Iniziando a scrivere questa recensione per Overwatch ci siamo resi conto di aver sprecato l’introduzione buona per il provato della beta, e qualunque cosa possiamo inventarci ora probabilmente non sarebbe all’altezza.

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Uno screenshot di Mercy può sostituire una buona introduzione.

IL MONDO HA BISOGNO DI EROI

Con questa tagline semplice e al tempo stesso altisonante Overwatch si presenta quasi da sé, uno sparatutto in prima persona con un sistema di scelta di eroi, ma se state leggendo probabilmente lo saprete già.
Il fatto particolare è che Blizzard mai prima d’ora aveva tentato di sviluppare uno sparattutto, i suoi prodotti più famosi e diffusi sono giochi di ruolo multigiocatore online di massa come World of Warcraft (con il suo seguito di svariate espansioni), un altro gioco di ruolo conosciuto col nome di Diablo e relativo seguito Diablo II, un gioco di carte online intitolato Heartstone e infine un MOBA, Heroes of the Storm, uscito l’anno scorso.

Al BlizzCon 2014 Blizzard Entertainment ha annunciato lo sviluppo del loro primo sparatutto, ideato a partire da alcuni elementi di Titan, un progetto della software house ormai cancellato: avrebbe dovuto essere un altro multigiocatore di massa, ma la scena videoludica aveva già virato le proprie preferenze verso gli sparatutto, così Blizzard ha pensato bene di adattarsi: è nato Overwatch.

NOI SIAMO OVERWATCH

Overwatch è il nome della task force internazionale dedita alla protezione dell’umanità, guidata da Jack Morrison e Gabriel Reyes contro le intelligenze artificiali Omnic, con lo scopo di portare a termine il conflitto di scala globale conosciuto come Crisi degli Omnic. Anni dopo la conclusione della Crisi le persone iniziarono a guardare con occhi diversi i loro salvatori, iniziarono a vederli come vigilanti, piuttosto che eroi; diventarono sospettosi e infine si rivoltarono contro di loro, contro coloro che avevano dato aiuto all’umanità. Un giorno il quartier generale di Overwatch esplose per un attentato effettuato dall’interno, la versione ufficiale riporta che Jack Morrison è morto, Reyes anche, la task force viene smantellata e tutte le sue attività dichiarate illegali con l’Atto di Petra. Ma una bomba capace di demolire un edificio non è sufficiente a distruggere lo spirito di un soldato, di un giustiziere, e il sopravvissuto Jack Morrison prende il nome di Soldato 76, dando inizio alla caccia al colpevole, cercando chi ha distrutto Overwatch. Anche Reyes è sopravvissuto, salvato da Mercy, ma tornato in forze prende l’identità di Reaper e inizia a dare la caccia agli ex-Agenti collaborando con l’associazione terroristica Talon insieme ad Amelìe Lacroix, moglie di Gerard Lacroix, un altro agente di Overwatch: dopo aver subito un lavaggio del cervello e assunto l’identità di Widowmaker assassinerà il marito nel sonno e sparerà a Tekhartha Mondatta durante uno dei suoi discorsi pubblici. La morte di Mondatta è probabilmente la causa della Seconda Crisi degli Omnic, il motivo per cui Winston ha deciso di riattivare Overwatch, a costo di andare contro l’Atto di Petra.

Questo è più o meno il riassunto del background di Overwatch e di alcuni dei suoi personaggi, reperibili dai vari media pubblicati da Blizzard: i corti animati e i fumetti in primis.
Il gioco non ha una modalità campagna, non c’è alcun tipo di trama, ma l’ambientazione è ben costruita e curata in moltissimi dettagli, tutti gli eroi hanno un retroscena ricco e interessante che se non è già stato approfondito, presto lo sarà. Una simpatica e per niente banale trovata di Blizzard è stata quella di inserire all’interno del gioco dei particolari scambi di battute a seconda dei personaggi utilizzati dai giocatori: Tracer prende bonariamente in giro Winston per via delle banane o con la storia della sua dissociazione cronale, Mercy e Mei si complimentano reciprocamente per quanto portino gli anni passati dall’ultima volta che si sono viste, Reaper apostrofa McCree dicendo che le sue abilità sono dovute ai suoi insegnamenti. Non sostituisce una campagna, certo, ma rimane una trovata degna di nota, che ci mostra i rapporti fra i personaggi e ci fa sorridere prima di entrare nel vivo del gioco.

UNO SPARATUTTO PER 21 PERSONE

Sarebbe meglio dire “ventuno eroi”, dato che Bastion e Zenyatta non sono propriamente persone, bensì Omnic. Come abbiamo già ripetuto –probabilmente fino alla nausea– Overwatch è uno sparattutto in prima persona basato su un sistema di eroi, ventuno al lancio, con la promessa di Blizzard di rivelarne di nuovi e renderli disponibili nei prossimi aggiornamenti. I famigerati ventuno sono divisi in quattro categorie principali:

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Una squadra d’attacco bilanciata: un tank, un eroe di supporto, uno da difesa e tre d’attacco.

Eroi da Attacco: poca salute, media o elevata mobilità, molti danni, stanno in prima fila per il raggiungimento dell’obiettivo. Ne fanno parte Genji, McCree, Pharah, Reaper, Soldato 76 e Tracer.
Eroi da Difesa: più salute, mobilità medio-bassa o addirittura scarsa, danni elevati, sono utili sia in difesa, sia in attacco, dove però rischiano grosso se lasciati da soli. Ne fanno parte Bastion, Hanzo, Junkrat, Mei, Torbjorn e Widowmaker.
Tank: bestioni con molta salute, aggiunta di scudo o armatura, danni di tutti i tipi e mobilità molto bassa, proteggono gli altri eroi e fanno da esca per i colpi avversari. Ne fanno parte D.Va, Reinhardt, Roadhog, Winston e Zarya.
Eroi da Supporto: i medici e guaritori del team, poca vita ma di estrema utilità, senza di loro vincere potrebbe risultare più difficile del previsto. Ne fanno parte Lùcio, Mercy, Symmetra e Zenyatta.

Oltre a queste categorie principali, Hanzo e Widowmaker figurano come cecchini mentre Torbjorn e Symmetra come genieri.

Questi ventuno personaggi sono tutti diversi e ognuno con le proprie caratteristiche uniche: il danno base, ovvero l’arma che trasportano di default, due o tre abilità con ricarica a tempo, alcuni hanno un’abilità passiva (come il doppio salto, camminare sui muri o raccogliere salute dai nemici morti) e infine una Ultra, un potere con carica più lenta che può essere velocizzata con buone prestazioni in gioco.
La novità di Overwatch rispetto ad altri giochi con sistema ad eroi è la possibilità di averne in squadra più di uno uguale contemporaneamente: è una possibilità che può essere vantaggiosa o disastrosa a seconda di come se ne fa uso. Per aiutare a gestire la formazione della squadra il gioco ha anche un sistema di avvisi per migliorare il bilanciamento, se in una partita in Difesa ci sono Tracer, Soldato 76 e Pharah, comparirà la scritta “troppi eroi da attacco” e magari “nessun tank” o “pochi eroi da difesa” o ancora “nessun geniere”: è uno strumento utile che se preso in considerazione aiuta i giocatori a gestire la squadra.

Un altro interessante sistema di controllo e bilanciamento è l’on-fire-ometro: una barra sotto a quella della salute che si riempie compiendo azioni degne di nota, come serie di uccisioni o interruzioni di Ultra. Una volta piena, un alone fiammeggiante (on fire) compare intorno all’icona del giocatore, visibile a tutti: gli avversari sapranno di dover aggiustare la propria tattica o le cose si metteranno male.

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Sparando al nulla e morendo di continuo la barra on fire rimane vuota e gli avversari vincono.

Gli eroi agiscono e si muovono in diverse mappe di gioco, diverse a seconda della modalità. Nelle partite rapide, caricate con un tempo di caricamento molto veloce, avremo:

Controllo: classico “re della collina”, un obiettivo al centro conteso fra le due squadre. Le partite possono essere molto combattute come brevissime, la velocità con cui aumenta il punteggio è forse troppo elevata, ma nel complesso funziona, bisogna mantenere la concentrazione o la partita può cambiare direzione in un attimo. Le mappe associate sono Ilio, Lijang Tower e Nepal.
Assalto: una squadra in attacco e una in difesa, due obiettivi da conquistare. Equilibrata praticamente alla perfezione, vincere o perdere sta tutto nell’abilità dei giocatori e nel bilanciamento della squadra. Le mappe associate sono Hanamura, Tempio di Anubi e Industrie Volskaya.
Scorta: anche qui, una squadra in attacco e una in difesa, un carico deve essere portato a destinazione dai primi mentre i secondi cercano di impedirlo. Durante la beta vincere in difesa era praticamente impossibile, Blizzard ha fatto un ottimo lavoro nell’equilibrare anche questa modalità. Le mappe associate sono Dorado, Hollywood, King’s Row, Numbani, Route 66 e Osservatorio: Gibilterra.

Per essere un gioco di solo multiplayer possiamo vedere come la varietà di certo non manca, oltre alle modalità base in partita rapida, Overwatch ha una possibilità extra chiamata Rissa settimanale. Le modalità di gioco sono le stesse, ma di settimana in settimana entrano in gioco diversi modificatori: durante la beta c’era Eroe misterioso, in cui ad ogni morte si tornava in partita con un eroe casuale, durante la prima settimana c’è stato Arcade, salute doppia, ricarica accelerata della Ultra e delle altre abilità.
Sono modalità per puro divertimento, tutt’altro che bilanciate, uno spasso davvero.

Un’altra novità degna di nota, stavolta dal lato del sistema ad eroi, è che durante la partita non c’è alcun tipo di progressione personale, non ci sono bonus, non c’è un sistema di livelli che aumenti alcunché e questo è decisamente un bene: tranne per pochi elementi, Overwatch è il bilanciamento fatto gioco. Perché sì, di modi per non farsi fregare da un Bastion piazzato dietro ad un angolo ce ne sono eccome, siamo sinceri. Widowmaker ha un fucile da cecchino, Tracer può riuscire ad aggirarlo e se non bastasse la Ultra di Hanzo passa attraverso i muri.

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Come stavo dicendo, il bilanciamento fatto gioco.

La seconda grande assenza di Overwatch, dopo la campagna, è un sistema di partite classificate: è mancato al lancio ma la promessa di Blizzard è di implementarlo con il primo grande aggiornamento di Giugno. Nonostante quest’assenza, il gioco si presta ad essere competitivo. Il terzo elemento che ha lasciato un po’ di perplessità è il sistema di ricompense. I forzieri sono dati solo ad ogni passaggio di livello e non c’è possibilità di ottenerne di extra se non tramite le microtransazioni (che poi tanto micro non sono), le monete con cui è possibile acquistare gli sbloccabili sono anch’esse reperibili soltanto come ricompensa nei forzieri– sono meno rare di quel che ci saremmo aspettati, ma certamente un modo di ottenere valuta dopo le partite non avrebbe guastato. Va bene che l’unico scopo delle skin e degli spray e delle emote e delle pose vittoria e delle highlights è quello di bullarsi di fronte agli altri giocatori e alimentare il proprio ego, quindi la difficoltà nel poterne ottenere di nuove e di più belle è del tutto triviale e secondaria. Un altro aspetto positivo è la difficoltà nel raggiungere il livello massimo, Blizzard ha deciso di dare del filo da torcere a chi si è posto l’obiettivo di scalare la vetta: il livello 1590 non si può raggiungere nemmeno in una settimana. Volendo dare importanza anche al lato social, gli sviluppatori hanno deciso di dare un bonus di esperienza per ogni partita nel caso in cui più giocatori siano nella stessa formazione.

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“Ehi la mia Mercy è una Valchiria in armatura, inchinatevi tutti!”

CHE GUARDI DI BELLO?

Con un gameplay così fluido e interessante Blizzard non poteva certo permettersi di mettere la grafica in secondo piano. Su Xbox One, piattaforma sul quale l’abbiamo provato, Overwatch gira tranquillamente a 1080p e 60 fps, e così fa su Playstation 4 e PC. Lo stile del gioco è tridimensionale in tutto e per tutto, personaggi e ambienti; non è uno stile grafico particolare né eccentrico, ma fa la sua bella figura ed è molto curato. Anche la colonna sonora fa il proprio lavoro, ogni mappa ha il proprio tema, ma l’assenza di una modalità storia rende la musica leggermente meno coinvolgente di quanto non sarebbe altrimenti.

CONCLUDENDO

Overwatch ha idubbiamente il suo perché, è uno sparatutto in prima persona con interessanti meccaniche di gioco e un buon bilanciamento delle partite, l’uso di diversi personaggi applicato ad uno sparattutto di squadra è stata una buona mossa da parte di Blizzard, che ha deciso di lasciare ai giocatori la possibilità di regolarsi da soli con la scelta degli eroi, hanno scaricato sulla community una parte dell’onere del bilanciamento delle partite: una scelta coraggiosa che rappresenta una novità nei giochi di questo tipo. Non mancano le modalità di gioco del multiplayer, la rissa settimanale sembra promettere bene, ma l’assenza di una modalità campagna e di un sistema di ricompense che renda più interessante e avvincente giocarci a lungo possono far sorgere dei dubbi su quanto possa essere adeguato il prezzo di lancio, soprattutto per console. Al momento possiamo solo sperare negli aggiornamenti annunciati sperando che valgano l’attesa, sono stati promessi nuovi eroi, nuove modalità e nuove mappe: confidiamo che Blizzard Entertainment saprà soddisfare le aspettative. 

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Niente più “adieu, cheri“, ora si spara e basta!