Il brand di Dark Souls è ormai storico. Un po’ grazie alla sua proverbiale difficoltà elevata, o comunque superiore a molti titoli odierni, e un po’ per la sua struttura narrativa particolare ha saputo conquistare i giocatori che amano vivere i videogiochi in un certo modo: prestando attenzione ai dettagli, ponendosi domande e arrivando a conclusioni coerenti. In modo particolare, i DLC di Dark Souls, si può dire, sono essenziali per poter avere un quadro completo sul mondo di gioco, il che, in questo particolare frangente, si traduce nel fatto che ampliamo la nostra conoscenza sul gioco stesso, in quanto, come ben si sa, gli oggetti e le loro descrizioni sono fra le poche opportunità per capire il motivo delle nostre azioni e il perché le aree di gioco o i personaggi ci si presentano in una tal maniera e con tali caratteristiche.

Con Dark Souls 2, prodotto senza la collaborazione di Hidetaka Myazaki, che si può definire un vero e proprio autore di videogiochi, pari al ruolo che ricoprono Hideo Kojima o Peter Molyneux, abbiamo assistito ad un lieve distacco dal primo capitolo, al quale non mi sento di obiettare in un qualche modo la costruzione della “lore”, dei fatti che precedono le vicende del gioco e che sono le fondamenta del gioco stesso, dove si nota che manca la cosiddetta “mano del maestro”, quel tocco di coerenza e di precisione che ha caratterizzato il capitolo precedente.

Dark Souls 3, da questo punto di vista, è decisamente più completo e fedele rispetto al predecessore ma tuttavia risente di alcuni problemi ereditati dal secondo capitolo: gli eventi si fanno sempre più confusi, il mondo che si conosce è il risultato della sovrapposizione di altri mondi precedenti ad esso e i cicli della fiamma, perpetrati nel tempo, sono il motivo per cui i mondi si sovrappongono. Dark Souls 3 è il capitolo finale e il suo DLC è la chiave di volta che deve mettere una volta per tutte la parola “fine” alle vicende di Lordran, Drangleic e Lothric.

Da ora in poi saranno presenti SPOILER.


Il setting: le ambientazioni e la costruzione della mappa

Il DLC si divide in due parti, essenzialmente: una prima parte ambientata nel Cumulo di Rifiuti e una seconda parte ambientata proprio nella Ringed City, la Città ad Anelli.

Nella prima parte assistiamo al prolungamento dell’epilogo di Dark Souls 3 vanilla, senza DLC: siamo scesi su un vero e proprio cumulo di rifiuti, i rimasugli della Fornace della Prima Fiamma, tutto ciò che è stato riversato nel ciclo di Lothric e che si è ammassato alle fondamenta come spazzatura, come rimasugli mischiati di un passato lontano. La prima parte presenta una costruzione della mappa quasi ineccepibile: si tratta di un percorso sì rettilineo ma che viene costruito su un modello di spirale discendente, che ci porta sempre più in basso fino ad arrivare al primo boss del DLC: Il Principe Demone. La mappa è, dunque, articolata su più piani e non è quindi rettilinea e piana. Qui vi si trovano alcuni fra i nemici più comuni di Lothric ma anche creature sia inedite del DLC, su cui ancora è presente un alone di mistero, come gli Angeli, sia che abbiamo incontrato in Dark Souls 2. Più in basso nel Cumulo di Rifiuti vi sono le rovine del Picco Terrestre, il cui veleno si è riversato nei paraggi creando una nuova palude velenosa, e di alcuni nemici caratteristici che potevamo trovare al suo interno. Muoversi attraverso questi piani, molto distanti fra loro, è reso possibile grazie alle cadute studiate da From Sofrtware che ha voluto forzare l’annullamento del danno da caduta grazie ad accumuli di cenere: decisamente improbabile che l’accumularsi di cenere eviti la morte dopo una caduta veramente alta. E no, non basta disegnare un cerchio magico sulla cenere dell’ultima caduta di questo tipo come scusante, tutte le altre non presentano tale simbolo!

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La Città ad Anelli, invece, è fondamentalmente diversa. La città dove risiedono i Pigmei, che attendevamo di vedere dal primo Dark Souls, è molto più simile a quanto From Software e Myazaki ci aveva abituati con il primo capitolo della saga: aree sì collocate su piani diversi ma collegate le une con le altre in maniera da creare una rete di scorciatoie che agevolano, e soprattutto premiano, il giocatore più attento che, in questo modo, non è costretto ad affrontare ogni volta lo stesso percorso brulicante di nemici spaventosi. Inoltre, la Città ad Anelli è molto più simile e molto più affine alle ambientazioni dei Souls precedenti, abbandonando, al momento, i colori e gli elementi che caratterizzano Dark Souls 3: la presenza di cenere, di colori sulla scala dei grigi e di aree non collegate alle altre. Anche la Fossa Comune, area che si può ridurre ad un cilindro, è gestita tridimensionalmente, costringendo il giocatore a percorrere una spirale verso l’altro cambiando continuamente piano tramite cadute strategiche.

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Infine, tutti i paesaggi e gli scorci sono mozzafiato. In particolare dopo aver incontrato Filianore, il giocatore assiste ad un momento di grande impatto visivo.


Il gameplay: i nemici da affrontare, muoversi nelle zone e le invasioni

Su questo punto l’operato di From Software può essere considerato quasi totalmente senza macchia ma vi sono alcune meccaniche che trovo veramente stucchevoli da affrontare. Tutti i nemici, sia i nemici già presenti in Dark Souls 3 e i capitoli precedenti, che i nemici inediti di The Ringed City sono ben equilibrati: non sono presenti errori (oppure orrori) come nel caso di Dark Souls 2 dove, nel DLC della Corona del Re Sommerso, i nemici presenti a Shulva erano mal calibrati dal punto di vista della poise, dato che questa risultava pressoché infinita.

Il tasto dolente di questa sfaccettatura sta nel fatto che sono presenti troppe sezioni in cui il giocatore non può fare altro che correre: contro tutti e tre gli angeli del Cumulo di Rifiuti bisogna correre e scappare fino a quando non si trova la creatura che “evoca” l’angelo, nella prima parte della Città ad Anelli un gigante evocherà numerosi arcieri da cui dovremo scappare attraverso un percorso che ci porta al fianco dello stesso, dandoci modo di colpirlo e, più avanti, saremo costretti a correre su un ponte e sul versante di un monte per scappare dalle fiamme di un drago, il quale potrà essere eliminato solo successivamente.

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L’evocatore e i suoi arcieri

Si deve scappare in troppi punti e ciò, dato che non sempre si riesce a sopravvivere al primo tentativo, risulta molto stancante e stucchevole, soprattutto per quanto riguarda l’esplorazione, che deve essere posticipata fino a quando non vengono eliminati tutti gli elementi di disturbo. Per di più, i giganti evocatori ritornano ogni volta che ci si siede ad un falò.

Per quanto concerne le invasioni c’è poco da dire: si tratta di nemici collocati in maniera pertinente con l’ambiente di gioco e nessuna delle due invasioni è in grado di dare particolari problemi al giocatore, dato che non forzano il combattimento in contemporanea con altri nemici e gli scontri possono avvenire in tranquillità.

Infine, solo un punto preciso del DLC risulta veramente frustrante, ovvero, sulla scalinata che ci porta verso la palude: qui son presenti troppi cavalieri della legione di Harald, nemici molto coriacei e pericolosi. Nonostante vi siano ben due punti da cui effettuare attacchi in caduta su di loro (il loro punto debole) la presenza di 6-7 nemici del genere vi costringe a ripetere la stessa azione altrettante volte per evitare l’incomodo di affrontarne due, o anche più, alla volta.

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I combattimenti più epici: bosso dopo boss si giunge all’epilogo

Partendo con il presupposto che questo, con enormi probabilità, sarà l’ultimo contenuto rilasciato da From Software appartenente alla proprietà intellettuale di Dark Souls, le bossfight sono narrativamente insoddisfacenti. Procediamo per gradi.

La prima battaglia contro un boss avviene nella cavità di un Arcialbero e si deve fronteggiare il Principe dei Demoni. Lo scontro avviene in due fasi distinte: nella prima fase si combatte contro due demoni che, rispettivamente, possono attraversare due fasi in base agli attacchi che sferrano contro il giocatore. Il trucco consiste nel separarli, quindi fare in modo che un demone sia in fase aggressiva e l’altro in fase “a distanza”, in modo tale da dover schivare principalmente gli attacchi del primo e saltuariamente gli attacchi del secondo. Nella seconda fase si affronta il vero e proprio boss, il Principe dei Demoni, che possederà attacchi diversi in base a quale demone è stato ucciso per primo dal giocatore. Questa battaglia non è troppo frustrante e, anzi, strizza l’occhio a Ornstein l’Ammazzadraghi e Smough il Giustiziere del primo Dark Souls.

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La seconda bossfight consiste in un combattimento online: uno dei giganti che abbiamo già incontrato evocherà prima un nemico standard in grado di curare il giocatore evocato, in modo tale da equilibrare la mancanza di cure di quest’ultimo. Se non è possibile raggiungere giocatori del patto dei Lancieri della Chiesa, ovvero coloro che vengono evocati in questa battaglia, il gioco opporrà al giocatore un avversario di default comandato dall’IA. Purtroppo, nel secondo caso, vincere non è realmente soddisfacente anche se, nel primo caso, l’idea di base risulta interessante.

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L’ultima bossfight che il giocatore deve affrontare è con Gael, il cavaliere schiavo. Gael è collocato coerentemente con la sua storia ma, onestamente, anziché collegare Ringed City con il primo DLC di Dark Souls 3, qualsiasi giocatore appassionato della storia dei Souls avrebbe certo preferito affrontare ben altri avversari come Lloyd, il fondatore della Via Bianca che viene citato fin dal primo capitolo di Dark Souls, oppure Flann, il coniuge di Gwynevere, dato che sono presenti molti riferimenti ad essa ma di cui, in fin dei conti, non viene detto nulla: manca, dunque, chiarezza e anziché dare la possibilità al giocatore di ragionare su quanto già è stato detto, vengono aggiunte ulteriori cose. Ciononostante, il combattimento con Gael è fra i più belli di Dark Souls: Gael attraversa tre fasi, non come Elfriede che riempie per tre volte la propria barra vitale ma all’interno dello stesso scontro, in un crescendo di tensione ed emozione. Lo scontro cambia radicalmente da fase a fase e il giocatore deve stare attento anche agli attacchi del mantello del boss che avvengono in contemporanea agli attacchi con la spada, prolungando il raggio di influenza degli attacchi stessi.

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Lo scontro con Midir, il drago sopracitato, è invece opzionale. Lo scontro con Midir è artificiosamente difficile, scorretto e approssimativo: semplicemente, il boss è difficile perché è dotato di una quantità di salute spropositata, presenta finestre di vulnerabilità molto piccole ed è in grado di infliggere danni mostruosi con un solo attacco. Anche se ci si trova davanti ad un combattimento coreograficamente corretto, cosa che lo pone al di sopra del Drago Antico di Dark Souls 2 dal punto di vista qualitativo, il tutto si può ridurre a dare un solo colpo (sempre se si riesce) e scappare lontano dal boss. Evocare degli amici può essere utile ma non farà altro che aumentare la già ben nutrita salute di Midir. E’ l’unica vera e propria delusione cocente dell’intero DLC di cui tutti si possono lamentare.

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La narrativa

Da un lato il DLC mostra quello che ancora doveva essere mostrato. La Città ad Anelli è il posto dove vivono i Pigmei, gli eredi dell’Anima Oscura e Gael si è recato lì per assorbire i loro frammenti di Umanità ma il gioco non va oltre. Potevano esserci tutti i chiarimenti che il giocatore appassionato di lore cerca ma non vi sono o, perlomeno, devono essere cercati ancora più in profondità. Il Cumulo di Rifiuti è un tributo ai vecchi capitoli della saga e sistema una volta per tutte la questione sull’estinzione dei demoni ma ci sono innumerevoli altri tasselli mancanti. Dobbiamo accontentarci di sapere che Flann e Gwynevere sono andati semplicemente lontano e dobbiamo accontentarci del fatto che Gael bramava l’Anima Oscura e il suo sangue per donarlo alla sua signora, in modo tale da creare un dipinto che facesse da oscura e accogliente casa ai non morti. Come già espresso prima, vengono aggiunte cose, come Filianore, il sangue dell’Anima Oscura, mai menzionato in tutto il brand, i Lancieri della Chiesa e altri personaggi, senza che si approfondisca ulteriormente quello lasciato in sospeso in precedenza.

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Filianore poteva essere un altro nome di Gwynevere ma non lo è!

Per concludere:

il DLC The Ringed City di Dark Souls 3, l’epilogo della saga, risulta un contenuto molto soddisfacente dal punto di vista di gioco, sebbene presenti qualche pecca, ma narrativamente deludente che, da un lato, sa accontentare i fan della storia ma, dall’altro lato, li delude, lasciando molte cose in sospeso.