Dopo 5 anni di sviluppo abbiamo finalmente tra le mani l’ultima opera di Quantic Dream, partorita dalla mente di David Cage, ecco a voi la recensione di Detroit Become Human. Dopo ore passate fra sentimenti agrodolci e decisioni difficili, vi raccontiamo cosa ne pensiamo di questo salto nel futuro.

Siamo nel 2038, da ormai 14 anni la CyberLife produce e vende androidi simili in tutto e per tutto agli umani, il loro uso è oramai diffuso in qualsiasi settore, ciò ha causato l’aumento esponenziale della disoccupazione e la quasi totale scomparsa del ceto medio. Anche la sfera sessuale è stata pesantemente influenzata dall’introduzione di questi esseri artificiali, portando a una drastica diminuzione della natalità. Oramai è consuetudine vedere in strada contestatori facenti parte di movimenti anti-androidi, mentre la popolazione agiata sembra quasi non accorgersi del disagio che questi ultimi stanno provocando. La nostra storia comincia da qui e ci porterà ad impersonare tre differenti protagonisti sintetici con storie completamente diverse tra di loro.

Il primo personaggio che impersoneremo sarà Connor (Modello RK800), studiato e creato appositamente per indagare sui devianti, androidi che rifiutano gli ordini umani e sembrano provare emozioni. C’è poi Kara (Modello AX400), androide domestico che si occupa delle faccende di casa di Todd, un taxista con il vizio dell’alcol, abbandonato dalla moglie e che convive con la figlia. Per ultimo ma non meno importante troviamo Markus (Modello RK200), androide di compagnia e di supporto di Carl, famoso pittore costretto sulla sedia a rotelle da un gravissimo incidente.

L’intera trama ruota intorno ai devianti, androidi che in seguito a uno shock emotivo hanno incominciato a provare emozioni e ad agire di testa loro, nessuno sa perché, neanche i produttori. Unica cosa che accomuna questi androidi è l’ossessione, quasi religiosa, per un codice: rA9.

Il gioco ci spinge più volte a una riflessione interna, non ci sono schieramenti di buoni o cattivi, tutto dipende da come decideremo di comportarci e dalla nostra visione del tema centrale che il gioco porta. Siamo noi a decidere da che parte stare.

Carl Manfred con il suo androide da compagnia Markus

Un futuro che non sembra troppo lontano

Nonostante Detroit Become Human sia ambientato in un futuro distopico dove la società rappresentata risulta molto diversa da quella di oggi, le tematiche trattate risultano attualissime, riuscendo a far immedesimare il giocatore nel titolo fin dalle prime fasi di gioco. Come nelle altre opere di David Cage, le storie dei nostri personaggi verranno radicalmente modificate dalle nostre scelte; la maggior parte di queste saranno dettate dai sentimenti che il gioco ci provocherà. Non ci troveremo, quindi, quasi mai davanti a una scelta “al buio“, come altri giochi del genere propongono. Questo aspetto, però, ha un effetto negativo: le scelte “giuste” a volte risultano scontate e facili da intraprendere, rendendo il gioco un po’ troppo prevedibile in certe fasi, tuttavia questo non va a rovinare l’esperienza, merito anche della storia che riuscirà a far breccia nel cuore dei giocatori. La vostra posizione verso gli androidi influirà pesantemente sulla storia, non sarà facile decidere da quale parte stare e non c’è un modo giusto o sbagliato di affrontare l’esperienza, tutto sta a cosa deciderete di far accadere e dell’opinione che vi farete sul dilemma centrale che il gioco propone. Non saranno rari i momenti di riflessione, così come prendere alcune decisioni non sarà affatto facile; spesso vi fermerete a riflettere, alcune scelte anche se moralmente giuste, porteranno la trama a complicarsi ulteriormente. Ci sentiamo quindi di consigliarvi di affrontare il gioco in base ai vostri sentimenti, non cercate la run perfetta, almeno non al primo giro, cercate di immedesimarvi nel personaggio e fate quello che fareste se vi trovaste veramente in quella situazione.

Detroit Become Human
Tenente Hank Anderson

Più un’esperienza che un gioco

Detroit Become Human, per certi versi, può apparire come una sorta di esperimento sociale, a testimoniarlo c’è anche un simpatico sondaggio a cui potremo sottoporci nel menù principale che ci chiederà quali posizioni adotteremmo riguardo gli androidi se questi fossero effettivamente presenti nel mondo reale. Nota di merito va anche alle riviste sparse qui e là nel mondo di gioco. Queste ultime ci spiegheranno cosa sta succedendo nel mondo, potremo quindi scoprire che ci sono paesi nei quali la produzione di androidi è vietata, o vedere come il pianeta stia piano piano morendo per colpa degli umani che, a quanto pare nei 20 anni che intercorrono tra il presente e lo svolgimento del gioco, hanno continuato mettere in secondo piano le questioni ambientali. Questo si è tradotto nella definitiva morte della barriera corallina e nel quasi totale scioglimento dei ghiacciai con conseguente innalzamento delle temperature, a questo si aggiunge un’imminente terza guerra mondiale scatenata da Stati Uniti d’America e Russia.

Detroit Become HUmanCome ogni titolo di David Cage, anche Detroit Become Human presenta un gameplay atipico, basato più sull’interazione con gli ambienti di gioco che su un controllo attivo e libero dei movimenti dei protagonisti. Se cercavate un titolo maggiormente dinamico, siete avvertiti!

Detroit Become Human non è un vero e proprio videogioco, è qualcosa di diverso, è una vera e propria esperienza. Cerca di proporsi come un film da vivere in prima persona e riesce alla grande nel suo intento, tenendoci incollati per ore allo schermo senza mai annoiare.

Detroit Become Human
Agente Connor

Capolavoro della tecnica

Sotto l’aspetto tecnico ci sentiamo tranquillamente di dire che Detroit Become Human tocca il punto più alto di tutta la produzione videoludica proposta da Quantic Dream e, seppur incentrato su un quasi totalitario utilizzo di cinematiche interattive, si dimostra uno dei picchi più alti raggiunti attualmente su Playstation 4 assieme a esponenti celebri come il recente God Of War o Horizon Zero Dawn. In alcuni frangenti avremo addirittura l’illusione di trovarci davanti a una pellicola con attori in carne ed ossa. La realizzazione delle pupille e delle espressioni facciali è a dir poco spettacolare e la regia è magistrale, con cambi di inquadratura repentini che fanno apprezzare ancora di più determinate scene; in tutto il gioco non abbiamo trovato una sola ripresa forzata o poco convincente, tutto ciò mette in mostra, nuovamente, le ottime doti registiche di David Cage. Un plauso va anche all’ eccellente colonna sonora e all’ottima localizzazione italiana, che però non raggiunge la bellezza del parlato originale, perfettamente sincronizzato con il labiale dei personaggi. Nella versione Playstation 4 standard alcune scene, le più concitate, soffrono di qualche calo di framerate, che non va però ad intaccare l’esperienza. Nulla da eccepire invece per la versione Playstation 4 Pro.

Detroit Become Human
Kara che abbraccia Alice

Conclusioni

Ci sentiamo di consigliare Detroit Become Human a chiunque, anche a chi non ha mai giocato questo genere di avventure grafiche. Il titolo sa coinvolgere e spinge il giocatore a riflettere sulle sue posizioni riguardo argomenti importantissimi come diritti sociali e autodeterminazione, tutto questo condito da un realismo spiazzante, aiutato anche dalla resa grafica eccelsa, che ci permette da subito di empatizzare con i personaggi grazie alle loro espressioni a dir poco “umane“.

PRO CONTRO
  • Trama coinvolgente
  • Tecnicamente perfetto
  • Vi farà emozionare
  • Non è solamente un videogioco
  • Non è propriamente un videogioco
  • Inizio un po’ lento
  • Alcune scene forzate sul finale

 

Conclusione
Voto
9
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Nasce in quel di Torino e cresce a pane e informatica. Inizia la sua carriera videoludica alla tenera età di 5 anni con il suo fiammante Game Boy Pocket di colore giallo, ora non gli bastano le dita delle mani per contare quante console ha in casa.