Se credevate che la Fase 2 del Marvel Cinematic Universe sarebbe terminata con Avengers: Age of Ultron, vi sbagliate: a causa dello slittamento della data di uscita a dopo il colossal di Joss Whedon, è in realtà Ant-Man l’ultimo film della Fase 2. Oltre a ciò, il film ha avuto una dura vita sin dal suo stato embrionale. Inizialmente il film avrebbe dovuto scriverlo e dirigerlo Edgar Wright (regista della “trilogia del cornetto“, Scott Pilgrim vs. The World ecc.), tuttavia, mesi fa il regista ha deciso di abbandonare la nave per “divergenze creative” ma senza che le vere e proprie motivazioni siano mai state rivelate (lo stesso Joss Whedon ha ammesso che la sceneggiatura di Wright era la più bella mai creata per un Cinecomic dei Marvel Studios). Il testimone è poi passato a Peyton Reed (Yes Man, Ti odio, Ti lascio, ti…) e per quanto riguarda la sceneggiatura Adam McKay è stato chiamato ad intervenire per rifinire la precedente di Wright.  Nonostante tutte le difficoltà e i cambi che ci sono stati, il film non decade quasi per nulla ma non eccelle nemmeno: è un cinecomic molto godibile, che serve ad introdurre il personaggio di Ant-Man un pò come lo sono stati il primo Thor e Captain America-Il Primo Vendicatore, anche se questi ultimi sono particolarmente inferiori. Quindi per essere un film del genere, se la cava piuttosto bene.

Da quanto è stato dichiarato, la sceneggiatura di Wright è stata mantenuta il più possibile e infatti nel corso del film si possono notare delle peculiarità alla Wright (molto più identificabili facilmente da chi conosce e ama i suoi film). La regia non è male e sopratutto nelle scene di rimpicciolimento di Scott Lang (in particolare la prima volta nella sequenza della vasca da bagno-discoteca) è particolarmente brillante. Una nota particolare va alla fotografia: hanno utilizzato dei filtri per rendere i colori in determinate scene decisamente ad effetto. Nelle scene iniziali in cui antmanfb-1Scott Lang è disperato in cerca di una soluzione per vedere la figlia (buona parte della prima ventina di minuti) la fotografia assume quella colorazione quasi grigiastra quasi tipica dei film di Zack Snyder, invece nella scena del rimpicciolimento nella discoteca i colori esplodono (ammettetelo: anche voi vi sarete come minimo immaginati come potrebbe essere una scena in cui un uomo microscopico è in mezzo a una foresta di gambe) e altre scene in cui i colori diventano nettamente più caldi. Le musiche invece per quanto ci sono molte canzoni reali (simpaticissima la scena in cui parte “Disintegration” dei The Cure), non ci sono temi letteralmente memorabili, contrariamente ad un caso simile che può essere Guardians of te Galaxy: un altro film per introdurre dei personaggi nel MCU ma che aveva sia dei temi musicali, sia delle canzoni che rimangono in testa e nel cuore anche a distanza di mesi dalla visione del film.

Il film vede come protagonista Paul Rudd nel ruolo di Scott Lang (nei fumetti il secondo Ant-Man), un uomo con dei trascorsi da rapinatore con un pò di anni di carcere alle spalle e una figlia che non gli è permesso di vedere. Rudd interpreta molto bene il suo ruolo, anche se dal primo trailer sembrava essere un uomo di tutt’altro carattere, quasi totalmente disinteressato a ciò che gli diceva Hank Pym. Fortunatamente non è così e anzi, il fatto che possiede un master in ingegneria informatica ha giovato al personaggio in determinate scene. Disposto a tutto pur di poter rivedere sua Michael-Douglas-Paul-Ruddfiglia, è un uomo determinato, pronto a ricorrere anche a vie trasverse pur di arrivare all’obbiettivo, pur nonostante il fatto che viene gettato in una situazione più grande di lui (o più piccola, in questo caso). Mentore di Scott Lang è Hank Pym (l’Ant-Man originale), interpretato dal grande Michael Douglas (il grande nome del film), in una veste molto malinconica per il suo passato. La performance di Douglas ha innalzato di molto il film, il quale senza di lui probabilmente non avrebbe avuto lo stesso impatto. Nel cast troviamo anche Evangeline Lilly (che abbiamo visto di recente nella trilogia de Lo Hobbit come l’elfa Tauriel) nei panni di Hope Van Dyne, figlia di Hank Pym la quale ha un ruolo che potrebbe far pensare alla solita donna fredda e distaccata, anche se non troppo ed è la rielaborazione di un personaggio già esistente nei fumetti (Janet Van Dyne), tuttavia nel corso del film riusciamo man mano ad entrare nel suo punto di vista anche a causa del suo stesso padre. Michael Pena (Fury, World Trade Center, Gracepoint ecc.) interpreta un amico, ex compagno di cella, di Scott Lang e fondamentalmente il suo personaggio rappresenta la macchietta comica tuttavia, nonostante il fatto che ormai i film Marvel vengono “decorati” con dei siparietti comici spesso poco divertenti e infantili, in questo film stavolta le scene comiche sono presenti, ma sono state gestite meglio e comunque un sorriso riescono a strapparlo (per quanto non tutte queste possano piacere.

Il problema del film, esattamente come anche di altri film dei Marvel Studios, è il villain. A quanto pare è un problema che riscontriamo spessissimo nei cinecomic targati Marvel Studios: i cattivi senza spessore. Qui più che mai dato che l’antagonista non ha un approfondimento psicologico degno di nota. Non si capisce nemmeno fin troppo bene quali siano le sue motivazioni. Con molta probabilità gli unici cattivi davvero degni di tale nome, con una buona caratterizzazione, di un prodotto firmato Marvel Studios sono in primis Wilson Fisk nella serie Daredevil (prodotta da Netflix) e Ultron. Loki non si può considerare esattamente un villain, poiché è più un personaggio di rilievo, ma non antagonista (in The Avengers era in realtà un burattino). In questo film, il cattivo non ha una presenza costante e possente per la maggior parte del film. Avrebbe dovuto ricevere una caratterizzazione migliore sopratutto perché nell’ultima parte del film ha dimostrato che aveva tutte le possibilità per diventare un villain nettamente migliore.

Ant-Man di Payton Reed si è perciò rivelato essere un buon cinecomic nella media, bisogna guardarlo senza aspettative alte e senza alcun pregiudizio poiché non bisogna aspettarsi un capolavoro o un filmone. Si tratta di un film piuttosto scorrevole, leggero e semplice, ma nella sua semplicità è anche interessante e non senza citazioni e collegamenti ad altri film Marvel (e anche una strizzatina d’occhio a Spider-Man). Nella sua media è addirittura superiore ai due film su Thor e Iron Man 3.

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