Novembre è un mese particolare, non solo per quanto riguarda uscite contemporanee di nuovi titoli, ma soprattutto rappresentante di un periodo abitudinario per un nuovo scenario ricorrente, ovvero l’entrata in scena a cadenza annuale della serie di Call of Duty. Anche quest’anno la sorpresa non è rimasta tale e come da tabella di marcia, ecco l’uscita puntuale del tredicesimo capitolo legato ad uno degli FPS più famosi dell’ambiente videoludico. Infinity Ward torna con prepotenza, alternandosi a Sledgehammer GamesTreyarch, attraverso un cammino preciso e delineato mostrato con Infinite Warfare. Il fatto stesso che innumerevoli capitoli si siano susseguiti con così tanto ardore, fa intendere quanto questa serie sia così amata ed apprezzata, tanto da continuare il suo sviluppo senza risentirne del peso temporale.

Infinite Warfare
Sembrerebbe un’introduzione di Star Wars ed invece Infinite Warfare ci mette già in guardia sull’ambientazione.

Una nuova chiamata al dovere

Sono trascorsi anni da quando il primo Call of Duty fece la sua comparsa come una delle tante alternative al genere sparatutto in prima persona. Nello specifico, Infinity Ward approdò nel lontano 2003 con l’omonimo titolo ambientato nella seconda guerra mondiale. Di lì in poi il successo sarebbe stato garantito. Sfruttando un motore grafico già rodato e solido, l’id Tech 3 si rivelò una mossa vincente tale da evolverlo al fianco dei titoli futuri. Lasciato da parte il suo impiego per il genere FPS Arena (ricordando che fu utilizzato per Quake III Arena), ben presto Infinity Ward modellò l’engine di id Software a seconda delle proprie esigenze, creando la base che ogni titolo di Call of Duty avrebbe utilizzato. Ecco quindi che l’IW Engine sarebbe stato il compagno ideale per quasi tredici anni, seguendo la formula “squadra che vince non si cambia“.

L’evoluzione della serie ha seguito un cammino omogeneo e coerente, viaggiando dall’ambientazione che caratterizzava i campi di battaglia della seconda guerra mondiale, arrivando ai giorni nostri con conflitti immaginari, fino ad approdare all’idea di un tempo futuro, ipotizzando uno scenario fantascientifico. A dire la verità, quest’ultimo cambiamento è iniziato con Advanced Warfare, dove industrie belliche costruivano un futuro tecnologico migliore per i paesi più ricchi e la fanteria poteva contare su un arsenale evoluto, aumentando il prestigio della caccia al terrorismo. Correndo su uno sfondo realistico, ma concettualmente più avanzato dal punto di vista tecnologico, Advanced Warfare cominciò a cambiare direzione rispetto alla concorrenza e da ciò che era rappresentato dai capitoli precedenti, intraprendendo un filo logico più futuristico che odierno. Dopo qualche scelta un po’ discutibile, soprattutto sul lato multiplayer, la palla passò a Treyarch che reduce dalla guerra fredda in Black Ops, pensò bene di continuare con la stessa sfera temporale e concentrarsi sul nuovo Black Ops 3, dalle sfaccettature futuristiche. Nonostante un’ambientazione molto fantascientifica ed una trama appena sufficiente, l’epopea di questo nuovo inizio è stato ripreso da Infinity Ward per dar vita ad una vera e propria colonizzazione su altri pianeti del nostro sistema solare.

Infinite Warfare
Europa è un satellite dalla temperatura abbastanza mite…

 Spazio, ultima frontiera…

Nell’immaginario collettivo, con una stretta finale che pone il giorno del giudizio imminente sul pianeta Terra, l’unica soluzione è rappresentata dal programma spaziale e lo studio approfondito del sistema solare, compresi i suoi corpi celesti. Quando le risorse di un astro cominciano a scarseggiare ecco che un programma di colonizzazione è prossimo ad essere approvato. Col passare de tempo, tutto sembra andare per il verso giusto, ma ecco che l’ideologia dell’uomo è differente da qualsiasi aspetto positivo o negativo che questa è in grado di apportare, ragion per cui le guerre interne sono inevitabili. Questa è l’idea di fondo su cui si poggia l’universo creato per Infinite Warfare. Dopo un piccolo prologo che ci mostra la familiarità con le meccaniche di gioco, nonché la presentazione dell’antagonista, verremo catapultati nel cuore della campagna. Il nostro alter ego sarà rappresentato dal Tenente Nick Reyes, pilota veterano dello squadrone Jackal, il quale dopo una maestosa parata militare, tenutasi in una Ginevra futuristica, potrà vedere con i propri occhi cosa possa significare un atto di sovversione da parte della Settlement Defense Front (o SetDef) che cercherà con ogni modo possibile di riacquistare una propria indipendenza dalle forze alleate. Reyes insieme a pochi ufficiali ed un prototipo E3N riuscirà a fuggire, raggiungendo una delle navi più potenti della milizia UNSA: la Retribution. Da questo momento in poi, un susseguirsi di azioni delineeranno il futuro del conflitto.

Infinite Warfare
L’era tecnologica è arrivata anche per le armi sperimentali.

Il concept utilizzato per la campagna single player di per sé non risulta molto originale e se la trama può risultare scontata e banale, non si può dire lo stesso per lo svolgimento, il vero cuore dell’azione e adrenalina. Infinity Ward anche questa volta si affida ai vecchi strumenti, anche se più evoluti, già ottimizzati per lo sviluppo del titolo. L’IW Engine 7.0 ha subito delle modifiche rispetto alla versione precedente, rendendo possibile un gameplay incentrato nello spazio, a gravità zero, con aggiunta di migliorie per quanto riguarda l’illuminazione ambientale, oltre ovviamente ad una maggior resa grafica. Le novità presenti in questo ultimo Call of Duty si presentano in maniera differente a seconda dell’occasione. Avendo a disposizione un’ambientazione più vasta, visto che parliamo di andare nello spazio come un qualsiasi astronauta, avremo l’opportunità di scegliere quale tipo di missione intraprendere. Principalmente la scelta è libera, decidendo di completare la sola missione principale o concentrarsi anche sulle secondarie. Le due modalità cardine si alternano in: Jackal Strike e Ship Assault. La prima si basa sull’azione a bordo di velivoli ibridi (i Jackal per l’appunto) che possono essere pilotati sia nello spazio profondo che sulla superficie di un pianeta, mentre l’assalto alle navi si compone di una sequenza ben delineata, con una prima fase di combattimento sul Jackal ed una passeggiata a gravità zero prima di abbordare la nave nemica, con relativo scontro a fuoco. Questi aspetti sono senz’altro significativi perché aggiungono elementi interessanti al gameplay, anche senza avere delle meccaniche complesse. Nella fattispecie comandare un Jackal è estremamente user-friendly, semplificando i comandi di volo per rendere tutto più arcade e meno simulativo. La scelta può essere associata alla compatibilità con il Playstation VR, in modo da far rivivere in maniera virtuale la sessione di gioco a bordo di un Jackal. All’interno della campagna sarà anche possibile gestire i cosiddetti tempi morti tra una missione ed un’altra. La Retribution ci consentirà una piccola esplorazione interna in grado di avere un riassunto delle missioni appena completate, oppure curiosando nella cabina del Capitano dove un terminale ci fornirà le informazioni necessarie relative a determinati personaggi, luoghi e audiolog.

Infinite Warfare
I Jackal sono velivoli ibridi facilmente pilotabili, con una potenza di fuoco variabile e fusoliera personalizzabile.

Naturalmente il percorso che intraprenderemo fino al termine, sarà incanalato in un tunnel scriptato che non lascerà scampo alle decisioni. Se le mappe possono apparire immense (parlando soprattutto dello spazio profondo) è impossibile allontanarsi di qualche metro più del consentito, per cui la fine della campagna proseguirà in maniera lineare senza alcun risvolto particolare, come accaduto in tutti i CoD. La novità più interessante si sblocca proprio una volta completato il comparto single player, a qualsiasi difficoltà, dove Infinity Ward tira fuori dal cilindro un’inedita modalità Specialista. Questa curiosa sfida aggiuntiva non fa altro che aumentarne la rigiocabilità, modificando drasticamente il gameplay già provato fino ad ora. Rivivremo la stessa campagna, comprese le conseguenze, ma ad un grado di difficoltà alterato. Questa volta l’approccio alle missioni sarà regolato dal nostro inventario e dall’integrità fisica del personaggio. A causa dell’impossibilità di recuperare automaticamente la salute quando saremo riparati, nella mappa troveremo gli oggetti necessari al ripristino, nonché corazze e caschi che aumenteranno la protezione per i colpi subiti. Esatto, se venissimo colpiti ad un braccio, l’arto renderà difficoltosa l’azione di mira (oltre a farci perdere l’arma, previo un suo immediato recupero), così come se un proiettile ci perforasse una gamba, renderebbe il nostro cammino più precario. Sicuramente si tratta di una introduzione molto interessante, in grado di aumentare il livello di sfida, compreso un gameplay più differenziato.

Infinite Warfare
La modalità specialista modifica il nostro equipaggiamento è ci fornisce informazioni circa la nostra integrità strutturale. Occhio agli arti feriti!

 Luna Park da urlo!

In aggiunta alla campagna in single player, Infinity Ward ci mette a disposizione un grande classico tanto in voga negli altri Call of Duty: la modalità zombie. A differenza dello stile lovecraftiano utilizzato in Black Ops 3, questo Zombies in Spaceland, presente nel pacchetto di Infinite Warfare, strizza l’occhio all’ambientazione anni ’80, con tanta nostalgia nei cuori di chi quegli anni li ha veramente vissuti. Anche l’aspetto stilistico ha avuto un radicale cambiamento, a partire dall’introduzione in perfetta animazione cartoonistica, fino all’inserimento di elementi senz’altro accattivanti. Si parte con un gruppo di quattro ragazzi, chiamati per un provino cinematografico da Willard Wyler, un eccentrico produttore che offre loro l’opportunità di entrare nel mondo delle star. Ben presto il set delle audizioni si trasformerà in un parco divertimenti pronto ad evocare ogni sorta di creatura infernale. I poveri malcapitati saranno ben lieti di trascorrere una giornata sulle diverse attrazioni presenti, un po’ meno l’affrontare orde di zombie che infestano il luna park, ma il divertimento è assicurato.

Infinite Warfare
Benvenuti nel set cinematografico di Willard Wyler! L’aspetto stilistico, differenziato dal resto del titolo, rende questo contenuto davvero originale.

Partiamo col dire che suddetta modalità è una variante delle tante viste in questi ultimi anni. I poveri zombie sono stati (e lo sono ancora a quanto pare) sfruttati fino all’estremo, proponendo di volta in volta una micro modifica del loro ecosistema. Il tema trattato in questo Zombies è rivolto soprattutto ai più grandicelli, facendo leva sull’ambientazione anche dal punto di vista temporale. Il divertimento maggiore è data dalla componente cooperativa, dove con un massimo di quattro giocatori on-line (due per lo spit-screen locale) si può esplorare in lungo ed in largo tutto il luna park, completando sfide aggiuntive, recuperare tickets (come le vecchie sale giochi, ma ci arriveremo), avanzare di scena in scena (siamo sempre in un set cinematografico e gli attori fanno la loro parte) e usufruire delle varie attrazioni a tema. In tal senso, come non lasciarsi tentare dalla montagna russa sparando a tanti clown terrificanti? Divertimento a parte, con il gameplay solito a condire il tutto, le uniche differenze sostanziali sono date dalle carte Fato e Fortuna, in sostituzione delle Bubble Gum, dandoci l’opportunità di poter utilizzare abilità speciali man mano che le situazioni diventeranno complicate. Dulcis in fundo, la vera chicca di Zombies in Spaceland è dettata dalla presenza di una sala giochi stile anni ’80. I puristi e gli affamati di quell’epoca resteranno esterrefatti, nonché con una lacrima sul viso, nel poter girovagare in quel luogo frequentato a quel tempo. Tanti mini-giochi ci attenderanno, alcuni arcade, altri di soventi ricordi, tutti maledettamente ricorrenti nella nostra mente. Rivedere e giocare ai cabinati, con tanto di rievocazione ai titoli passati, vale forse tutti i tickets guadagnati sparando ai clown e zombie nel parco divertimenti.

Infinite Warfare
La sala giochi anni ’80 è di gran lunga il posto più suggestivo lontano dagli zombie…

 A ciascuno il proprio Rig

Siamo giunti al vero cuore di ogni Call of Duty: il multiplayer. Se la campagna single player o la modalità zombie rappresentano contenuti aggiuntivi e divertenti per chiunque voglia approcciarsi in maniera differente al titolo, l’aspetto principe per gli appassionati della serie resta il comparto online. Tenendo fede all’ambientazione futuristica e ripercorrendo la strada già spianata in Black Ops 3 (i riferimenti sono d’obbligo), Infinity Ward cambia la nomenclatura lasciando invariato il concetto. Modifica al vestito quindi, con motore grafico aggiornato (molto in occasione per la campagna), skin riadattate e assets riciclati che cercano di mascherare il rodato multiplayer dei suoi predecessori in salsa ancora più tecnologica. Per questa occasione troviamo i Rigs, al pari degli specialisti o classi, dove ognuno di essi possiede una capacità unica, spaziando da incursore a corazzato pesante, tutto studiato per offrire al giocatore un suo modo di giocare. Con un’interfaccia più farraginosa, condita da sottomenù ed etichette fuorvianti, potremo personalizzare il Rig in qualche suo aspetto estetico, comprendente l’equipaggiamento tattico o corazza, per poi catapultarci nell’azione sfrenata del multiplayer. Le mappe in dotazione sono tante, così come le modalità. A dire il vero queste ultime non hanno subito un vero e proprio restiling, ma alcune hanno ricevuto un upgrade, come nel caso di Uplink.

Infinite Warfare
Ciascun Rig possiede una caratteristica unica, quindi la scelta resta ponderata in base al proprio stile di gioco.

La riconfigurazione delle mappe è stata necessaria per via di un dinamismo maggiore, rendendo il gioco di squadra più importante rispetto alla singola azione di un componente (sempre se non parliamo di una modalità free-for-all), quindi avremo più spazi chiusi a discapito della vastità esterna. Come già visto anche in Advanced Warfare, potremo utilizzare jetpack e corse sui muri per uccisioni più spettacolari, ma la visione dei Rigs che si comportano come cavallette in tutta l’ampiezza del luogo farà venire grattacapi a chiunque. Un’innovazione portata in questo ultimo capitolo è rappresentata da un sistema di crafting per le armi. Con questo sistema sarà possibile far evolvere l’equipaggiamento in base a dei materiali, oppure affidandosi all’apertura dei forzieri con il sistema classico simil-criptochiavi e sperare nella Dea Bendata su base probabilistica. Scegliere il loadout in queste circostanze richiede moltissimo tempo, in quanto perks, ottiche e quant’altro sono così tanti da dover giocoforza impiegare ore nel tentativo di provare ogni cosa, rendendo anche molteplici le differenziazioni con altri giocatori. Un altro aspetto interessante, che aumenta la longevità del titolo, è dato dalle Missioni di Squadra, dove un gruppo di giocatori potrà selezionare l’obiettivo da completare e ricevere in questo modo ricompense migliori, nonché esperienza elevata necessaria per poter sbloccare oggetti. Le meccaniche del multiplayer riprendono quanto visto in passato, con qualche variante e poca innovazione, ma di sicuro Infinity Ward ha compiuto un grande balzo di qualità rispetto a Ghosts.


Uno sguardo tecnico

Dal punto di vista concettuale, Infinite Warfare non porta quella freschezza contraddistinguendolo da altri FPS odierni, ma come da tradizione aggiunge tantissimi contenuti al lancio. Pur avendo innovato il motore grafico per permetterci di osservare le passeggiate spaziali e gli scontri a bordo di Jackal nel cosmo più profondo, il comparto visivo non brilla per qualità, nonostante l’impatto a prima vista sia buono. Textures di bassa qualità si alternano ad altre più dignitose, così come i modelli riciclati ci fanno avere quella sensazione di déjà-vu man mano che proseguiamo nella campagna. Anche gli asset per gli interni sono abbastanza riciclati, soprattutto nelle missioni secondarie di Ship Assault. Per quanto concerne il comparto narrativo tutto risulta passare in secondo piano, anche se godibile nelle sessioni con gli Jackal; sebbene l’impiego di attori famosi è in continua crescita, questo non appaga del tutto il videogiocatore, anche a causa di una trama piatta e senza mordente, priva di epicità, limitandosi ad osservare antagonisti come Kit Harrington senza una personalità e carisma di un villain che verrà ricordato nel tempo. La nota positiva resta un frame rate abbastanza stabile sui 60 fps e la mancanza di caricamenti tra un obiettivo e l’altro. A stonare un po’ ci pensano le cinematic con qualità ancora inferiore, data una compressione abbastanza evidente. La modalità zombie, sebbene sia la solita trasposizione che avviene ogni anno e lo sfruttamento di queste creature sia estremizzata all’infinito, risulta godibile e divertente, con un cambio estetico non indifferente, ma anch’esso non è esente da problemi, in primis le animazioni ed un comparto sonoro da rivedere. Se l’azione si basa sul dover affrontare orde di zombie è impensabile non avvertire un benché minimo suono quando questi sbucano alle spalle del giocatore. Il fattore jumpscare non deve essere un alibi dove le meccaniche fps dovrebbero essere preponderanti . Il multiplayer non ha subito grossi cambiamenti, ma la fortuna rappresentata dalla slot machine risulta ancora non digeribile, soprattutto per i giocatori saltuari che non vorrebbero passare centinaia di ore alla ricerca di una skin. L’introduzione del crafting può limitare questa situazione, ma è solo uno stratagemma che può non piacere in un genere come quello fps, tutto sommato però si tratta di un esperimento interessante. Tuttavia situazioni di lag, disconnessioni e problemi legati alla stabilità dei server sono presenti ed il rischio di lasciare la lobby è da sempre un problema. Confidiamo nel supporto che Infinity Ward saprà dare per migliorare questi aspetti.


Pro Contro
  • Tantissimi contenuti al lancio
  • Modalità zombie divertente
  • Gameplay solido e differenziato
  • Ottimo comparto sonoro
  • Multiplayer frenetico e longevo
  • Comparto narrativo appena sufficiente
  • Mancanza di innovazioni sostanziali
  • Tecnicamente non memorabile
Conclusione
Call of Duty: Infinite Warfare
8.0
Articolo precedenteLa demo giapponese di Final Fantasy XV risulta piena di bug
Prossimo articoloState of the Game – 10 Novembre 2016
Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.