No Man’s Sky è un titolo coraggioso, molto coraggioso; Hello Games realizza il sogno di ogni appassionato di esplorazione realizzando un universo con oltre 18.446.744.073.709.551.616 (18 trilioni) di possibili pianeti e galassie generate proceduralmente.

Numeri che generano emozioni e aspettative piuttosto forti, lanciando la nostra mente in elucubrazioni appassionate e immagini piene di pathos. Queste erano le sensazioni di molti di noi prima che potessimo mettere le mani sul titolo.

Dopo un po’ però i buoni propositi cedono il passo alla ragione, sebbene Hello Games ci abbia intrattenuto con un sacco di materiale: trailer, gameplay, immagini e dichiarazioni di ogni tipo sugli aspetti più strabilianti del gioco. I dubbi sul successo di No Man’s Sky iniziavano ad insidiare le nostre menti, complice un insolito ritardo nella consegna delle review copy che sono arrivate qualche giorno dopo il day one.

I giorni immediatamente prima alla consegna del gioco ci siamo tenuti aggiornati, scambiando opinioni con colleghi ed amici che avevano già avuto modo di provarlo e l’ansia di giocarci aumentava a dismisura. Potete immaginare quindi la difficoltà di recensire un gioco così particolare e pregno di aspettative, per cui abbiamo deciso di non fare una recensione classica, ma raccontare del gioco come se fosse un rapporto personale.

Vi ricordiamo che sono le opinioni di una singola persona e non quelle della redazione.


The Journey

RedSpace_1434425155

Il corriere effettua la consegna verso le 12.00, l’emozione è parecchia, sono quasi tentato di saltare il pranzo tanta è la voglia di giocarlo, ma un rumorino proveniente dal mio stomaco mi ricorda che la vita è fatta di priorità.
Con lo stomaco pieno e l’aggiornamento installato, comincio il viaggio nell’universo creato da Hello Games.

La schermata iniziale è piuttosto evocativa e dà subito una notevole sensazione di immersione. Mentre fluttuo tra le stelle e nebulose, il gioco carica il primo sistema planetario che esplorerò.

Dopo alcuni secondi mi ritrovo su un pianeta unico, che nessuno al mondo ha mai esplorato; una consapevolezza che non fa che aumentare il pathos mentre avanzo. A pochi passi c’è la mia astronave, piuttosto compatta se teniamo conto dell’immaginario cinematografico che ho acquisito nel corso degli anni.
Mentre cerco di raggiungerla, la nostra IA ci avverte che il propulsore è fuori uso e debbo cercare di ripararlo raccogliendo alcuni materiali sparsi per il globo.

Il pianeta sul quale sono atterrato ha un clima molto simile alla terra, con fauna e flora abbondante, mentre delle sentinelle robotiche che pattugliano la superficie sembrano piuttosto aggressive e mi attaccano ad ogni occasione, costringendomi a rientrare nella navicella in panne per raccogliere le idee e non fare una brutta fine.

Dopo aver preso confidenza con i comandi e menù vari esco dalla navicella per fare piazza pulita dei droni di sorveglianza e iniziare la raccolta dei materiali. Per riparare i propulsori ho bisogno di un paio di elementi non molto difficili da trovare grazie ad uno scanner ad impulsi che identifica i giacimenti. Per raccogliere i minerali faccio uso di una pistola laser che li polverizza e che posso usare anche per difendermi dai droni o da creature ostili.
Purtroppo è facile farsi prendere la mano e raccogliere di tutto, salvo poi accorgersi che la tuta ha pochi slot disponibili e altrettanto dicasi per la stiva dell’astronave. Con una certa difficoltà decido quali minerali raccogliere a discapito di altri e procedo a riparare i propulsori del fido veicolo stellare. Una volta premuto il tasto per decollare, un sorriso da ebete appare sul mio viso: è disarmante la facilità con cui si decolla e si vola e altrettanto sbalorditivo è il distacco dall’atmosfera del pianeta allo spazio interplanetario.

Appena fuori dal pianeta posso osservare la vastità del sistema planetario in cui siamo incappati e vedere se ci sono altri pianeti abbordabili. Lanciando un impulso possiamo anche individuare una stazione spaziale presente in ogni sistema, qui è possibile trovare mercanti casuali per poter vendere o acquistare materie prime, tecnologie, progetti e astronavi.

Le prime 3 ore di gioco le passo tra le lune e i pianeti di questo sistema, mentre raccolgo materie prime e accumulo crediti per acquistare le tecnologie di alimentazione del sistema di propulsione, che mi permette il viaggio tra un sistema e l’altro.

Spendo la maggior parte del tempo a girovagare sul pianeta principale del sistema godendo della psichedelica flora che mi offre il sistema procedurale e che nessuno al mondo ha mai visto, eccetto me. Interagisco con la fauna locale per capirne la IA: ho dato da mangiare agli animali ed essi mi hanno portato verso giacimenti che altrimenti non avrei individuato; ho colpito altri esemplari di fauna locale con la mia pistola laser per poi scappare a gambe levate sotto i loro attacchi di difesa. Non ho rilevato comportamenti complessi, anzi fin troppo elementari, ma comunque non troppo determinanti per godersi il gioco.

Interrompo la sessione di gioco dopo circa 4 ore di esplorazione tra farming sfrenato ed esplorazione casuale, ma mi preparo per il salto con gli iperpropulsori. Faccio qualche riflessione e mi rendo conto che No Man’s Sky è un gioco davvero bello, con un grafica piacevolmente colorata e un sapiente uso del flat shading: la scelta di impostare l’aspetto del gioco ai film fantascientifici degli anni 70/80 è vincente sebbene ci sia qualche problema di clipping. Mentre la colonna sonora è davvero piacevole e sempre adatta al momento.


Il salto interstellare

Monolith_1457011651

Il giorno seguente sono carico come il primo giorno e non vedo l’ora di scoprire altri pianeti e altre forme di vita.
La prima cosa interessante è il menù di navigazione tra i sistemi (nonostante la non facile lettura); si possono scegliere varie modalità: quella casuale, che permette di viaggiare a caso tra le stelle più vicine; quella che porta al centro della galassia, scegliendo il percorso più breve tra le stelle e quella delle anomalie monolitiche che scansiona i sistemi vicini alla ricerca di manufatti alieni su cui investigare. Scelgo quella che mi avvicina al centro della galassia e mi rendo conto subito che raggiungerlo non sarà affatto facile data la sua notevole distanza, calcolata in anni luce.
L’animazione che ci intrattiene, fino a che l’algoritmo non abbia creato il prossimo sistema, non è nulla di particolarmente attraente: solo un fascio di luce che ci impedisce di vedere alcunché.

Dopo alcuni secondo mi trovo in un nuovo sistema che la nostra AI di bordo identifica con un nome impronunciabile (anch’esso casuale). I pianeti sono diversi e diverso è il loro climax, ma come sempre è disponibile una stazione orbitante.

Su ogni pianeta è possibile trovare numerosi insediamenti alieni, alcuni abbandonati, altri devastati da eventi naturali o biologici e altri ancora attivi. Le cose da fare su ogni pianeta non sono molte e dopo una decina di sistemi visitati ci si ritrova a risolvere gli stessi enigmi o ad eseguire le solite procedure. Tra le cose più redditizie da fare su un sistema è il ritrovamento del relitto di un astronave che è possibile riparare e utilizzare al posto della nostra, previo sciacallaggio di risorse e tecnologie. Mentre risulta veramente uno strazio la ricerca di monoliti alieni e le interazioni che servono per imparare le varie lingue.

Il crafting è veramente molto limitato, oltre a potenziamenti vari delle tecnologie che già possediamo, si possono ottenere una manciata di oggetti, la maggior parte dei quali servono come combustibili per i vari propulsori e per i sistemi della navetta.

Stessa cosa per le interazioni con gli NPC, che si limitano al commercio e a frasi o interazioni di una sterilità imbarazzante.


La ripetitività

LandingPad_1457011647

Dopo 3 lunghe sessioni di gioco tutto il mio entusiasmo e il desiderio si trasformano in frustrazione. La ripetitività delle cose da fare è davvero tanta: scoperte, crafting, commerciare e anche la varietà delle forme di vita. Nemmeno la cacofonia di alcuni nomi riesce a divertire più. A rendere più frustrante il gioco è lo spazio per stivare i materiali e le tecnologie, nonostante la possibilità di ampliarli, gli slot sono davvero pochi e bisogna fare i salti mortali per decidere cosa stivare.

Spesso sarete attaccati da altre navicelle o vi verrà chiesto aiuto da navi mercantili che sono sotto assedio. I combattimenti con le altre navicelle sono molto impegnativi e molto spesso avrete la peggio, a causa di un sistema di combattimento davvero primitivo.

Altra nota dolente è la mancanza di una trama più o meno classica o di un filo conduttore che ci spinge a compiere delle azioni motivate. La sottile trama di sottofondo ed i messaggi disconnessi che appaiono quando interagiamo con i monoliti non possono considerarsi una storyline.

L’ultima sessione prima di chiudere il gioco e procedere alla recensione mi ha regalato delle piccole emozioni. Improvvisamente mentre viaggio verso un nuovo sistema la navicella esce dalla curvatura e mi ritrovo in prossimità di un buco nero, quasi ipnoticamente mi ci butto dentro e mi ritrovo nei pressi di un nuovo sistema, con un balzo verso il centro della galassia di circa 15.000 anni luce.


Conclusione

Freighters_1470673214

No Man’s Sky è un titolo molto di nicchia. Ti lascia devastato: ha un ritmo incredibilmente lento e offre una sensazione di solitudine che mai ho provato prima in un  videogioco. Se queste cose non vi spaventano per nulla dovete sempre fare i conti con la ripetitività e la pochezza del gameplay. Se tutto ciò vi lascia indifferenti allora avete trovato il gioco che fa per voi.

Il titolo di Hello Games merita sicuramente l’interesse che si è guadagnato, nonostante i suoi limiti, perché regala emozioni forti come pochi titoli, anche se per poco tempo. Se siete amanti dell’esplorazione pura fateci sicuramente un pensiero, altrimenti forse è meglio optare per titoli come Elite Dangerous o Star Citizen.

Se non fosse stato per gli evidenti limiti che ho evidenziato sarebbe stato un acquisto obbligato. Ho molta speranza che tanti di questi problemi siano risolti nei prossimi mesi e che possano essere aggiunte nuove modalità multi player con il rilascio di DLC.

Il voto è leggermente meglio di quanto il titolo possa meritare, ma ho voluto premiare il coraggio di Hello Games e l’ottima campagna marketing di Sony.