Il settore dei videogiochi Indie è sempre più in crescita, anche grazie a strumenti di sviluppo resi disponibili gratuitamente come Unity Engine; è proprio con questo motore di gioco che è stato realizzato The Crow’s Eye, un videogame basato su risoluzione di puzzle ed elementi platformer, che prende molta ispirazione dalla saga di Bioshock.


AMBIENTAZIONE

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La trama di The Crow’s Eye ha luogo all’interno di un complesso universitario dismesso e riutilizzato come un percorso di test per cavie di un esperimento ordito da un eccentrico scienziato di vetusta età che a lungo sarà anche la nostra unica forma di interazione con un altro essere umano. Ambientato negli anni ’60, il gioco ci farà esplorare ambienti tetri e inquietanti, intraprendendo una tortuosa e non di rado pericolosa strada attraverso i percorsi ideati da un genio degenerato in follia.

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Giocando a The Crow’s Eye è stato praticamente impossibile non percepire un forte richiamo a Bioshock, l’analogia non è semplicemente data dalla stessa epoca di ambientazione, ma anche da pretesti narrativi come l’uso di registrazioni audio per accompagnare la trama, un protagonista non parlante e l’uso ricorrente di voci guida che possiamo sentire tramite degli altoparlanti, così come Atlas e Andrew Ryan ci guidavano e schernivano durante la nostra permanenza a Rapture; inoltre, proprio come in Bioshock, vengono esplorati gli argomenti della ricerca scientifica, delle modifiche al corpo umano e una curiosa esplorazione della psicologia umana.

Il gioco talvolta farà uso di alcune “allucinazioni” del protagonista per cambiare temporaneamente contesto e introdurre ulteriori elementi narrativi; anche questo è un forte richiamo alla serie di Irrational Games, in cui vengono utilizzati dei brevi flashback e delle visioni per accompagnare la narrazione con piccoli indizi significativi.


STORIA

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In questo ambito ci limiteremo a dire l’essenziale: The Crow’s Eye ha una storia breve e di proporzioni tutt’altro che mastodontiche, per cui sarebbe facile cadere in fallo e fare degli spoiler. Il gioco narra l’avventura del protagonista attraverso il percorso a ostacoli, un “esperimento” in cui ci ritroviamo coinvolti senza sapere la ragione né lo scopo; Inizialmente non sapremo nemmeno la nostra identità e perché ci troviamo in un luogo simile. Presto verremo indotti a pensare che l’identità del protagonista coincida con quella di uno degli proprietari dei nastri, ma procedendo nelle aree della struttura i dubbi in merito verranno chiariti e fatta luce anche sulla ragione per cui ci troviamo coinvolti in una situazione che apparentemente non ha vie di fuga.


GAMEPLAY

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The Crow’s Eye è principalmente un videogioco basato sulla risoluzione di enigmi e integra una componente platformer nell’insieme, il tutto con un approccio visivo e uditivo orientato al horror: il complesso universitario è un luogo oscuro e tetro, le cui stanze rimaste in disordine e spesso ridotte al degrado stimolano un forte senso di inquietudine, con diverse aree ristrutturate appositamente per essere parte di un grande esperimento piuttosto che un luogo civile.

In generale, questo è un classico ed esemplare gameplay semplice ma efficace: non si tratta di un videogame dove bisogna tenere in conto una serie di meccaniche fra loro fortemente intricate, né di uno in cui saremo di fronte a particolari complicazioni date da una mole di informazioni da tenere in conto; The Crow’s Eye ci spinge a usare l’intuito per risolvere i rompicapo man mano che questi ci vengono posti di fronte, con difficoltà crescente man mano che avanziamo verso la fine.


ARTE VISUALE E SONORA

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The Crow’s Eye è un rarissimo esempio di videogame indie realizzato con Unity il cui reparto artistico e tecnico è di tutto rispetto: Unity è infatti diventato popolare come strumento ampiamente utilizzato dagli sviluppatori indie per fare piccoli videogame, che non di rado han dato una fama non sempre positiva all’engine, spesso messo a confronto con l’Unreal Engine 4, uno strumento certamente più potente ma anche utilizzato dai professionisti e dai pezzi grossi dell’industria, in grado di vantare un maggiore talento, esperienza o quantità di risorse adoperabili nello sviluppo.

Sebbene gli asset appartenenti al reparto visivo non siano un granché e talvolta proprio terribili, come le braccia e le mani del protagonista viste in prima persona, essi riescono comunque a dare vita ad un ambiente di gioco coinvolgente e realistico; dove sorgono eventuali limiti, interviene una componente di rendering di qualità e tarata al punto giusto, in grado di nascondere eventuali difetti e di inasprire il senso di pericolo che percepiamo visitando un ambiente con scarsa luminosità.

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Ma quello in cui eccelle The Crow’s Eye è certamente il suo reparto sonoro: tutti quei suoni che dettagliano l’esperienza di gioco sono di qualità e usati al momento giusto, mostrando un evidente talento in materia e contribuendo a rendere vivo il feel horror e tutte le emozioni ad esso legate; a ciò si aggiunge una soundtrack buonissima per una produzione indie (e che potete recuperare sulla apposita pagina Steam), un doppiaggio eccellente e ben recitato che va caratterizzare in maniera marcata ciascuno dei personaggi, i quali saranno i narratori della storia e il più rilevante espediente usato proprio a scopo narrativo.

Per concludere, il gioco implementa un‘interfaccia utente molto ben realizzata sia dal punto di vista funzionale che da quello estetico, ma col difetto di essere non sempre eccellente nella gestione degli spazi: visualizzando dei documenti scritti all’interno del gioco è possibile constatare come l’interfaccia grafica vada a sovrapporsi al testo, mentre il menù delle opzioni e quello dell’inventario sono di dimensioni esigue rispetto allo spazio disponibile sullo schermo, obbligandoci ad avere a che fare con dei caratteri di dimensione più ridotta del necessario.


CONCLUSIONI

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The Crow’s Eye è un buon titolo, riuscendo perfettamente nel rendere forte la sua atmosfera e ambientazione, al contempo dilettandoci con dei rompicapo interessanti; con una qualità generale piuttosto alta, eccelle nel reparto sonoro e può vantare una buona narrazione, oltre ad essere un titolo realizzato con Unity Engine con una qualità di rendering considerevole.