Nel mondo dei giochi di ruolo giapponesi vi sono dei titoli il cui impatto ha avuto ripercussione su scala globale, dando vita a delle vere e proprie pietre miliari in grado di influenzare il videogame per anni a venire, mescolando spesso e volentieri culture provenienti da tutto il mondo, con un particolare occhio di riguardo per quella occidentale, vista però con gli occhi di un orientale; Tales of Berseria è in questo ambito una nave ammiraglia, un titolo che ci ha sorpreso e che è stato in grado di coinvolgerci non solo grazie alla sua storia e a una meravigliosa narrativa, ma anche tramite le sue meccaniche di gioco e di combattimento così ben riuscite al punto da essere apprezzabili anche da un non amante del genere.


PREFAZIONE

Tales of Berseria racconta la storia di Velvet Crowe, una ragazza che abita nel sacro impero di Midgand, la cui vita subisce un repentino cambiamento dopo che la sua famiglia rimane vittima di un evento non dissimile a un cataclisma, in seguito al quale delle mostruosità comunemente identificate come “demoni” invaderanno l’impero facendo al contempo razzia dei suoi abitanti.

Negli anni a seguire, Arthur, il marito della ormai defunta sorella maggiore di Velvet, si prende cura della ragazza e di suo fratello minore Laphicet, gli unici della famiglia ad esser sopravvissuti in seguito alla “notte della luna rossa”. Sarà proprio Arthur stesso, il giorno in cui ricorre il settimo anniversario di quell’evento, a instillare in Velvet i sentimenti di odio e di rimorso nei suoi confronti che da quel momento in avanti motiveranno la ragazza a cercare vendetta: l’uomo infatti offrirà in sacrificio la vita di Laphicet presso un altare, dando luogo all’Avvento, un fenomeno in seguito al quale degli esseri conosciuti come Malak verranno a popolare il mondo.


STORIA, NARRATIVA E AMBIENTAZIONE

Tre anni dopo l’avvento, ritroviamo Velvet, trasformatasi anch’essa in un demone col potere di assorbire il potere degli altri esseri viventi, tenuta in isolamento all’interno di una prigione situata su un isola molto distante da casa. In questi anni il sentimento di odio nei confronti di Arthur, ora conosciuto come “il salvatore Artorius Collbrande”, non ha fatto altro che inasprirsi, mutando sensibilmente il carattere della ragazza, prima solare e premurosa, ora un demone freddo e sprezzante del pericolo.

Grazie all’intervento di Seres, una Malak che in precedenza era sottoposta alla volontà di Artorius, Velvet riesce a fuggire dalla prigione e a intraprendere un viaggio attraverso tutto l’impero di Midgand, con l’obiettivo di affrontare Artorius e finalmente vendicarsi per l’ingiusta fine del fratello Laphicet. Durante questo viaggio Velvet intraprenderà relazioni e andrà a formare un’improbabile compagnia, costituita da individui dal carattere ben distinto ma uniti da uno scopo comune, grazie ai quali riuscirà a percorrere la strada che la porterà sempre più vicina a realizzare il suo fine, venendo anche a scoprire la vera natura degli eventi degli ultimi anni, sulla “demonite” che trasforma persone innocue in demoni feroci e sui Malak, oltre a far luce sulla natura delle cinque divinità dette “gli Empirei“.

Ciò che abbiamo apprezzato di Tales of Berseria è il corretto bilanciamento di tempistiche e quantità di informazioni che vengono rivelate al procedere della storia, accompagnato da una narrativa che sfrutta degli espedienti che con efficacia riescono ad arricchire il profilo di ciascun personaggio incontrato durante il nostro viaggio attraverso Midgand. Tales of Berseria fa uso di sequenze animate nello stile amato dai giapponesi, ma anche di cutscene in-game così come di sketch costituiti da animazioni 2d che periodicamente spezzano il ritmo del gioco, principalmente costituito da combattimenti ed esplorazione; sono proprio questi sketch, caratteristici della serie Tales, ad essere uno degli espedienti narrativi migliori del gioco: essi danno vita con estrema semplicità e con uno schema minimalista ma per nulla sciatto a una mole di frammenti in cui vengono esplorate le diverse sfaccettature dei personaggi e del folklore dell’impero. Namco Bandai riesce perfettamente in questi Sketch, togliendo tutto il superfluo e lasciando che le potenzialità e l’espressività dell’animazione 2d assieme al dialogo compiano il loro scopo.

Complessivamente, la narrazione in Tales of Berseria è in grado di affrontare temi e situazioni di ogni genere, spaziando dal comico al serio, da situazioni cupe a situazioni che scaldano il cuore e, non di rado, esplicita una morale allo spettatore.

Per quanto riguarda il mondo di gioco, il sacro impero di Midgand è costituito da un arcipelago in cui ogni isola è di fatto un ambiente a sé stante, profondamente distinto dagli altri in geografia e specie autoctone: attraverseremo foreste, acquitrini, spiagge tropicali ma anche valli lacerate da fortissimi venti, così come città portuali, villaggi o la maestosa capitale dell’impero.

Nel corso degli anni in cui Velvet era tenuta in custodia presso l’isola carceraria, il mondo è divenuto sempre più assoggettato dall’influenza dell’Abbazia, un’ente al cui vertice vi è proprio Artorius Collbrande, che addestra esseri umani particolarmente affini al combattimento contro i demoni, rendendoli “esorcisti” e assoggettando i Malak al proprio volere per il medesimo fine. L’Abbazia in Tales of Berseria è fortemente radicata e sostenuta dal popolo in quanto considerata l’unica speranza di salvezza in un mondo colpito dalla piaga della Demonite. Tuttavia non è tutto oro quello che luccica e vi sono aspetti dell’abbazia che sono tutt’altro che positivi, contemplando anche la corruzione, mentre il suo misterioso leader è un personaggio ben più che disposto a sacrificare gli interessi del singolo per ottenere un bene per la collettività, arrivando a commettere azioni ben oltre i confini del crimine.


CHARACTER DESIGN

I personaggi incontrati lungo i nostri viaggi attraverso l’impero di Midgand sono estremamente eterogenei e variegati, caratterizzati da innumerevoli sfaccettature che il gioco ci espone e ci insegna ad apprezzare col passare del tempo.

Osservando il cast dei protagonisti sarebbe facile pensare che si tratti di personaggi al limite dell’assurdo, ma con tempo e pazienza Tales of Berseria ci dimostra come questi siano invece realizzati alla perfezione, conciliando anche il loro aspetto esteriore con la loro personalità: l’esempio più lampante è probabilmente la strega Magilou, che viene presto introdotta come una ragazza estremamente appariscente, pigra ed eccentrica; il suo atteggiamento si concilia benissimo col suo vestiario le cui forme sono un incrocio tra quello di una strega e di un’appassionata di moda, ma che sfoggia anche colori ampiamente contrastanti come il nero e il rosa sgargiante accompagnati dal biondo appariscente dei suoi capelli.

Un altro esempio è Eizen, il cui vestiario e portamento sono molto eleganti e raffinati, ben conciliati col suo viscerale interesse per la cultura e l’arte, ma che rimandano molto all’abbigliamento dei pirati: egli è infatti a capo di una ciurma di alcuni fra i migliori pirati al mondo, con contatti sparsi per tutto l’impero e una spiccata abilità negli affari e nella navigazione. Eizen è uno dei personaggi più sorprendenti della compagnia assemblata da Velvet, fungendo spesso da saggio mentore per il gruppo, spietato ma onesto e molto premuroso nei confronti dei più giovani ma al contempo disposto a compiere sacrifici e molto determinato a perseguire i suoi scopi.

Ma forse il caso più interessante rimane la protagonista Velvet: sin dalla sua trasformazione in demone ci viene mostrata come una persona fredda e spietata, che avendo perso qualsiasi altra ragione per cui vivere si dedica pienamente e indiscriminatamente al compimento della sua vendetta. Velvet ha un carattere forte e deciso, è schietta, non ha paura di soffrire e di far soffrire agli altri il male necessario, ma al contempo è profondamente segnata dal suo passato, che continuerà a tormentarla per tutto l’arco narrativo e che talvolta le farà mollare la presa nei confronti del prossimo, assumendo un atteggiamento più gentile nei confronti dei suoi compagni d’avventura; la freddezza, l’apatia e la determinazione iniziale man mano muteranno in una sempre maggiore indecisione e compassione. Velvet è il personaggio che manifesta il più ampio spettro di sentimenti ed emozioni nel corso della narrazione e quello su cui verte maggiormente l’attenzione: odio, amore, gelosia e determinazione sono solo alcuni degli aspetti che potremmo citarvi di lei e innumerevoli altri saranno quelli che potrete osservare nel corso di Tales of Berseria.

Ci sarebbe molto altro da dire in merito al character design di Tales of Berseria, quel che è importante menzionare è che nessuno dei personaggi introdotti nel corso della storia è solo di passaggio o ricopre un ruolo irrilevante, neppure gli npc con cui è possibile scambiare due chiacchiere nelle città dell’impero esistono senza una ragione: tutto fa parte di un grande schema in cui anche il piccolo contributo serve ad avere una visione d’insieme più accurata e dettagliata.


ARTE VISUALE E SONORA

Quanto detto per la pura e cruda caratterizzazione dei personaggi a livello psicologico e per il ruolo da loro interpretato nella storia di Tales of Berseria vale anche per il loro aspetto esteriore: tutti i personaggi di rilievo risultano molto curati nell’abbigliamento, nei colori e nel portamento: ognuno di essi palesa elementi che ben si accoppiano con la loro personalità, il loro movente, il loro carattere e atteggiamento nelle varie situazioni che affronteranno. Namco Bandai è riuscita a realizzare con cura l’aspetto esteriore, l’animazione e le inquadrature su questi personaggi, dove ancora una volta ribadiamo una importante parte è ricoperta dai contenuti degli sketch utilizzati per arricchire la narrativa.

Tuttavia è proprio sul reparto visuale e di level design che Tales of Berseria comincia a perdere colpi. Il mondo di gioco dimostra un livello di dettaglio fortemente altalenante, con una buona cura e fantasia nelle città, ma con una riprovevole scarsità di dettaglio e un’eccessiva semplicità negli spazi aperti e nella maggior parte dei dungeon chiusi; gli artisti di Namco Bandai son riusciti a fare un eccellente uso dell’illuminazione e a realizzare modelli poligonali piuttosto curati per i personaggi e i mostri, con un buonissimo uso e flessibilità delle espressioni facciali, ma il livello di dettaglio degli oggetti scenici e la totale assenza di questi ultimi negli scenari è demotivante se si considera l’epoca in cui questo gioco viene alla luce.

Tales of Berseria ci ha dato l’impressione di dimostrare grandissimi sforzi sotto aspetti che tanti giochi sbagliano a trascurare, ma al contempo di cadere in fallo su aspetti perfettamente dominati dalla maggior parte dei videogiochi correnti e degli anni recenti: letteralmente il level design ricorda titoli di due generazioni fa di console, solamente abbellito con le potenzialità degli algoritmi di rendering moderni.

Ci terremmo anche a muovere delle critiche nei confronti della musica del gioco: salvo rarissimi casi, la musica di Tales of Berseria è non di rado tediosa, in particolar modo nelle prigioni subito dopo l’incipit, durante i combattimenti e alla conclusione di questi ultimi; diversa invece è la nostra opinione per il reparto sonoro più in generale, dove crediamo sia stato fatto un uso corretto e ben ponderato di tutti gli effetti sonori che caratterizzano il gioco.

Impossibile invece non fare menzioni positive di animazione, effetti visuali nel combattimento: andando con ordine, l’animazione è semplice ma efficace nelle cutscene realizzate in game, ottima nelle sequenze animate e negli sketch e lo stesso vale per tutto il reparto delle animazioni di combattimento; di contro gli effetti visuali sono spesso invadenti o caotici: è praticamente impossibile capire cosa stia succedendo in un combattimento di Tales of Berseria se non al giocatore stesso.

Per concludere, l’interfaccia grafica è assolutamente eccellente: è chiara, ben leggibile, dettagliata e un corretto incrocio fra il sobrio e l’ornato. Namco Bandai ha azzeccato alla perfezione praticamente ogni aspetto dell’interfaccia utente, dimostrando di sapere quali informazioni i giocatori cercano e in quali contesti, combinando colore, disposizione e dimensione in giusta misura.

Ci sentiamo inoltre in dovere di premiare l’eccellente doppiaggio inglese e la localizzazione italiana, fra le migliori mai viste, che traduce in modo geniale alcuni termini inventati, commuta correttamente i modi di dire e che è praticamente priva di errori.


MECCANICHE DI GIOCO

Parliamo ora invece di un’altro aspetto certamente rilevante in un JRPG: il combattimento. Tales of Berseria mescola un sistema da picchiaduro assieme alle regole di un action-rpg tradizionale in un connubio riuscito piuttosto bene, in cui fan da padrone delle meccaniche ben ponderate, semplici ma stimolanti. Per la maggior parte del tempo di gioco saremo in modalità esplorazione, dove navigheremo per aree di gioco tendenzialmente lineari e a corridoi con una limitata possibilità di esplorazione; vagando per il mondo incapperemo in figure mostruose, entrando in contatto con esse verrà avviata la modalità di combattimento.

Il combattimento di Tales of Berseria è basato sull’uso di combo per infliggere danno ai nemici, combo le cui fondamenta si basano su attacchi elementali provenienti dalle scuole di arti marziali, occulte e malak; ogni personaggio avrà accesso a due di queste scuole e otterrà nuovi moveset proseguendo con la storia o salendo di livello. Il numero di combo che possono essere concatenate dipende dal numero di “anime” attualmente in possesso del personaggio attivo, numero che ha anche ricaduta sul numero di “punti magia” che possono essere spesi per attuare una mossa: a ogni anima corrispondono infatti 30 punti magia ed esistono diverse mosse in grado di consumarne un numero maggiore, richiedendo quindi di essere in possesso di almeno due anime per poterle mettere in pratica anche solo una volta.

Assieme alle normali mosse vi sono le cosiddette “anime di sfondamento“: esse sono delle mosse che consumano un’anima dalle riserve del personaggio, ma in cambio possono rompere la guardia del bersaglio e infliggere danni utilizzando una diversa formula; la prima anima di sfondamento in cui ci imbattiamo è la “forma therion” di Velvet, che le consente di attaccare con cadenza aumentata e di infliggere danni su un’area più ampia, al costo di perdere costantemente salute fintanto che rimane attivo il potere.

Infine va anche menzionata la “barra esplosione“: essa consiste di una riserva di punti distinti dalle più comuni anime, che possono essere utilizzati per scambiare i personaggi attivi con quelli attualmente nella riserva o per dare luogo a delle particolarissime abilità d’azione in grado di infliggere massicce dosi di danni, a patto di rispettare le condizioni richieste. La barra esplosione è una delle peculiarità del gameplay di Tales of Berseria che lo rende estremamente flessibile e orientato su un approccio più strategico con l’avanzare del gioco: dal suo caricamento derivano diverse possibilità di scelta che spaziano dal sostituire un personaggio la cui integrità o salute in combattimento è compromessa all’optare invece per una massiccia dose di danni che possono ribaltare le sorti della battaglia.

In questo ambito, ciò che abbiamo apprezzato di Tales of Berseria è l’incredibile gradualità e la generosissima curva d’apprendimento per le sue meccaniche: inizialmente diverse meccaniche di gioco saranno tenute all’oscuro, per poi esser rivelate man mano che si procede coi livelli o con la storia, il tutto gestito con delle tempistiche che danno un margine più che sufficiente a prendere dimestichezza con quanto di nuovo viene messo a disposizione.

Non solo, il gioco ha una più che eccezionale gestione dei livelli di difficoltà. La maggior parte dei giochi ci ha abituato a schemi in cui vengono aumentati i danni subiti e ridotti i danni inflitti, aumentata la precisione e ridotti i tempi di reazione dei nemici, talvolta invece vengono rimpinguati i ranghi dei nemici e così via. Ebbene, Tales of Berseria opta invece per rendere il gioco sempre più tattico e intransigente, richiedendo al giocatore di valutare con maggiore attenzione le tempistiche delle combo e una maggiore precisione nell’uso dell’assetto difensivo. Nell’equazione vengono anche introdotti nuovi parametri che trascendono da tutto questo: ad esempio, giocando a difficoltà maggiori oltre a subire dei malus potremmo anche beneficiare di alcuni bonus che premiano chi gioca meglio, bonus peraltro ottenuti in maniera non dissimile al modo in cui vengono gradualmente sbloccate le meccaniche di gioco.

Tales of Berseria invita il giocatore che ha preso dimestichezza col gioco ad osare, ad esplorare il livello successivo per mettersi alla prova e lo fa in un modo decisamente particolare e ben contraddistinto all’interno di tutto il panorama dei videogame; per menzionare uno schema simile potremmo prendere in considerazione l’incremento di difficoltà a cui viene sottoposto il giocatore nei vari playthrough della serie Borderlands, ma Namco Bandai lo ha fatto in modo migliore e ancor più stimolante. Crediamo fermamente che il concetto che sta alla base della difficoltà di Tales of Berseria possa essere un ottimo esempio a tantissimi altri videogame.

Per quanto riguarda il resto delle meccaniche, Tales of Berseria accompagna l’esplorazione e il combattimento con degli elementi puzzle inseriti nelle aree di gioco, interazioni con gli NPC votate principalmente ad arricchire il background storico dell’impero di Midgand oltre a un vastissimo set di mini-giochi che possono essere utilizzati per ottenere personalizzazioni estetiche e materiale per potenziamenti. Col procedere della storia il gioco muterà gradualmente in qualcosa di più simile a un open world, rendendo disponibili anche missioni secondarie che hanno comunque rilevanza sul filone narrativo principale.

Il gioco inoltre implementa un sistema di looting che invita il giocatore ad utilizzare un approccio selettivo in combattimento al fine di massimizzare le probabilità di ottenere gli oggetti speciali rilasciati da ogni specie di demone, oltre a invitare a sottoporci a dure prove, affrontando più gruppi di nemici contemporaneamente, in modo da attirare l’attenzione di un demone maggiore: una volta sconfitto, questo sbloccherà dell’equipaggiamento speciale e dei bonus permanenti.

Tales of Berseria quindi è un JRPG fortemente orientato al combattimento, che alterna però il ritmo con degli intermezzi narrativi lineari ma profondamente descrittivi e ben realizzati, ma che è comunque ricco di svaghi e di sfide di altro genere che riteniamo ben pensati e collocati.


CONCLUSIONI

PRO CONTRO
  • Character Design eccellente e variegato
  • Narrativa completa e soddisfacente
  • Eccellente gestione delle meccaniche di gioco
  • Intelligente gestione della difficoltà di gioco
  • Estremamente longevo ma non tedioso
  • Eccellente localizzazione italiana
  • Musica spesso fastidiosa e raramente accattivante
  • Grafica armoniosa ma al di sotto delle possibilità del 2017
  • Dettaglio dello scenario spesso carente

 

Conclusione
Voto
9.0
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