Recensire il seguito di un titolo presenta sempre qualche difficoltà rispetto all’originale, figuriamoci poi il quarto. Ancora peggio se parliamo di un franchise come quello di Uncharted, vera pietra miliare nella costellazione dei giochi per le piattaforme Sony e titolo di punta di Naughty Dog, una software house che, fin dai tempi di Crash Bandicot, pare non sbagli un colpo. L’aspettativa nata attorno ad Uncharted 4: Fine di un Ladro ci ha accompagnato praticamente dal lancio di PlayStation 4 e dopo ritardi, rinvii e una campagna marketing discreta e mai invasiva ha raggiunto livelli decisamente alti: la migliore dimostrazione che se un titolo alberga nel cuore degli utenti, non serve eccedere in campagne virali a suon di trailer, diari di sviluppo e indiscrezioni più o meno involontarie. Detto questo, andiamo a parlare di quello che è il capitolo conclusivo delle avventure di Nathan Drake.

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Ciao Nathan, ne è passato di tempo!

Sono un uomo di ventura, devo seguire il mio destino

Il gioco inizia con questa citazione del pirata Henry Havery, il cui fantomatico tesoro sarà la forza motrice del gioco, il movente che spingerà Nathan a dismettere i recenti panni di onesto lavoratore presso una società di recuperi marini per indossare nuovamente quelli a cui noi siamo decisamente abituati a vestire, quelli dell’avventuriero ed esploratore. La comparsa del fratello maggiore, dato per morto 15 anni prima, trascinerà il protagonista in questa ennesima caccia al tesoro, missione che accetterà non senza esitazione a causa della promessa di abbandonare definitivamente una vita pericolosa e incerta fatta alla moglie, quella Helena Fischer di cui, per chi ha giocato i capitoli precedenti, ci siamo tutti un po’ invaghiti. Ma il legame con il fratello ritrovato è una leva forte quanto la passione della ricerca, dell’avventura e della caccia ai misteri sepolti tra le pieghe della storia. Una pulsione irresistibile per Nate, che ci farà immergere a capofitto sulle tracce del grande pirata Henry Havery e del suo strabiliante tesoro, in una corsa attorno al mondo che ci porterà, tra le altre location, dalle giungle rigogliose del Madagascar agli splendidi scorci della nostra costiera Amalfitana, passando per le montagne scozzesi, in un susseguirsi di sparatorie, acrobazie, arrampicate ed enigmi che sono la firma inconfondibile di tutta la serie.

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Camera con vista sulla costiera Amalfitana

Squadra che vince non si cambia. Ma la si può sempre migliorare!

Uncharted 4: Fine di un Ladro ripropone il repertorio classico delle sue precedenti incarnazioni, inserendo modifiche e miglioramenti che affinano ulteriormente l’esperienza di gioco. Chiunque abbia giocato il terzo titolo avrà notato un certo sbilanciamento verso i combattimenti; in Uncharted 4 Naughty Dog ristabilisce l’equilibrio nelle varie componenti della serie, miscelando e alternando con grande maestria le fasi di esplorazione con quelle di combattimento e risoluzione di enigmi, organizzandole in un flusso che sembra leggere nella mente del giocatore per proporgli sempre qualcosa di diverso nel momento più opportuno. Questo risultato viene raggiunto senza dubbio grazie alla grande regia, che monta le varie fasi del gioco in maniera mai ridondante, ma anche grazie alle introduzioni che rinfrescano senza stravolgere il gameplay. Per la parte esplorativa, l’inserimento di una fune con rampino e un chiodo da roccia rendono le arrampicate molto più variegate e donano al game design una verticalità inusuale e innovativa per la serie. Queste modifiche, che strizzano l’occhio a Tomb Raider, ben si amalgamano agli ambienti in cui ci muoveremo, decisamente più ampi dei precedenti e che garantiscono una varietà di approcci che in taluni scenari danno quasi l’idea di un open world. Benché il gioco non permetta mai la libertà più assoluta, la varietà con cui è possibile affrontare le varie sfide ne amplia il respiro e rallenta il ritmo quel tanto che basta per studiare il territorio e scegliere la soluzione che più ci aggrada. Oltre a tutto questo, Uncharted 4: Fine di un Ladro migliora anche l’approccio stealth agli scontri; Nate potrà usare la vegetazione e i ripari per strisciare alle spalle dei nemici e metterli fuori combattimento rapidamente e in silenzio, il tutto con una semplicità che ben si addice ad un titolo che non vuole essere certo un novello Splinter Cell. Basta quindi mettere tutto insieme e agitare bene per ottenere un cocktail estremamente bilanciato che scorre via con una fluidità mai vista nei precedenti capitoli. Per ciò che attiene all’equipaggiamento, l’arsenale sui cui potremo mettere le mani non è niente di nuovo, così come il sistema di combattimento non fa certo gridare al miracolo, ma la resa delle armi è comunque del giusto livello per garantire credibilità e divertimento.

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Istantanea di un cordiale scambio di opinioni

Altra chicca del prodotto è l’introduzione delle fasi di guida a bordo di fuoristrada, escamotage usato con intelligenza da Naughty Dog per darci l’opportunità di esplorare il territorio a bordo di un veicolo per altro dotato di un verricello con cui aprirci la strada di fronte ad ostacoli altrimenti insormontabili. A tal proposito è apprezzabile come questa soluzione non venga assolutamente abusata dagli sviluppatori, ma distribuita oculatamente: troppo spesso, nei videogiochi, una buona idea viene riproposta eccessivamente, inflazionando divertimento e senso di novità. In Uncharted 4: Fine di un Ladro le fasi a bordo del fuoristrada non svolgono solo la funzione di esplorazione e spostamento, ma rappresentano anche alcuni momenti di spettacolarità pura, dove le capacità registiche e la messa in scena reggono tranquillamente il confronto con i più apprezzati film di azione.

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Una fase di esplorazione a bordo del fuoristrada. In basso a destra l’interfaccia per le modifiche dell’immagine nella modalità fotografica

Anche l’occhio vuole la sua parte

Nell’attuale generazione di console la delusione per il comparto grafico dei titoli è argomento quotidiano di polemiche e recriminazioni e benché in certi casi si esageri nei giudizi è innegabile come manchi l’effetto “wow!” che più o meno tutti si aspettavano. Uncharted 4: Fine di un Ladro arriva in questo mercato insoddisfatto e tutti ammutolisce. Tecnicamente è superbo, sontuoso. Potrà non avere il medesimo livello di dettaglio visto in The Order 1886 ma l’ultima fatica dei Ready at Dawn, per poter gestire tale magnificenza visiva, ha dovuto sottostare a compromessi di level design decisamente pesanti. Nathan Drake invece si muove in ambientazioni immense, con un orizzonte visivo vastissimo. Effetti, particelle e volumi sono eccezionali (le cascate, ragazzi, le cascate!) e il set di movimenti di cui sono dotati i personaggi è ampissimo, per non parlare della realizzazione della pioggia e della vegetazione, quest’ultima assolutamente incredibile per densità e interazione. L’espressività dei volti è splendida e in un titolo come questo, che fa della narrazione un caposaldo dell’esperienza di gioco, regala un coinvolgimento tale da rendere le cutscene (rigorosamente fatte con l’engine del gioco) un momento da gustare fino in fondo, merito anche dell’ottima interpretazione degli attori. Un consiglio: se non avete problemi con la lingua inglese o non vi danno fastidio i sottotitoli, impostate la lingua originale, la corrispondenza con il labiale rinforza ulteriormente il realismo.

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Uso di corda e rampino. La realizzazione delle cascate è spettacolare!

Dai papà, raccontami una storia!

Con una mise en place di tale livello è facile individuare il vero punto di forza di Uncharted 4: Fine di un Ladro, ovvero la narrazione. Approfondiamo meglio: se dal punto di vista di gameplay il titolo fa tutto bene, ciò non basta ad elevarlo molto al di sopra di altri esponenti del genere, basti vedere l’ultimo Tomb Raider che offre sicuramente molte più cose da fare. No ragazzi, i Naughty Dog non vogliono solo farci giocare, loro vogliono raccontarci qualcosa e non si limitano solo a narrare una storia; a loro interessa molto di più parlare di chi quella storia la sta vivendo, di come reagisce, di cosa pensa, cosa fa e perché. Il fatto che riescano a farlo lasciando inalterata la parte interattiva e garantendo il divertimento tipico di un ottimo gioco di azione, dimostra quando siano dei maestri in tal senso, una cosa che non è alla portata di tutti (si, caro David Cage, stiamo pensando a te!).

In Uncharted 4: Fine di un Ladro è innegabile l’influenza di The Last of Us così come in quest’ultimo era altrettanto evidente l’imprinting delle precedenti avventure di Nathan Drake, a dimostrazione di come in Naughty Dog riescano a mettere a frutto le esperienze in una rifinitura costante di dettagli allo scopo di migliorare costantemente. Fin ora ci sono sempre riusciti e in quest’ultima avventura non mancano di sviluppare i personaggi, mostrando gli anni che passano non tanto dal punto di vista visivo quanto espandendo la personalità dei protagonisti. Uncharted 4: Fine di un Ladro abbraccia un arco di tempo piuttosto lungo e utilizza flashback, tecnica narrativa cara alla software house californiana, per raccontarci l’infanzia di Nathan e suo fratello, degli eventi che ne hanno plasmato carattere, destino e perfino il nome, per aiutarci a colmare quelle lacune che inevitabilmente si incontrano in un personaggio che ha fatto da protagonista a così tanti capitoli. La stessa evoluzione vissuta da Nate ad inizio gioco, che abbandona l’avventura a favore di una vita più normale, mostra le tensioni tipiche di un individuo maturo che sacrifica e si sacrifica per amore della moglie e per ciò che sa essere più giusto, ma che non riesce a togliersi dal palato il gusto seducente di ciò che si ama davvero, di ciò per cui – in definitiva – si è nati. Il rapporto con la moglie Helena, con cui Nate ha condiviso tante avventure, ci accompagna per tutto il gioco e gli atteggiamenti e i dialoghi che intercorrono tra i due ci ricordano che il tempo, ahimè, passa anche per i personaggi di un videogioco che, se sviluppato a dovere, non si limita ad intrattenere, ma lascia qualcosa. La figura di Sam, il fratello maggiore di Nate, è funzionale a questo approfondimento e la sua influenza sul protagonista serve da base per un paio di capitoli che chiariranno qualche dubbio sorto nei primi tre giochi. Le differenze tra i due fratelli sono evidenti, con il maggiore sicuramente più disinibito e noncurante, ma è altrettanto palese che il terreno in cui hanno germogliato sia il solito: non ci troviamo di fronte all’abusato dualismo fratello buono/fratello cattivo ma, benché ognuno dimostri una personalità propria e definita, le loro differenze sono più superficiali che profonde, scelta che denota ancora una volta lo stile e la sensibilità con cui vengono dipinti i protagonisti di questa storia. L’intreccio di personaggi così caratterizzati è assolutamente necessario all’economia di una vicenda che parla di abbandono e tradimento, di riscatto e sacrificio e – tema veramente centrale dell’opera – dell’ossessione della ricerca, dell’avventura, della scoperta e della gloria che ne deriva. Interessante notare come questo tratto accomuni tutti i personaggi del titolo, dai protagonisti agli antagonisti passando per i comprimari. La differenza sta tutta nel modo in cui i vari soggetti affrontano e gestiscono questa ossessione ed è forse questo il messaggio che i ragazzi di Naughty Dog vogliono comunicare: non contano tanto i motivi che la determinano, ma le strategie adottate per farvi fronte poiché, alla fine, è impossibile cambiare ciò che si è. Per dirla come il buon vecchio Henry Havery: “Sono un uomo di ventura, devo seguire il mio destino”.

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Ménage familiare

Extra e Multiplayer

In Uncharted 4: Fine di un Ladro sono presenti, come da tradizione, una serie di collezionabili sparsi all’interno del gioco che ci spingono ad esplorare a fondo. Oltre a questi tesori, possiamo raccogliere appunti per il diario di Nathan e conversazioni facoltative con gli altri personaggi. Il tutto è consultabile dal menu, che elenca quanti di questi reperti abbiamo collezionato in totale. È presente inoltre una folta schiera di immagini e bozzetti dei personaggi, oltre ad una serie di filtri e modalità veramente divertenti che è possibile applicare in caso di ulteriori run: si parla di modifiche come bassa gravità, mondo speculare, piuttosto che visualizzazione della grafica in cel shading o in modalità 8-bit. Con la pressione delle levette analogiche è possibile poi attivare la modalità fotocamera, con la quale abbiamo raccolto le immagini pubblicate in questa recensione. Prima di scattare il fotogramma, avremo la possibilità di regolare lo zoom e la posizione della telecamera, nonché intervenire sulla luminosità, aberrazione cromatica, saturazione, sfocatura o magari applicare qualche cornice.

Il comparto multiplayer offre 12 mappe in risoluzione più bassa ma a frame rate impostato su 60, un vero toccasana in grado di fluidificare l’azione di gioco, che scivola via senza problemi. Le modalità proposte sono tre, Deathmatch a squadre, Controllo e Saccheggio. Sulla prima modalità niente di nuovo, mentre su Controllo dovremo presidiare alcune zone per fare punti, con la possibilità di aumentarli con l’uccisione del leader della squadra avversaria. Saccheggio è invece una variante del classico Cattura la Bandiera, dove al posto del vessillo avremo un Idolo. Le skin che potremo utilizzare per personalizzare il nostro personaggio attingono a tutti e 4 i capitoli della serie, offrendo veramente una buona varietà e con i punti raccolti durante il gioco potremo, sempre in game, acquistare potenziamenti immediatamente utilizzabili come partner dotati di armi pesanti, idoli mistici in grado di danneggiare chiunque capiti a tiro, medici in grado di curare le ferite e così via. Di certo, in un gioco come Uncharted il comparto multiplayer è un’aggiunta non essenziale e pur se sviluppato bene, non è certo in grado di rivaleggiare con i vari Call of Duty, Halo e Destiny. Da parte sua, Naughty Dog metterà a disposizione gratuitamente i prossimi DLC e mappe aggiuntive, che saranno liberamente disponibili all’interno del gioco. È prevista poi, per il prossimo autunno, la prima espansione single player della serie, questa però a pagamento.

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Commento finale

A rigor di logica una recensione, con annesso commento, rappresenta un percorso di analisi e valutazioni confluenti in un voto finale che dovrebbe riassumere il tutto. Nel caso di Uncharted 4: Fine di un Ladro abbiamo ritenuto più adeguato procedere, per così dire, in senso inverso: spiegheremo perché non ha ottenuto il massimo dei voti. Il prodotto non è esente da difetti: l’IA nemica a volte è un po’ ballerina, il comparto multiplayer, purché ben fatto, non brilla per varietà e longevità, oltre a qualche altra piccola sbavatura inerente gli antagonisti, privi dello stesso livello di caratterizzazione degli altri personaggi. Ma sono difetti che impallidiscono di fronte a tutto il resto. No, i motivi sono altri. Anzitutto, siamo di fronte al quarto capitolo di un franchise che, sebbene ad ogni sua incarnazione abbia sempre fissato nuovi standard di riferimento per il genere, di fatto non innova in modo determinante la ricetta. I miglioramenti ci sono e sono evidenti, ma per il top score occorre uno sforzo in più. Inoltre, per quanto attiene al comparto narrativo, esso è senza dubbio ottimo, ma in tal senso Uncharted 4: Fine di un Ladro trova un concorrente proprio in casa, il succitato The Last of Us che, forse grazie ad un’ambientazione e ad una storia più adatti, ha saputo coinvolgere di più, regalando a chiunque lo abbia giocato un’esperienza più unica che rara, con momenti di un’intensità inedita nei videogiochi.

Ad ogni modo, Uncharted 4: Fine di un Ladro è decisamente la killer app di casa Sony, un titolo che da solo giustifica l’acquisto della console e conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la capacità di Naughty Dog non solo di saper sviluppare grandi videogiochi ma, cosa più importante, di riuscire a dotarli di un’anima.