Che nel mondo videoludico stia tornando fortemente di moda la componente ‘hardcore’ ormai è sotto gli occhi di tutti, dalla fortuna ottenuta dai Souls di From Software al recente successo di NioH e dei vari soulslike come BloodBorne, ragion per cui questo fenomeno non si limita certo al mercato dei titoli ‘Tripla A’. Il mondo indie infatti non è da meno e con la sua caratteristica fantasia, impronta inconfondibile data dal genio latente degli sviluppatori indipendenti, sforna alcuni prodotti degni di nota, non sempre alla portata di tutti, ma che racchiudono in sé alcuni dettagli e sfide davvero emozionanti. Ecco, questo è il caso di Rain World.

Piccola premessa, che ha suscitato in noi parecchia curiosità, è la storia che si cela dietro a Rain World e la sua nascita: i ragazzi di Videocult, Joar Jakobsson e James Primate, sviluppatori del titolo, sono partiti come ogni buon studio indipendente cercando fondi su Kickstarter, presentando in anteprima alcuni spezzoni del proprio lavoro, in modo tale da convincere gli interessati a finanziare il loro piccolo progetto per portarlo a termine. Beh nulla di strano fin qui, direte, ma ecco il punto che ci ha fatto rizzare le antenne e annusare il profumo di possibile piccola chicca in arrivo: il progetto presentato ben 3 anni fa (a suo tempo si chiamava Project Rain World) necessitava di (soli) 25.000$ per essere portato a termine, ma nella sua permanenza sulla piattaforma di crowdfunding ha raccimolato ben 63.000$, ben più del doppio, confermando il buon lavoro presentato e le prospettive sul progetto.

Ebbene dopo 3 anni di intenso sviluppo e una forte interazione con la community, Rain World, pubblicato da Adult Swim Games,  si potrebbe presentare come il classico platform metroidvania in 2D medio che spopola ora su Steam, e quindi direte ‘ma quindi cosa aveva di così convincente da raccogliere tanti fondi e consensi?’. Beh, per scoprirlo non c’è altro modo che metterci sopra le mani e imbattersi in uno dei sistemi di difficoltà più tosti visti fin’ora in un titolo indie, mischiato ad una componente survival quasi opprimente e un’altra stealth non trascurabile. Ebbene tutto questo è quello che ci aspetterà una volta avviato Rain World, e sinceramente l’idea è alquanto stimolante.


Maledetta pioggia

La trama di Rain World è piuttosto semplice, ma offre un’ottima base per lo svolgimento del gioco perché, essendo di fatto un survival game, un ambiente ostile e una missione da compiere sono le basi necessarie per motivare i giocatori avvezzi al genere. Riassumendo, ci troveremo nei panni di una… gattocertola? Si proprio una gattocertola, traduzione letterale del termine originale Slugcat (per intenderci, un esserino bianco che ricorda vagamente le forme miste di un gatto e un furetto), ovvero una delle tante specie che popolano un mondo post apocalittico, in cui l’essere umano si è ormai estinto e i danni ambientali causati negli anni hanno lasciato in dote un ecosistema non proprio vivibile; infatti il mondo, come suggerisce il titolo, è flagellato periodicamente da piogge incessanti che inondano la superficie  rendendo la vita praticamente impossibile a chiunque non abbia trovato un rifugio sicuro per il letargo.

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Ecco a voi una dolce famiglia di gattocertole, così almeno capiamo cosa sono

E sarà proprio durante una di queste piogge torrenziali che il nostro simpatico animaletto, colto alla sprovvista insieme alla famiglia mentre tenta di trovare un riparo ed aspettare che l’acquazzone passi, se ne separerà accidentalmente durante la fuga e verrà risucchiato nelle profondità di un ambiente inospitale e pieno di predatori. Il nostro obiettivo? Semplice, aiutare il nostro amico ad uscirne vivo e a ricongiungersi alla famiglia, ma questo sarà facile solo a dirsi.

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Immagini forti, non adatte ai deboli di cuore

Una difficile sopravvivenza 

Come suggerito in precedenza, sopravvivere e ricongiungersi alla famiglia sarà facile solamente in teoria, perché in pratica ci saranno molti fattori di cui tenere conto per salvare la pelle e continuare la nostra avventura verso casa.

Nemico numero uno saranno le impietose leggi della natura che governano questo ecosistema, perché la fortuna vuole che, oltre le incessanti e potenzialmente mortali piogge, la gattocertola non sia esattamente in cima alla catena alimentare, e quindi dovremo guardarci costantemente le spalle da una ampia vastità di predatori pronti a farci la pelle in un solo morso.

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Sfruttare ogni singolarità dell’ambientazione sarà la nostra carta vincente per portare a casa la pelliccia

Dovremo quindi sfruttare il territorio a nostro vantaggio, muovendoci furtivamente per non essere catturati, poiché le nostre uniche armi di difesa saranno oggetti raccattabili dal terreno che scaglieremo contro i nostri inseguitori, ma non aspettatevi un grande effetto.

Badate bene anche che la IA dei nostri predatori sarà particolarmente sveglia ed intelligente e non dovremo mai dare per scontato nulla magari credendoci già al sicuro, inoltre, come se non bastasse, lo spawn dei nemici non sarà programmato e costante, ma ben si procedurale e casuale, quindi dovremo studiare bene a fondo comportamenti e capacità di ogni predatore per far si trovare alla svelta il metodo più efficace per sopravvivere e continuare la nostra fuga.

Tornando alle piogge torrenziali, esse saranno una bella spina nel fianco anche se largamente prevedibili (un timer richiamabile nella UI, forti suoni e segnali naturali) perché l’unico metodo sicuro per sopravvivere sarà quello di trovare un nascondiglio adatto ed entrare in letargo fino alla fine della perturbazione. Meccanica, quella del letargo, che aggiungerà un altro tassello di difficoltà e alla quale il giocatore dovrà sempre dedicare attenzione.

Avendo appena parlato di letargo, questo fattore è strettamente legato al concetto di approvvigionamento di cibo, perché sì, dovremmo anche dedicarci alla raccolta di cibo (insetti e frutti) anche se questo non sarà un compito assai difficile nonostante il posizionamento di queste risorse sia anch’esso procedurale. Cibo, dicevamo, necessario in una certa quantità per poter andare in letargo durante le piogge torrenziali e la meccanica legata a tale comportamento è, di fatto, l’unico metodo per salvare i nostri progressi. Pecca abbastanza importante in questo fattore è la mal disposizione dei punti sicuri in cui poterci nascondere, i quali non saranno segnalati sulla mappa, ma saranno indicati solamente da una sorta di insetto-guida che ci seguirà durante la nostra avventura, e questo ovviamente ci indicherà il più vicino ma non quello successivo, con il risultato di tornare sempre nello stesso posto più e più volte.

Questo aspetto non sarebbe nemmeno troppo fastidioso se il gioco non si basasse principalmente sull’esplorazione e sul fatto che, dopo ogni pioggia e conseguente letargo, la nostra mappa verrà totalmente e di conseguenza ogni scoperta sarà resettata. Dovremo quindi affidarci quasi totalmente alla nostra memoria e questo non è digerito bene da tutti i player, con la mappa che di fatto risulta inutile o quasi.

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L’esplorazione sarà la base della nostra avventura verso casa

Dopo pochi minuti di gioco, completando il tutorial, penserete ‘beh, alla fin dei conti il tutto pare anche gestibile, basta stare attenti’ ed è qui che, come noi che l’abbiam provato, cascherete in errore perché man mano che si avanza nell’avventura, anche l’ambiente circostante inizierà a giocare a nostro svantaggio. Tra crepe, burroni e salti nel vuoto dovremo prestare massima attenzione anche alla conformazione del terreno per non cadere, con un finale facilmente prevedibile.

Ciliegina sulla torta è l’interessantissima, ma parecchio frustrante, meccanica del Karma, legata con un doppio filo a quella del letargo ed al prosieguo della nostra avventura tra le varie regioni sin verso la nostra famiglia perduta. Da spiegare è alquanto semplice, ma gli effetti sono relativamente destabilizzanti per la pazienza del giocatore: il tutto consiste nel fatto che, ogni qualvolta andremo in letargo, guadagneremo un ‘punto karma’, il quale risulterà imprescindibile per sbloccare le regioni successive ma che, in caso di morte, verranno scalati. Tutto questo sinceramente aggiunge sì un certo grado di sfida, ma costringe il giocatore ad una certa monotonia a volte davvero pesante, e nel caso in cui sopraggiunga la morte (cosa parecchio facile e frequente) si aggiunge anche quel lacerante senso di frustrazione che spesso induce a rage quit e blasfemie di vario titolo.

Unica gioia per il nostro animaletto bianco è la ultra realisticità dell’ecosistema, poiché i predatori non avranno solo noi come obiettivo, ma tenderanno anche a scontrarsi tra di loro rendendoci a volte la vita leggermente più facile.

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‘Tra i due litiganti il terzo gode’

Di fondamentale importante dunque è l’applicazione di uno sviluppo procedurale alla quasi totalità dei fattori che influenzano la sopravvivenza del giocatore, il che sarebbe potenzialmente una vera perla poiché così facendo si va a contrastare la monotonia, ma la sua cattiva gestione di fatto va a creare una difficoltà quasi assurda e totalmente ‘casuale’. Esatto, una difficoltà casuale che, data la quasi totale mancanza del fattore ‘sbaglia e impara’ derivante di questo sviluppo procedurale, non consente al giocatore di studiare un piano d’azione ben preciso per superare un punto più ostico di un altro, e che quindi va ad innalzare ancor di più la singolarità del titolo creando un gameplay affidato più alla fortuna che alle abilità del giocatore, rendendolo di fatto adatto solo a quel range di giocatori amanti del genere.


Tecnicamente parlando

Se dunque il gameplay non brilla, il comparto tecnico invece fa faville e mette in mostra tutta la cura e le attenzioni che i ragazzi di Videocult hanno dedicato nella creazione di un ecosistema vivo e dinamico in Rain World.

Dai fattori atmosferici alla cura della grafica in stile 16 bit che si sposa benissimo con trama e contenuti, tutto è così perfettamente al suo posto che in un certo modo va ad alleviare quella pena che un’ora consecutiva di morti sciocche ti portano nell’anima. Per tutti questi aspetti si può affermare che Rain World sia un gioco più che riuscito, poiché dar vita ad una ambientazione credibile composta da prede e predatori, entrambe con i propri istinti ed intelligenze, non è affatto una cosa banale e questo costituisce, in un certo senso, il corpo centrale e portante del titolo.

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Grafica in stile 16 ed ecosistema vivo e dinamico, che possiamo chiedere di più?

D’altro canto il comparto sono va ad inserirsi benissimo nelle meccaniche e nelle ambientazioni di gioco, poiché grazie ad esso ci accorgeremo di vari predatori, dell’avvicinarsi della pioggia o di eventuali luoghi più importanti di altri, il tutto immersi in un sottofondo che ci accompagna quasi magicamente in questo tetro dedalo fatto di tensione e pericoli.

I comandi sono quelli semplici e basilari di un classico platform, facili da gestire e riscrivibili in base al device utilizzato: tastiera, joypad PS o controller Xbox. Il tutto ci verrà mostrato nei primi minuti di gioco durante il tutorial, dove saremo seguiti dall’insetto-guida citato in precedenza che ci illustrerà passo passo i vari comandi per superare ogni ostacolo, sfruttare i vari cunicoli e raccogliere cibo. Altra pregevole lode da attribuire ai comandi è la loro fluidità e reattività che più e più volte ci aiuterà a scamparla da situazioni di pericolo e a fuggire dai temibili predatori.

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Ecco il nostro unico e migliore amico, sarà proprio lui a spiegarci comanda e suggerirci dove andare

Pro Contro
  • Grafica stile 16bit davvero azzeccata
  • Ottimo sviluppo di una mappa ed ecosistema interattivo
  • Difficoltà e sistema procedurale interessante….
  • …ma che sfociano spesso in frustrazione
  • Mancanza del fattore ‘sbaglia e impara’
  • Discretamente ripetitivo
Conclusione
Rain World
6.5
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Studente di Ingegneria prima e appassionato di videogame poi, possessore di una PS4 ha concretizzato la sua passione per il mondo videoludico sposando il progetto del 17KGroup.