Torniamo con la mente, indietro nel tempo, al lontano 22 Novembre 1963, cosa sarebbe successo se JF Kennedy non fosse mai morto in quell’attentato che gli costò la vita? Magari la Guerra Fredda sarebbe finita molto prima, oggi forse saremmo anni luce avanti per quanto riguarda tecnologia e ricerca. Arkane Studios grazie a Prey ci trasporta in questo universo parallelo, nel quale, durante la seconda metà del 1900 vengono scoperte, ed analizzate, alcune creature aliene, attraverso un alleanza tra Russia e Stati Uniti, sino a quando JFK, dopo uno sventato attentato a Dallas decide di prender il controllo delle operazioni sugli alieni, costruendo una stazione spaziale internazionale, nella quale vengono segretamente studiati i Typhoon, queste orrende creature, dalle abilità eccezionali. E così la storia continua sino qualche anno prima del 2035, con la creazione di Talos I, alla base della precedente base USA, passata dalle mani del Presidente Kennedy ormai morto ( e che per la cronaca visse comunque 120 anni) all’azienda Transtar. Lo scopo della Transtar è quello di studiare i Typhoon, permettendo agli uomini di acquisirne le abilità attraverso le Neuromod, apparecchi che si interfacciano alla nostra corteccia celebrale sviluppando alcuni punti del subconscio.

In tutto questo caos di eventi, che analizzeremo meglio successivamente, prenderemo i panni di Morgan Yu, fratello minore di Alex Yu (direttore della Transtar), ingaggiato nella azienda come caporeparto della divisione Neuromod.  Durante le prime ore di gioco non avremo una chiara situazione di quello che ci starà capitando, e scopriremo col tempo che Morgan, per colpa delle stesse Neuromod da lui create, ha subito gravi casi di perdita della memoria. A farci tornare sui nostri passi ci saranno alcuni personaggi come ad esempio January, Alex e Danielle, che tenteranno di rapportarci al nostro passato, sapendo però che qualcuno fra loro tenterà di sviarci dalla nostra vera missione che rimarrà nascosta sino la fine del gioco.

Nel gioco è inoltre presente la possibilità di scegliere il sesso del protagonista seppure questa scelta non influenzerà in alcun modo il gameplay

 

It’s Time to Pray

Dopo qualche ora di gioco verremo a contatto con un video presumibilmente registrato da noi prima dell’inizio dei nostri loop mentali, permettendoci di scoprire il nostro obiettivo all’interno del gioco: distruggere l’intera stazione e chiunque al suo interno, alieni e non. Infatti se uno solo dei Typhoon dovesse raggiunger la Terra, sarebbe ben presto la fine dell’intera civiltà, poiché essi si riproducono assorbendo le sostanze nutritive delle vittime, sdoppiandosi successivamente come organismi unicellulari. Insomma un parallelismo con Alien almeno in questo caso è più che evidente. Starà a noi decidere se distruggere l’intera stazione, salvarci solamente noi, salvare tutti i superstiti, o aiutare Alex nell’intento di ripulire l’intera stazione. In ogni caso avremo la vita di molti sulla nostra coscienza.

Schermata principale di riproduzione video, nel quale molto spesso ritroviamo frammenti del nostro passato.

“Era brutto anche prima di diventare alieno”

In tutto questo troviamo i Typhoon, orribili creature aliene, spietate e senza scrupoli. In Prey l’ecosistema Typhoon è particolarmente grande e vasto. Si parte dai Typhoon cacoplasma, anche chiamati Mimic ai terribili Incubi, bestioni che è sempre preferibile evitare. Tra questi compaiono anche Spettri, creature che il più delle volte si impossessano del cadavere di qualche povero malcapitato inglobandolo a se. Queste creature hanno inoltre un’altra peculiarità: possono essere di 4 sottocategorie differenti, abbiamo infatti lo Spettro, lo Spettro etereo, quello folgorante e ultimo ma non ultimo quello incendiario, ognuno con abilità e caratteristiche differenti. Essi vengono generati dai tessitori, creature che sembrerebbero avere un ruolo fondamentale nell’ecosistema Typhoon, poiché creano all’interno dell’intera stazione dei strani filamenti, la cui funzione non è ben specificata, ed in aggiunta a ciò , sono loro a “tessere” gli Spettri addosso ai malcapitati di turno. Ma non finisce qui oltre agli alieni appena citati, troviamo anche la presenza di Telepati e Telecineti, globi alieni che riescono a prendere il controllo di torrette, uomini, ed operatori tecnici. E questi sono solo alcuni esseri dei quali Talos I è ormai invasa.

“Per trovare un typhoon, devi pensare come un typhoon”

Ad un certo punto della storia diventeremo da prede dei typhoon a cacciatori. Questo accadrà quando avremo innanzitutto iniziato a prender confidenze sia col gioco che con le armi presenti, ma soprattutto quando troveremo lo Psicoscopio, oggetto che ci permetterà, mantenendo per un breve periodo la visuale su un Typhoon, di analizzare e scoprire le abilità di ogni singolo alieno, così da poter ampliare le nostre abilità attraverso l’utilizzo delle Neuromod. Attenzione però perché potrebbero esserci gravi ripercussioni nell’uso eccessivo di questa tecnica. Lo Psicoscopio ci aiuterà inoltre, attraverso adeguati chip, ad identificare Mimic nascosti, così almeno non dovrete esser costretti a scriver “Is Not A Mimic” su post-it applicati ad ogni oggetto, come al contrario alcuni scienziati son stati costretti a fare.

Un arsenale alla Man In Black

Come faremo quindi a sconfiggere queste terribili creature che potrebbero essere benissimo uscite dal più terrificante film thiller di tutti i tempi? Nessun problema per gli amanti della polvere da sparo che si ritroveranno per le mani fucili a pompa e pistole silenziate, che combinate alle tante bombole sparse nella stazione porteranno ad un risultato esplosivo. Ma gli sviluppatori hanno giustamente deciso di metter un freno a questa componente del gioco, che lo renderebbe quindi troppo simile ad un comunissimo sparatutto. Decidendo ponderatamente di integrare armi come pistole stordenti, fucili disintegratori, cannoni a foam e tante altre. Armi che da sole non sono letali ma che se combinate con le altre ed alle abilità del giocatore possono diventare delle vere e proprie armi di distruzione di massa. Prendiamo per esempio il GLOO Canon, un fucile spara Foam che permette di bloccare in questa resina collosa per breve tempo i nemici, di riparare falle nello scafo della stazione e di superare agilmente ogni forma di ostacolo. Per coloro i quali tutto ciò non bastasse, esistono anche le numerosissime e variegatissime abilità Typhoon, che spaziano dalla capacità di prendere la forma di oggetti nelle vicinanze, a creare campi anti-gravità nel quale intrappolare i nemici. In Prey avremo quindi migliaia di possibilità per uccidere i nemici e sta solo alla nostra fantasia capire quali sono.

Prey
Immagine riguardante lo psicoscopio, oggetto che ci permetterà di individuare più facilmente i typhoon, scoprendone inoltre anche le loro particolari abilità.

“Nello spazio nessuno può sentirti urlare”

Prey può tranquillamente rientrare nella categoria di videogiochi horror che racchiude Alien, Resident Evil e tanti altri. Infatti, anche se esso non ha molte scene puramente e notevolmente cruente, sono altri gli elementi che gli permettono di fronteggiare titoli di questo calibro, come ad esempio gli ambienti, i colori, le luci ma sopratutto i Typhoon, che come descritto poco fa, sono creature tetre, terrificanti, e sembrerebbero proprio esser uscite dai peggiori incubi della nostra infanzia. I brividi che avremo nel vedere un terribile spettro incandescente alla fine di un lungo corridoio buio le cui zone oscure saranno intervallate da qualche piccola luce d’emergenza, ci sproneranno a prestare la massima attenzione al gioco, rendendoci facilmente soggetti a spaventi dovuti a qualche mimic tramutatosi in medikit o in una scatola. Queste sensazioni che solo Prey sembrerebbe riuscire a trasmettere, rendono il titolo perfetto per gli amanti dei giochi horror.

Prey not-a-mimic

“To Be or not to Be, this is the question”

Sembrerebbe che gli sviluppatori di Arkane Studios siano dei grandi appassionati di W.Shakespare, perché questa sua frase, divenuta quasi proverbiale, si associa benissimo agli eventi della storia di Prey. Nel gioco infatti saremo messi sotto pressione più e più volte, nel decidere il nostro destino e quello altrui. Dovremo decidere se seguire due differenti Morgan: nel gioco infatti non si evince con semplicità chi noi fossimo prima dei test neurali svolti sul protagonista. E questo è un elemento di crisi per il giocatore, poiché dovrà decidere se seguire January, un’IA lasciata a sua detta dallo stesso Morgan, per informarlo della situazione nella stazione, informandolo sul piano di distruzione della stessa o il fratello Alex, che è intento anch’esso a fermare e distruggere tutti gli alieni all’interno della stazione, solo in maniera meno radicale. E ad “aiutarci” nella nostra decisione troveremo tante altre figure come il Dottor Igwe, o December; tutti si troveranno in situazioni di bisogno, e starà a noi decidere se salvarli o meno. Come se non bastasse troveremo lungo la campagna tante piccole informazioni tra l’email altrui riguardanti noi in prima persona, e le persone che conoscevamo. Ma ciò non bastava a mandarci in una completa crisi d’esistenza, e allora a portarci completamente alla follia ci aiuteranno alcuni nostri video, lasciati dallo stesso Morgan che lo ritraevano prima esporre un piano per distruggere la stazione e poi a supportare un congegno di sua stessa creazione che avrebbe potuto fermare l’invasione aliena. Insomma, dopo esserci fatti un paio di conti, ci renderemo conto che l’unica vera risposta starà al nuovo Morgan, ovvero a noi, e che a tutta questa storia, non esiste ne una risposta “giusta” ne una “sbagliata“, ed in linea di massima, c’è sempre l’ultimo salvataggio che ci permetterà di scoprire come sarebbe potuta finire se non avessimo premuto quel bottone.

 

In Prey l’ultima parola starà sempre alle nostre azioni.
PRO CONTRO
  • Divertente
  • Rigiocabile
  • Storia intensa e coinvolgente
  • Grande quantità di armi, alieni, oggetti e abilità
  • Ottimo Gameplay
  • Finale purtroppo deludente
  • Alcune scene troppo caotiche
  • Scarsità di munizioni