Interrogarsi sulle radici della ragione e indagare i meccanismi della mente sono questioni che tormentano il genere umano da millenni e che hanno dato origine a svariate e affascinanti teorie del pensiero, figlie di filosofi, culture ed epoche differenti. Tra le più note e brillanti dottrine, spicca senza ombra di dubbio la discussa psicoanalisi di Sigmund Freud: una dottrina che sviscera i disturbi psicologici dell’individuo partendo dall’analisi del loro inconscio. Non è certo necessario essere degli studiosi perché si sia sentito parlare della teoria psicoanalitica, dell’interpretazione dei sogni o, ancora, di Io ed Es e, men che meno, serve essere dei filosofi per apprezzare l’indiscutibile fascino di questi temi. È forse per questa ragione che Fortuna Imperatore, in arte: Axel Fox, ha voluto intraprendere l’impervio percorso dello sviluppo individuale e amatoriale con il suo Freud’s Bones, al fine di immortalare il potere seduttivo di un personaggio contorto, criticato e radiato, che conserva impassibile, nel tempo, la sua genialità.

Di Fortuna Imperatore si è sentito parlare molto nel corso della campagna Kickstarter avviata qualche tempo fa, agli albori del suo progetto. È stato più volte evidenziato il fatto che la creazione del suo videogioco sia avvenuta nel tempo che le rimaneva dal lavoro di addetta alle pulizie, un dettaglio che sicuramente rende onore all’impegno e alla dedizione profusi in questo disegno. Prima di essere una donna delle pulizie, però, Fortuna è una studiosa di psicologia e un’appassionata di videogiochi e ciò che realmente permette di intravedere la sua natura è sicuramente il suo stesso gioco, un’avventura narrativa punta e clicca che permetterà di prendere il controllo delle ossa del padre della psicoanalisi e di indagare al suo fianco sulle maschere di stravaganti pazienti e, soprattutto, sugli eventi traumatici celati nel profondo del suo stesso inconscio. Non è quindi tanto importante come sia stato partorito questo piccolo sogno videoludico, ma piuttosto cosa abbia da offrire, argomento che, nel corso di questa recensione, tenteremo di spiegarvi.

Il sogno è la soddisfazione di un desiderio

Ci troviamo a Vienna, agli inizi del ‘900, nello studio del Dottor Sigmund Freud, psicoanalista, neurologo e filosofo. Ma anche cinico, mordace ed egocentrico; il soggetto perfetto per i suoi stessi studi psicoanalitici. In un quadro storico ben delineato e vivace, ricco di dibattiti etici e riflessioni disinibite, Freud trascorre le sue giornate attanagliato dall’angoscia e tallonato da un senso di smarrimento che solo la cocaina sembra riuscire a dissolvere: i suoi amati sigari, ormai, non sortiscono più il loro effetto. Non è dunque nella sua stessa materia che Sigmund cerca un rimedio ai suoi problemi ed è proprio in queste circostanze che noi entreremo in gioco: un antico artefatto egizio, parte della collezione del professore ebreo, prenderà misteriosamente vita scombussolando il malsano equilibrio psicofisico del suo proprietario e costringendolo a fare i conti con una crisi emotiva da manuale che metterà a dura prova i suoi nervi e la sua distinta personalità.

È sicuramente vero, come suggerisce il titolo, che prenderemo presto il controllo delle ossa di Freud, guidandone i movimenti, le indagini e le scelte, ma lo faremo con il suo stesso consenso e rimarremo pertanto entità separate dalla nostra pedina per tutta la durata dell’avventura. Verremo infatti percepiti come una voce interiore, un dáimōn socratico, un grillo parlante; ci verrà data una forma, sceglieremo la nostra personalità e verremo spesso orientati direttamente dall’interno del palcoscenico, privato della cosiddetta quarta parete e allestito perché ci sia spazio per più protagonisti. La struttura di Freud’s Bones si basa quindi su un copione dialogico, quasi teatrale, un tête-à-tête tra la mente contorta di un genio e la curiosità di un passante con il compito di svelarne i più oscuri segreti.

Un viaggio al centro della mente

Nonostante Freud’s Bones non sia un videogioco mastodontico – si lascia infatti concludere in qualche ora – sono molti gli spunti che ha da offrire. Al di là della sua natura di avventura punta e clicca, che si esaurisce nello spostamento di Freud e nella selezione di svariati oggetti, l’attrazione principale di questo titolo si identifica nello svolgimento delle sedute psicoanalitiche del professore. Sarà infatti necessario affrontare quattro differenti casi clinici principali, ognuno associato ad una sintomatologia differente. Questi, verranno trattati esaminando una cartella del paziente contenente informazioni di base e alcuni documenti personali che nascondo indizi rilevanti per lo svolgimento dell’analisi cognitiva.

Psicoanalizzare i pazienti, pertanto, significherà porre loro delle domande che risulteranno più o meno efficaci a seconda della personalità del soggetto, nel tentativo di superare l’assedio del Super-io, identificato come un generale spietato, per permettere ai pensieri dell’Es, l’istinto, di raggiungere l’Io: l’istanza della mente definita come “la marionetta che aspira alla libertà”. Una strategia efficace renderà più semplice pronunciare una diagnosi corretta permettendo, di conseguenza, di suggerire un trattamento adeguato che, sul finale, porterà o meno alla risoluzione del disturbo di natura sessuale del paziente in cura.

Sebbene l’idea di cimentarsi in un’indagine psicoanalitica possa spaventare, è bene evidenziare come il gioco si distingua nel fornire tutte le informazioni necessarie per affrontare questo percorso, rendendolo una piacevole sfida investigativa nei meandri della mente e un’insolita occasione di apprendimento. Sarà infatti possibile consultare in qualsiasi momento una collezione di appunti e note che aiuteranno, accompagnati da un po’ di intuito, a sbrogliare la matassa proposta nel corso di ciascun appuntamento. Nel complesso, nonostante non manchino le dovute indicazioni, si potrebbe inizialmente percepire la necessità di fare un po’ d’ordine all’interno del processo di psicoanalisi proposto dal titolo, ma con un po’ di pratica (e qualche “nuova partita”) diventerà sempre più gradevole immergersi nelle meccaniche di Freud’s Bones.

A fare da contorno al piatto forte di Freud’s Bones, si paleseranno diverse occupazioni secondarie come la gestione delle finanze di Freud, del suo stato di stress e delle sue dipendenze o, ancora, della sua reputazione (quest’ultima direttamente collegata all’andamento delle sedute principali). L’avventura non sarà infatti circoscritta unicamente all’interno delle mura dello studio del protagonista e non mancheranno le occasioni di entrare direttamente in contatto con la società viennese, ricettacolo di interessanti finanziamenti per le sue ricerche. Si presenterà inoltre la possibilità di risolvere alcuni casi clinici in via telematica (la corrispondenza è un aspetto ricorrente nell’intera esperienza) o, ancora, di dedicarsi ad attività legate alle pubblicazioni dei libri dello psicoanalista. Infine, oltre all’esigenza di studiare i documenti allegati ai singoli casi clinici, sono presenti alcuni piccoli enigmi marginali molto semplici, utili a vivacizzare determinati espedienti narrativi.

Purtroppo, nonostante la volontà di creare una cornice storicamente accurata e di inscenare una quotidianità quanto più realistica possibile (cosa per altro riuscita), queste attività accessorie finiscono con il risultare superflue e trascurabili, lasciando un senso di dubbio sulla loro influenza all’interno del gioco e distogliendo a tratti l’attenzione dall’ottima scrittura del personaggio di Freud, visionario e tagliente quasi fosse un Tyler Durden di Palahniuk d’altri tempi. Probabilmente, approfondire solamente alcune di queste opzioni e renderle più incisive nella definizione dell’identità di Freud, avrebbe giovato al rapporto biunivoco tra il giocatore e Sigmund consolidato nelle prime battute dell’avventura, ma risultano in ogni caso evidenti le buone intenzioni dell’autrice del titolo, alle prese con la pubblicazione della sua opera prima e giustamente orientata ad una sana sperimentazione.

In conclusione

Risulta infine doveroso soffermarsi un momento sul fronte artistico di Freud’s Bones, riconoscendo sì il talento dialettico della sua autrice, ma anche quello degli artisti che hanno dato vita al suo disegno, accompagnandola con illustrazioni (a cura di Giulia Sabatini) e una colonna sonora (a cura di Alessandro Costantini) del tutto adeguate all’atmosfera vivace che si è presentata ai nostri occhi e perfettamente collaborativi nella realizzazione di uno stile unico e singolare.

Non vi è dubbio che Freud’s Bones sia stato un ottimo e personalissimo debutto, soprattutto per gli sforzi di una singola persona. E sebbene possano percepirsi alcune imperfezioni sul fronte prettamente ludico, emerge quasi con prepotenza un potenziale didattico interattivo che non deve passare inosservato e che esprime con maestria la volontà di Fortuna Imperatore di far appassionare chiunque, attraverso il punto di vista del videogioco, a un tema di spessore, riuscendo, per altro, a sdoganare con naturalezza argomenti ordinariamente censurati e disapprovati come la sessualità e il supporto psicologico. Questa formula, nonostante possa non essere universalmente adatta al concetto di “gioco”, risulta funzionale e vincente e con i dovuti accorgimenti potrebbe trasformarsi in un’interessante e certamente imperdibile opportunità.

 

PRO CONTRO
– La meccanica delle sedute psicoanalitiche è molto interessante – Alcune attività secondarie risultano confusionarie e trascurabili
– Interessante l’aspetto didattico e la cura delle informazioni – La gestione dei singoli casi poteva essere più “ordinata”
– Stile, protagonista e atmosfera ben caratterizzati – Si sarebbe potuto osare con qualche enigma in più
Conclusione
Freud's Bones
7.5
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Freud's Bones è un'avventura narrativa punta e clicca nata su Kickstarter e sviluppata da Fortuna Imperatore. Il gioco omaggia la psicoanalisi riportando in vita Sigmund Freud, stuzzicandolo con una crisi emotiva provocata dall'apparizione di un demone interiore e incaricandolo di prendersi cura di alcuni pazienti per mezzo di indagini cognitive e sfide tra l'Io, l'Es e il Super-io, incastrate in un puzzle quasi investigativo d'effetto. Nonostante la presenza di alcuni elementi secondari possa provocare un po' di confusione all'interno del quadro generale della struttura del gioco, spiccano nel complesso la sua impronta didattica e la naturalezza con la quale vengono affrontati temi scottanti come la sessualità e il supporto psicologico; elementi, questi, che insieme al suo stile singolare e funzionale contribuiscono a rendere il titolo una gemma incastonata nella corona delle produzioni indipendenti italiane.freuds-bones-recensione-lego-non-e-il-padrone-a-casa-sua