Il genere dei videogiochi stealth ha origini lontanissime, che ne vede la nascita nel 1981 con l’arcade 005 di SEGA passando per Castle Wolfenstein per Apple II. Ma il primo vero gioco di questo tipo viene ridefinito da Hideo Kojima grazie all’iconico Metal Gear uscito nel 1987 su MSX e successivamente su Nintendo NES.

Il consolidamento del genere avviene con l’introduzione delle 3 dimensioni verso la metà degli anni ’90 sempre per merito di Kojima e del suo Metal Gear Solid uscito su Playstation. Ovviamente la saga di Solid Snake fa da punto di riferimento per la solidità della componente narrativa e il gameplay efficace, menzioniamo anche l’ottimo Hitman: Codename 47 e, i non completamente stealth, Deus EX e The operative: No One Lives Forever, dove lo stealth era visto solo come alternativa per non uccidere i nemici.

Negli ultimi 15 anni, abbiamo visto un ulteriore affinamento di tecniche stealth rubate anche dal cinema, che hanno portato alla luce saghe come The Cronicles of Riddick e gli Splinter Cell presi dalle saghe letterarie di Tom Clancy. Più recentemente non possiamo non menzionare l’ottimo Thief sviluppato da Eidos fino ad arrivare al primo capitolo di Dishonerd uscito nel 2012.

Non sono molti i titoli dedicati a questo particolare genere videoludico ma, cosa piuttosto atipica, sono tutti titoli di elevata qualità narrativa e di gameplay raffinato, cosa che Dishonored 2 dimostra per la seconda volta.


C’era una volta…

Arkane Studios lancia sul mercato Dishonored nel 2012 ambientando il gioco nell’angosciante mondo del dieselpunk e dark fantasy. Ma cosa è successo 15 anni prima delle vicende di cui sono protagonisti Emily Kaldwin e Corvo Attano?
Tutto ebbe inizio a Dunwall, città costiera immersa in un ambientazione dove tecnologia improbabile e poteri arcani permeano la realtà. La città versa in condizioni critiche per via di una peste dilagante e dall’incremento della popolazione di ratti. L’imperatrice del regno Jessamine Kaldwin non sa più quali soluzioni adottare, decide quindi di mandare la sua fidata guardia del corpo, Corvo Attano, a chiedere aiuto presso i regnanti delle città costiere vicine.
Corvo torna da Jessamine con pessime notizie, in quanto questa epidemia non ha precedenti e risulta essere partita proprio da Dunwall; mentre riferisce queste cose un assassino compare e uccide l’imperatrice, rapendo la giovane figlia Emily Kaldwin. Corvo, impotente, raccoglie le spoglie della sua sovrana Jessamine ma nel far questo viene sorpreso dalle guardie e accusato di omicidio. Incarcerato e pronto per essere giustiziato, Corvo viene aiutato a fuggire da alcuni Lealisti dell’impero, capeggiati dall’ammiraglio Havelock. Con base presso l’Hound Pits Pub, sede anche della resistenza, Corvo avrà la possibilità non solo di redimersi e salvare la principessa Emily, ma anche smascherare le ordite trame che si celano dietro i misfatti di Dunwall.

Man mano che Corvo si libera dei nemici più influenti, il loro posto viene preso da alcuni membri della resistenza. Ma quando Corvo riesce a salvare Emily ed a togliere di mezzo i traditori, ecco che i lealisti tramano per ucciderlo, e usano il suo fido traghettatore per farlo. Egli però lo salva e lo lascia alla deriva su una chiatta.

Corvo quindi si ritrova nel distretto sommerso della città e viene fatto prigioniero da Daud, l’assassino dell’imperatrice. Qui Corvo viene a sapere che anche Daud come lui è in possesso di particolari poteri perché aveva avuto contatti con “l’Oblio” ed era stato assoldato da Lord Burrows per commettere l’omicidio e incastrare Corvo.
Attano riesce a liberarsi e a sconfiggere Daud, per poi raggiungere il covo dei lealisti e scoprire che stavano insabbiando tutto per dare a lui la colpa dei crimini, prendendo in ostaggio Emily.

Il finale aveva tre possibili esiti in base a come affrontavamo certe scelte e in base al livello di caos generato (un modo per decidere quante e quali persone uccidevamo nel gioco piuttosto che lasciarle vive); ma in quello preso in considerazione per questo sequel, Emily sopravviveva e la peste veniva sconfitta.

screenshot-original


Il Gioco

In Dishonored 2 tutto ha inizio durante il quindicesimo anniversario della morte di Jessamine. La festa viene interrotta dall’arrivo del Duca Luca Abele che porta un dono all’imperatrice Emily Kaldwin: Delilah Copperspoon. Lei e la sorellastra di Jessamine e con un veloce colpo di mano, grazie anche all’aiuto di alcuni traditori e di Robot letali prende possesso del trono.

Al giocatore viene quindi scelto chi impersonare, se Emily o Corvo, mentre l’altro viene fatto prigioniero. Una volta effettuata la scelta dovremo velocemente salvare la pelle scappando prima dal castello e poi dalla città di Dunwall. Troveremo rifugio su una nave, la Dreadful Wale, capitanata da Megan Foster che ci aiuterà nel corso delle nostre avventure.

Inutile dire che il nostro compito sarà quello di eliminare Delilah e salvere Emily o Corvo. Compito tutt’altro che facile, ma che vedrà addentrarci nella città natale di Corvo Attano: Karnaca.

Il plot narrativo è davvero buono e appassionante e sin dalle prime battute riesce a coinvolgere il giocatore in modo piuttosto efficace. I personaggi di supporto al giocatore sono molto caratterizzati e convincono parecchio sia per la quantità che per la qualità di parole di sostegno. Le varie trame personali di ogni NPC sono egregiamente incastrate nello storyline e in alcuni casi sono stupefacenti. Se tutto ciò può sembrare abbastanza scontano per gli NPC chiave non lo è affatto per quelli minori. Molto spesso è ci è capitato di ascoltare delle conversazioni di alcuni semplici cittadini, per poi scoprire quanto effettivamente siano fondate le loro speculazioni e talvolta, le informazioni ottenute si sono rivelate utili per lo svolgimento del gioco e/o per scovare oggetti e consumabili che altrimenti avremmo ignorato.

Il doppiaggio è tutto sommato buono, sebbene in molti casi sia la sincronia labiale sia pari alla sufficienza di alcuni doppiatori e ci ha fatto storcere un po’ il naso. Infatti risulta molto più apprezzabile e coinvolgente l’audio fuori campo o di supporto alla trama, piuttosto che i dialoghi. Da menzionare sopratutto la controparte anglosassone, dove a doppiare i personaggi più importanti c’erano stelle di Hollywood: Corvo Attano (Stephen Russell), Emily Kaldwin (Erica Luttrell), Luca Abele (Vincent D’Onofrio), Meagan Foster (Rosario Dawson), Paolo (Pedro Pascal), Mortimer Ramsey (Sam Rockwell), Liam Byrne (Jamie Hector), ecc.

screenshot-original-1


Gameplay

Dishonred 2 è l’evoluzione del primo, quello che è stato uno dei migliori stealth game degli ultimi anni, e lo è effettivamente. Il gameplay è sublime; sia Corvo che Emily hanno un’elevata quantità di magie e movimenti a disposizione e, a parte alcune somiglianze più che necessarie, sono piuttosto ampie e coprono aspetti che normalmente non sono tipici di questo genere di gioco.

Nelle fasi iniziali del gioco potremo addirittura decidere di affrontare i nemici senza l’uso delle magie, sfida piuttosto interessante che i più puristi del genere non mancheranno di apprezzare. Ma la controparte arcana di Emily e Corvo è molto affascinante, come possiamo non menzionare la possessione di Corvo che ci permetterà di entrare nei ratti e usare le loro dimensioni per raggiungere posti altrimenti inaccessibili o che, se potenziata, ci permette di prendere possesso di corpi di altre persone. Oltre a poteri come rallentare il tempo o teletrasportarsi in altri posti, potremo anche utilizzare l’energia arcana per potenziare le nostre abilità o il nostro corpo: non mancheremo di avere doti sovrumane per sfondare porte o sopravvivere a cadute altrimenti mortali.
Per progredire in queste abilità e magie dovremo trovare, sparse per la mappa, delle rune; più ne troveremo più poteri riusciremo a sbloccare. Per trovarle dovremo fare affidamento al cuore Jessamine che ci permetterà un collegamento con l’Oblio e riusciremo ad individuare rune e altri utili oggetti anche a distanze elevate, sebbene raggiungerli sia tutt’altro che facile.

Oltre a tutte queste abilità e poteri, potremo fare affidamento anche su alcuni amuleti d’osso che potenzieranno caratteristiche e abilità una volta indossati. Anche in questo caso per trovarli sarà utile usare il cuore di Jessamine; tuttavia potremo anche costruirli sbloccando tale abilità con le rune. Per poterli assemblare avremo bisogno di acquisire dei progetti sparsi per la mappa, e utilizzare ossi di balena trovandoli o smontando amuleti. Un po di crafting che ci è piaciuto parecchio e ci ha permesso di personalizzare il nostro Personaggio in base al nostro stile di gioco.

L’arsenale a nostra disposizione è discretamente vario per uno stealth game ma decisamente interessante. Avremo a disposizione una pistola e una balestra che potremo utilizzare contemporaneamente ad una spada, con un tasto dedicato per ogni mano. Ciò rende i combattimenti piuttosto vari e divertenti. L’uso di una arma piuttosto che un altra sarà determinato dal nostro stile di gioco: con la balestra saremo più cinici e letali, andando ad eliminare o narcotizzare solo determinanti bersagli; la pistola è invece piuttosto utile in combattimento, visto il suo raggio di impatto più ampio, sarà indispensabile per mettere fuori combattimento più nemici alla volta che ci attaccano.

Queste classiche armi da distanza, che potremo migliorare e perfezionare presso il mercato nero pagando moneta sonante, avranno anche la possibilità di essere usate con proiettili speciali: disabilitanti (per mettere KO le macchine), pungenti (che fanno scappare i nemici per il dolore), urlanti (che emettono un frastuono da far allertare chiunque) , narcotizzanti (che addormentano i bersagli), ecc.

Oltre a Pistola e Balestra avremo a disposizioni le classiche granate, delle mine da contatto e delle bombe adesive. Ognuna di queste armi ha la sua giusta dimensione nell’ottica di come affrontare il gioco.
Se decidiamo di essere buoni e uccidere meno gente possibile, genereremo un minore caos e sia i personaggi che ci supportano sia noi, andremo verso un finale più nobile, viceversa se non avremo scrupoli e toglieremo di mezzo chiunque ci ostacoli, permettendoci così di creare morti violente ed efferate.

E forse questa la ciliegina sulla torta del gameplay di Dishonred 2: la possibilità di decidere come affrontare il gioco. C’è persino un percorso esclusivo se decideremo di giocare senza uccidere nessuno; impresa ardua ma possibile.


Comparto Tecnico

Purtroppo giochi perfetti non esistono e anche in questo Dishonored 2 dobbiamo rilevare degli aspetti che, inevitabilmente, pregiudicano sia l’esperienza sia il voto complessivo. Il primo tallone d’Achille è rappresentato dal comparto grafico, davvero sottotono per questo capolavoro. Come lo era stato per il primo capitolo, anche questo sequel dimostra quanto la scelta del Void Engine (di derivazione dell’idTech) sia stata errata. Se da un lato la realizzazione artistica è sontuosa, oggettivamente esente da critiche, dall’altro il motore grafico non rende giustizia alla maestosità di questo gioco. Pochissimi poligoni renderizzati a schermo, anti alias ridotto al minimo, pastosità dei colori che rendono l’aspetto della scena bidimensionale e di conseguenza anche la posizione e l’individuazione dei nemici, rendono meno piacevole l’appagamento visivo. In alcune scene capitano anche problemi con il mip-mapping e cali di risoluzione. Scusate lo sfogo ma riteniamo duro da digerire una simile leggerezza da parte di Arkane Studios. Anche nelle scene dove la qualità artistica è ai massimi livelli si percepisce l’inadeguatezza del motore grafico. Fa invece benissimo il suo lavoro la cinematica e il motore fisico.

Il comparto audio invece è davvero elevato, le musiche sono meravigliose e perfettamente attinenti all’ambientazione; gli effetti sonori e i rumori ambientali fanno spesso sobbalzare dalla sedia, tale è il loro realismo. E sopratutto un plauso va alla realizzazioni delle canzoni che abbiamo sentito suonare dalle bande di strada, alcune riarrangiate in italiano e altre no, ma tutte stupendamente suonate e cantate, con i testi attinenti all’ambientazione. Capolavoro.


Conclusioni

Se ancora non si fosse capito dal testo qui sopra, il gioco ci è piaciuto tantissimo. La libertà di azione raggiunge nuove vette con il capolavoro degli Arkane Studios; possiamo decidere come affrontare una sfida in 3 modi: superare l’ostacolo senza farsi vedere da nessuno, uccidere chi ci ostacola o avere un approccio non letale. Ognuno di questi metodi influenzerà il karma del protagonista e degli NPC di supporto; anche i dialoghi cambiano in funzione del nostro approccio: potremo augurare al nostro prossimo nemico una morte lenta e dolorosa a una più pacata deposizione dal comando.

La cura maniacale dei dettagli di Arkane Studios ci ha sorpreso: ogni dialogo, ogni testo e ogni oggetto del gioco ha un senso, consono alla struttura stessa dell’universo dieselpunk creato. E’ un piacere smanettare con le armi e i poteri, decidere come proseguire per una strada piuttosto che un’altra è elettrizzante e in ogni modo le scelte ripagano quasi sempre. Il sistema di salvataggio è gestito ottimamente (qua mamma Bethesda ha insegnato bene) e la frustrazione è assente.

La longevità è insolitamente alta per questo tipo di gioco; ad esempio la nostra prima run ci è costata circa 20 ore di gioco e lo abbiamo completato con circa il 60% degli oggetti trovati. Se poi consideriamo i vari finali e le interazioni cangianti in base al nostro tipo approccio, oltre ai 2 personaggi giocanti non possiamo che sottolineare la notevole longevità.

Pro Contro
  • Gameplay Sublime
  • Libertà di azione
  • Cura per i dettagli
  • Grafica sottotono
  • Doppiaggio sufficiente