Come di consueto, da circa un anno a questa parte, la pausa invernale di Agents of S.H.I.E.L.D. viene riempita dalla mini-serie Marvel’s Agent Carter. Sfortunatamente a causa dei bassi ascolti, questa seconda stagione è stata annunciata essere l’ultima ed è un peccato perché si tratta di un prodotto migliore della serie principale, una spy story ambientata nell’America degli anni del dopo guerra, con una bravissima Hayley Atwell come protagonista.

Il casus belli di quest’episodio è il particolare metodo col quale è stata uccisa una ragazza in (indovinate un po’?) un lago. Il suo corpo tuttavia emette un bagliore causato da quello che è stato suggerito come l’avvicinamento prolungato ad un acceleratore di particelle. Peggy Carter vene perciò inviata a Los Angeles per indagare sul caso. Parallelamente nell’episodio assistiamo all’interrogatorio della Vedova Nera Dorothy Underwood vista nella stagione precedente.

Il ritmo della puntata si mantiene molto bene per tutti e 43 i minuti. Il personaggio della Atwell lo vediamo più forte e consapevole e azzarderei a dargli delle sfaccettature da femme fatale da film noir, effettivamente la serie attinge anche da quel genere cinematografico, pur rimanendo nei suoi canoni. James D’Arcy torna a rivestire i panni di Edwin Jarvis, il fedele aiutante di Howard Stark, e rispetto alla stagione precedente lo ritroviamo con una caratterizzazione migliore, che gioca ancora di più sulla sua precisione da damerino e il suo “charming” spesso lo rende protagonista di scene di alto intrattenimento.
L’utilizzo di transizioni incentrate su clip “a base” di anni 50 da’ una nota di colore al tutto e insieme alle canzoni dell’epoca, rendono Agent Carter una serie molto più appetibile rispetto ad Agents of S.H.I.E.L.D.; è bello anche notare l’aggiunta di sottigliezze come ad esempio le menzioni al mondo del ciema (Howard Stark a detta di Jarvis sta infatti producendo un film) come forma di intrattenimento molto in voga all’epoca e ad elementi storici come il progetto Manhattan (per la presenza dell’acceleratore di particelle). Si tratta di un’aggiunta non strettamente necessaria per una serie di questo calibro, ma è comunque piacevole.

Come nella stagione precedente, il tutto ruota attorno all’indagare chi ci sia dietro all’utilizzo di tecnologie anormali per l’epoca. Tuttavia stavolta bisogna anche fare i conti con la decadenza della RSS. Vedremo forse lo S.H.I.E.L.D. definitivo prendere vita? E di cosa si occupa veramente l’agenzia che ha preso in custodia Dorothy Underwood?