Eccoci giunti al primo contenuto a pagamento rilasciato da Massive Entertainment, in collaborazione con Ubisoft, che espande l’universo di Tom Clancy’s The Division, avente il nome di Underground. Sono passati circa quattro mesi da quando la creatura, nata dal concept dell’ormai compianto scrittore e sceneggiatore di tanti prodotti cinematografici e videoludici, ha fatto il suo ingresso nel mercato del genere MMORPG ibrido, quella categoria che inneggia all’abbandono della vita reale per dedicarsi ad una trasposizione digitale del proprio io.

The Division
La metro ci darà un passaggio per farci assaporare questo Tom Clancy’s The Division: Underground!

Rendiamo più ardua la sopravvivenza

L’8 marzo 2016, dopo tre anni di agonia, rumors e tremolio alle mani, nell’attesa di poter ammirare le promesse decantate da Ubisoft e Massive ad ogni conferenza E3, finalmente The Division vide la luce – o meglio, la tormenta di neve – andando a coprire la concezione dei giochi di ruolo on-line, a stampo ibrido per console. Seppur lo stesso titolo sia uscito anche per PC, la natura stessa del genere MMO è stata snaturata per ovvi motivi, avendo a disposizione l’hardware marchiato Microsoft e Sony. Comunque sia, il mondo ricreato sotto le ceneri di una New York devastata dalla pandemia non ha frenato l’inventiva e la voglia di concepire qualcosa di differente. L’utilizzo del motore proprietario Snowdrop, associato alla gestione della fisica donata da Havok, hanno offerto al videogiocatore un’esperienza mai vista in nessun titolo. Cambiamenti climatici dinamici, effetti particellari degni di nota, atmosfere cupe ed immersive, donano a The Division un aspetto che col passare del tempo è divenuto più una pretesa per il futuro che un grido di battaglia.

Superato lo stupore iniziale, Massive e Ubisoft hanno subito dovuto fare i conti con l’utenza. Se da un lato, l’aspetto artistico ed il concept risultava originale ed interessante, lo stesso non si poteva dire dei numerosi bug, glitch e difetti tecnici che affliggevano il titolo, alimentando il malumore in quei giocatori che esigevano interventi massivi (ironia della sorte, il richiamo all’azienda svedese è abbastanza velato) da parte degli sviluppatori. La sopravvivenza del nostro alter ego era aumentata in maniera esponenziale, dovuta non alle meccaniche di gioco, già di per sé debilitanti a causa della difficoltà iniziale, ma dalla presenza di stratagemmi e code injection in virtù di cheating e modding, causati dall’architettura dello sviluppo stesso. In poco più di tre mesi dall’uscita, sono state introdotte altrettanti patch correttive, contenenti sia miglioramenti al gioco, quali bilanciamenti delle armi, equipaggiamento ed abilità, sia correzioni per quanto riguarda l’aspetto tecnico, nonché controlli su eventuali modifiche esterne al codice sorgente per l’utilizzo di cheat e di conseguenza la gestione dei ban temporanei o permanenti, non rovinando l’esperienza agli altri videogiocatori leali.

Ogni MMORPG che si rispetti ha dalla sua il fattore grinding e farming, attuato per ottenere un equipaggiamento migliore e degli oggetti utili costruiti solo con i materiali raccolti nello scenario. Anche in questo caso The Division ha sopperito alla mancanza iniziale con l’introduzione delle Incursioni (o Raid che dir si voglia), aggiungendo contenuti ed attività che hanno aumentato man mano la longevità del prodotto. Data la moltitudine di cose da fare, in aggiunta al comparto PvP (Players versus Players) disegnato appositamente per il titolo e ribattezzato col termine di Dark Zone, rifare sempre le solite attività, non traendo giovamento dal loro completamento, rischia di far annoiare il giocatore; quindi programmazione alla mano, Massive consente l’integrazione di nuovi DLC ad un mondo già affermato e popolato. Il 28 giugno 2016 (per i soli possessori di PC e Xbox One) i sotterranei di New York si son ritrovati affollati dagli Agenti della Divisione, dando vita al primo contenuto a pagamento denominato per l’appunto Underground.

The Division
Il nuovo centro operativo installato nel Terminal ci fornirà tutte le informazioni inerenti alle Operazioni.

Scendiamo nei sotterranei

La città di New York ha un’estensione vasta, ma la zona interessata di Manhattan ha subito delle variazioni. La miglior strategia utilizzata è stata quella di aggiungere una sezione dedicata ai livelli inferiori, in riferimento alla metropolitana e aree che collegano, tramite cunicoli, la rete sotterranea della città. Appena giungiamo all’Hub principale (o Ufficio Postale che dir si voglia) ci viene chiesto di indagare su un civile scomparso tramite una missione secondaria avente il nome Centro di Quarantena (richiedendo preventivamente il livello 30). Il messaggio indicato è poco tranquillizzante. Dei gruppi di purificatori e Rikers si sono introdotti nelle profondità di Manhattan con l’intenzione di radunarsi e fare incetta di armi per poi riemergere in superficie e continuare il loro periodo di terrore. La JTF ha opportunamente reso sicura una piccola parte dei sotterranei, installando anche un centro di controllo denominato Terminal, dove confluiscono tutte le informazioni ricavate dal sottosuolo, per poi smistarle ai vari Agenti con il loro conseguente intervento.

The Division
Il Terminal si trova proprio sotto l’Hub principale, sarà pressoché impossibile sbagliare…

Il sunto delle attività di questo DLC è fornito proprio all’interno di questa nuova centrale operativa, posta al livello inferiore del sopracitato Hub, previo lo sblocco fornito dal completamento della missione in questione. La tavola rotonda (per modo di dire) ci mostrerà le cinque differenti modalità (compresa la difficoltà selezionabile) che potremo affrontare in sequenza. Ciascuna di esse, oltre ad avere dei modificatori di missione, consentirà di farci ottenere dei punti esperienza per far salire un’ulteriore barra associata (fino ad un massimo di 40 livelli). Dopo quella relativa al livello ed alla Zona Nera, ci ritroviamo a fare i conti con l’acquisizione di un’altra esperienza settoriale. La particolarità di questa soluzione prende spunto da qualcosa di già visto, riproposto in salsa meno fantasy e più vicina al contesto. Infatti, ogni scenario (chiamato Operazione per l’occasione) che andremo ad affrontare assomiglia alla logica presente su Diablo, dove i Dungeon vengono creati dinamicamente tramite un meccanismo procedurale. Ogni volta ci imbatteremo in un livello differente, generato in maniera casuale, dando al giocatore la sensazione di smarrimento ed imprevedibilità. La presenza di collezionabili, specifici per la sezione Underground, ci daranno ricompense extra, così come l’uccisione dei vari boss di fine livello ed il completamento stesso dello scenario, unica pecca (per il povero giocatore) è il mancato rientro in caso di fallimento. Capiterà sovente, specie a difficoltà elevata, di dover soccombere per un qualsiasi motivo. In questo caso l’Agente verrà riportato al Terminal e dovrà riselezionare lo scenario, iniziando dal principio.

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I vari modificatori ci permetteranno di affrontare le Operazioni in maniera sempre differente.

Fuoco alle polveri!

Come ben sappiamo, il motto di alcuni personaggi a noi noti è ben chiaro: il fuoco è fonte di purificazione. Con questo monito, l’elemento primario in questione diventa il fulcro di ogni nemico che incontriamo durante le Operazioni ed ovviamente la nuova Incursione Dragon’s Nest. Hell’s Kitchen è sempre stato un posto pericoloso, ma ora gli Agenti dovranno affrontare un agguerrito gruppo di Purificatori, compreso il loro equipaggiamento. Al contrario dei precedenti Raid, dove la vittoria era rappresentata dalla sola sopravvivenza in merito alle tante ondate di nemici da affrontare, per poi dedicarsi al mausoleo immortale, con annesse cariche esplosive da far detonare, questa volta le meccaniche cambiano un po’, dividendo le fasi tra la solita caccia alle ondate, fino a spostarsi in differenti ambienti dove affrontare mini-boss che lasceranno cadere delle ricompense intermedie. Dulcis in fundo, l’ultimo step ci vedrà protagonisti alle prese con un blindato che vorrà rendere il campo di battaglia un autentico barbecue su vasta scala. Il lanciafiamme installato non darà tregua perfino ai ripari, trasformando tutto in cenere. L’unico modo per eliminare il gigante corazzato sarà quello di coordinarsi con tutta la squadra nel dover attivare il dispositivo che metterà fuori gioco il titano semovente. Per far ciò, tutti i membri dovranno agire nello stesso momento, ragion per cui la cooperazione risulterà essenziale ed imprescindibile. Inutile puntualizzare che, come accade per le Operazioni, anche il Raid si può affrontare in compagnia di altri tre Agenti, oppure sopperire alla loro assenza tramite il sistema di matchmaking, sempre funzionale e opportunamente studiato.

The Division
Come la precedente gestione, tutte le missioni in The Division potranno essere affrontate in compagnia o utilizzando il matchmaking.

Le novità però non si soffermano solo sulle attività in PvE, vi sono migliorie anche per quanto riguarda la Zona Nera, con ulteriori fasce di livello per chi è riuscito a raggiungere un Gear Score elevato (si parla di un grado superiore a 230), dove i relativi boss e ricompense rientreranno nel gusto personale dell’equipaggiamento ottenuto. La stessa formula è stata adottata tramite l’inserimento di set appropriati, armi ed oggetti aggiuntivi, compresi quelli venduti dai rispettivi vendor, sempre tramite crediti Phoenix e reputazione della Zona Nera, per non parlare dei bilanciamenti alle armi, portando quelle strane mitragliatrici ad essere finalmente più utili rispetto al passato.

Questo DLC porta senz’altro maggior longevità su The Division, ma d’altro canto le sofferenze a carattere tecnico sono sempre presenti. Durante l’esperienza nella Tana del Drago vi è stato un susseguirsi di disconnessioni varie dal server associati a picchi di lag tremendi che ne hanno impedito lo svolgimento corretto dell’azione e costringendo il giocatore a ritentare la sorte e sperare in una fine più degna. I nuovi scenari procedurali, oltre a portare un’inedita modalità, comprensiva del divertimento, a lungo andare possono risultare monotoni per chi non digerisce questo tipo di sistema ed in aggiunta si può anche notare come alcuni oggetti nel fondale non siano interagibili immediatamente, ma soffrono di bug di posizionamento, come ad esempio l’impossibilità di scavalcare immediatamente un riparo, dovendo trovare la giusta posizione per poterlo fare. Ci auguriamo che gli sviluppatori continuino a migliorare il titolo, espandendolo ma anche correggendo quei difetti che minano l’esperienza in gioco.

The division
Anche una bella discoteca sotterranea può trasformarsi in un campo di battaglia…

Underground è disponibile dal 28 giugno 2016 in esclusiva temporale su Xbox One e PC, mentre per Playstation 4 sarà messo a disposizione dal prossimo 2 agosto. Chi non avesse avuto l’opportunità di acquistare il Season Pass (e di ritrovarselo compreso nel prezzo), può tranquillamente scaricarlo dallo store ufficiale.

 


Pro Contro
  • Nuova modalità a dungeon procedurali
  • Introduzione di nuove armi, equipaggiamento e collezionabili
  • Incursione impegnativa e differenziata
  • Longevità aumentata
  • Presenza di problemi tecnici
  • Ripetitività di qualche missione
Conclusione
Tom Clancy's The Division: Underground
8.0
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.