Esistono fatti che sono destinati a cambiare per sempre quello che fino ad allora percepivamo come lo standard. Un giorno arriva improvvisamente il futuro e l’evoluzione, creando precedenti che ci porteranno a rivalutare tutto ciò che sappiamo e a cui siamo abituati. Nel mondo e nel mercato videoludico quell’anno è stato il 2001. E’ così difficile pensare che siano passati sedici anni, ma il tempo scorre ed anche le software house ed i loro prodotti si innovano, partendo da quelle che in quell’anno furono vere e proprie rivoluzioni. Abbiamo visto il lancio della prima console Microsoft, Xbox, accompagnata da uno di quei titoli che stravolse le regole e le meccaniche degli sparatutto, Halo, che ha poi creato le basi degli fps moderni. Ed è proprio da questo genere che sono nate le tante sfumature che adesso riempono le librerie degli store di tutte le piattaforme, ed i loro relativi titoli sono i più venduti di sempre. E’ ancora più difficile pensare che nel 2001 il genere degli “shooter” non era così ampio come si può facilmente credere; le saghe di maggior rilievo che oggi vediamo ogni anno sono arrivate due, tre anni dopo. Parliamoci chiaro, 16 anni fa non esistevano Call of Duty e Battlefield di sorta, ad esempio. Ma delle grandi saghe muovevano i primi passi e gettavano le basi del proprio cammino che si sarebbe rivelato lastricato d’oro. Un franchiase su tutti era già presente, la variante sparatutto tattica per eccellenza, ed era quello di Tom Clancy con Rainbow Six. Ubisoft dopo aver messo a segno quel successo decise di spostare le sceneggiature dell’autore, di cui aveva acquisito i diritti, rendendo i racconti ed i romanzi dello scrittore ambientazioni di un nuovo scenario videoludico. E’ così che appunto nel 2001 nacque Ghost Recon, che ci proiettò sull’orlo della terza guerra mondiale nell’allora futuristico 2008.

Ghost Recon Wildlands

Come per Rainbow Six, anche questo colpo andò a segno, creando seguiti, portando novità e nuovi fronti da scoprire, fino ad arrivare al 2017. Uno sviluppo durato 5 anni prima di assistere al ritorno dei quattro uomini che compensano un esercito di 100 soldati. Si sono susseguite diverse ambientazioni ma squadra che vince non si cambia. Un gruppo di uomini che rappresenta la punta di diamante, la prima linea di difesa e di attacco, dotati delle migliori tecnologie militari ed addestrati nelle più avanzate tecniche di combattimento, abituati a lavorare nell’ombra. Questi uomini colpiscono velocemente, silenziosamente ed invisibilmente. Si fanno chiamare Ghost. E’ finalmente giunto il momento di tornare sul campo per sventare una nuova e pericolosa minaccia insidiata nelle “Wildlands” boliviane, a contrastare uno dei più spietati personaggi nella storia del narcotraffico, a capo del cartello Santa Blanca che ha fatto dei suoi principi una religione, supportando il credo della Santa Muerte.

Uno dei primi titoli sparatutto che si cimenta nell’arduo compito di portare un gameplay tattico su di un open world di vasta scala, con un’area di gioco enorme, 21 province colme di nemici ed insidie, location uniche ed una sola missione: sconfiggere El Sueño. Non esistono regole, avrete completa libertà di azione, dalla tattica al target designato. Imbracciate le vostre armi. Benvenuti in Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands. 


A due anni da oggi, l’agente Ricardo Sandoval, agente DEA, raggiunge l’apice del suo lavoro sul campo infiltrandosi in quello che, da piccolo covo di criminali, diventa la più spietata organizzazione di produzione e distribuzione della droga del Sud America. In veste di responsabile della contabilità, Ricky vede la nascita del cartello Santa Blanca e dell’espansione sul territorio, facendo divenire la Bolivia un narcostato a tutti gli effetti. Diviene uno degli uomini di fiducia del jefe des jefes: El Sueño. Un uomo cresciuto ed indottrinato tra le violenze e le barbarie, il cui fondamento si basa sulla visione della Santa Muerte, un credo, una religione che imporrà ai suoi sudditi riscrivendone i principi su cui si basa con una Bibbia da lui creata, alla ricerca di una Terra Promessa, a qualsiasi costo. Il cartello diviene talmente grande ed imponente che si basa su quattro fondamentali pilasti, Produzione, Sicurezza, Influenza e Contrabbando, rispettivamente comandati da persone che hanno votato la propria vita a questa promessa, o obbligati a farlo, pena vedere tutto ciò che posseggono svanire nel modo più brutale che si possa immaginare. Ma qualcosa va storto e l’agente DEA scoprirà sulla propria pelle quanto il Santa Blanca possa essere vendicativo verso i traditori, dichiarando ufficialmente guerra allo stato americano.

Ghost Recon Wildlands

Inizia così l’Operazione Kingslayer. Obiettivo: destabilizzare il Santa Blanca, pezzo dopo pezzo, fino ad arrivare e neutralizzare una volta per tutte El Sueño. Non sarà però l’esercito americano ad intervenire ma quattro uomini che non esistono, quattro fantasmi che dovranno agire con la forza di mille ma nell’ombra. I Ghost non hanno regole ma solo obiettivi e non si fermeranno finchè la loro missione non sarà portata a compimento. Piena libertà. E proprio da qui parte quello che è Ghost Recon Wildlands e cosa lo rende unico per il mercato odierno. Qualsiasi cosa possa venirci in mente possiamo farla, sia in missione che quando esploriamo, senza nessun tipo di restrizione. Anzi, sin dal suo inizio il titolo ci porta verso quest’ottica, spronandoci a scoprire prima di agire, dando basilari indicazioni sulla progressione ma non pregiudicando il susseguirsi delle nostre scelte. In nessun modo viene imposto di visitare prima l’intera Bolivia e poi agire, o iniziare dagli scagnozzi prima di arrivare ai pezzi grossi. Il tutto acquisisce un tocco in più al solo vedere la mappa tattica e vedere lì, 21 province, tutte da scoprire, ognuna unica in ambientazioni e peculiarità di clima, di controllo da parte di nemici diversi ma coesi nell’ostacolare la nostra missione.

Il nemico del nemico è nostro amico. Su questo si basa l’alleanza che va forgiata sulla lealtà. Il nostro supporto risiede in una fazione di ribelli, i Kataris 26, comandata da Pak Katari, boliviani stanchi di vedersi deturpare e rubare la propria terra dal cartello, ormai così abituati alla violenza e al sangue da allearsi con un governo americano verso cui hanno sempre creduto come una forza bellica ben lontana dai problemi dei deboli. Potremo contare sul loro supporto unendoci, anche se per ragioni diverse, nell’obiettivo comune di distruggere il male che sta avvelenando la Bolivia. Basandoci sul reciproco scambio di aiuti, completando missioni riceveremo il supporto dei ribelli che si tramuta in veicoli, diversivi, mercenari e tanto altro, un valido aiuto che diventerà fondamentale con la crescita delle difficoltà che incontreremo durante la scalata contro l’unico e vero Boss. Oltre agli uomini del Santa Blanca, ci sarà anche l’esercito regolare Boliviano che cercherà di fermarci, l’Unidad. Quest’ultimo è in buona parte stipendiato dal cartello per chiuder un occhio sulle azioni che coinvolgono i trafficanti ed i propri sicari, troveremo una massiccia presenza e ben armata in tutte le location a presidiare strade ed avamposti. Un altro nemico temibile grazie al numero e alla forza, sicuramente più tangibile a livello di addestramento e di equipaggiamento.

Ghost Recon Wildlands

Ma passiamo all’azione e alla storia. I briefing della nostre missioni sono chiari e basilari; tramite una chiamata saremo messi a conoscenza della situazione della provincia e delle relative insidie che può celare. Il nostro obiettivo ci sarà presentato con un video disponibile nel momento in cui entreremo nella relativa zona di appartenenza. Semplice ed efficace. Per dare il giusto peso e rilevanza, scoprendo background del nostro obiettivo ed i motivi che ci portano a doverlo neutralizzare, è consigliato scoprire la regione e raccogliere documenti, che a differenza delle leggende locali, approfondiscono la trama e non devono essere valutati come semplici collezionabili. Caricare a testa bassa e con forza solo sulle missioni storia senza conoscenza farà sì che l’esperienza di progressione della storia risulti piatta e senza profondità. Questo piccolo appunto, ci teniamo a rimarcarlo, per far notare come l’importanza di quel che sembra una piccola perdita di tempo sulla marcia verso il nemico è in realtà una delle sfaccettature che rendono diverso Ghost Recon da un tps/fps del giono d’oggi che impone, nella maggior parte dei casi, un percorso da A a B senza tanti dettagli e approfondimenti. Conoscere il proprio nemico è il primo passo per sconfiggerlo. 

Ghost Recon Wildlands

Quello che invece fa perdere un po’ il mordente sull’efficienza narrativa è lo scontro vero e proprio con un Buchon. Una timida preoccupazione era sorta anche in fase Beta che si è poi rivelata certezza nel gioco completo. Arrivare all’ultima missione storia della regione ci prepara ad uno scontro. si presume, più difficile ed impegnativo ma in alcuni casi, il tanto agognato obiettivo in procinto di uccisione non dà quella soddisfazione che ci si aspettava, riducendosi ad un uccisione qualsiasi o ad un interrogatorio piatto equiparabile all’interrogatorio di un tenente qualsiasi per scoprire dove si celano risorse e punti abilità. Su questo frangente forse avevamo aspettative più alte, magari coadiuvavate da cutscene o qualcosa di più incisivo e che rendesse un po’ più epico quello che stavamo facendo.

Se portare a termine una missione può lasciare un po’ di amaro in bocca, il reparto sonoro e quello grafico riescono ad affascinarci a pieno. Come detto in precedenza la differenza di ambientazioni e peculiarità è studiata nel minimo dettaglio ed è lodevole quanto sia tangibile la differenza tra una regione e l’altra. Dall’interno delle case agli edifici che ospiteranno scontri, dagli avamposti alle cittadine, tutto è sapientemente messo a disposizione per essere sfruttato in base al nostro modo di giocare o semplicemente per essere ammirato. Le città, i punti di interesse sono tutti pieni di vita, con personaggi che compiono il proprio ciclo vitale, interrotti a volte da avvenimenti casuali. Noteremo esplosioni in prossimità ed in lontananza ed avvicinandoci potremo scoprire che un aereo è stato abbattuto, una famiglia è stata aggredita da i membri del cartello o in alcuni casi potremo capitare nel posto giusto al momento giusto, scongiurando un’esecuzione di un cittadino da parte dell’esercito o dalla manovalanza del Santa Blanca. Questo piccolo frangente non incide in nessun modo con la storia ma ci fa soffermare sul lavoro svolto da Ubisoft Paris sul dettaglio e sull’impegno di creare un mondo tanto vasto quanto ricco. Purtroppo però è facile incappare in qualche bug, che in alcuni casi si rivelerà sicuramente esilarante ma in rari casi potrà compromettere il compimento della missione; crediamo che una volta segnalati essi saranno corretti in modo da far tornare il gameplay fluido. Le meccaniche di copertura invece ostacolano non poco, in alcune casistiche, l’azione che vogliamo intraprendere, ritrovandoci spesso in problemi proprio quando pensavo di essere al sicuro per rifiatare e riprendere la nostra iniziativa. La resa più immediata viene compensata da un HUD efficace, icone facilmente riconoscibili, che rendono le ricognizioni impeccabili con drone e binocolo, dandoci modo in previsione di un attacco furtivo di studiare nel minimo dettaglio il piano da attuare. Ancor più semplice invece partecipare alle missioni se siamo in compagnia, unendosi in modo rapido con la croce direzionale o la segnalazione di una missione vicina che potremo acquisire senza dover tornare sulla mappa tattica per iniziarla. Stesso discorso per le abilità; adeguate ed in un numero consono, con una progressione lineare e facilmente sbloccabili ma sopratutto hanno una sostanziale impatto tangibile sul gameplay.

Come accennato prima, il sonoro, seppur la radio ci tenga compagnia nonostante un po’ di ripetitività, ottima scelta quella di poterla spegnere, le musiche locali sono apprezzabili e danno un tono molto incisivo durante la nostra esperienza di gioco. Ma quello che va sicuramente elogiato è il doppiaggio e la caratterizzazione che rendono i personaggi con più profondità. La voce di Luca Ward è un obbligo morale dover essere citata, colpendoci ancor più nel profondo con i suoi messaggi, che dà a El Sueño quello spessore che il gioco vuole trasmettere, e diciamolo, che anche i doppiaggi in altre lingue possono invidiarci.

Ghost Recon Wildlands


Tom Clancy’s Ghost Recon ha una forte componente multiplayer, facendo ben notare quanto giocare con amici trasformi completamento il titolo. Seppur vero che l’IA nella maggior parte dei casi si comporta egregiamente, avere 3 amici al proprio fianco rivoluziona lo stile di gioco e ci regala un gameplay divertente ed emozionante. Coordinarsi con i propri compagni mettendo a segno 4 colpi da cecchino all’unisono o riuscire a liberare una zona in poco tempo ci entusiasma e ci incolla al pad, con un piano strategico dopo l’altro, a macinare chilometri e vittime per la Bolivia. Da notare che il colpo sincronizzato risulta ottimo anche in singleplayer ma incappa in una piccola nota stonata di ricarica di 30 secondi che rallenta l’adrenalina dell’azione.

Ghost Recon Wildlands

Possiamo renderci unici grazie alla buona personalizzazione del personaggio e delle armi. Il GunSmith proposto in Ghost Recon Wildlands è funzionale ed intuitivo, permettendoci oltre ad equipaggiare verniciature e skin, di elaborare le nostre armi preferite con una vasta gamma di accessori ed equilibrare così molte caratteristiche utili al nostro stile; dal silenziatore che possiamo rimuovere in ogni momento alla possibilità di scegliere qualsiasi arma senza incatenarci alle loro classificazioni. Non ci sarà nessun tipo di restrizione di classi, così che ognuno possa esprimere le proprie abilità con ciò che gli è più in consono e con cui si trova più a suo agio; giocando in quattro, o anche in meno, possiamo organizzarci con il nostro team sul nostro equipaggiamento così da avere, ad esempio, un membro che si occuperà delle uccisioni da lunga distanza e l’altro equipaggiato solo di armi da media e corta gittata. Come appunto detto all’inizio di questa recensione si può fare esattamente ciò che vogliamo!

Sempre in coop, possiamo entrare in partita di un amico senza dover interrompere quello che stiamo facendo, così che possa aiutarci nella missione che stiamo affrontando, anche se il nostro compagno l’ha già completata. Basterà unirsi alla sessione e guadgnare qualche xp extra. Facile, no?


Abbiamo parlato di meccaniche di base, di narrativa, grafica e sonoro. Manca esattamente il punto cruciale che ha destato le maggiori preoccupazioni su Ghost Recon Wildlands prima del lancio. Quale sarà il suo futuro? Ubisoft ha annunciato i contenuti del Season Pass poco prima del 7 marzo, riuscendo a tranquillizzare buona parte dell’utenza sul tema della longevità, con due espansioni molto consistenti ed iniziative mensili. In più tra la fine del mese di marzo e l’inizio di aprile saranno quattro le missioni aggiuntive che si aggiungeranno al gioco , come The Peruvian Connection, il bonus preorder, e The Unidad Conspiracy, tre missioni che ci faranno scoprire di più sulle storie dell’esercito boliviano.

Ghost Recon Wildlands

Come aggiornamento gratuito prossimamente arriverà il tanto discusso PvP, che si presenterà come un 4v4 competitivo, e di cui al momento, non sappiamo altro. E’ sicuramente una mossa che strizza l’occhio alla longevità dell’esperienza con Ghost Recon Wildlands, con un continuo aggiornamento di contenuti ed un supporto che si prolungherà nel tempo, accontentando anche i giocatori che si vogliono mettere in gioco sul frangente multiplayer. Questo a nostro avviso trasformerà il titolo in un Ghost Recon Wildlands 2.0 andando a modificare sostanzialmente il prodotto che ci troviamo a recensire quest’oggi, lasciandoci con un grande punto di domanda su cosa ci attenderà tra qualche tempo.

Vi invitiamo a venirci a trovare sulla nostra pagina Facebook Ghost Recon Wildlands Italia ed il nostro gruppo Ghost Recon Wildlands Italia.


In Conclusione

Ghost Recon Wildlands si presenta sul mercato come un titolo nuovo, tanto da non poter essere confrontato con nessun titolo al momento. Uno degli open world più grandi mai creati, ci porta a scoprire cosa si nasconde nelle terre Boliviane e come cresce il terrore per un organizzazione criminale che fa del suo credo una ragione di vita e di morte. Ubisoft ci proietta in un mondo dove non abbiamo regole e restrizioni ma solo un obiettivo: sradicare il cartello della droga Santa Blanca. Ci troveremo ad affrontare una missione dove i protagonisti sono leggende di cui nessuno conosce il nome e anzi, di cui non sapremo mai neanche l’esistenza. Ci troviamo ad agire nell’ombra come fantasmi, scegliendo noi stessi quale sia la progressione giusta per porre fine all’innestarsi della forza del nemico, colpendo duro o facendolo crollare un poco alla volta. Questo titolo si presenta come una novità che prevede in futuro ancora più innovazione con un comparto competitivo non presente al lancio. Quello che si presenta sugli scaffali è un titolo completo in tutto e per tutto, con piccoli aggiustamenti da compiere per rendere fluido ed efficiente tutte le meccaniche che ci offre. Dal 2001 abbiamo deciso di essere dei Ghost, nel 2017 con Ghost Recon Wildlands la nostra scelta si rivela ancora più sicura.