sviluppatori originali (oggi autori dell’ennesimo gioco di successo, Marvel Spiderman).

Si è schiuso l’uovo di Falcon McBob!

Il rifacimento dell’opera targata Insomniac Games è stato affidato a Toys For Bob, un’azienda sviluppatrice che nonostante sia poco rinomata è considerabile storica nel campo videoludico. Il team californiano, facente parte della grande famiglia Activision, ha nel proprio curriculum produzioni di tutto rispetto tra cui Pandemonium e sopratutto Skylanders Spyro’s Adventures, il primo capitolo della serie Toys-For-Real che ha fatto le recenti fortune di Activision. Lo studio di sviluppo ha già provato una volta a far tornare in auge il coraggioso draghetto viola con risultati tutt’altro che scarsi: nonostante le critiche sul cambio d’aspetto e le differenze con la serie originale, Spyro è stato negli ultimi otto anni il simbolo di una produzione videoludica dedicata esclusivamente ai più piccoli.

Tuttavia, il ciclo degli Skylanders pare si sia parzialmente chiuso con la terza stagione della serie originale Netflix, Skylanders Academy, di cui Spyro è l’indiscusso protagonista, e con l’ultimo titolo per dispositivi mobili Skylanders Rings of Heroes e il successo di Crash Bandicoot N.Sane Trilogy è stato fin troppo ampio per non influenzare anche il suo brand gemello.

Vola, drago viola!

Il clima sereno e tranquillo presente nel regno dei draghi è messo seriamente a rischio a causa di Nasty Norc (Gnasty Gnorc, in lingua orginale) che dopo l’ennesima provocazione in diretta televisiva da parte delle leggendarie creature, decide di vendicarsi lanciando un forte incantesimo che trasforma l’intera popolazione in statue di pietra. Un piano malvagio riuscito quasi alla perfezione, se non che l’incantesimo non sia riuscito a colpire Spyro, un piccolo drago che viste le sue ridotte dimensioni è riuscito a evitare il tragico destino della sua razza. Essendo lui l’ultimo drago rimasto in circolazione, sarà suo compito quello di liberare il suo popolo e dare una bella lezione allo gnorco.

L’incipit narrativo del titolo è tanto semplice quanto simbolico per l’intero gioco, difatti, l’esperienza offerta dal primo gioco della saga è veramente povero di contenuti. Il pomeriggio che ci occuperà Spyro The Dragon per essere completato a una percentuale qualunque, sarà un continuo susseguirsi di salti tra una piattaforma e l’altra alternati da qualche boss dal game design discutibile e i simpatici inseguimento con i “temibili” ladri di uova. In poche parole, non è difficile notare che il nocciolo di Spyro The Dragon sia invecchiato piuttosto male, anche se tutto sommato il titolo risulta piuttosto godibile grazie al suo level design, eccenzion fatta per le sopracitate bossfight, e al lavoro importante di Toys For Bob per quanto riguarda la fluidità dei movimenti del personaggio.

Preso atto delle precedenti critiche, però, bisogna sempre ricordare il target di riferimento per del gioco: Spyro the Dragon è un gioco destinato ai più piccoli e se volessimo considerare l’intero pacchetto offerto nella Regnited Trilogy come un unico grande percorso videoludico da far affrontare a un bambino, la grande semplicità del primo titolo diventa uno dei suoi punti di forza, pronta a dare al piccolo giocatore un’esperienza semplice e diretta, senza tanti fronzoli.

Di una pasta completamente differente è fatto Spyro Ripto’s Rage, arrivato sul mercato europeo come Gateway to Glimmer, secondo capitolo della saga proposto nella Trilogy che fa quasi impallidire il suo predecessore per la quantità maggiore di contenuti proposti. Il viaggio che il nostro protagonista affronterà lungo i tre regni di Avalar non è solo un contesto narrativo che accompagna poche ore di puro gameplay, ma è una breve storia dai toni fiabeschi che apre le porte ad un vero e proprio piccolo universo narrativo formato da cutscenes completamente rielaborate da Toys For Bob e interazioni con personaggi secondari entrati poi nell’immaginario collettivo tra i simboli della saga come il potente riccone o Hunter il ghepardo.

Ripto’s Rage propone vistosi passi in avanti anche per quanto riguarda il gameplay, che non si limita più al semplice platforming povero di contenuti ma vanta l’inserimento di nuove abilità speciali da guadagnare col tempo come la testata e il nuoto, l’introduzione del backtracking e di una serie di minigiochi tra cui il leggendario Ice Hockey. Non è, quindi, un errore pensare che la vera avventura di Spyro The Dragon inizi con il secondo titolo, visto la quantità maggiore di contenuti sia narrativi che di gioco proposta.

Se continuiamo a considerare il pacchetto proposto dalla Spyro Reignited Trilogy come un’unica esperienza, Spyro Year of The Dragon è considerabile come la perfetta conclusione di un percorso videoludico che continua a evolversi. Il terzo capitolo della saga, infatti, si propone per migliorare e perfezionare in maniera definitiva tutto ciò che è stato proposto nei precedenti capitoli aumentando sia lo spessore narrativo, che la qualità del gameplay.

La storia proposta è ancora una volta semplice, ma tremendamente efficace: dopo i festeggiamenti dell’anno del drago, festività legata allo zodiaco cinese che coincide anche con l’anno d’uscita del gioco originale, l’apprendista strega Bianca si intrufola nel regno per rubare tutte le uova appena deposte dagli abitanti. Sarà compito di Spyro, affiancato ancora una volta dall’immancabile Sparx e dal suo migliore amico Hunter, recuperare i cuccioli della sua specie e sventare il malvagio piano della Maga.

Una trama decisamente più complessa dei suoi predessori, nonostante sia scritta su misura per un pubblico di bambini, è accompagnata da vistosi miglioramenti per quanto riguarda il lato gameplay.
I trentasei livelli che affronteremo durante il gioco ci propongono, infatti, un miglioramento sostanziale delle meccaniche proposte nel secondo: alla maggioranza dei livelli che affronteremo nei panni del nostro impavido draghetto, si affiancheranno infatti alcuni livelli speciali dove ci metteremo nella prima volta nei panni di Sparx, la nostra inseparabile libellula, o di altri personaggi secondari come Sheila il canguro o il Sergente Byrd. L’offerta dal terzo capitolo è considerabile, quindi, l’esperienza definitiva legata a Spyro the Dragon, formata non solo da fiammate e voli ma anche nuoto, minigiochi e livelli dal gameplay completamente differente.

Se presi singolarmente completare ogni gioco della collezione proposta nella Spyro Reignited Trilogy non sarà un’operazione lunga o impegnativa, per chi ha ricordi abbastanza lucidi su come funzionassero i giochi del draghetto l’esperienza completa non dovrebbe durare oltre le quindici ore. Completare alla massima percentuale l’intera triolgia, però, non sarà una passeggiata e senza utilizzare l’aiuto della libellula Sparx (che grazie alla pressione di un tasto ci indicherà la strada giusta), potrebbe rivelarsi complesso trovare tutte le gemme nascoste, sopratutto nel primo capitolo.

Tecnicamente parlando

L’impegno che gli sviluppatori di Toys For Bob hanno utilizzato per riproporre ambientazioni e personaggi del mondo di Spyro The Dragon è semplicemente esemplare. La Spyro Reignited Trilogy non è semplicemente una copia in alta qualità di un titolo della seconda metà degli anni novanta, ma è il frutto di un intenso lavoro che è riuscito a dare uno spessore artistico che la trilogia originale non è riuscito ad avere a causa dei limiti della prima PlayStation.

Piccola curiosità: alcuni dei trucchi delle versioni originali sono ancora utilizzabili!

Gli sviluppatori sono riusciti, quindi, a dare una personalità ben definita non solo ai livelli che ci troveremo ad affrontare durante l’esperienza di gioco, ma anche ai personaggi stessi: agli ottanta draghi che ci troveremo a salvare durante il primo gioco, infatti, è stata donata una forte personalità e il restyling effettuato per ognuno di essi è estremamente collegato e coerente con essa. Ma non solo i draghi hanno visto il loro aspetto stravolto, anche personaggi iconici come Sheila, Hunter e Bianca hanno cambiato la loro veste con una decisamente più caratterizzata e forte.

Il lavoro artistico dietro alla Reignited Trilogy è stato pienamente promosso anche per quanto riguarda la colonna sonora: i compositori che hanno riscritto per intero le musiche composte vent’anni fa dal batterista dei Police Stewart Copeland, sono riusciti ad omaggiare senza stravolgere uno dei punti più forti dei giochi originali, nonostante il processo di modernizzazione abbia fatto perdere un po’ di carattere alla colonna sonora che si presta comunque in maniera adatta al mondo fiabesco descritto dagli ambienti della saga.  Non passa inosservato anche il lavoro dello studio di localizzazione, che con il suo doppiaggio in italiano è riuscito a riparare una delle più gravi mancanze dei titoli originali.

Per quanto riguarda il reparto tecnico, Spyro Reignited Trilogy non presenta effettivamente grosse lacune fatta eccezione per qualche lieve calo al di sotto dei 30 FPS proposti dal gioco e alcuni glitch di poco conto. Ci troviamo, quindi, davanti ad un prodotto estremamente solido che trova nei caricamenti eccessivamente lunghi il suo punto debole. Manca, purtroppo, il supporto a Xbox One X.

 

PRO CONTRO
  • Artisticamente molto valido
  • Personaggi visibilmente caratterizzati
  • Essenzialmente, il buon vecchio Spyro
  • Il primo capitolo è invecchiato piuttosto male
  • Caricamenti dalla durata eccessiva