E siamo così giunti alla conclusione di questa mini-serie che ci ha tenuto col fiato sospeso in molte occasioni. The Night Manager si è rivelata essere un prodotto a dir poco notevole e una buona ventata d’aria fresca rispetto all’oceano di serie televisive che sta tempestando i palinsesti delle emittenti televisive (sopratutto se parliamo di Sky). Come già menzionato in una delle recensioni precedenti, i vantaggi di una miniserie rispetto ad una serie televisiva standard sono tutti riguardo alle tempistiche. Spesso in una stagione dalle 12 alle 22 puntate può capitare di imbattersi in episodi sotto tono oppure in quelli in cui succede poco e nulla di collegato alla trama principale. Altrimenti capita di trovarsi davanti ad episodi cosiddetti “filler” che servono solo a riempire uno spazio che altrimenti rimarrebbe vuoto poco prima del finale di stagione. In una mini-serie queste cose non succedono perché il numero basso di episodi disponibili per sviluppare una trama sono pochi, perciò non perdono tempo a mostrarci filler. Un altro esempio sono le serie tv da 8 episodi a stagione (Broadchurch) o addirittura da 4 (Luther); in quest’ultimo caso non c’è addirittura spazio per perdite di tempo.

The Night Manager si può considerare una serie circolare. Riprendendo dalla location dell’episodio precedente, ossia il campo di Roper, i personaggi si spostano in Egitto per ultimare la transazione all’Hotel Nefertiti. Ossia lo stesso dove il nostro Jonathan Pine (Tom Hiddleston) stava lavorando nella prima puntata e lo stesso dove è cominciato tutto con l’assassinio di Sophie Alekan (Aure Atika). La tensione è tangibile. Sappiamo che i sospetti di Richard Roper (Hugh Laurie) ricadono tutti o sulla compagna Jed (Elizabeth Debicki) o sullo stesso Jonathan/Andrew Burch. Questa infatti potrebbe essere la puntata con più scene a tenerci sulle spine. Pine non è da solo, Angela Burr (Olivia Colman) e il suo collega americano sono venuti di persona all’Hotel Nefertiti perché è l’ultima occasione per poter fermare Roper. Niente rinforzi. Niente MI6 e nonostante la possibilità di salvezza, il nostro Night Manager decide di andare fino in fondo alla questione. Facendo rischiare la pelle anche alla stessa Angela, volenterosa di aiutare pur essendo incinta, nel tentativo di rubare i documenti per poter incastrare sia il multimiliardario, sia i suoi adepti all’interno del MI6. Olivia Colman continua a deliziarci offrendo una sempre buona performance del suo personaggio che tiene testa a quello di Hiddleston a livello di interessamento. Come se non bastasse, il ritorno di Freddie Hamid, l’assassino di Sophie, crea ancora più pathos dal momento che lui sembra aver riconosciuto Pine. Il nostro protagonista è dunque nella tana del lupo, o dei lupi in questo caso. Tuttavia ha anche altri vantaggi che lo hanno portato alla vittoria, come abbiamo visto.

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Tuttavia c’è un problema con questa puntata di The Night Manager. Si tratta di Richard Roper. Ci è sempre stato presentato come “l’uomo peggiore del mondo”, un rivenditore di armi multimiliardario da far rabbrividire Tony Stark. Per buona parte delle ultime puntate abbiamo potuto imparare a conoscerlo meglio e lui stesso si è definito un uomo che non si fida facilmente. Ha sempre avuto dei sospetti su Pine e sopratutto su Jed (Elizabeth Debicki), che gli ha tenuto nascosto un figlio. Sembrava che ci mancasse pochissimo prima che lui esplodesse contro il nostro eroe, eppure quando scopre che è sempre stato lui la talpa in combutta con Jed, gli dice “Io non mi fido facilmente, ma tu eri speciale“. Ed ecco che tutto crolla e quello che dovrebbe essere l’uomo più diabolico della terra si scopre essere semplicemente ingenuo ma con i potenti mezzi. Idem quando coglie Jed sul fatto, intenta a rimettere i documenti in cassaforte, ok l’ha beccata ma le sue azioni successive lo rendono quasi come un prevedibile e ordinario villain. Certo, nel climax finale con i camion di Roper che saltano in aria, lo vediamo totalmente impotente e con gli occhi sbarrati perché sa di aver fallito ma che era soltanto una battaglia e non la guerra e la sua esclamazione verso Pine “Oh, you beauty” aggiunge quel qualcosa di psicopatico tanto da farcelo apprezzare un tantino ancora. Ma la magia ormai è crollata e non ci resta che guardarlo nelle scene successive (forse un po’ troppo veloci) durante la sua consegna alla polizia all’improvvisa cattura.

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The Night Manager, ovviamente, non è esente da difetti e questa ne è la dimostrazione. Tuttavia rimane comunque un buon finale. Non un finale eccezionale, ma comunque non si è rivelato essere una grande delusione come capita benissimo negli ultimi anni. Si tratta, però, di un finale diverso rispetto al libro The Night Manager di John Le Carré da cui questa mini-serie è tratta, in cui Jonathan Pine e Jed intrapresero una vita insieme in Inghilterra, la Burr venne screditata dall’MI6 e Roper invece era di nuovo a piede libero intento a riprendere le sue attività. Proprio come altri finali dei libri di Le Carré, anche questo è piuttosto ambiguo riguardo al destino dei personaggi. Non è stato scritto alcun seguito, ma ci sono dei rumor secondo cui ci potrebbe essere una seconda stagione a The Night Manager. Però sarebbe meglio non farla e lasciarla terminare attraverso un buon finale onde evitare il rischio di rovinarla con una seconda stagione in cui potrebbero esserci più stupidaggini.