NOTA: le immagini presenti in questo articolo derivano da sessioni di gioco, riprese direttamente indossando il visore Playstation VR. La qualità delle stesse apparirà differente da quanto lo sia in realtà, in virtù di una esperienza diversificata in ambito VR.

Quando Crytek annunciò lo sviluppo di un titolo orientato alla realtà virtuale per la console di casa Sony, i più grandi fan del team tedesco furono investiti da una fervida curiosità, unita dal senso di piacere che alimentava la voglia di osservare in prima persona la nuova creazione, tutto tramite la periferica dedicata. Ben presto fu annunciato il titolo del progetto, associandolo immancabilmente al capolavoro di Daniel Defoe, vista l’assonanza ed il concetto, in merito a quella che sarebbe stata un’avventura solitaria conosciuta in seguito come Robinson: The Journey.

Robinson
La nostra nuova casa non sarà grande, ma il confort è davvero invidiabile…

Quando il futuro incontra il passato

Proprio come l’omonimo personaggio descritto nel romanzo di Defoe, Robinson sarà il protagonista isolato di quest’avventura studiata per la realtà virtuale, ma andiamo con ordine. Tutto parte da uno schianto dell’Esmeralda, stazione orbitante planetaria, su Tyson III, un pianeta molto simile alla Terra come conformazione e apparentemente disabitato. Tramite una capsula di emergenza, Robinson viene espulso da quella che inizialmente rappresentava la sua casa spaziale, salvandosi dalla catastrofe. Al suo risveglio, nella comodità offerta dall’angusto ambiente ermetico, viene confortato da un tutore robotico, di forma sferica, circa il suo stato di salute, comprese le circostanze nelle quali è incappato. Proprio come il famoso naufrago, il ragazzino accompagnato dal fido robot HIGS conosce un ulteriore compagno di avventure, in questo caso non proprio un Venerdì qualsiasi, ma rappresentato da un cucciolo di T-Rex molto meno aggressivo, alla stregua del miglior amico dell’uomo. Il motivo di tale incontro è presto svelato: Tyson III è abitato interamente da creature preistoriche.

Il tempo passa e dopo aver preso dimestichezza con l’ambiente circostante, Robinson apprende che non vi è alcuna forma di vita umana sul pianeta, a parte egli stesso, sia dal punto di vista residenziale che dell’equipaggio dell’Esmeralda. La sopravvivenza su un pianeta ostile non è semplice, ma grazie all’unità HIGS e a Laica, il piccolo esploratore dovrà districarsi dai pericoli, evitando dinosauri carnivori, ma al tempo stesso, cercando di capire il motivo che ha causato lo schianto dell’Esmeralda su Tyson III.

Robinson
Molte volte Laica ci farà infuriare, ma come non ci si può affezionare ad una bestiolina così dolce?

Realtà virtuale e dinosauri

Sono trascorsi anni da quando differenti sensazioni si imprimevano nell’animo dei videogiocatori, unita alle preghiere delle proprie macchine alla sola visione del marchio CryENGINE, non appena questo appariva sul monitor. Ogni qual volta accadeva, il motore grafico proprietario di Crytek metteva a dura prova le risorse hardware in possesso, in modo da offrire prestazioni tecniche sulla carta mostruose ma deficitarie per ciò che si era in possesso. Inutile ribadire quanto la casa di sviluppo tedesca offrisse in ogni titolo degli spunti per i prodotti futuri, anche quando le features grafiche dovute all’innovazione dei nuovi standard DirectX non esistevano ancora. Titoli come Far Cry e Crysis hanno elevato il contributo tecnico rispetto a quanto il mercato videoludico concedeva a quei tempi, in contrapposizione però al comparto narrativo, spesso inversamente proporzionale con la magnificenza visiva donata da Crytek. Lo stesso discorso si ebbe con il lancio della console next-gen di Microsoft, dove il cremisi romano, unito al concept ambizioso di una storicità del tutto visionaria, vide la nascita di Ryse: Son of Rome. Il titolo di lancio, anche a distanza di anni, riecheggia come un grido di battaglia dal punto di vista tecnico, ma facilmente dimenticabile per la sua povertà di contenuti e gameplay. Una sorta di technology demonstration che metteva in luce le potenzialità della nuova console. Stesso paragone si potrebbe fare per questo Robinson: The Journey. Crytek si è barcamenata nella nuova tecnologia dettata dalla realtà virtuale, nella fattispecie sulla periferica di Sony, sempre nel mondo delle console con Playstation VR e senza dubbio le aspettative erano piuttosto alte.

Robinson
I Collolungo hanno tratti somatici ripresi dai brontosauri e brachiosauri, ma il loro sguardo è più penetrante…

A discapito di quanto sviluppato precedentemente, Crytek cambia rotta, impostando le vele verso un genere più rilassante ed abbandonando l’azione frenetica, proseguendo la tratta dettata dai cosiddetti walking simulator. Come per Here They Lie, ci troviamo di fronte ad un’avventura che catapulterà il giocatore in un mondo ben preciso, mischiando la potenza tecnologica con un ritorno al passato, alternando stati di sgomento ad altri di perplessità. Essendo l’evoluzione di un’avventura grafica, Robinson: The Journey si concentrerà in primis sull’esplorazione di un mondo, cercando di far immergere il possessore del VR attraverso il cammino e la trama che si snoderà lungo tutta la mappa. Il punto focale dell’esperienza sarà rappresentata dall’interazione con le creature che popolano Tyson III: i dinosauri. La fama di Crytek continua a vivere grazie alla splendida resa visiva e le ambientazioni proposte, dandoci davvero l’impressione di ritrovarci in un mondo preistorico pieno di insidie e pericoli, nonostante la tecnologia a disposizione. I modelli sono riprodotti con estrema cura e l’ambiente circostante si rivelerà un fantastico parco giochi da visitare, concedendoci anche alcuni scorgi degni di nota dove restarne estasiati, magari ammirandone i paesaggi con una vena di malinconia.

L’integrazione del sistema di Infotarium ci consentirà di catalogare ogni tipologia di flora e fauna, consultabile tramite apposito menù per rivedere da vicino i modelli, nonché informazioni utili al pari di una enciclopedia digitale. Grazie a dei minigiochi, sarà anche possibile interagire con Laica, il nostro cucciolo di T-Rex e prendere confidenza con i comandi iniziali. A tal proposito, il gameplay di Robinson: The Journey si limita al solito avanzamento tra gli scenari, condito da qualche enigma sparso in maniera coerente e ad una verticalizzazione che funziona in ambito VR. Purtroppo la scelta degli sviluppatori di non rendere l’esperienza compatibile con i controller Move, ha forse limitato un’ulteriore divertimento ed inerpicarsi su rocce, costoni e liane sarà possibile tramite il solo controller coadiuvato dal puntamento della testa verso la parte da raggiungere.

Robinson
Occhio ai Velociraptor in quanto non sono molto socievoli…

 Esplorazione e limiti

Nonostante il mondo di gioco non sia proprio vasto come un pianeta possa far intendere, l’avventura scorre in maniera lineare e piacevole, mostrando spunti interessanti dal punto di vista realizzativo, ma al tempo stesso dandoci la sensazione che manchi qualcosa. La semplicità nel gameplay è senz’altro una agevolazione per chi indossa il VR, ma forse è mancato quel pizzico di sfida in più che lo stesso titolo poteva concedere. La trama è abbastanza banale e scontata, messa in secondo piano in favore di una caratterizzazione stilistica marcata, accompagnata da un ottimo comparto sonoro, dove gli effetti ambientali riescono a coinvolgere il giocatore. Purtroppo lo splendore grafico cozza goffamente con un level design deficitario, dove arrampicarsi su un dirupo, afferrando appigli che consentirebbero al personaggio di avere delle braccia smisurate non risulta coerente con i balzi che questo potrebbe effettuare per raggiungere un breve percorso, limitato da un semplice ruscello.

Robinson
Arrampicarsi sulle pareti richiede il giusto tempismo.

A peggiorare il tutto ci pensa il nemico numero uno della periferica, conosciuto come motion sickness. Nonostante Crytek si sia impegnata a limitare al massimo la sensazione di malessere, avvertita soprattutto durante il movimento della testa, risulterà quasi impossibile, soprattutto nelle primissime fasi di esplorazione, evitare la forte sensazione di nausea. Complice una profondità di campo che sfoca un’immagine a lunga distanza, gli sviluppatori sono corsi ai ripari concedendo l’opzione di muoversi entro un determinato angolo di visione, evitando così al cervello umano di rilevare un netto movimento della testa, ma è possibile nelle impostazioni cambiare la tipologia di rotazione. Ambientazione a parte, dove gli amanti di Jurassic Park potranno vivere un’avventura coinvolgente, al fianco di dinosauri, tutto sommato longeva (mediamente sulle sei ore, tenendo conto che si tratta di un titolo VR), bisognerà convivere con qualche bug di troppo, specie nelle compenetrazioni, ed un prezzo che non risulta conveniente per quanto offerto.


Pro Contro
  • Graficamente appagante
  • Sonoro coinvolgente
  • Longevità soddisfacente
  • Ambientazione fantastica…
  • … ad un caro prezzo
  • Trama lineare e scontata
  • Motion sickness abbastanza rilevante
  • Mancato supporto ai controller Move
  • Level design da rivedere
Conclusione
Robinson: The Journey
7.5
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.