Preoccupato a morte da ciò che sente dalla polizia, Foggy si mette a cercare l’amico cieco fra alcuni tetti di Hell’s Kitchen; lo trova tramortito, scopriamo così che il misterioso uomo armato l’ha centrato in testa, ma l’armatura costruita da Melvin ha fatto il proprio dovere.

La seconda puntata tiene il passo con la precedente in termini di spettacolo ed emozioni, vediamo Matt abbastanza incauto pur di inseguire l’autore delle stragi, nonostante abbia avuto un episodio di sordità temporanea che l’ha lasciato urlante seduto per terra, appoggiato al muro come un bambino spaventato. Mentre l’eroe cerca di riprendersi, Foggy e Karen lavorano sulla protezione di Grotto, ostacolata dalla procuratrice distrettuale Samantha Reyes (Michelle Hurd) e dal suo vice Blake Tower (Stephen Rider), i quali pretendono di doversene occupare da soli: Nelson tira fuori tutta la sua virilità e ottiene quasi tutto ciò che vuole con la sola minaccia di una telefonata al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti: Grotto dovrà comunque effettuare un lavoro di spionaggio per conto dei nuovi arrivati. A questo punto entra in scena il Punitore in persona, lo vediamo intento a rifornirsi di materiali da un mercante piuttosto coatto. In questa scena viene mostrato qualcosa del personaggio: sembra sordo ai tentativi del proprietario di vendergli della pornografia, ma appena nomina una ragazzina di 12 anni, lo spietato personaggio, impassibile, prende una mazza da baseball dall’aria robusta e fa ciò che ci aspettiamo.

The Punisher fa lo spaccone nel garage dei Dogs of Hell.
The Punisher fa lo spaccone nel garage dei Dogs of Hell.

Rimanendo sul tema “brutale assassinio”, ci accorgiamo di come Karen sia ancora scossa per aver sparato a Wesley nella prima stagione, e di come ne senta tuttora il peso. Per due volte nella stessa puntata, ribadendo per bene il concetto, vediamo Matt incauto aggirarsi e indagare senza maschera -o meglio, mascherato a sua insaputa da Enzo Ceccotti*- nel locale degli irlandesi, e seguendo le tracce riesce fortunatamente a trovare il nascondiglio vuoto del Punitore, senza considerare il cane. Il finale converge nell’operazione in cui Foggy, Karen e Grotto sono incastrati: improvvisamente la missione si rivela fasulla, Grotto è servito solo da esca per attirare the Punisher, ma il tutto finisce in fumo, letteralmente, poiché Daredevil fa la sua comparsa con un lacrimogeno per poi cercare di prendersi la rivincita sul rivale. Ma sappiamo bene che in questa serie “non tutti si meritano un lieto fine“: Matt è vittima di un secondo episodio di sordità che lo rende inerme. All’arrivo dei federali -e di Foggy- sul posto, i due combattenti sono ormai scomparsi.

Questa seconda puntata è un onesto misto di poliziesco e azione, e i passaggi da una situazione all’altra sono giostrati alla perfezione. Possiamo anche vedere come la qualità dei dettagli sia rimasta alquanto elevata dalle cicatrici lasciate da Nobu sul corpo di Matt, ognuna ancora al proprio posto.

*Protagonista di “Lo chiamavano Jeeg Robot”