Dopo il fallimentare Basement Crawl di qualche anno fa, il team polacco Bloober Team ci riprova con un titolo inedito, strizzando l’occhio a quello che probabilmente è stata la sua musa ispiratrice. Inutile negare Layers of Fear si rifà all’idea originaria partorita da Hideo Kojima e Guillermo Del Toro, coinvolti precedentemente nel progetto P.T. e inizialmente ideato come apripista per Silent Hills. Tale idea fu successivamente cancellata, lasciando un po’ di delusione nella mente di chi aveva sperato in un ritorno della saga, facendo rimanere soltanto una demo giocabile (Playable Teaser per l’appunto) che ne mostrasse le potenzialità ed un nuovo punto di svolta per quanto riguarda le avventure in salsa horror.

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Un’opera incompiuta non dovrebbe restare tale, impressa su tela…

 

Nella mente di un artista

Bloober Team riprende solo a grandi linee il concetto presentato con P.T., plasmando una nuova idea e fornendo agli amanti del genere un’esperienza originale, osando qualcosa di nuovo che magari poteva tramutarsi in qualcosa di controproducente. Prendendo indirettamente spunto da opere letterarie che ne ricalcano l’ambientazione, Layer of Fear fa il verso a quell’inquietudine trascritta da Edgar Allan Poe nel suo Ritratto ovale, miscelata dal senso di onnipotenza avvertita con Oscar Wilde nel suo Ritratto di Dorian Gray e, perchè no, anche ad un personale lavoro di Illusione. Oltre al titolo, la schermata iniziale ci rimanda a questo senso di caratterizzazione e ad un unico mezzo di rifacimento: l’arte. Il filo conduttore che lega questo misterioso soggetto è espresso dalla psicologia del nostro alter ego rapportata al suo lavoro, compresi i suoi nemici immaginari (chi ha letto Una casa perfetta di Winters potrà associare questa caratteristica), nonché l’ambientazione dove si svolge tutta l’esperienza. Partiamo da una serata buia e tempestosa, ritrovandoci all’interno di una magione in stile barocca, in un’epoca ottocentesca. La luce soffusa delle candele, il ticchettio causato dalla pioggia sulle finestre ed il fragore dei tuoni, possono replicare nel nostro inconscio un senso di tranquillità e pace, ma proprio come l’imperversare del temporale, le nostre sensazioni muteranno di conseguenza.

La visuale in prima persona ci pone il primo particolare che non lascia indifferenti. L’andatura del protagonista può sembrare a primo impatto un errore di programmazione, dandoci quello strano effetto di movimento incompiuto. Ben presto questo si traduce in una immedesimazione brutale che ci fa capire lo stato in cui siamo. Lo zoppicare lascia ben pochi dubbi sull’affezione della nostra persona. In principio saremo ignari sulla situazione e sul motivo che ci spinge a proseguire, ma gli oggetti interagibili e le informazioni fornite da ritagli di giornale, presenti nei momenti iniziali, cominceranno da subito a delineare una spiegazione. I vari quadri appesi alle pareti ben presto diverranno inquietanti e l’esplorazione della casa assumerà un ruolo fondamentale. La penombra comincerà a trasformare la nostra tranquillità in ansia.

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Se l’illuminazione delle candele offre inizialmente un senso di tranquillità, provate ad immaginare lo stato d’ansia quando queste si spegneranno.

 

Non è il modo in cui si opera, ma il piacere

Una volta fatta la conoscenza dell’ambiente circostante, comprese le varie stanze condite di indizi e documenti da leggere, apprendiamo la vera nostra natura, il vero artista che c’è in noi. L’aspetto psicologico del nostro protagonista è mutato nel corso del tempo, da vero e proprio genio dell’arte è scivolato in un’ecatombe ben più profonda. La passione si trasforma ben presto nell’ossessione, quella stessa che ci spinge a creare qualcosa che rimarrà impressa nel tempo, una sorta di ricerca della perfezione. Proprio quest’ultima si rivelerà la chiave di volta per il proseguo dell’esperienza. Dopo averne notato il declino inesorabile, ci accingeremo a fare un tuffo terrificante nella disperazione che ci condurrà in un viaggio attraverso le varie stanze della casa, senza aver un attimo di pausa e con la profonda sensazione che il delirio potrebbe essere l’unica spiegazione che affligge l’artista. La prima ricerca di indizi, per conoscere il background del protagonista, giunge al termine nel momento in cui entreremo in contatto con la nostra opera incompiuta, tela di riferimento dell’ossessione. Appena il quadro verrà scoperto, aprendo così il vaso di Pandora, il terrore avrà inizio e non si potrà tornare indietro.

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A pochi passi, pian piano, il quadro prenderà forma…

 

Fantasia… Per alcuni è un dono, per altri un’arte

Partiamo col dire che l’idea di base, su cui poggia Layers of Fear, è senz’altro originale, così come lo svolgimento di tutta l’avventura. L’errore comune che si possa fare è quello di accomunare il titolo con i classici survival horror di stampo action, come ad esempio possono essere gli stessi Silent Hill, Resident Evil o il più recente delirante Outlast. Niente di tutto questo. Layers of Fear offre un’esperienza tutta particolare da vivere. Non siamo di fronte nemmeno alla classica avventura punta e clicca risalente all’epoca di The Black Mirror o The Last Crown, per intenderci, bensì più vicina ai compianti Phantasmagoria o Gabriel Knight (sempre come filosofia). Per tutta la durata del viaggio niente potrà ucciderci o farci ricominciare un livello (a parte rarissimi casi di sbadataggine), proprio perché l’idea di base è quella di far vivere, in prima persona, i sentimenti e la follia di questo sfortunato pittore in preda ai sui deliri. L’ansia e la paura esplodono durante tutto il cammino attraverso le svariate stanze della casa, dove quest’ultima trasuda di malvagità vista dal nostro punto di vista. E’ innegabile precisare che tutto è rivolto a chi ricerca una certa profondità narrativa a discapito dell’action puro o di una sopravvivenza estrema, però messa alle corde dalla nostra impressionabilità personale.

L’obiettivo degli sviluppatori è far provare le stesse sensazioni del personaggio controllato, comprese le paure. Assisteremo quindi ad percorso effettuato all’interno di un tunnel, dove perdersi non è possibile, tranne se ci si smarrisce nei meandri della propria mente. In questo ambito, c’è solo da complimentarsi con i ragazzi di Bloober Team per averci offerto qualcosa fuori dal comune, che poteva rivelarsi anche rischioso.

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Non è solo un comune corridoio, bisognerà concentrarsi soprattutto sui rumori…

 

Il cammino attraverso la mente

Lo sviluppo di Layers of Fear è stato un po’ altalenante. Partito in sordina, ha visto la luce con una versione in Early Access su Steam, trovando l’appoggio di tutti coloro che l’avevano provato, giungendo alla sua pubblicazione, in via definitiva, il 16 febbraio 2016. Seppur utilizzando le funzionalità donate da Unity, il risultato finale è di gran lunga superiore a qualsiasi altro titolo sviluppato con questo engine. La resa visiva è di tutto rispetto, favorendo dettagli che arricchiscono un’ambientazione precisa e adatta al titolo. Le meccaniche sono simili a qualsiasi altra avventura grafica in prima persona, come l’interazione di oggetti e la visione di documenti. Per questo motivo il gameplay è veramente ridotto al minimo, con poche azioni da poter effettuare, ma l’intento di questa avventura non era certo quello di fornire un’impronta action. Anche gli enigmi sono risicati per numero; ci troveremo ad affrontare solo poche volte sequenze più impegnative, rispetto al resto, ma comunque di semplice risoluzione. Il vero tocco geniale lo si ha nel level design, dove i corridoi mutano in ogni situazione, lasciandoci quel senso di disorientamento che aumenta lo stato d’ansia. Oggetti animati da una forza sconosciuta, porte che si aprono, suoni gutturali che ci inseguono e la casa che prende vita, rappresentano un punto di forza che ci accompagnerà durante tutta l’esperienza. Purtroppo Unity mostra le sue pecche in svariati momenti, con i soliti cali di framerate dovuti all’ottimizzazione non ottimale, nonostante avessimo provato il titolo con una configurazione superiore ai requisiti consigliati, avendo a disposizione una nVidia GTX 970 settata a dettagli ultra. Niente che comunque limita l’avventura, ma che mostra ancora una volta le sofferenze del motore utilizzato. Utilizzare lo stratagemma degli ambienti stretti e di piccole dimensioni (che aumentano anche la nostra claustrofobia) non ha comunque risolto il problema, che resta, ad onor del vero, una piccolissima sbavatura.

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I nostri stati d’animo, che compaiono sporadicamente, non sono messi lì a caso e sembrano sfidare il nostro coraggio.

Non menzionare il comparto audio sarebbe superficiale. Inutile ribadire che per immergersi completamente nell’atmosfera, Layers of Fear va giocato nelle giuste condizioni. Ripercorrere i labirinti della mente al buio e con un paio di cuffie risulta imprescindibile, anche perché la quantità e qualità di jumpscare è alta ed alcuni di questi favoriranno le nostre imprecazioni, oltre a qualche salto improvviso dalla sedia, quindi è meglio reggersi forte e preparasi psicologicamente in anticipo. Da sottolineare che la localizzazione del titolo non presenta l’italiano, avendo a disposizione solo i sottotitoli nella nostra lingua.

Una piccola, ma piccolissima, nota di demerito è relativa alla longevità. La durata del viaggio si attesta mediamente sulle quattro ore di gioco (un po’ di più se ci si diletta nella pausa di osservazione più accurata, con annessa regolarizzazione del respiro), però tutto sommato, vista la carica di tensione presente dall’inizio alla fine, un solo pensiero ci assillerà: non vedo l’ora che finisca! Questo è dato non dalla superficialità del prodotto, ma dal proprio livello emotivo.

Chiunque abbia intenzione di avventurarsi in questo viaggio verso il delirio, Layers of Fear è disponibile per PC, Mac, Linux, Xbox One e Playstation 4.

 

Requisiti minimi di sistema:

OS : Windows 7
CPU: Intel Core2 Quad Q8400
RAM: 4 GB RAM
GPU: NVIDIA GeForce GTX 560 1GB / Radeon R7 250X 1GB
DX: Version 11
HDD: 5 GB available space
Xbox 360, Xbox One, PS4 DualShock 4 e Steam controller compatibili

 

Requisiti consigliati di sistema:

OS: Windows 7
CPU: Intel Core i5 3470
RAM: 4 GB RAM
GPU: NVIDIA GeForce GTX 660 Ti
DX: Version 11
HDD: 5 GB available space
Xbox 360, Xbox One, PS4 DualShock 4 e Steam controller compatibili

 

Commento finale

Bloober Team confeziona un’avventura horror davvero ben riuscita e congeniata, sfruttando Unity al massimo del suo potenziale per quanto riguarda l’aspetto stilistico e grafico. Layers of Fear offre un’esperienza unica, unendo un’interessante stile narrativo abbinato all’ambientazione gotica, rifacendosi ai classici letterari ottocenteschi. Eliminando la componente mortale del personaggio videoludico, è orientato soprattutto a chi ricerca un’esperienza horror immersiva, senza il blocco mentale causato da enigmi complessi ed imprescindibili. Un esperimento ben riuscito che può essere un punto di riferimento per i titoli futuri, incentrandosi più sulla trama che sul gameplay, anche se il level design e l’ottimo sonoro ci accompagneranno per qualche ora di gioco, sotto l’insegna di un viaggio psichedelico, all’interno della pazzia umana. La versione per PC è disponibile su Steam al prezzo di 19,99€.