Shadow of the Tomb RaiderQuando nel nostro immaginario pensiamo ad un archeologo particolare, con la memoria si viaggia verso cappello e frusta, ma se spostiamo l’attenzione su una controparte femminile, sembra che l’archetipo venga modificato a favore di un’eroina tutta pepe che esegue piroette a destra e a manca, sfoggiando una coppia fumante di USP Match. Ebbene, dopo aver riportato i ricordi al mondo presente, scopriamo che l’amore per il personaggio non è mai tramontato, nemmeno nei momenti più difficili e che dopo due anni dal viaggio in Siberia, intenta a scoprire i segreti della Sorgente Divina, Lara Croft si appresta a concludere il suo cammino su Shadow of the Tomb Raider. Il viaggio intrapreso nel 2013 con un nuovo inizio, si è rivelato una mossa vincente ed i ragazzi di Crystal Dynamics hanno avuto l’onere di portare un grande fardello: riportare in vita un personaggio il cui futuro è stato messo a dura prova. Dopo il prepotente ritorno in pista di Lady Croft, la casa di sviluppo californiana cede il testimone a Eidos Montreal, la quale avrà l’arduo compito di continuare il lavoro iniziato da Crystal Dynamics, avente il ruolo di supervisore del progetto.

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Il menù iniziale anticipa l’ambientazione di quest’ultimo capitolo…

Dove eravamo rimasti?

Tomb RaiderIl team di sviluppo ha realmente studiato una cultura differente, compreso lo stile di vita dei popoli precolombiani in compagnia di studiosi. In questo modo la storia che ruota attorno a Shadow of the Tomb Raider si basa su delle fondamenta storiche.

Con l’avvento della Terza Serie ed il progetto Next Generation di Core Design passato a miglior vita, Lara Croft ha subito un radicale cambio di pelle. Messa da parte l’archeologa sfrontata che si faceva largo a suon di fucilate e pistolettate, nel 2013 Tomb Raider introduce una giovane eroina, un po’ ingenua, ma soprattutto inesperta e fragile, pronta ad intraprendere un cammino che vedrà il suo personaggio evolvere sulla base di tante circostanze. Superato lo scoglio della Regina Himiko, in quel lugubre e malsano regno di Yamatai nei mari del Sol Levante, Lara tramuta la sua fragilità in coraggio, capace non solo di svelare i segreti ivi contenuti nel Triangolo del Drago, ma anche di rivelarsi un punto di riferimento per i suoi amici. Seguendo la sua innata indole per la scoperta, Lara si imbatterà in ulteriori enigmi. I misteri sembrano essere la calamita giusta che induce l’esploratrice a scovare la Sorgente Divina nella fredda Russia, dove anche un’antica organizzazione, denominata Trinità, è intenta a studiare il potere di antiche forze soprannaturali.

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Pare che alcuni membri della Trinità abbiano avuto qualche problema…

Questo vecchio ordine di cavalieri è ormai divenuta un’organizzazione militare, seguendo non solo Lara in tutto il suo viaggio, ma spiando anche il lavoro di suo padre. Con una talpa al fianco di Lord Croft, Ana si rivela il nemico perfetto per far scaturire la rabbia e modificare ancora il carattere di Lara. Dopo aver scoperto della morte del padre, proprio a causa di quella che credeva essere la sua matrigna, l’avventuriera riesce a infastidire la Trinità e a ribaltare i loro scopi. Il secondo capitolo quindi termina con una Lara più matura (caratterialmente parlando) in compagnia di Ana mentre fanno ritorno a casa. Proprio quando le motivazioni della donna iniziano ad accendere la curiosità nell’archeologa, un cecchino ferisce mortalmente Ana e contemporaneamente un uomo misterioso ordina al killer di risparmiare la ragazza e di attendere il momento opportuno.

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Ecco cosa cercava la Trinità!

L’avventura continua…

Dopo gli eventi che hanno coinvolto Lara nella sua ricerca in Siberia, ci sposteremo dall’altra parte del globo, precisamente in Messico, patria dei Maya e Aztechi. Proprio qui infatti pare che la Trinità sia alla ricerca di qualcosa e Lady Croft, da brava esploratrice e amante del mistero, indossa gli abiti dell’esperto avventuriero e si fionda al fianco di Jonah, suo inseparabile compagno di viaggio, nel cuore della Dìa de Muertos, festa di natura precolombiana dedicata ai defunti, direttamente a Cozumel in Sud America. La piccola cittadina messicana è nel pieno dei festeggiamenti quindi mimetizzandosi tra la folla, Lara ha l’opportunità di ascoltare più da vicino i piani della Trinità e finalmente trovare una meta precisa dell’artefatto che stanno cercando.

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Un travestimento degno di nota, con una maschera Dia de los Muertos per confondersi tra la folla.

Tra scogliere mozzafiato e panorami incantevoli, lo sguardo penetra quei frangiflutti a forma di teschio, così alieno quanto affascinante. Intenti a non cadere dai dirupi, si arriverà ad esplorare un’antica costruzione Maya, al cui interno è custodito un pugnale dalla storia remota. Come la storia ha sempre insegnato, strani oggetti segreti, tenuti al sicuro in oscuri luoghi protetti da trappole, dovrebbero essere lasciati in pace. Bene, la curiosità è tanta e il recupero del manufatto innesca una reazione a catena che sconvolge la vita di ogni essere vivente vicino a noi.

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Quella grotta scavata nella roccia ricorda forse qualcosa?

Superata la fase del conflitto interiore, dove la meditazione tra causa ed effetto derivante dalle nostre azioni possa influenzare in qualche modo la vita dei comuni mortali, saliremo a bordo del nostro velivolo diretti verso il Perù, terra natia dei Maya, inseguendo la spedizione della Trinità. Ovviamente le cose non possono mai andare per il verso giusto e la scia di disgrazia che precede Lara si abbatte sull’aereo, facendolo precipitare nel cuore della foresta amazzonica. Il viaggio inizia nel peggiore dei modi, con un pilota disperso, Jonah, non pervenuto e bestie feroci che vogliono sfamare i loro piccoli. Si preannuncerà una corsa contro il tempo, dove solo l’intrepido coraggio dell’archeologa potrà soggiogare un’apocalisse tramandata da migliaia di anni.

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Se alcuni manufatti restano sepolti, potrebbe significare che non dovrebbero mai essere ritrovati…

Una nuova Lara Croft

Tomb RaiderDìa de Muertos è una festa di natura precolombiana associata per omaggiare i defunti. Proprio come per i popoli occidentali, tale ricorrenza si festeggia il primo giorno di novembre, ricadendo nel giorno di Ognissanti. Contrariamente alla religione cattolica, la cultura del Centro America ritiene che il destino dei morti sia legato al tipo di decesso, piuttosto che allo stile di vita. L’utilizzo di maschere e colori sgargianti servono per festeggiare la morte in modo allegro, proprio per mantenere vivo il ricordo con i defunti.

Con la visione Next Generation ormai un flebile ricordo, Crystal Dynamics ha avuto il coraggio di voler intraprendere un nuovo percorso, partendo dalle origini, che elevassero Lara Croft all’eroina quale era agli albori. Con un personaggio giovane e inesperto, la trilogia ha permesso all’esploratrice di evolvere caratterialmente, trasformandosi nella coraggiosa preda intenta a sfuggire dagli assalitori, alla predatrice a caccia dei suoi acerrimi nemici. Quest’ultimo capitolo è la degna conclusione di un’epopea nata cinque anni fa. Dal punto di vista grafico siamo certamente su livelli altissimi, capace di regalare un’alternanza tra momenti spettacolari e panorami mozzafiato. Per nostra gioia e fortuna, Shadow of the Tomb Raider, come la maggior parte dei titoli in circolazione, presenta la speciale modalità fotografica, dove grazie ad essa potremo immortalare i momenti più belli, mettendo in pausa qualsiasi azione per dedicarci a modificare la scena. Inutile dire che il bilanciamento delle tonalità di colore e illuminazione, doneranno quel tocco personale ad ogni momento passato in compagnia di Lady Croft, nonché riutilizzare le nostre creazioni come sfondo su desktop o galleria fotografica dinamica.

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Un tempio Maya eretto nelle profondità di una caverna…

Se i modelli dei personaggi rappresentano un serio pericolo per la vista e la giocabilità (trattenersi per poter osservare ogni tipo di dettaglio rischia di diluire seriamente la durata del gioco), la vera potenza visiva risiede nell’aspetto estetico donato ai paesaggi. L’arte con la quale le ambientazioni sono state concepite è sbalorditivo, anche se alcuni paesaggi possono richiamare alla mente luoghi già visitati in passato, ma per l’appunto è solo una sensazione. La cura nei dettagli risulta maniacale e la qualità delle texture hanno potuto rendere un mondo digitale tangibile in ogni sua forma, sembrando quasi possibile un’interazione reale tra il pad e ciò che lo schermo ci mostra.

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Chissà quelle scale dove porteranno…

Tra passato e presente

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La modalità fotografica consentirà di modificare ogni scena sulla base di innumerevoli filtri a disposizione, così come le pose che può assumere Lara. Giocando con l’illuminazione o il contrasto, ogni momento può diventare uno sfondo da applicare sul desktop del nostro PC.

Inevitabilmente il paragone principale si sposta tra questo capitolo di Tomb Raider e la sua controparte esclusiva Sony, ovvero Uncharted 4. Se gli ambienti e la vastità dei luoghi risultano comuni, l’idea di un open world è egregiamente mascherata, invero più marcata rispetto ai capitoli precedenti. Infatti è facile capire quanto l’avventura si snodi attraverso la missione principale e gli incarichi secondari, ma nonostante la mappa di gioco possa apparire gigantesca, il cammino non lo sarà altrettanto. La struttura segue quanto visto in passato, ovvero un semplice tunnel che ci porterà inevitabilmente all’epilogo, evolvendo il comparto narrativo in quello che poteva apparire un effimero tentativo di raccontare una trama già rivisitata più volte, dai risvolti scontati. In effetti la vicenda principale risulta abbastanza banale, ma la forza narrativa risiede nella sceneggiatura, ovvero il modo di raccontare la storia agli occhi dello spettatore. Lara è ossessionata dalla Trinità, la insegue, la ostacola ed è follemente attratta dal mistero, ma è anche in preda a rimorsi e sensi di colpa per quello che le succede accanto. In questo modo, l’intreccio delle vicende può dar vita a qualcosa di inaspettato, compresi colpi di scena che aumenteranno la curiosità.

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Non sempre le cose vanno come sperato…

Nonostante le peripezie di Lara rappresentino il fulcro dell’avventura, prendendo i binari con destinazione storytelling, la protagonista principale è invero l’esplorazione. La prima serie di Tomb Raider era caratterizzata dello scoprire, viaggiare e perlustrare mappe di media grandezza, al fine di scovare reperti antichi e manufatti, senza dimenticare i vari nemici da affrontare. Gli anni sono trascorsi, ma il legame con il passato non si può tralasciare. In Shadow of the Tomb Raider i combattimenti hanno subito un taglio, rispetto anche a Rise, in virtù di un’esplorazione più marcata, compresi i tanti enigmi ambientali. Si ritorna al buon vecchio metodo della leva da tirare, carrelli da spingere e pareti da scalare, tutti evidenziati e ben visibili, sia tramite l’istinto di sopravvivenza di Lara che dal level design accurato.

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L’arco non verrà usato solo come arma…

Fuori gli artigli!

L’evoluzione del titolo non si limita solo al comparto narrativo o caratteriale di Lara, ma anche il gameplay ha subito qualche piccolo accorgimento e miglioria. Fondamentalmente tutto l’impianto che caratterizzava questa Terza Serie è rimasto invariato, ma Eidos ha introdotto alcune meccaniche interessanti che ben si sposano con il contesto del titolo. Lady Croft oltre ad usare l’arco come arma silenziosa per eliminare i nemici, ha a disposizione anche un sistema di mimetizzazione per non farsi individuare facilmente. Attraverso delle pozzanghere, può ricoprirsi di fango ed utilizzare le piante rampicanti di una parete per rendersi letteralmente invisibile agli occhi indiscreti ed attendere la preda prima di metterla fuori combattimento. Gli attacchi furtivi sono necessari qualora non volessimo fare rumore, così come non sarà più necessario ripulire l’area per poter proseguire l’avventura, potremo altresì evitare gli scontri per arrivare alla zona successiva. Nel caso in cui le cose dovessero andare male, potremo far uso del solito arsenale per dar inizio a spettacolari scontri a fuoco.

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Ricoprirsi di fango ci farà mimetizzare meglio con l’ambiente circostante.

Gli accampamenti ritornano per sfruttare sia i viaggi rapidi tra diverse zone della mappa che per far evolvere Lara e attribuirle differenti punti abilità, organizzati in tre rami specifici: Saccheggiatrice, Esploratrice e Guerriera. Alcuni punti abilità saranno efficaci contro i nemici, altri ci permetteranno di mantenere più a lungo il fiato sott’acqua, ma alcune particolarità saranno sbloccate solo tramite la progressione nella storia oppure il completamento di specifici incarichi, nella fattispecie le Tombe. Proprio come le avventure precedenti, questi luoghi nascosti rappresenteranno le sfide più impegnative, capaci di regalare al giocatore svariate ore aggiuntive, tenendo presente che gli enigmi ambientali sono sì impegnativi (non tutti), ma mai frustranti. Anche il crafting delle risorse è rimasto invariato, tranne per alcune erbe che possono essere combinate tra loro, così come i materiali raccolti, insieme alle pelli, potranno essere sfruttati per migliorare le armi a disposizioni, sempre utilizzando gli accampamenti.

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L’albero delle abilità conferirà a Lara capacità importanti per il proseguo dell’avventura.

Una degna conclusione

Abbiamo avuto modo di provare Shadow of the Tomb Raider su Xbox One X, sfruttando le due modalità a disposizione, ossia prediligendo la grafica con 30 fps fissi, oppure virando sulle prestazioni a 60 fps. Entrambe le configurazioni sfruttano appieno le caratteristiche della console Microsoft, ma la qualità grafica donata dalla prima impostazione è veramente sbalorditiva, tranne in qualche raro caso di perdita di frame rate o incertezza tecnica. Nonostante il cambio di testimone, Eidos ha portato avanti l’opera iniziata dai ragazzi di Crystal Dynamics e il cambio di mano risulta impercettibile. Tecnicamente risulta quasi impeccabile, al netto delle imprecisioni sulle espressioni facciali, specie nei personaggi secondari, così come compenetrazioni e doppiaggio italiano che in certi frangenti non risulta sincronizzato con il labiale. Le ambientazioni immergono il giocatore all’interno delle avventure di Lara Croft, proprio come le peripezie di tempi immemori, accompagnando il tutto con una colonna sonora incredibile, capace di rendere memorabili alcune sequenze di gioco.

Peccato per alcuni bug che affliggono il titolo, alcuni dei quali fastidiosi, come ad esempio l’impossibilità di saltare o di muoversi senza una ragione apparente e costringendo a riavviare dall’ultimo checkpoint, nonché nemici che scompaiono quando cadono da qualche roccia. Qualche ottimizzazione sarà sicuramente fatta con l’arrivo di patch future, viste alcune indecisioni sul frame rate. Anche l’intelligenza artificiale non brilla certamente per intraprendenza. I nemici affrontati singolarmente, nelle sezioni di stealth, risultano facilmente aggirabili e poco reattivi.

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Le due modalità messe a confronto.

Il titolo porta con sé i soliti problemi strutturali dovuti alla tipologia, ci si ritrova spesso con personaggi comprimari che si defilano per prendere strade parallele più facili da percorrere (lasciando a noi le difficoltà del caso), oppure con la presenza di nemici in stanze senza ingressi o uscite. Da lodare la personalizzazione del livello di difficoltà, dove sarà possibile settare ogni bilanciamento relativo ad esplorazione e combattimento. Questo implica, ad esempio, la visione degli elementi a schermo o quantità limitate di munizioni. Per completare tutta l’avventura saranno impiegate circa 20 ore, sulla base della difficoltà e l’abilità del giocatore a superare gli ostacoli. Al completamento della storia principale, ci si potrà comunque dedicare all’esplorazione delle Tombe e alle tante missioni secondarie. Nonostante i lievi difetti, soprattutto bug e glitch, Shadow of the Tomb Raider risulta un titolo solido e molto divertente da giocare, un must have ovviamente se si è fan dell’archeologa più famosa della storia videoludica e chissà, quest’ultimo capitolo potrebbe rappresentare un ulteriore passo in avanti per l’evoluzione della sua storia.

PRO CONTRO
  • Una degna conclusione per Lara Croft
  • Comparto visivo da urlo
  • Ambientazione fantastica
  • Trama coinvolgente
  • Ottima colonna sonora
  • Buona longevità
  • Qualche problema tecnico di troppo
  • Poche migliorie apportate rispetto ai predecessori
  • Alcune scelte di game design da rivedere

 

Conclusione
Shadow of the Tomb Raider
8.8
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.