Nel vasto e variegato panorama dei giochi indipendenti siamo ormai abituati a trovare un po’ di tutto: dalle simulazioni più improbabili ai vecchi classici tirati a lucido e reinterpretati secondo canoni moderni. Uno degli aspetti di queste produzioni che più mi hanno colpito è l’attenzione che sempre più spesso viene posta sulla narrazione, non tanto fine a se stessa, ma orientata a spingere il giocatore ad una riflessione, più o meno profonda che sia. The Magic Circle: Gold Edition appartiene sicuramente a questa categoria di giochi ma ci ha posto di fronte ad un dilemma di non semplice soluzione. Andiamo a vedere il perché.

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La scelta stilistica suggerisce l’incompiutezza del gioco

Un po’ di storia… di uno storico!

Spieghiamo anzitutto il titolo del gioco, dal momento che metterlo in relazione con quanto passa su schermo non è così scontato. Il termine cerchio magico si riferisce al postulato dello storico olandese Johan Huizinga, docente di storia moderna all’Università di Leida dal 1915 al 1942 e autore apprezzato di importanti saggi sul XV, XVI e XVII secolo. In Homo Ludens (1955), Huizinga affronta il rapporto tra gioco e cultura e afferma che “le attività ludiche e rituali costruiscono mondi temporanei delimitati nel tempo e nello spazio, al cui interno i comportamenti, gli obiettivi e le aspettative dei partecipanti assumono altri significati rispetto a quelli della vita quotidiana.” In definitiva, lo storico olandese sancisce la separazione tra mondo reale e quello di gioco con quest’ultimo racchiuso da un cerchio magico che ne limita regole e prerogative. Giocare a The Magic Circle: Gold Edition è forse la miglior spiegazione alla teoria di Huizinga che si possa ottenere senza impegnarsi nello studio delle sue opere.

Il titolo tratta dello sviluppo di un videogioco da parte di una software house con impellenti problemi finanziari e fermo da circa 20 anni! Il giocatore è chiamato ad impersonare un tester a cui viene affidato il compito di provare alcuni livelli del prodotto, ancora in evidente stato di work in progress. Si è chiamati quindi a muoversi in ambienti non rifiniti, disarmati e senza uno straccio di storia da seguire. Una grande, informe accozzaglia di contenuti e idee ancora da definire e implementare in modo organico. Dopo pochi minuti di gioco faremo conoscenza con una strana entità che ci permetterà di continuare a giocare benché il test sia effettivamente concluso e ci accompagnerà lungo l’esperienza commentando i nostri progressi e contribuendo ad approfondire la nostra conoscenza non tanto del titolo, quando di tutto ciò che ci sta dietro: i rapporti tra gli sviluppatori, le difficoltà a finanziare il prodotto, le idee scartate o stravolte durante tutti gli anni a cui il team ha lavorato. Il tutto arricchito da collezionabili sparsi per la mappa di gioco che riprodurranno le conversazioni intercorse tra le persone impegnate nello sviluppo, caratterizzate da un humor che strappa molto spesso qualche genuino sorriso.

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Tra gli ambienti in cui siamo chiamati a muoverci, ve ne sono di ispirazione sci-fi

Dannato cheater!

La visuale di The Magic Circle: Gold Edition è in prima persona e durante l’esplorazione del mondo di gioco incontreremo molti nemici che tenteranno, più o meno attivamente, di ostacolarci. Abbiamo detto prima di essere disarmati, ma l’entità che ci fa da cicerone ci ha dato una facoltà: una volta chiusa la distanza con l’avversario, con la pressione del grilletto destro è possibile intrappolarlo e procedere ad una riprogrammazione dello stesso. Si accede infatti ad una schermata dove possiamo intervenire sui comportamenti e le routine dell’elemento, assegnandogli nemici e alleati, tipi di attacco diversi e abilità speciali, in una simpatica semplificazione di ciò che un programmatore può fare. Ed è proprio su questa capacità che dovremo fare affidamento per superare i numerosi enigmi di cui il gioco è disseminato. È bene precisare fin da subito che il titolo non offre aiuti di nessun tipo, quindi occorrerà aguzzare l’ingegno, anche se il livello di difficoltà dei puzzle non risulta eccessivo.

Dal punto di vista tecnico è opportuno segnalare qualche calo di frame rate, che in un titolo dal comparto grafico volutamente scarno fa sollevare un po’ le sopracciglia, ma a parte questo piccolo neo, che peraltro non inficia in nessun modo la giocabilità, le scelte artistiche risultano peculiari e di un certo effetto, anche se alla lunga forse poco ispirate.

Ad inizio articolo affermavamo che The Magic Circle: Gold Edition ci ha posto di fronte ad un dilemma e dopo la necessaria spiegazione del titolo nei suoi aspetti principali è giunta ora di parlarne. L’idea di un “videogioco che parla dello sviluppo di un videogioco” è senz’altro interessante e il modo in cui viene proposta dai ragazzi di Question è sicuramente originale e accattivante. L’accento che la software house ha posto sulle difficoltà che insorgono nello sviluppo di un gioco è la vera chiave di volta del titolo, in grado di mettere in luce il dietro le quinte della nostra passione, spogliando la realizzazione di videogame di quel manto di “lavoro meraviglioso” che troppo spesso si è tenuti a credere. L’utilizzo, a tal fine, dei dialoghi tra i vari membri del gruppo è la scelta migliore per immergere il giocatore e lo stampo umoristico degli stessi rende la caccia ai vari collezionabili che li contengono non un pallido riempitivo ma l’essenza stessa del gioco. Questo aspetto così caratteristico è la dimostrazione di come il media videoludico stia evolvendo, staccandosi dal mero intrattenimento per divenire, in questo caso, strumento di conoscenza e approfondimento verso un settore di cui possiamo apprezzare solo il prodotto finito. Il vero problema di The Magic Circle: Gold Edition è però il modo in cui i ragazzi di Question hanno deciso di perseguire questo obiettivo: mi riferisco al game play, dove poteva sicuramente essere fatto qualcosa di più. È pur vero che ci stiamo muovendo all’interno di un prodotto incompleto, ma il moveset del protagonista è decisamente scarno: movimento e salto, tutto qua. Non c’era bisogno certamente di soluzione complesse, ma l’aggiunta dello scatto avrebbe sicuramente reso più digeribili certi tratti di esplorazione della mappa. La riprogrammazione dei nemici, vero cuore del gameplay e idea originale e apprezzabilissima, è funestata da una certa ripetitività che a lungo andare può venire a noia, complice il fatto che nei menu occorre “mirare” con il puntatore tra le varie opzioni: selezionarle usando lo stick analogico o la croce direzionale avrebbe reso l’esperienza più immediata e user friendly.

Ecco i motivi per i quali parlavamo di dilemma: in The Magic Circle: Gold Edition troviamo ottime idee e un contenuto fresco e interessante, ma il gioco può divenire un po’ noiosetto ed è un vero peccato se qualche giocatore decidesse di mollare l’avventura a metà, dato che il titolo offre un’esperienza di sicuro interesse anche se la durata, che si attesta sulle 4-5 ore, può essere di aiuto.

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L’interfaccia con cui è possibile riprogrammare il comportamento dei nemici

Commento finale

Vedere come i vari team di sviluppo indipendenti riescano a sviluppare giochi dai contenuti così diversi e stimolanti può essere considerata la vera rivoluzione dell’attuale generazione. Gli esempi di titoli veramente validi e che hanno saputo osare, inoltrandosi in territori ritenuti troppo rischiosi per le grosse produzioni AAA, si sprecano. Questo è senza dubbio un segno dei grandi cambiamenti che l’intero settore sta vivendo in questi anni. E sono spesso questi giochi ad avere i migliori contenuti, magari non dal punto di vista tecnico, ma senza dubbio per la qualità del narrato. The Magic Circle: Gold Edition è ascrivibile a tutti gli effetti in questa categoria, peccato che non riesca a rendere più immersiva la parte legata al gameplay a causa di qualche impostazione che, anche se può essere considerata a tema con l’ambiente di gioco, funesta un titolo altrimenti irrinunciabile. Sbilanciare la parte ludica a favore di quella narrativa/emotiva è condotta poco premiante poiché, in definitiva, parliamo sempre di giochi.