Di videogiochi come Mirror’s Edge non se ne sono mai visti molti. Otto anni fa, durante la piena maturazione delle console dopo il loro lancio, una nuova era dell’home entertainment stava nascendo, un periodo segnato dalla coraggiosa sperimentazione delle software house, che grazie alle nuove potenzialità dell’hardware esploravano nuove tipologie di gameplay ed ambientazione, lontane ormai dal canonico e sospinte verso nuovi confini artistici e tecnici. Mirror’s Edge di Electronic Arts fu uno di questi esperimenti che poneva le sue fondamenta in una cultura underground affermata, sviluppandola con un gameplay assolutamente originale e mai visto prima. Oggi, dove l’intraprendenza ed il coraggio hanno lasciato il posto a sequel sempre uguali e remastered dei remastered, Mirror’s Edge Catalyst porta una ventata d’aria fresca ricordandoci che, un tempo, si poteva osare e proporre qualcosa di effettivamente nuovo all’utenza. Il compito però è arduo per Catalyst, dovendo bissare il suo ascendente in termini di innovazione e novità, cercando di conquistare non solo gli appassionati ed i curiosi, ma andando ad attirare un pubblico più ampio e variegato. Saranno riusciti i ragazzi di DICE ad imporre la loro visione?

Mirror's Edge Catalyst _res

Il rework di Faith ha reso la protagonista molto più affascinante rispetto a quella del primo capitolo di Mirror’s Edge

CORRERE PER VIVERE

Nonostante sia a tutti gli effetti un reboot, Mirror’s Edge Catalyst sceglie di ripartire dalle due protagoniste del capitolo precedente: Glass City e Faith, da sole, bastano a rendere questo videogame degno di essere giocato. Nella distopica visione degli sviluppatori, l’Orwelliana città di Glass è una metropoli moderna, funzionale, perennemente connessa e completamente distante da episodi di criminalità e disordine. I suoi cittadini sono l’emblema della produttività, avendo anche il nome di Dipendenti, e sono divisi per caste in base all’estrazione sociale e al tipo d’impiego. La città è governata col pugno di ferro dal Conglomerato, un consorzio di aziende che influenzando ed inibendo gli abitanti con un’opprimente visione capitalistica dell’esistenza umana, riesce a mantenere il controllo sulla popolazione nonostante il grado di disparità inaccettabile; il mito del successo personale ed il desiderio di prodotti di alta moda e di una vita agiata sono l’oppio per le caste più basse, che vengono sommerse da centinaia di messaggi pubblicitari ogni giorno. Tra i pochi a rifiutare questa società controllata troviamo i Runner, persone libere che hanno fatto dei tetti il loro regno guadagnandosi da vivere effettuando consegne all’infuori dei canali ufficiali del Conglomerato, venendo pressoché ignorati da esso. Faith ne fa parte, essendo cresciuta dal leader dei Runner Noah dopo aver perso i genitori e la sorella da bambina durante l’unica rivolta nella storia della città, soffocata nel sangue dalle forze della KrugerSec, l’azienda più potente del Conglomerato che, di fatto, è la leadership della dittatura instauratasi a Glass. Mirror’s Edge Catalyst parte con queste premesse, con un background convincente ed affascinante, ma non riesce purtroppo a sviluppare la trama con una narrativa avvincente che anzi, col susseguirsi delle missioni si dimostra piatta e con poco mordente. I personaggi sono diversi e ben caratterizzati, ma le loro storie personali rimangono assolutamente sconosciute al giocatore a meno che questi non si impegni a trovare dei rari collezionabili. Il risultato è sentirsi un po’ spettatori esterni delle vicende, senza davvero poter immergerci ed immedesimarci nelle azioni di Faith. Tutto ciò pesa sull’economia del titolo portato da Electronic Arts, che essendo un single player vecchia maniera deve il suo successo quasi unicamente ad una trama che sappia trasportare il giocatore. Le vicende che vedrete on screen non fraintendete, non saranno mai noiose e saranno piacevoli da vivere, ma tutto si ferma qui. Se dovessimo descrivere con una parola Mirror’s Edge Catalyst, questa sarebbe leggerezza. La scelta di rendere Catalyst un videogame leggero e poco impegnativo si riconosce in tante componenti dell’action firmato da EA, e la storia che saremo chiamati a vivere è totalmente priva di epicità e rapsodismo. E questa, secondo noi, è un’opzione troppo semplice per un videogame con queste potenzialità.

Screenshot-Original6 _res

La trama si sviluppa grazie ad alcune cutscene tra una corsa e l’altra

L’EVOLUZIONE DI UN GAMEPLAY PERFETTO

Electronic Arts aveva, con Catalyst, anche il difficile compito di migliorare ed implementare un gameplay che nella prima versione del 2008 si era dimostrato tanto innovativo quanto abile nel rapire chiunque avesse anche solo toccato il controller. Colti da una sorta di sindrome di Stoccolma, ci siamo avvicinati a questo nuovo passo della storia di Faith con la forte speranza che il gameplay fosse rimasto fedele all’originale, non cambiando per diventare più accessibile ai meno avvezzi alle novità. Siamo stati sorpresi. Non solo il sistema di controlli è rimasto pressoché identico al primo Mirror’s Edge, ma tutto adesso sembra più facile, più rapido, più fluido ed intuitivo. Faith scorre tra i tetti di Glass City come l’acqua in corsa all’inclinarsi di un torrente, con una naturalezza disarmante e confondendosi, letteralmente, con la metropoli sotto ai suoi piedi. Catalyst raggiunge il suo picco proprio quando le due protagoniste diventano una cosa sola, una simbiosi che trova nella corsa la sua espressione massima: sembra, per un momento, che non ci sia Glass senza Faith, che non ci sia Faith senza Glass. A differenza della trama, qui il giocatore non può che sentirsi protagonista delle azioni che si trova a compiere, aiutato da una visuale in prima persona che nonostante la velocità non lascia mai disorientati, ed un sistema di tasti tanto particolare quanto minimalista e perfetto. Dorsale e grilletto sinistri dirigeranno Faith rispettivamente in alto ed in basso, con salti e scivolate che andranno sempre nella direzione desiderata. L’unica scelta poco azzeccata è, secondo noi, quella di inserire una scia rossa che indichi in ogni istante quale sia il percorso da seguire per raggiungere il prossimo obiettivo di Faith. Il Lineapulsar, questo il nome dell’indicatore, uccide completamente l’esplorazione della città, ma soprattutto impedisce al giocatore di trovare la propria strada sui tetti di Glass: di fronte ad una città realizzata in maniera complessa e con decine di percorsi diversi da provare e da vivere, è un peccato che si facciano sempre i soliti tragitti perché sono i più veloci. Nel primo Mirror’s Edge, una delle componenti fondamentali del titolo ci richiedeva di scovare quale fosse effettivamente la giusta via per raggiungere il nostro obiettivo. Qui, l’esplorazione si limita ad alcuni micro-frangenti di gioco e non tocca mai le missioni principali della storia, rendendo l’esperienza troppo semplice e, anche qui, leggera. Certo, il Lineapulsar può essere disattivato, ma quanti utenti andranno a curiosare tra le opzioni per rimuoverlo?

Mirror's Edge Catalyst_06

Il sistema di combattimento è tanto spettacolare quanto, in alcuni frangenti, fustrante

SFUGGIRE ALLE MAGLIE DEL CONGLOMERATO

Aprendo la parentesi sul sistema di combattimento, che ammettiamo, era una delle nostre più grandi preoccupazioni sul lavoro dei ragazzi di DICE, ci sentiamo di promuovere con riserva quanto presentatoci dagli sviluppatori. Con uno schema di tasti semplice, assegnando ad X (o Quadrato) attacchi rapidi ma leggeri e ad Y (o Triangolo) attacchi lenti ma potenti, il combat system riprende lo standard d’immediatezza e semplicità della controparte di movimento. Essendo la velocità e la fluidità di Faith il vero cuore dell’esperienza di Mirror’s Edge Catalyst, abbiamo accolto con entusiasmo le prime sequenze di combattimento che ci siamo trovati di fronte, avendo la possibilità di concatenare lo scontro nella corsa stessa, con combo spettacolari e quasi cinematiche. La runner piomba contro i nemici di basso livello scagliando rapidissimi colpi che terminano con una sequenza devastante, ripresa subito dopo dalla corsa. Non abbiamo capito molto il secondo tipo di scontro che troviamo presente diverse volte durante lo svolgersi delle missioni principali: ci sarà chiesto di affrontare numerosi nemici ad ondate in una zona ristretta e senza vie d’uscita, e non potremo proseguire fin quando l’ultimo avversario non sarà KO. Inoltre, i nemici di alto livello necessitano di numerosissimi colpi per essere stesi, e non troviamo queste scelte conformi all’anima di Mirror’s Edge che fa, del dinamismo, la sua immagine più sincera.

Screenshot-Original14 _res

Completando missioni principali ed attività secondarie si guadagneranno punti esperienza da spendere per sbloccare le caratteristiche della nostra Faith

UNA CITTA’ A MISURA DI RUNNER

La più importante componente di Catalyst, dopo il gameplay, non può che essere la sua tanto singolare quanto meravigliosa ambientazione, Glass. Profondamente diversa nei suoi numerosi quartieri, la città è un continuo manifesto della bellezza, con architetture indimenticabili e visionarie. In barba alla necessità di correre, ci siamo fermati molto spesso ad ammirare Glass City, chiedendoci quale mente geniale e creativa avesse potuto disegnare qualcosa di così originale. Non enorme dal punto di vista del tempo necessario a percorrerla da un capo all’altro, Glass è piena zeppa di attività secondarie ed alternative alle missioni principali, che saranno racchiuse nell’intuitiva mappa richiamabile con il tasto Back/Select. Dalle più semplici gare a tempo, fino alle consegne anch’esse da compiere entro pochi minuti, almeno la metà delle ore che Catalyst ha da offrire passano per queste quest collaterali, anche a causa di una modalità storia particolarmente breve. Una delle componenti più attrative del titolo è sicuramente il suo spiccato orientamento social, grazie alle creazioni della community: ogni giocatore può infatti, in ogni momento, creare delle corse tra i tetti di Glass, oltre ad impostare dei checkpoint da raggiungere in luoghi particolarmente inaccessibili che garantiranno XP una volta raggiunti. Tutti questi contenuti saranno costantemente visibili sulla mappa agli amici e agli altri giocatori, e grazie ad un immediato sistema di highscores potremo sapere se siamo effettivamente i migliori in quella data attività. Paradossalmente, forse quello che Catalyst ha di meglio da offrire è ciò che rimane dopo aver completato la trama: un grandissimo parco giochi in formato città, da esplorare e vivere con gli amici, sfidandoli in corse all’ultimo secondo per dimostrare chi è il vero Re di Glass.

Mirror's Edge Catalyst 133l _res

I quartieri della Casta Alta sono semplicemente bellissimi

Mirror's Edge Catalyst 34map

La mappa di Glass City è facile da decifrare ed immediata da comprendere, ed offre decine decine di attività diverse da svolgere

Nonostante l’architettura di Glass ci abbia fatto innamorare, dobbiamo ammettere che per quanto riguarda la realizzazione tecnica il comparto non brilli per qualità ed attenzione. La scelta degli sviluppatori di puntare su di una città quasi completamente bianca e minimalista ha sicuramente fatto risparmiare risorse grafiche al team, ma sembra che queste non siano state convogliate nel dettaglio degli interni o nella cura di tutti quegli oggetti che non siano statici. La realizzazione dei tetti è pressoché perfetta, ma appena abbassiamo lo sguardo sulla strada o nei luoghi più affollati della città, notiamo che autovetture, imbarcazioni e generalmente tutti gli abitanti di Glass godono di una realizzazione degna del precedente episodio del 2008. Inoltre le strutture più lontane non sembrano neanche renderizzate, segno di evidente pigrizia degli sviluppatori che, nonostante sia evidente che abbiano puntato su di una Faith ad altissimo dettaglio e qualità, potevano e dovevano fare molto di più sotto questo aspetto.

Mirror's Edge Catalyst details22

Il dettaglio con cui è realizzata Glass lascia a desiderare..

Mirror's Edge Catalyst 13l _res

..ma la realizzazione artistica è tanto originale quanto visionaria

Mirror’s Edge Catalyst, a nostro parere, è un titolo dalla fortissima caratterizzazione che non ha assolutamente eguali nel mercato videoludico moderno. Lo spirito del primo capitolo qui è rimasto intatto, ed i ragazzi di DICE sono addirittura riusciti a migliorare un gameplay già di suo praticamente perfetto, e che sicuramente è il core dell’esperienza che Catalyst può offrire. Al netto del 10 su 10 per quanto riguarda il lavoro svolto sulla parte più importante del titolo, non ci sentiamo di promuovere in blocco l’operato degli sviluppatori: se rendere il gioco leggero e poco impegnativo può essere stata una scelta precisa e non una mancanza d’attenzione, la trama principale e la realizzazione tecnica evidenziano come si potesse fare molto, ma molto di più per rendere Mirror’s Edge Catalyst un bel gioco sotto tutti i punti di vista. Per un titolo a cui manca un vero e proprio comparto multiplayer, l’abilità di saper mescolare con alchimia trame e missioni avvincenti per realizzare una campagna principale emozionante è fondamentale. Il segnale di questo è che, alla fine dei giochi, quello che Mirror’s Edge ha di meglio da offrire lo da una volta conclusasi la main story, quando rimane una Glass City versione sand-box da spolpare in compagnia degli amici. Il passo in avanti compiuto dopo il primo Mirror’s Edge c’è, ma con 8 anni a disposizione ci saremmo aspettati molto di più da parte di un videogame che ha le potenzialità di offrire qualcosa di completamente nuovo, virtualmente capace di imporsi sugli standard produttivi del mercato che, lo ammettiamo, cominciano a stancarci.