Dopo il nostro speciale dedicato all’ultimo lavoro di Spiders, The Technomancer è entrato prepotentemente nel mercato videoludico, offrendoci un’esperienza che prosegue il cammino dei giochi di ruolo in vecchio stile. Sviluppato con un budget non altissimo, diversamente da come spesso accade per i titoli AAA, la nuova creatura di Spiders, già rodata con il precedente Mars: War Logs, possiede tutte le carte in regola per concorrere con altri prodotti del suo genere, ma andiamo con ordine.

The Technomancer
Occhio a non sottovalutare mai una creatura di Marte, specie delle Badlands…

Mission to Mars

Marte è un luogo pericoloso, lo sappiamo bene, abbiamo imparato a conoscerlo con gli anni, quasi come se avessimo vissuto in prima persona grazie al bombardamento di informazioni piovute da ogni ambito. Oltre alla realtà, nell’aspetto immaginifico lo abbiamo apprezzato soprattutto per il suo utilizzo in un mondo fantascientifico, rappresentato dall’industria cinematografica, poi integrato anche nella sfera videoludica. Inutile rimuginare sull’impatto emotivo suscitato da Verhoeven con la trasposizione su grande schermo del romanzo Ricordiamo per voi di P.K. Dick, raffigurando l’idea visionaria che in Total Recall il pianeta Marte donava allo spettatore. Con una società ben impiantata ed un contesto storico su cui poggiare le fondamenta, il cammino verso un’epopea formata dalla fusione di una realtà con un ipotetico futuro sembra quasi una conseguenza concreta di quell’universo nato solo dalla mente creativa degli uomini. Spostiamoci sul pianeta rosso, dove la gerarchia del potere è similare alla piramide formata sulla nostra tenera Terra. La lotta per ottenere denaro ed imperialismo prosegue anche lontano dalla nostra casa, dettata soprattutto dall’offerta della materia prima più importante: l’ossigeno. Marte non ha un’atmosfera respirabile, per cui la colonia permette ai residenti di poter sopravvivere tramite una produzione artificiale. Il prezzo sarà sempre troppo alto e le ribellioni saranno inevitabili.
Sotto questo presupposto, Spiders mischia le carte in tavola, proprio per non ripresentare il solito cliché che caratterizza il filone sul pianeta rosso. Lo stesso Dick ha egli stesso riproposto l’ambientazione tramite l’opera Second Variety, ma variandone consapevolmente le dinamiche, così la casa di sviluppo francese, capitanata da Jehanne Rousseau ha avuto l’arduo compito di trovare un filo conduttore che si differenziasse da qualcosa di già visto, anche perché reduce dalla stessa ambientazione col suo precedente titolo. Ecco che veniamo a conoscenza dell’intera storia, dal principio, senza speculazioni o ipotesi varie, ma raccontata come se fosse una novella per i piccoli prima di farli addormentare.
Un gruppo di coloni atterrerò sulla superficie di Marte e visto il numero abbastanza esiguo di membri decise di formare un piccolo accampamento che li sostentasse per un breve periodo di tempo. Tramite l’impiego della flora ebbero modo di riprodurre un ambiente dove respirare liberamente, senza l’utilizzo di materiale artificiale e ben presto il rifugio temporaneo cominciò ad ingrandirsi. Marte comunque non rappresentava un pianeta ricco di materiali e minerali per la sopravvivenza a lungo termine, così la Terra cominciò a ricevere le prime richieste di beni da inviare sul pianeta rosso. Altri coloni arrivarono su Marte, così come maggior manodopera e risorse. Si formarono intere città autosufficienti, ma quello che all’inizio sembrava una convivenza pacifica, ben presto si trasformò nella solita brama di potere insita nell’uomo.  Nel mezzo di questo cambiamento, le condizioni di Marte dettero una scossa ancora peggiore. A causa di un cataclisma, l’asse di rotazione del pianeta si inclinò, modificando la sua orbita verso il Sole. Questo causò un aumento delle radiazioni che alimentò il caos nel profondo della convivenza tra esseri umani. Chi poteva concedersi un riparo fu risparmiato e mentre tanti non furono così fortunati finendo col portare il peso della mutazione, alcuni eletti acquisirono capacità fuori dal comune, riuscendo a padroneggiare un antico potere. Questi ultimi furono chiamati Technomancer.
Ben presto la situazione precipitò, trasformando la ricchezza principale, non più rappresentata dall’aria respirabile, in acqua. Il secondo bisogno primario scatenò una corsa così veloce da rimodellare la società stessa, riconfigurando quella tavola rotonda, fino ad innalzare la piramide con a capo ovviamente i controllori dell’acqua. Le ramificazioni sono una conseguenza sociale e la creazione di un corpo di sicurezza fu inevitabile.

The Technomancer
Marte non è poi un pianeta così arido…

Istinto di sopravvivenza

Dopo aver fatto questa doverosa panoramica che illustra il concept del titolo, bisognerà concentrarsi sul lavoro svolto da Spiders. Essendo un gdr (o rpg che dir si voglia), il giocatore vestirà i panni di Zachariah (ne siamo consapevoli, lo chiameremo Zach per comodità, ndr), un aspirante Tecnomante pronto a ricevere l’investitura ufficiale, ovviamente dopo aver dimostrato il proprio valore. I Tecnomanti, oltre ad avere la capacità di controllare il potere dell’elettricità, hanno affinato le rispettive abilità tramite apparati cibernetici installati nel proprio corpo che ne amplificano gli effetti. Come se non bastasse dovranno proteggere antichi manufatti scoperti su Marte, i quali potrebbero cambiare il destino del pianeta stesso. Spetterà a Zach districarsi nei meandri della società, svolgendo compiti ed innalzando la sua conoscenza, senza però non sottovalutare tutto l’ambiente circostante.
Dopo aver fatto la conoscenza del nostro alter ego, compresa una piccola fase di personalizzazione fisica dei tratti somatici e capigliatura, quello che vedremo, a primo impatto, ci causerà una strana sensazione. L’aspetto visivo è gratificante, pulito, nel complesso piacevole, pur realizzando che siamo su Marte. Spiders, grazie all’impiego del Silk Engine, motore proprietario derivato dal PhyreEngine di casa Sony, è stata in grado di creare degli ambienti che in un primo momento danno la sensazione di trovarsi in un restyling del compianto Dark Earth. Le mappe non sono enormi, ma gli ambienti rappresentativi offrono un mondo di gioco ben delineato, inquadrato ed omogeneo. Questo stesso stile è mantenuto non solo per gli interni delle strutture, ma anche per il panorama esterno offerto da Marte.
Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, il fulcro di gioco si basa soprattutto sul combat-system. Essendo un single-player ed avendo già provato innumerevoli titoli, seguenti la stessa scia, il pericolo maggiore sarebbe ricaduto in un deja-vù, soprattutto perché in questi casi è facile cadere nella banalità della solita convulsione a premere tasti ripetutamente finché il nemico soccomba sotto i colpi. Poche volte siamo stati partecipi di innovazioni, come accaduto su The Witcher o nel caso di Black Desert (per il mondo degli MMORPG), però Spiders è uscita un po’ dai binari, tracciando varie rotte che i giocatori possono intraprendere. Zach è in possesso di quattro stili di combattimento differenti, i quali prevedono l’utilizzo di diverse armi e movenze: Guerriero, Tecnomante, Guardiano e Furfante.
Ciascuno di essi può alternarsi e sostituirsi ad un altro stile in base alla propria specializzazione ed abilità. Nel senso stretto del termine, il giocatore dovrà essere in grado di padroneggiare lo stile di combattimento, poiché nelle fasi iniziali tutto è estremamente user-friendly, ma completato il prologo le cose si faranno interessanti ed impegnative. Ogni stile ha un vantaggio a seconda del nemico incontrato, della situazione da affrontare e dalla propria capacità ad usarlo.
Ovviamente non manca un albero delle abilità, dove far evolvere gli attributi del proprio personaggi sulla base delle caratteristiche personali, variando quattro parametri fondamentali: Forza, Agilità, Potenza e Resistenza. Stessa sorte toccherà ai talenti, abilità passive che consentono al personaggio di rapportarsi con l’ambiente circostante, suddivisi in: Carisma, Scienza, Fabbricazione, Esplorazione, Trappole e Furtività. Tutto ciò sarà possibile tramite l’esperienza accumulata dal completamento delle quest o l’uccisione dei nemici.

The Technomancer
Modificare gli attributi del personaggio faciliterà l’approccio durante tutta l’esperienza di gioco.

La forza non è tutto

Il pianeta rosso non è un posto rassicurante, così come non rappresenta una miniera d’oro per quanto concerne i materiali. Oltre alla scarsità di acqua, dovremo fare affidamento al nostro istinto di sopravvivenza e cercare ogni oggetto tra le macerie e rottami. Ogni materiale trovato non sarà mai superfluo e servirà a qualcosa, come ad esempio fungere da potenziamento per il nostro equipaggiamento. Esatto, tramite crafting sarà possibile aumentare gli attributi delle nostre armi o dell’abbigliamento. Sarà altresì possibile ottenere dei loot o ricompense (a seconda delle circostanze) che ci permetteranno di sostituire l’intero equipaggiamento con quanto trovato o ricevuto. Anche le interazioni con i vari mercanti fungeranno da anello di congiunzione per la costruzione dell’equip preferito e prestando comunque attenzione ai talenti utilizzati, si potrebbe anche concludere un affare con qualche sconto…
Se i dialoghi rappresentano uno dei punti cardine in un gioco di ruolo, anche su The Technomancer questi ultimi non faranno eccezione, anzi, durante il nostro girovagare ed il completamento di qualche missione, l’utilizzo della forza bruta non sempre rappresenterà l’unica via da percorrere, al contrario, lo svolgimento delle azioni sarà condizionato anche dal nostro modo di risolvere le situazioni in maniera più diplomatica. Questo non solo alcune volte ci permetterà di districarci in situazioni difficili, ma consentirà al mondo di gioco di evolvere in base alle nostre scelte. Infatti la particolarità di The Technomancer sarà quella di far mutare l’intera storia sulla base del comportamento avuto da Zach, fornendoci anche delle sorprese finali non indifferenti. A causa delle difficoltà che man mano si presenteranno nell’arco della storia, il nostro Tecnomante avrà bisogno di aiuto, per cui proprio come in Mass Effect al nostro fianco avremo dei compagni che ci forniranno supporto, previa una gestione personale sull’equipaggiamento. Anche i nostri amici acquisiranno esperienza ed il potenziamento delle armi o abilità sarà comunque nelle nostre mani.

The Technomancer
La personalizzazione dell’equipaggiamento è una fase importante per la sopravvivenza.

Tutto perfetto quindi?

Ogni titolo ha i suoi punti di forza e debolezza e questo The Technomancer segue questa filosofia. Spiders ha saputo sfruttare al meglio il Silk Engine rivitalizzando un pianeta arido come Marte, popolandolo con creature, personaggi e strutture attraverso un contesto ben definito ed interessante. L’impatto visivo è senz’altro di buon livello, offrendoci spettacolari scorci e riprendendo quell’immagine visionaria data dall’industria cinematografica, tutto amalgamato senza mai sembrare banale. Inevitabile risulta un riciclo per i modelli, così come gli assets, però la pecca maggiore è rappresentata dall’ottimizzazione su PC. La prima parte è risultata fluida e stabile, con 60fps che non hanno ceduto alla prima difficoltà. Superato questo stadio, sono spuntati i primi problemi. Caricamenti troppo lunghi (si parla di oltre 30 secondi) tra un ambiente ed un altro, con l’artifizio di far processare le texture anche oltre la ripresa del gioco, causando rallentamenti fino alla conclusione del rendering. Fortunatamente gli sviluppatori sono corsi ai ripari pubblicando una patch correttiva che risolve parzialmente alcuni di questi problemi, ma le animazioni ed il rendering hanno bisogno di ulteriori limature. Le compenetrazioni sono all’ordine del giorno e al momento risultano la spada di Damocle per ogni titolo, nessuno esente, ma possiamo sperare in qualche ulteriore fix che risolva i piccoli difetti dovuti ad oggetti e personaggi incastonati nelle pareti.
La poca personalizzazione del personaggio principale può essere un problema per chi è abituato a modificare ogni singolo tratto somatico del proprio alter ego, ma resta un giudizio del tutto personale che non pregiudica l’esperienza. Anche le animazioni, comprese quelle facciali, non sono impeccabili, risultando un po’ legnose ed imprecise in alcune circostanze. Lo si può notare soprattutto nel combat-system, dove i movimenti dei personaggi in molti frangenti appaiono ancora innaturali, oppure quando si procede accovacciati. Gli stili meritano una menzione particolare. Il sistema di combattimento funziona, anche se ha le sue lacune. Il lock riprende a grandi linee il concetto intravisto in altri titoli come Dark Souls o Lords of The Fallen (ma anche tanti altri), però in questo caso specifico è apparso quasi una forzatura, visto che risulta superfluo per quasi tutta l’esperienza di gioco, mentre altre meccaniche sono risultate più utili, come ad esempio il contrattacco automatico (sbloccata come abilità) dopo la parata con lo scudo.

The Technomancer
All’interno delle caverne sarà possibile imbattersi in strane creature che hanno subito mutazioni a causa di radiazioni.

Conoscere gli stili risulta imprescindibile, anche perché le fasi iniziali ci indicano come utilizzarle, ma la difficoltà in gioco non permetterà esitazioni. Certo non siamo ai livelli di Dark Souls, ma sottovalutare The Technomancer dal punto di vista dell’impegno è un errore che non bisogna commettere. E’ presente la selezione relativa al livello di difficoltà ed al grado massimo non è un’esperienza rilassante. Si morirà spesso, forse anche troppo per un genere come questo, per cui salvare spesso la partita risulterà un ottimo metodo. La trama rappresenta il fiore all’occhiello per il lavoro di Spiders, che come detto prima possiede punti in comune con il vecchio Dark Earth, ma che ripropone gli aspetti di Mass Effect (anche se con ulteriori migliorie), ossia il cambiamento radicale del mondo di gioco a seconda del tipo di scelte effettuate. Per non parlare della caratterizzazione dei personaggi, aventi ognuno una propria storia da raccontare, drammi, speranze e sogni.
Purtroppo la localizzazione, per quanto riguarda il doppiaggio, non prevede l’italiano, ma sono comunque disponibili i sottotitoli, dove non è esente qualche problema legato alla traduzione. Nel complesso però il doppiaggio, così come l’audio di gioco, è di ottima qualità, fornendo una colonna sonora gradevole ed appropriata alle circostanze. La longevità è abbastanza alta, attestandosi su oltre trenta ore se si seguono anche le missioni secondarie e l’esplorazione; grazie al mutamento nel mondo sarà possibile anche rigiocarlo più volte, in modo da comprenderne i cambiamenti.

Per tutti gli amanti dei giochi di ruolo a sfondo fantascientifico, The Technomancer è disponibile per PC, Xbox One e Playstation 4.

 

Requisiti minimi di sistema:

OS : Windows 7 / 8 / 10 (solo a 64 bit)
CPU: AMD FX-4100 X4 (3,6 GHz) / Intel Core i5-2500 (3,3 GHz)
RAM: 4 GB RAM
GPU: AMD Radeon HD 6950 / NVIDIA GeForce GTX 560
DX: Versione 11
HDD: 11 GB

 


Pro Contro
  • Trama ben strutturata e profonda
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi
  • Comparto audio di buon livello
  • Gameplay interessante e differenziato
  • Buona longevità
  • Alta rigiocabilità
  • Grafica migliorabile
  • Animazioni non sempre fluide
  • Presenza di notevoli difetti tecnici
  • Presenza di notevoli difetti tecnici
Conclusione
The Technomancer
8.8
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.