Deus Ex Human Revolution è il terzo capitolo della saga sviluppata nel 2000 da Ion Storm. Dopo un seguito che non riesce a bissare il successo dell’originale, lo sviluppo passa a Eidos Montreal e Square Enix che pubblicano il titolo nell’agosto del 2011 ponendolo come preque. La storia è ambientata nel 2027 (nel primo Deus Ex corre l’anno 2054) quando la tecnologia degli innesti cibernetici è agli albori e l’opinione pubblica e politica è divisa tra i sostenitori del progresso tecnologico e chi invece si oppone alla progressiva “disumanizzazione” dell’uomo.

Il protagonista è Adam Jensen, capo del servizio di sicurezza della Sarif Industries, azienda leader del settore situata a Detroit. La storia inizia alla vigilia della presentazione di una nuova tecnologia in grado di annullare le crisi di rigetto del sistema immunitario a seguito dell’impianto di elementi cibernetici. Poco prima della partenza per Washington, la sede della Sarif viene attaccata da un commando di mercenari potenziati che uccidono il team responsabile della ricerca e lasciano Adam Jensen tra la vita e la morte. Il tempestivo intervento della società gli salverà la vita, al costo di un massiccio impiego di potenziamenti: braccia, gambe e torace vengono sostituiti con protesi in grado di garantirgli facoltà sovrumane. Una volta ristabilitosi, il nostro eroe si vedrà affidare l’incarico di scoprire chi si nasconde dietro l’attentato.

Deus Ex Human Revolution
Adam Jensen dopo il restyling in un momento di relax

Il gioco si presenta come uno sparatutto in prima persona con elementi stealth, il tutto montato su uno scheletro da GDR. È infatti possibile sviluppare il personaggio al crescere dell’esperienza, spendendo punti abilità – qui chiamati Praxis – per evolvere i vari potenziamenti situati nel corpo del protagonista. Si spazia da upgrade orientati al combattimento a quelli per le abilità stealth passando per la parte dedicata all’hacking. Qui sta una caratteristica importante del gioco: non è possibile infatti portare tutto quanto al massimo grado, ma sarà necessario compiere delle precise scelte a riguardo, plasmando il proprio alter ego a seconda di come preferiamo affrontare l’avventura, se ad armi spianate o aggirandosi furtivi per le mappe o preferendo bypassare porte e torrette, scoprendo passaggi segreti e approcci alternativi. Sia chiaro, è sempre possibile cercare un bilanciamento tra questi tre aspetti, ma sarà comunque difficile evitare di propendere per uno più che per un altro. In termini di gameplay il tutto si traduce in una differenziazione nell’approccio al gioco: è possibile infatti portare a termine le missioni senza colpo ferire (esiste un bonus di esperienza a tal proposito), sfruttando i ripari attivi per sgattaiolare alle spalle dei nemici o utilizzando le difese ambientali a nostro favore dopo averne preso il controllo. L’equilibrio tra queste tre specializzazioni non è però esente da difetti, in quanto sarà molto difficile prescindere da un certo grado di sviluppo delle abilità di hacking. Corazzare il personaggio renderà inutile la furtività, viceversa investire i Praxis per forgiare un vero e proprio ninja non ci farà sentire la mancanza di buone abilità di combattimento. Fare però a meno dell’hacking risulta piuttosto ostico, specialmente se si vuole approfondire la trama, cosa che richiede necessariamente l’accesso ai terminali. Un altro piccolo neo che guasta questo aspetto del gioco sono le boss fight che vedranno avvantaggiati coloro che hanno prediletto la via del combattimento.

Altro aspetto degno di nota sono i dialoghi a scelta multipla che mostrano una profondità inaspettata. A rimarcare l’importanza delle scelte che permeano tutta la produzione, risposte diverse daranno esiti diversi, in certi casi influenzando non poco lo sviluppo della storia. Sono presenti anche un paio di potenziamenti che permettono di affinare l’empatia e influire sulle reazioni degli altri personaggi.

Se a tutto questo aggiungiamo un arsenale non vasto ma comunque sufficiente e personalizzabile e una rete di sotto-quest attinenti alla storia e mai troppo dispersive, otteniamo un prodotto sicuramente profondo e sfaccettato, che ben si merita l’installazione sulla vostra console.

Ovviamente stiamo parlando di un titolo di quasi cinque anni fa e ciò che allora appariva rimarchevole oggi rappresenta lo standard (o dovrebbe!). Quindi perché giocare questo titolo? Anzitutto per preparare il palato al suo successore, annunciato per questa estate, ma soprattutto per l’ambientazione e l’atmosfera. Ora, a meno che il genere fantascientifico non strida con i propri gusti, l’aspetto che più ha convinto di Deus Ex Human Revolution è proprio il modo con cui porta a schermo il 2027 e questo vale oggi come nel 2011. Atmosfere che richiamano Blade Runner, citazioni più o meno evidenti di classici anni ’80 come Robocop, tutto concorre a delineare il profilo di quella particolare declinazione della fantascienza definita cyberpunk: i potenziamenti fisici, gli innesti neurali, le lotte tra mega corporazioni. E poi i bassifondi delle città, dove si aggira un’umanità derelitta e macilente, contrapposti agli splendori asettici delle torri di acciaio e cristallo della classe dirigente. Chiunque abbia amato le opere di Philip Dick, William Gibson e Bruce Sterling non potrà non apprezzare l’aria che si respira nell’opera dei ragazzi di Eidos Montreal. Anche a livello contenutistico il titolo fa sue le tematiche care al genere, con la contrapposizione di Umanisti e Transumanisti che permea il gioco in molteplici aspetti, con organizzazioni terroristiche che lottano contro il progresso tecnologico a oltranza e movimenti politici che fanno perno ora su una causa ora sull’altra a seconda di come tira il vento.

Consigliamo quindi vivamente il download di Deus Ex Human Revolution, disponibile gratuitamente dal 16 gennaio, e nell’attesa di sapere cosa ci riserva il futuro di questa saga vi rimandiamo alle nostre news relative all’imminente seguito.