Il mondo delle avventure grafiche ha subito numerosi cambiamenti nel corso degli anni, mutamenti che son andati di pari passo con le esigenze dei videogiocatori, ma il vero punto di svolta arriva senza dubbio dal mercato indie, dove piccoli studi indipendenti cercano di offrire all’universo videoludico prodotti innovativi ed interessanti. In questo contesto si colloca il neonato team di sviluppo Campo Santo, al fianco del suo ultimo lavoro Firewatch.

Firewatch
La perfetta ambientazione per ogni guardaboschi, compreso un suggestivo e spettacolare tramonto…

Vivere da soli nel bosco

Gli amanti dell’escursionismo e della natura di certo troveranno appetibile trascorrere del tempo libero passeggiando ed ammirando gli stupendi scorci montani e boscosi, però bisognerebbe dividere la passione dal lavoro. Proprio per questo motivo, il protagonista di Firewatch tenta di lasciarsi alla spalle tutti i suoi problemi, legati al caos urbano e famigliari, per offrire il proprio contributo come guardaboschi presso il parco protetto dello Shoshone, riserva naturale situata nel Wyoming. Indossato uno zaino da escursione, tenta di raggiungere la sua nuova dimora, nonché postazione di lavoro, nella parte più recondita della foresta, identificata come Two Forks. Il suo scopo è quello di preservare l’ambiente da tutti coloro che facenti visita nel parco, potrebbero contaminare il luogo con qualsiasi oggetto estraneo. L’abbandono di rifiuti, l’utilizzo non autorizzato di campi da bivacco, fuochi appiccati dolosamente ed ogni tipo di comportamento scorretto dato dalla troppa civilizzazione, donano ai visitatori un ruolo infelice, per cui l’essere umano ha sempre bisogno di qualcuno che vigili su di esso, soprattutto sul loro modo di rapportarsi con l’ambiente esterno.

Siamo nel 1989, lontani da ogni forma di tecnologia, dove cellulari, smartphone e tablet non erano nemmeno uno strumento quotidiano. Il povero Henry (il protagonista dell’avventura), in perfetta solitudine, ha solo un modo per affacciarsi al mondo esterno: una radio ricetrasmittente. Tramite questo imprescindibile accessorio, può restare in contatto con il suo responsabile, rappresentata dalla divertente Delilah, la quale ragguaglierà Henry ed intratterrà con lui svariate chiacchierate, spaziando dalla situazione del parco a momenti di vita privata. Ben presto si rivelerà l’unica vera amica e confidente di Henry, non riuscendo più a fare a meno della sua presenza virtuale. Purtroppo, però, per Henry il tempo trascorso sulla sua torre d’osservazione non è privo di preoccupazioni e la monotonia si trasformerà presto in panico.

Firewatch
La natura riserva sempre degli incontri inaspettati.

L’evoluzione di un’avventura

Durante gli anni siamo stati abituati alle vecchie avventure grafiche punta-e-clicca, dove la trama assumeva un ruolo specifico ed il proseguo verso la risoluzione era dettato dal semplice intuito e perché no, anche ad una certa dose di umorismo nell’affrontare delle sfide. Difficile non soffermarsi sulle emozioni provate con i vecchi Phantasmagoria o Gabriel Knight, dove anche con l’ausilio della neonata tecnica del Full Motion Video, avente risoluzione seguendo gli standard hardware di quell’epoca, il solo gameplay si limitava ad un contorno rispetto a ciò che il gioco stesso voleva far trasparire. L’arrivo di Sokal e del suo Syberia, trasformò ancora il concetto dell’avventura, proponendo temi più maturi e profondi, in modo tale che la conclusione del prodotto facesse scaturire nel giocatore sensazioni forti e stati di profonda nostalgia. Tolto lo sviluppo da parte dei grandi colossi come la Lucas Arts con dei mostri sacri del genere, rappresentati da Monkey Island, Day of the Tentacle e tanti altri, il vero fautore del cambiamento è senza dubbio affidato a dei piccoli team di sviluppo indipendenti. Lo abbiamo notato di recente ne The Vanishing of Ethan Carter degli Astronauts, oppure nel nuovissimo Layers of Fear, passando anche per la mano italiana degli LKA col loro The Town of Light, dandoci quindi l’idea che il genere si è diviso in una sottocategoria, prendendo una direzione ben delineata e modificando l’esperienza del videogiocatore in virtù di un cammino più introspettivo e meno ironico. L’esigenza è stata quella di offrire una conoscenza più libera e meno condizionata dai soliti binari lineari che permettessero di condurre per mano al finale, senza rinunciare a quella caratterizzazione che facesse da ponte attraverso tutto il viaggio.

Firewatch prosegue con questo iter e non si differenzia dai titoli citati precedentemente, lasciando al giocatore la decisione di poter intraprendere la libertà di vivere l’avventura come meglio crede, anche se forzatamente. La mappa di gioco, inizialmente, ci darà un senso di smarrimento, vista la sua grandezza, ma col tempo impareremo a conoscere tutta l’ampiezza del luogo e non ci sembrerà così vasta (a tal proposito, consigliamo di disabilitare la localizzazione visiva sulla cartina in modo da avere una maggiore difficoltà e profondità nel gameplay). Come visto in Kholat, la maggior parte dell’esperienza si baserà sull’esplorazione, quindi quale metodo migliore se non dotarsi di cartina topografica e bussola? La sensazione di poter perdersi nel bosco è grande, ma non per questo proibitiva.

Firewatch
La consultazione della mappa è essenziale per evitare di perdersi, occhio anche alla bussola!

Le regole basilari di ogni esploratore

Dopo un’intro tutt’altro che rassicurante, anzi per certi versi le emozioni iniziali di Firewatch fanno il verso a produzioni cinematografiche di rilievo, in particolar modo all’impatto emotivo subito nel gioiello Pixar quale Up, prenderemo possesso del corpo di Henry, assieme alle sue vicende personali. Tutto ruota intorno ad una visuale in prima persona, dove arrivati a destinazione, su una torretta in piena foresta, finalmente i colori del paesaggio ed il calore del sole ci pervadono totalmente. Oltre al già citato walkie-talkie (sistema presente anche in The Walking Dead della Telltale), per poter girovagare lungo l’intera zona dovremo far buono uso di una bussola e mappa, dove sono segnati i punti di interesse, senza dimenticarsi lo zaino contenente corda e provviste. Un buon escursionista sa anche orientarsi tenendo bene a mente dei riferimenti visivi, quali le cime delle montagne, dettagli sullo scenario e segnaletica d’emergenza. All’inizio perdersi sarà molto facile, soprattutto perché non si conosce la zona ed i sentieri si snodano come gli affluenti dei fiumi.

Dando per scontato che la trama non verrà trattata per ovvii motivi, anche perché significherebbe perdere l’essenza che il gioco stesso offre, il fattore gameplay si riduce nello scoprire le innumerevoli complicazioni che un guardaboschi può incontrare nel suo mestiere, come l’indagare su incendi sconosciuti, atti vandalici senza scopi precisi e tutto ciò che il normale uomo civilizzato può arrecare in un ambiente incontaminato. Quindi, oltre al girovagare per la mappa, che a lungo andare scopriamo essere sì grande ma non enorme come si pensava all’inizio, potremo ragguagliare attraverso la ricetrasmittente il nostro supervisore circa la situazione in cui ci troviamo, scattare foto panoramiche, esaminare oggetti ed effettuare climbing a causa del terreno scosceso.

Firewatch
La ricetrasmittente sarà l’unico legame tra noi ed il mondo esterno.

E’ davvero tutto così bello?

Inutile dire che sotto il profilo artistico e grafico, i ragazzi di Campo Santo hanno effettuato un lavoro egregio e di grande impatto visivo. Probabilmente l’influsso professionale di gente proveniente dallo sviluppo di The Walking Dead o The Cave (Cissy Jones di TWD presta la sua voce a Delilah) hanno reso possibile un tale lavoro. Firewatch non presenta la stessa caratura ammirata in Ethan Carter, seguendone la tecnica della fotogrammetria, ma riesce ad offrire degli scorci memorabili, tramite uno stile del tutto particolare, più unico che raro (basti pensare che gli sviluppatori hanno ricreato la torre di osservazione di Henry fotografando una vera postazione presente nel Glacier National Park). Passeggiare tra i sentieri, soffermarsi nei pressi di un lago o camminare accanto ad un ruscello, rappresenta un momento invidiabile per ciascun esploratore ed amante della natura. Grazie anche alla visuale in prima persona si avrà la sensazione di trovarsi effettivamente accanto al protagonista, immergendosi completamente nel parco naturale; per non parlare delle convincenti animazioni sia di Henry che di tutto quello che ci circonda. Il sonoro aiuta a percepire ogni singolo alito emanato dal luogo, aiutando quel senso di rilassamento che un posto del genere può offrire. Il cinguettio degli uccelli, il vento tra le fronde degli alberi, la tempesta che si avvicina presagendone un pericolo imminente ed il rumore soffuso dei nostri passi sull’erba, risultano assolutamente limpidi e coinvolgenti, con conseguente suggerimento per godersi l’esperienza attraverso un paio di cuffie, aumentandone al massimo il volume. La stessa colonna sonora risulta fantastica in ogni situazione, accompagnando i vari momenti emotivi del protagonista e le conseguenze che certe azioni si sviluppano in gioco.

Firewatch
Gli interni della torre di osservazione posta a Two Forks sono stati ricreati sulla base del modello reale del Huckleberry Lookout nel Glacier National Park e del Crane Flat Lookout nel Yosemite National Park, visitati dagli stessi sviluppatori.

Purtroppo un titolo del genere non è privo di difetti, alcuni dei quali discutibili in base alla scelta degli sviluppatori. In primis il ciclo giorno/notte è sì presente in tutta l’avventura, ma con una meccanica del tutto particolare. Lo status della luminosità ambientale muta a seconda di una determinata circostanza, non col passare del tempo reale. Essendo sviluppato tramite l’utilizzo dell’engine offerto da Unity, possiamo ben capire le lacune di cui questo titolo può soffrire. Evidenti cali di frame rate e freeze si presentano in maniera non troppo sporadica, anche su una configurazione più potente rispetto ai requisiti. Anche alcuni bug non sono esenti dal presentarsi in maniera del tutto casuale (come la sovrimpressione di note appena lette che restano sullo schermo), ma che comunque potrebbero essere oggetto di patch future. Aggiornamenti che potrebbero riguardare anche la localizzazione italiana, visto che sia i dialoghi che i sottotitoli non contemplano la nostra lingua. Altra nota dolente è dedicata alla rigiocabilità del titolo, dove anche con la presenza di scelta multipla dei dialoghi, il risultato non cambia e porta sempre ad un’unica conclusione. Dulcis in fundo, a parere strettamente personale, è data dalla longevità. Un’esperienza come quella di Firewatch può durare dalle tre alle quattro ore per essere terminata, ma ciò non vuol dire che il videogiocatore non possa intrattenersi con l’ambiente per alleviare le proprie sensazioni. Il solo girovagare per la foresta, ammirandone tutte le sue sfaccettature, può far variare la durata, aggiungendone anche giorni interi per arrivare alla sua naturale conclusione.

Chiunque abbia intenzione di districarsi tra le foreste, boschi, montagne e laghi, Firewatch è disponibile per piattaforme PC, Mac, Linux e Playstation 4.

 

Requisiti minimi di sistema:

OS : Windows 7/8/10
CPU: Intel Core I3 2.00 Ghz o equivalente AMD
RAM: 6 GB RAM
GPU: NVIDIA GeForce 450 o equivalente da 1 GB
DX: Versione 11
HDD: 4 GB di spazio disponibile


Pro Contro
  • Trama ben strutturata e matura
  • Ottimo stile artistico
  • Ambientazione mozzafiato
  • Audio coinvolgente
  • Colonna sonora favolosa
  • Longevità ridotta
  • Rigiocabilità limitata
  • Mancata localizzazione italiana
  • Alcuni difetti tecnici presenti
Conclusione
Firewatch
8.0
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Programmatore, analista software e scrittore, appassionato del mondo videoludico e cinematografico fin dalla tenera età. Iniziando con un Vic-20 ho cavalcato tutta l'evoluzione fino alla next-gen, riuscendo a mettere a disposizione tutta l'esperienza al servizio dei 17K.