Il mondo degli Indie è vario e infinito, e su PC da il suo massimo liberando la fantasia dei giocatori che trasformano in realtà tutta la loro passione; è così per Don’t open the Doors, sviluppato da Anton Riot e disponibile su Steam. Il titolo lascia pensare ad un gioco horror, da vivere al cardiopalma con jumpscare a non finire e se, come abbiamo fatto noi, vi aspettate qualcosa di simile siete totalmente fuori strada poiché si tratta di un gioco claymation, con una forte componente RPG e Open World, rilassante, dal gameplay intuitivo, veloce e tutt’altro che spaventoso, il che lo rende un’avventura adatta a tutti, anche ai più piccoli.

Di seguito tratteremo ogni macro-aspetto di questo titolo, per non lasciare nulla al caso, perché per gli amanti del contesto indie potrebbe rivelarsi davvero una piccola chicca da dover giocare assolutamente.


C’era una volta in un mondo molto lontano

La storia è fantasiosa ma semplice e lineare. Il tutto si svolge all’interno di questo mondo fantastico invaso tutto d’un tratto da enigmatiche porte, arrivate da non si sa dove ma che rappresentano una grave minaccia, poiché tutti ciò che si trova vicino ad esse prende vita e diventa davvero pericoloso, costringendo tutti gli abitanti della zona alla fuga. Sarà nostro compito risolvere questa crisi eliminando alla radice il problema; ovvero trovare e distruggere la super porta principale che è causa della comparsa delle altre come ipotizzato dagli scienziati.

Durante il percorso ci aspetterà un’esplorazione e una manciata di missioni secondarie degne di un classico RPG, lo svolgimento non sarà certo privo di ostacoli, e tra boss e loschi tipi dovremo farci strada da veri eroi: contando solo su noi stessi e sul nostro fidato martello a due mani.

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Un clayworld interamente da esplorare, armati di coraggio e un martello a due mani.

Per nulla complicata da capire e nemmeno troppo confusa, la storyline porta direttamente al punto della situazione tramite dialoghi a volte esilaranti, a volte senza senso, con funghi, insetti, piante e zucche parlanti, ma sempre con un finale certo e indirizzato al completamento delle missioni ai quali sono legati, starà a noi dunque scegliere come atteggiarci e interpretare il nostro personaggio, una recluta sfortunata mandata a risolvere il problema con l’ausilio di una megabomba.


Un Gameplay vasto e ‘distruttivo’

Basato sullo stile di gioco RPG, si tratta di una avventura open world in single player dove potremmo liberamente girare e scegliere se perseguire la missione principale oppure perderci nell’esplorazione più profonda andando a completare tutte le missioni secondarie che troveremo. Divertenti e in linea con lo stile di gioco, queste missioni andranno a favorire lo sviluppo del nostro personaggio per aiutarci ad affrontare al meglio i punti critici della trama principale, tuttavia il problema è l’effettiva quantità e durabilità di queste side quest e, di fatto, a parte alcuni casi eccezionali, si tratterà di semplici missioni ‘cerca & consegna’ completabili abbastanza velocemente. Possiamo anche decidere di avventurarci all’interno dei misteri che si celano dietro le porte, attività comunque importante per ottenere oggetti fondamentali per lo sviluppo del personaggio, sebbene anche questo non allungherà di troppo la trama, poiché di solito si tratterà di semplici compiti.

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Una mappa ci aiuterà ad orientarci nel vasto mondo di Don’t open the Doors.

 

Anche la storia principale, salvo certi punti un po’ più impegnativi, come per esempio i boss, si completa abbastanza facilmente e velocemente (a meno che non impostiate la massima difficoltà) potendo concludere l’avventura con poco più di 7 o 8 ore di gioco; ma se si ha voglia di esplorare a fondo il mondo e svelarne ogni singolo aspetto l’ammontare di ore potrebbe vedersi quasi raddoppiare.

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Don’t open the Doors non è solo esplorazione, ma comprende anche ardue boss fight.

Il gameplay, come accennato in precedenza, è piuttosto intuitivo e immediato, e non costringe il giocatore a enormi sforzi mentali alla ricerca di loot e simili. Infatti il sistema di reperimento degli oggetti necessari a svolgere le missioni ed a sostenere il personaggio è semplice, grazie anche alla mappa quasi completamente interattiva, ovvero ci basterà distruggere alcuni elementi scenici per ottenere tutto il materiale necessario per craftare oggetti, ricaricare le nostre armi e curare le ferite. Uniche due pecche in questo sistema di looting sono la velocità e facilità con cui si trovano questi materiali, infatti accedere ad armi e armature potenti non sarà affatto difficile e ci ritroveremo presto con molta ‘spazzatura’ nell’inventario, grazie anche al fatto che molti collezionabili saranno utili per poche missioni, se non per una soltanto, e che quindi una volta finita la missione ristagneranno all’infinito nella nostra borsa senza utilità.

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Eventualmente la fortuna non ci sorrida, possiamo anche acquistare tutto il necessario presso alcuni mercanti.

Lo sviluppo del personaggio è graduale, infatti dovremmo completare varie missioni secondarie e esplorare varie porte per poter apprendere tutte le abilità necessarie per utilizzare al meglio il nostro equipaggiamento. Il tutto consisterà nella raccolta di speciali libri, che se consegnati ad un NPC, ci consentiranno di sbloccare nuove abilità e capacità per il nostro personaggio apprendendole da quest’ultimo. Anche il comparto armi è abbastanza vario e adatto ad ogni stile di gioco, dal corpo a corpo al ranged, il tutto reso più divertente dalla natura delle nostre armi, peccato per il sistema di combattimento che lascia un po’ a desiderare e stride con le potenzialità che un RPG, seppur casereccio, può dare.

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Corpo a corpo con un martello o a distanza con un fucile a semi? La scelta è solo nostra.

L’inventario è base ma chiaro, facile da utilizzare e mostra ogni singolo aspetto del nostro personaggio, veramente ben fatto. Un esempio lo possiamo vedere nell’immagine seguente, dove ci possiamo fare anche un’idea degli oggetti e armi collezionabili in gioco.

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Ammettiamolo, chi non si sentirebbe al sicuro con in mano un Cactusator?

Una grafica di plastilina

Eccoci alla vera perla che vale il prezzo del gioco, la grafica. Don’t open the Doors è stato realizzato con la nostalgica, ma sempre bella, tecnica della Claymation, tipica di alcuni film d’animazione per bambini, e con ben più di 8000 foto e un immenso lavoro alle spalle, ed è sicuramente il piatto forte di questo titolo.

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Ecco alcuni limpidi esempi del lavoro minuzioso svolto sulla grafica di questo titolo.

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La plastilina animata da sicuramente quel tocco di fascino in più al tutto ma il lavoro di design alle spalle è veramente un capolavoro e, nonostante sia stato realizzato con un’infinità di fotogrammi in sequenza, la fluidità è buona, peccato solamente chesporadicamente soffra di alcuni lag visivi poco piacevoli.


Un controllo a tutto campo

Sotto l’aspetto prettamente tecnico non c’è che dire, lo sviluppo è stato un ottimo lavoro. Infatti i comandi sono semplici e pochi, oltre ad avere la possibilità di distribuirli come meglio crediamo: solo tastiera, tastiera e mouse oppure usare un controller, tutto ci è concesso e la scelta dipende solo da device con cui abbiamo più familiarità. Unica pecca, come detto in precedenza, è lo stile di combattimento e la sua interfaccia comandi, poiché ci servirà più di un tentativo per prendere confidenza con il sistema di aim & shot, ma questo non va ad intaccare una comunque ottima flessibilità di scelta.


Pro Contro
  • Ottima grafica
  • Buona longevità
  • Adatto anche ai più piccoli
  • Gameplay intuitivo…
  • …ma a volte piatto
  • Sistema di combattimento non eccellente
  • Accusa un po’ troppo frequentemente problemi di lag