Sempre di più in questi ultimi anni, Hollywood sta puntando alla revitalizzazione di vecchi film cult per ovviare alla mancanza di idee che imperversa nelle industrie cinematografiche Americane. Possiamo citare anche fino a 10 titoli che in questo decennio hanno visto nuova luce attraverso remake, reboot o persino sequel. Ciò non riguarda solamente singoli film (ad esempio il recente e pessimo Total Recall con protagonista Colin Farrell a sostituire il “maestro” Arnold Schwarzenegger) ma anche delle serie, trilogie o quadrilogie che siano, diventate con gli anni dei veri e propri cult riproponendoli con dei seguiti a dir poco discutibili; come il fallito tentativo di riportare in auge la saga di Underworld con un quarto film che di “Underworld” portava solo il titolo, oppure il più recente Mission: Impossible-Protocollo Fantasma (un quinto film è già agli stadi finali) per quanto riguarda l’omonima serie con Tom Cruise.
Senza dilungarci troppo, anche in questo caso parliamo di un nuovo film della saga di Mad Max, del regista George Miller (in Italia conosciuto forse più come “Interceptor” a causa della solita trasposizione italiana). Questo nuovo capitolo vede lo stesso George Miller sia come regista sia come co-sceneggiatore sia come co-produttore ed esce a distanza di ben 30 anni dall’ultimo “Mad Max-Oltre la sfera del Tuono“. A sostituire Mel Gibson nel ruolo del leggendario Max Rockatansky interviene Tom Hardy (Inception, The Dark Knight Rises), la somiglianza fisica tra i 2 lascia un pò a desiderare, ma non possiamo farci nulla. Onde evitare di cadere nel paragone con i vecchi film, a causa della mancata visione di essi, Fury Road sarà recensito come film a sé stante, senza perciò prendere in considerazione i 3 capitoli dello scorso millennio. SPOILER A SEGUIRE!!!!!

A distanza di poche ore dalla visione del film non è difficile scinderne una sentenza. Lo è bensì scinderne una che non andrà a cozzare con i gusti del pubblico. Il film è paragonabile ad un razzo futuristico sulla rampa di lancio: è esteticamente superbo, fa un rombo allucinante come per andare nelle più inimmaginabili profondità dello spazio… ma alla fine non parte. Sin dall’inizio ci presenta il personaggio di Max tormentato dal suo passato. Un passato che purtorppo non viene definito bene e sopratutto non ci viene spiegato cosa è effettivamente accaduto. Cosa ha portato a quella situazione? Poteva essere molto interessante, ci avrebbe fatto vedere il personaggio di Tom Hardy in maniera diversa, ma purtroppo il film non ce lo spiega. Infatti uno dei più grandi problemi di questo film (se non il più grave) è la mancanza di una trama solida. Ci vengono poste delle basi sin dall’inizio del film, ma la storia (nel senso di ciò che succede nell’arco narrativo del fim) non è nulla di speciale. Non fraintendete, il film intrattiene eccome, ma bisogna essere sinceri: ci sono stati dei momenti in cui mi ha annoiato,  altri in cui la mia mente esclamava “non l’avrei mai detto..” e altri in cui avrei voluto che la storia fosse stata meno prevedibile. Insomma, la storia non è stata il punto di forza. La fotografia è probabilmente l’elemento più favorevole del film. Magistrale, con dei colori forti che ti riempiono gli occhi. Notevoli le scene panoramiche del deserto e della tormenta di sabbia iniziale. A fare da compagno alla eccellente fotografia c’è senza ombra di dubbio il fattore costumi e scenografie. Ripensando a questo film sicuramente accosterei  la parola “STEAMPUNK“. Tutta la pellicola è contornata da ornamenti e costumi steampunk rozzi, adattissimi allo scenario post-apocalittico presentato nel film. Un esempio è la gargantuesca facciata della “cittadella”: stracolma di ingranaggi ed elementi bronzei che rimanda inevitabilmente ad uno steampunk rozzo-gotico. Indimenticabile inoltre è la maschera del cattivo di turno Immortal Joe (interpretato da Hugh Keays-Byrne, ovvero lo stesso attore che ha interpretato l’antagonista del primo Mad Max nel lontano 1979).

Il film oltre a Max vede protagonista Charlize Theron come “imperatrice Furiosa” (nel film ci saranno altri rimandi alla parola “fury” o “furia”, quindi preparatevi psicologicamente). Il suo personaggio ha già una caratterizzazione migliore rispetto al protagonista. Nell’arco del film veniamo a conoscere la sua storia e di come abbia vissuto gli ultimi anni della sua vita a credere ad una balena bianca che alla fine porta ad un plot twist prevedibilissimo e anche un pò banale. C’è da aggiungere che anche con la fronte coperta di grasso per motori rimane di una bellezza disarmante per via dell’intensità dei suoi occhi (probabilmente è anche dovuto a qualche filtro nella fotografia, ma non si sa mai). Accompagnati da un Nicholas Hoult (X-Men: First Class, X-Men: Days of Future Past) più esaltato che mai e di cui per tutto il film ti domandi se lascierà la pellicola con la bara di noce o di ebano. I 3 devono portare in salvo le mogli “perfette” di Immortal Joe (le uniche che potrebbero dare lui un figlio che sia totalmente sano fisicamente) e tra di esse troviamo Rosie-Huntington Whitley reduce da Transformers 3, in cui qui trova il suo destino che molti di noi abbiamo sperato nel film di Michael Bay.

Il film riprende moltissimi elementi che potremmo definire, senza termini aulici, delle “tamarrate”. Grandissimo è l’utilizzo degli effetti sia speciali sia visivi per codeste tamarrate (effetti speciali= trucco e oggetti scenici analogici che sono utilizzati sul set; effetti visivi: computer grafica aggiunta in post-produzinoe; molti tendono a scambiare i significati). Tuttavia il film poteva essere peggio: sarebbe stato davvero molto facile cadere in siparietti ridicoli e comici non necessari che popolano numerosi blockbuster odierni (vero, Michael Bay?); troppo forte il chitarrista che non smette mai di suonare durante le marce dell’esercito di Immortal Joe (“degno” di comicità slapstick). Non bisogna tuttavia guardare questo film con occhio realista, poiché ci sono davvero tante cose che nella realtà non funzionerebbero.

Cos’è in fondo questo Mad Max: Fury Road? Un blockbuster. Un blockbuster che intrattiene, nonostante dei cali di “adrenalina”, che sarebbe potuto cadere nel banale, ma non l’ha fatto e che con una trama più elaborata sarebbe potuto essere un film nettamente migliore. Detto ciò, non giustifico tutto l’entusiasmo di Rotten Tomatoes (i critici cinematografici più severi e spesso ingiusti di tutto il mondo) che l’ha definito un film “fresco” infarcendolo con il 100% di recensioni positive all’anteprima.

Sin da quando ho letto il titolo avevo capito che in questo film sarebbero stati in macchina per tutto il tempo” [cit. mio padre]