Gli anni ’80 hanno un fascino tutto loro, hanno lasciato un vero e proprio segno nella storia della cultura popolare, fra capelli cotonati, musica e film polizieschi; proprio due anni fa veniva alla luce il cortometraggio Kung Fury, l’esuberante parodia ispirata al genere e condita da una grande dose di nonsense e trash. Abbiamo dunque avuto il piacere di provare Beat Cop, un indie game realizzato in pixel art e ispirato al genere poliziesco, rivelatosi una perla e un gioco decisamente degno di attenzione.

 


STORIA E NARRAZIONE

La storia di Beat Cop ci mette nei panni di Jack Kelly, un detective della polizia di New York che viene incastrato in seguito a un caso di rapina a mano armata presso la dimora di un senatore degli Stati Uniti; Jack è ora degradato al rango di normale poliziotto e incaricato di sorvegliare un quartiere della città, ma nelle sue vene scorre il sangue dell’investigatore, dunque non si darà per vinto e proseguirà le indagini per conto proprio durante la sua routine giornaliera da vigile urbano, nel corso delle 3 settimane allo scadere delle quali verrà congedato dalla polizia qualora non riesca a far luce sul caso e a ritrovare la refurtiva che è ingiustamente accusato di aver rubato.

Tuttavia la questione si farà molto più intricata e spinosa di quanto Kelly avrebbe potuto immaginare, intrecciando la propria strada con quella della mafia italiana e delle gang di afroamericani che si contendono il controllo del quartiere, con una prima giornata di lavoro che si trasforma in un battesimo di fuoco, concludendosi con un efferato attacco da parte di alcuni killer a cui sopravvive per miracolo, ma nel quale perde la vita un altro poliziotto, incaricato di seguire Jack durante il suo primo giorno di lavoro.

Ben presto Kelly scoprirà che c’è molto di oscuro dietro alla vicenda nella quale è stato incastrato e da cui non sarà affatto semplice uscirne, mettendo a rischio la propria incolumità per svelare i segreti che il senatore sta cercando di mantenere lontani dal pubblico dominio; dovremo compiere la difficile scelta di mantenere intatta la figura del senatore e di restituire i diamanti rubati, o se evitare di scambiarli col materiale ben più scottante che giungerà fra le nostre mani e procedere a gettare fango sulla figura del senatore, alleandosi coi giornalisti.

Per quanto riguarda la narrazione, Beat Cop è un gioco senza peli sulla lingua, che fa non di rado uso di black humor e volgarità per condire la vita da vigile urbano di Jack, cavalcando stereotipi di vario genere senza però cadere in fallo o risultare pesante; ogni giornata di lavoro per Jack vede imprevisti di ogni genere ed è proprio sfruttando questi che gli sviluppatori di Pixel Crow sono riusciti a catturare la nostra attenzione.

 


MECCANICHE DI GIOCO

In veste di vigile urbano, Beat Cop ci farà svolgere una routine quotidiana nella grande mela, fra doveri imposti dai superiori al distretto di polizia, la lotta al crimine di strada o quello organizzato, oltre ad eventuali situazioni di emergenza, il tutto mentre cerchiamo di salvare la nostra carriera, indagando per risolvere la questione della rapina in cui ci hanno incastrati.

Come poliziotti saremo chiamati a vigilare presso il marciapiede del quartiere, multando chi viola le regole del codice della strada, abusando di posti parcheggio, circolando con le luci rotte o con le gomme pesantemente consumate, al contempo giostrando tra cittadini che ci chiedono di chiudere un occhio sulle infrazioni o chi sarà disposto a pagarci tangenti per annullare i ticket; tuttavia l’occhio degli affari interni è vigile e potremmo lentamente scavarci la fossa col distretto se calcheremo troppo la mano.

Il dovere di poliziotto tuttavia è anche quello di combattere il crimine, arrestando spacciatori, intralciando il crimine organizzato o giungendo ad accordi con esso: dovremo cercare di mantenere un equilibrio fra le forze in gioco, la mafia e le gang, o di intraprendere il difficoltoso sentiero per soddisfarle entrambe, al netto di un cattivo rapporto coi nostri superiori, che di certo non vedono di buon occhio chi fa il gioco dei criminali; qualunque siano le nostre scelte, quando entreremo nel mirino di una delle fazioni saremo nei guai, correndo il rischio di capitare fra le mani di delinquenti giunti a darci “una lezione”, di finire uccisi in un’imboscata o semplicemente di perdere il lavoro.

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Ad aggiungersi a ciò, dovremo anche cercare di far luce sulla rapina, per cui la migliore soluzione è senza dubbio quella di entrare in buoni rapporti con un’altra forza in gioco, una volubile e taciturna ma al contempo rilevante, quella della gente comune che ogni giorno passa per la strada o che possiede negozi che su di essa si affacciano; saranno proprio amicizie nate da improbabili favori e dall’ordine mantenuto sulle strade a permetterci di risolvere il guaio in cui ci siamo cacciati e a permetterci di vedere la luce in fondo al tunnel.

Nel complesso, Beat Cop si comporta come un punta e clicca con elementi da puzzle game e indagine, il tutto condito da una forte componente di “pacing”: avremo infatti un tempo a disposizione estremamente limitato e non sarà affatto semplice, per non dire proprio impossibile, arrivare a fine giornata avendo soddisfatto tutti quanti.

Una giornata di lavoro in Beat Cop dura circa una decina di minuti, durante i quali saremo costantemente alle prese coi nostri doveri di vigile o dovendo portare a termine incarichi o favori offerti alla gente così come al crimine organizzato: saranno dunque minuti molto intensi e dovremo cercare di cogliere tutti i segnali e gli indizi che il mondo in pixel art ci offre per avere successo.

 


ARTE VISUALE E SONORA

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Beat Cop fa buonissimo uso di Pixel Art, con sprite ben animate e intelligibili, oltre a visualizzare il testo scritto in un formato che è un giusto compromesso tra spazio occupato e leggibilità. Il quartiere che saremo chiamati a vigilare è molto trafficato, con passanti e automobili sempre di corsa, le vetrine dei negozi e dei locali ben colorate e facilmente distinguibili e i residenti che talvolta si sporgono dalle finestre degli appartamenti.

Da menzionare assolutamente il reparto sonoro, che riesce a rendere benissimo l’atmosfera anni ’80, mescolando generi musicali molto popolari all’epoca, ma anche facendo uso di effetti sonori caratteristici delle grandi città, come il rumore del traffico e quello dei passanti; abbiamo notato una distinzione di qualità fra gli effetti sonori “rilevanti”, quelli ad alto volume come ad esempio la musica, le sirene della polizia o dei vigili del fuoco, mentre i suoni occasionali come quello emesso dalla nostra ricetrasmittente, quello delle porte ed altri suoni ambientali a basso volume ricalcano maggiormente lo stile dei vecchi giochi a 8 bit.

In conclusione, Beat Cop riesce a dare la sensazione di essere un gioco vivo, ambientato in un luogo trafficato, riuscendoci con mezzi artisticamente semplici ma ben realizzati.

 


CONCLUSIONI

Beat Cop

Beat Cop si presenta come un gioco semplice ma molto ben realizzato, non un gioco d’azione ma comunque uno che ci tiene decisamente indaffarati durante il gameplay, che può fare vanto di una narrazione molto valida, facendoci passare attraverso situazioni inimmaginabili ed esuberanti, ma al contempo facendoci provare la vita del poliziotto che ogni giorno deve affrontare il crimine di qualsiasi proporzione esso sia nella grande città di New York.