Siamo su uno strano pianeta (sì, è la Terra) i cui abitanti hanno acquisito -nemmeno con tanta fatica- la capacità di creare stereotipi, pregiudizi e associazioni inopportune. Stessimo discorrendo e speculando sui massimi sistemi o sul nichilismo potremmo perderci nei meandri delle parole e della filosofia, ma siccome si parla di Overwatch sarò breve e moderatamente elegante e riassumerò la questione in una sola parola in corsivo accompagnata da un’immagine non necessariamente pertinente:

overwatch
Glutei.

Procedo con lo scusarmi per aver bruciato uno spazio immagine per scrivere quell’introduzione, ma non ho saputo resistere. Perdonatemi, sono umano.

UNO SPARATUTTO INASPETTATO

Procedendo con il vero e unico argomento di questo articolo dirò qui ed ora -e nei prossimi paragrafi- ciò che ho visto provando la Beta di Overwatch, l’ormai famoso e atteso multiplayer online sparatutto in prima persona sviluppato e pubblicato da Blizzard.
“Ma come atteso? Nel titoletto hai scr-”
So cosa ho scritto e ho già la risposta pronta, simpatico lettore: Blizzard è già rinomata per le sue precedenti produzioni che chiunque ha sentito nominare almeno una volta nella vita. Si parla di World of Warcraft, Diablo, Sarcraft, Heartstone ed Heroes of the Storm. Nessuno di questi ha mai avuto l’aria di essere uno sparatutto in prima persona, ragion per cui Overwatch rappresenta per i suoi sviluppatori una novità di certo non da poco. Partiamo quindi dal presupposto che questo titolo è il primo esperimento di Blizzard per inserirsi nel mondo già abbondantemente affollato dei first-person shooter.

Detto questo posso arrivare ai dunque.

NOI SIAMO OVERWATCH

Overwatch è il nome della task force internazionale dedita alla protezione dell’umanità, guidata da Jack Morrison contro le intelligenze artificiali Omnic, con lo scopo di portare a termine il conflitto di scala globale conosciuto come Crisi. Anni dopo la conclusione della Crisi le persone iniziarono a guardare con occhi diversi i loro salvatori, diventando sospettosi e infine rivoltandosi contro di loro, contro coloro che avevano dato aiuto all’umanità. Un giorno il quartier generale di Overwatch esplode per un attentato effettuato dall’interno, la versione ufficiale riporta che Jack Morrison è morto, la task force viene smantellata e tutte le sue attività dichiarate illegali. Ma una bomba capace di demolire un edificio non è sufficiente a distruggere lo spirito di un soldato, di un giustiziere, e il sopravvissuto Jack prende il nome di Soldato 76, dando inizio alla caccia, cercando chi ha distrutto Overwatch.

Overwatch, il videogioco, non ha una modalità storia. Tutta la trama di background che conosciamo ci è fornita dalla stessa Blizzard tramite la geniale trovata dei diversi media: i trailer dei personaggi, i cortometraggi animati e i fumetti ci svelano e ci sveleranno i dettagli dell’ambientazione del gioco. Tutti i corti animati sono stati realizzati con molta cura e professionalità, sia per quanto riguarda il comparto grafico, sia per quello recitativo e musicale. Oltre al video linkato qui, nel quale si vede la storia dell’eroe Winston, gli altri corti usciti finora sono il trailer vero e proprio e il corto Viva.

COMANDI ALLA MANO E SALVA IL MONDO

Questo titolo avrebbe avuto più senso in caso di una modalità storia, immagino. In ogni caso, dopo essermi dilungato sugli aspetti meno pratici, è tempo che si scriva del gameplay.

IL TUTORIAL: come ogni gioco che si rispetti, anche Overwatch ha una sezione dedicata all’istruzione del giocatore sui comandi e all’addestramento in solitaria. Nei panni di Soldato 76 siamo guidati da Athena nello sparare a diversi robot da allenamento. Forse questo tutorial così impostato è fin troppo dettagliato, ci prende eccessivamente per la mano, non proponendo grandi sfide, così come tutta la sezione di pratica in singleplayer contro l’IA.

GIOCARE ONLINE: una volta imparati i comandi ci accorgiamo di come siano effettivamente piuttosto semplici. Ogni eroe ha quattro o cinque abilità uniche, ognuna con il proprio effetto e il proprio tempo di ricarica. La cosa decisamente meno semplice è abituarsi a coordinare le azioni di tutti gli eroi a seconda della situazione, di adattarsi ad ogni partita, insomma. A tal proposito il gioco offre le possibilità di cambiare il proprio eroe durante lo svolgimento della partita nell’apposita zona di spawn e di avere un monitoraggio del bilanciamento della squadra da sei giocatori: a seconda dei personaggi già in campo un sistema di etichette ci avvisa di ciò che manca e che potrebbe rivelarsi utile. Durante la partita non c’è un sistema di livellaggio né di market: le partite sono sempre bilanciate e nessuno si ritrova a dover gestire fenomenali poteri cosmici che gli permettono di vaporizzare tutti gli altri giocatori.
Inoltre, una particolare nota di merito va ai tempi di caricamento delle partite, già bassi durante i due giorni di early access della open beta.

Tracer non è affatto facile da usare, come del resto tutti gli altri eroi.
Tracer non è affatto facile da usare, come del resto tutti gli altri eroi.

GLI EROI: i personaggi utilizzabili sono 21, suddivisi nelle quattro categorie di Attacco, Difesa, Tank e Supporto, ognuna con statistiche proprie. Per quanto i comandi siano semplici e piuttosto intuitivi, utilizzare al meglio un eroe non per forza lo è. Per riuscire a giocare senza essere massacrati ogni pochi secondi è necessario un buon lavoro di squadra oltre che ad una discreta concentrazione. Overwatch non è un gioco banale, ciononostante rimane un gioco accessibile a tutti.

LE MODALITÀ: entrando in Partita Rapida l’opzione che ci viene data è piuttosto semplice, o giochi o molli. La scelta della modalità di partita è casuale fra tre modalità predefinite, ovvero:

  • ASSALTO: a turno, ogni squadra deve conquistare due obiettivi entro un certo limite di tempo;
  • SCORTA: a turno, ogni squadra deve seguire un mezzo di trasporto da una parte della mappa ad un altro;
  • CONTROLLO: non a turno, una normale partita a re della collina.

Evitando le partite rapide e scegliendo l’opzione “Eroi Misteriosi” otteniamo le stesse modalità ma con eroe casuale ad ogni morte e respawn. Questa opzione risulta molto utile per costringersi a giocare diversi eroi in una partita, per non fossilizzarsi soltanto sui due preferiti che sicuramente ognuno ha (non necessariamente Tracer e Widowmaker).
Ciascuna modalità di gioco ha le proprie mappe; dall’uscita del gioco in poi seguiranno vari aggiornamenti gratuiti di nuove locations ed altrettante modalità.

LE RICOMPENSE: in assenza di campagna, di levelling e di miglioramenti dei personaggi, le uniche ricompense possibili sono personalizzazioni, rappresentate da skin del personaggio, pose vittoriose, icone e battute audio da usare in partita. Concorderanno in molti che non è granché, ma per essere il primo sparatutto di Blizzard si potrebbe chiudere un occhio e dire che ce l’hanno messa tutta nel resto, più o meno.

CONCLUDENDO

Overwatch ha idubbiamente il suo perché, è uno sparatutto in prima persona con interessanti meccaniche di gioco e un buon bilanciamento delle partite, l’uso di diversi personaggi applicato ad uno sparatutto di squadra è stata una buona mossa da parte di Blizzard. Attualmente pecca di modalità di gioco e di un sistema di ricompense che rendano interessante e avvincente giocarci a lungo, e ció puó far sorgere dei dubbi su quanto possa essere adeguato il prezzo di lancio. Al momento possiamo solo confidare negli aggiornamenti annunciati sperando che valgano l’attesa. Nel frattempo…

overwatch
Adieu, cheri!