Sono trascorsi un anno e nove mesi da quando è stato mostrato per la prima volta il nuovo Gran Turismo. All’epoca nessuno avrebbe mai immaginato, anche solo lontanamente, che il settimo capitolo della popolare creatura di Polyphony Digital sarebbe uscito con una formula cross-gen, soprattutto considerato che Sony sembrava inizialmente puntare tutto su PlayStation 5, salvo poi tornare sui suoi passi e ammettere di non voler trascurare (giustamente) l’enorme community dei giocatori PS4. Abbiamo atteso a lungo il ritorno di questa importante IP del mondo PlayStation, ed è ora giunto il momento di scendere in pista per provare l’ultima iterazione della “fuoriserie” dei giochi di guida.

La storia di Gran Turismo

Prima di inoltrarci in questo nuovo capitolo della saga, facciamo una breve ma dovuta introduzione su questo gigante dei racing game. Nel panorama in cui debuttò il primo capitolo, nel dicembre del 1997 (1998 in Europa), i giochi di guida erano senza un vero e proprio dominatore assoluto. C’erano titoli che spaziavano dalla Formula 1 ai Rally, c’erano Toca Championship RacingNeed For Speed II; insomma, il panorama era ampio e variegato. A quei tempi, il PC era ancora considerata la piattaforma di riferimento per i racing game, e, sebbene già da diversi anni questi ultimi avessero proliferato anche su console, la ancora giovane PlayStation era solo una piattaforma in più dove poter giocare i titoli di cui sopra. Con l’arrivo di Gran Turismo, però, le cose cambiarono. Tutto iniziò grazie a uno studio interno a Sony, che all’epoca si chiamava Polys Entertainment. A capo di questo c’era Kazunori Yamauchi, il quale con il suo team aveva già lanciato il suo primo gioco di guida, Motor Toon Grand Prix, un titolo dall’aspetto cartoon e in stile Mario Kart, fatto per divertire, ma che non ebbe gran successo.

Motor Toon Gran Prix

A proposito del primo Gran Turismo, Yamauchi aveva il sogno nel cassetto di conciliare le sue due più grandi passioni: i videogiochi e i motori. Lo sviluppo era cominciato già alla fine del 1992, con appena 15 persone nel team, il che fa già capire quale lavoro straordinario siano stati capaci di fare se consideriamo il risultato finale. Il comparto grafico era incredibile per un videogioco uscito 25 anni fa, esattamente come lo era la fisica.

Il gioco finale disponeva di 140 auto, principalmente provenienti dal Giappone, sebbene ci fossero anche modelli di TVR, Aston Martin, Dodge e Chevrolet. Queste vetture vanno dalle piccole auto come la Honda Civic del 1993 e la Mazda Demio, alle icone giapponesi degli anni ’90 come la Mitsubishi GTO del 1996 e la Honda NSX del 1990. Non mancavano certo le auto fuori dal comune come la Dodge Copperhead. A differenza degli altri titoli di guida, in Gran Turismo non si poteva semplicemente salire su un’auto e iniziare subito una gara. Dovevamo completare i test della patente di Classe B, una serie di prove atte a farci prender pratica con avviamento e arresto, nozioni di base su curve singole e su più curve, pratica e gestione di un vero e proprio percorso dal punto A al punto B. Le patenti, già da allora, divennero un vero e proprio fondamento della serie.

C’è un altro punto di forza che ha portato Gran Turismo al successo. Al giorno d’oggi sembra scontato sentir parlare di tuning nei videogiochi di auto, ma nel 1997 non lo era assolutamente, anche perché mancava un po’ l’effetto “Fast and Furious”. Il titolo di Yamauchi, invece, consentiva già all’epoca un’ampia scelta di opzioni di ottimizzazione delle performance delle proprie auto. Una volta acquisite le modifiche, ci si poteva anche immergere nella messa a punto vera e proprio: scegliere l’assetto, la mescola delle gomme, la lunghezza dei rapporti del cambio. Insomma, cose che all’epoca o non s’erano mai viste o che comunque non erano mai state così ben dettagliate. Il giocatore veniva messo di fronte a una scelta: investire i crediti guadagnati con le vittorie nelle modifiche nella propria auto, oppure acquistarne delle nuove. Nessun gioco offriva un’esperienza tanto profonda. I risultati furono ben oltre le aspettative e da quel successo è nata Polyphony Digital, che ha continuato la serie. 

Gran Turismo ha inoltre fatto da apripista a titoli come la serie Forza su Xbox, oltre a veri e propri simulatori come iRacingAssetto Corsa e altri.

Da GT6 a GT7: la carica del “cafè”

Ci sono videogiochi che puntano tutto su una storia capace di generare emozioni forti nel giocatore, altri dalla struttura open world, altri ancora puntano sul comparto online, sull’aspetto visivo, sulle meccaniche di gioco raffinate. Poi c’è Gran Turismo, che, in qualsiasi sua interazione, ha sempre messo al centro una sola cosa: le auto. Dalle piccole utilitarie, che comparivano a decine già nel primo capitolo, a veri e propri bolidi come le Ford GT 40 o la tremenda Suzuki Escudo Pikes Peak, apparse nei capitoli successivi. 

La vera Suzuki Escudo Pikes Peak del 1996 apparsa in Gran Turismo 2

L’ultimo Gran Turismo “vero e proprio”, ovvero Gran Turismo 6, uscì ancora su PlayStation 3. Su PS4 arrivò invece qualcosa di nuovo, un ibrido che aveva nel multiplayer la sua caratteristica fondante, ma, nonostante ciò, Gran Turismo Sport è sembrato essere più una fase “di passaggio” che un nuovo capitolo principale. Circostanza, questa, che certamente non lo ha danneggiato dal punto di vista commerciale, dal momento che è stato capace di vendere 14 milioni di copie ed è stato continuamente supportato da Polyphony. C’era effettivamente bisogno di un titolo che desse attenzione al comparto multiplayer nella serie, e GT Sport è stato grado di dargliela, così come è stata aggiunta l’opportunità di personalizzare le livree delle auto, la tuta e il casco da pilota. Un nuovo capitolo di Gran Turismo, per considerarsi tale, avrebbe dovuto prendere GT6 come principale metro di paragone, e rispetto al quale avere quel qualcosa in più, senza limitarsi a qualche ritocco.

Il principale obiettivo di Gran Turismo 7 rispetto al predecessore, dunque, è stato quello di provare a rinnovarsi un po’ rispetto ai predecessori senza però snaturarsi troppo né evolvere sensibilmente la formula della serie. La mappa di gioco è stata totalmente rivista, ma non è totalmente accessibile fin dai primi istanti, bensì in maniera graduale. Man mano, che proseguiremo nella storia, passeremo dal guidare auto “comuni”, che vediamo transitare sulle strade tutti i giorni, per poi passare a bolidi a cui nel migliore dei casi potremmo solo avvicinarci per fare una foto. La progressione non riguarda solo le auto, coinvolge tutto: circuiti, campionati, modalità multiplayer, messa a punto, Scapes e tutto il resto andrà sbloccato completando una gara dopo l’altra. Verremo introdotti al mondo di Gran Turismo da Sarah, un’assistente personale che ci guiderà per i primi passi, dopodiché conosceremo anche Luca, il gestore del Cafè.

Gran Turismo
Questa è la mappa di Gran Turismo 7: all’inizio non avrà quest’aspetto

Molto, nella progressione in GT7, passerà da qui: il Cafè, di fatto, è un vero e proprio “hub sfide”, in cui ci verranno assegnati dei compiti che sarà nostro compito completare, ovviamente gareggiando. Saremo ricompensati con crediti, auto, omaggi vari e ticket utili per cercare di vincere premi, meccanica simile alla ruota della fortuna di Forza Horizon 5 e che, in GT7, permette di vincere crediti, pezzi di ricambio o intere auto nuove.

Detto del Cafè, durante il viaggio c’interfacceremo con diversi piloti di Gran Turismo che ci daranno alcuni consigli su come affrontare al meglio le nuove gare e attività sbloccate man mano. Polyphony ha studiato un sistema di progressione in cui veniamo presi per mano e guidati alla scoperta di un’auto dopo l’altra: i nostri bolidi vanno conosciuti, collezionati, coccolati, fotografati e personalizzati, in un vero e proprio inno d’amore ai motori, che poi è insito nel DNA di Gran Turismo. All’inizio ci verrà consegnata un’auto sola, usata, poi starà a noi scegliere quale tipo di approccio scegliere: servirci delle auto promozionali o mettere a punto (quando ne avremo la possibilità) il parco veicoli che abbiamo nel garage. Non è Gran Turismo senza le patenti: queste ultime, ovviamente, sono presenti anche in questo capitolo, anche se non disponibili fin da subito.

Una lettera d’amore per l’automobile 

Quello che Kazunori Yamauchi vuole tentare di trasmettere alla community con Gran Turismo è innanzitutto la sua passione smisurata per le automobili e il mondo dei motori in generale. L’ha sempre fatto per ogni capitolo della serie, ma in GT7, con i salti tecnici compiuti, la cosa si percepisce ancora di più. Questo capitolo, già al lancio, ha più di 400 auto realizzate con una cura maniacale sia all’interno che all’esterno, e una quantità di dettagli mai vista. Di ogni veicolo possiamo leggere, in una pratica scheda riepilogativa, dati e storia che nessun altro videogioco può vantare. Nel complesso il parco veicoli è incredibilmente variegato, come da tradizione per ogni capitolo di questa saga; si va da utilitarie buone per andare a fare la spesa a supercar da sogno, capaci di far girare la testa. Nel mercato dell’usato (che è ovviamente presente) potrete trovare veicoli anche molto rari, quindi vi consigliamo di tenerlo d’occhio. Tutta questa attenzione ci fa pensare che, dalla passione smisurata, la serie sia passata ad un’autentica lettera d’amore per l’automobile.

Abbiamo accennato alla messa a punto: è finalmente tornata ad essere una parte importante in Gran Turismo. Sarà la nostra croce e delizia allo stesso tempo. Potremo cambiare tutto alla nostra auto: scarichi, motori, centraline, turbo e via dicendo. In base alla categoria che scegliamo per le nostre modifiche otteniamo maggiori prestazioni, ma aumenteranno anche i costi. Un’altra sezione interessante è quella di GT Sport (rimando non voluto al nome del capitolo per PS4), che è divisa in più parti. Nella prima è possibile fare operazioni di manutenzione al veicolo (lavaggio, cambio dell’olio e revisione del motore), mentre nella seconda ci si può dedicarsi alla personalizzazione: alettoni, minigonne, cerchi e molto altro.

Un po’ di manutenzione non guasta mai…

Le auto sono già meravigliose e ricche di dettagli nella loro versione standard, ma se vogliamo renderle ancora più belle, o meglio più personali, possiamo sempre usare l’editor delle livree. Per non farci mancare nulla, nell’ultima sezione possiamo agire anche sul casco e sulla tuta. Quando c’è così tanta bellezza, è quasi scontata la presenza di una modalità foto (con sezione a parte e che sbloccheremo solo progredendo). Meno scontato, invece, che sia così pratica e facile da usare. C’è veramente tanto che possiamo fare con la modalità Shapes: tantissimi gli scenari a disposizione da usare come sfondo.

Metti una Mustang a Manhattan…il resto vien da se

Tutta la parte dedicata agli effetti da aggiungere è davvero ricca e personalizzabile, al fine di ottenere uno scatto perfetto. Ovviamente possiamo posizionare l’auto come più ci aggrada, accendere le luci, regolare l’angolazione dello sterzo delle ruote e molto altro. La modalità foto è richiamabile anche dal replay a fine gara, ove avremo a disposizione varie inquadrature (oltre ad una completamente libera), così da poter scegliere la migliore visuale per il nostro scatto.

Tanta qualità 

Se pensiamo che la novità più rilevante in Gran Turismo 6 rispetto ai predecessori era il semplice ciclo giorno e notte, qui sembra passata un’era geologica. Il settimo capitolo fa balzi notevoli in avanti anche rispetto a Gran Turismo Sport: non aspettatevi rivoluzioni enormi (anche perché si tratta pur sempre di un titolo cross-gen, che deve girare anche su PS4), ma la differenza, specie su PS5, c’è e si sente. Non ci limitiamo solo alle auto, rifinite in ogni minimo dettaglio, ma a tutti i giochi di luce, a un sonoro che finalmente varia in maniera distintamente percepibile a seconda del veicolo che stiamo guidando. Effetto che migliora ulteriormente se indossiamo cuffie dotate di audio 3D. Quest’ultimo è un valore aggiunto all’esperienza: in galleria luce e suoni cambiano distintamente persino a seconda di quanti veicoli abbiamo attorno a noi. Il meteo dinamico è una delle novità più importanti introdotte in Gran Turismo 7. L’effetto dell’acqua alzata dal veicolo che ci precede non sempre è all’altezza del resto, ma la reazione della nostra auto, quando passa da un terreno asciutto ad uno bagnato, è decisamente apprezzabile e denota tutta la cura riposta nel sistema di guida.

Anche la fisica in Gran Turismo 7 è notevole, anche se non ci riferiamo a quella deputata alle collisioni (ancorata purtroppo al passato), bensì a quella che gestisce il comportamento dell’auto, lo spostamento dei pesi in curva, il sottosterzo o il sovrasterzo, la frenata, l’accelerazione, ecc. Sono tutti elementi che si sentono distintamente, e che, in più occasioni, potrebbero farvi o esultare o sudare freddo al minimo errore. In questo, il modello di guida di Gran Turismo è sempre stato unico. 

Gran Turismo

Le collisioni, dicevamo, continuano purtroppo ad essere non all’altezza di una simile bellezza a livello visivo; inoltre, qualora dovessimo uscire di pista, la livrea della nostra auto non si sporca, o almeno, non in maniera evidente. Il DualSense è stato implementato perfettamente: le vibrazioni e le resistenze sui grilletti varieranno a seconda del nostro stile di guida o a dove metteremo le ruote, soprattutto in caso di manovre azzardate, capaci di esaltare il feedback aptico del pad. All’avvio del gioco ci verrà data la possibilità di scegliere tra due impostazioni video: la prima darà priorità ai fotogrammi, la seconda al ray tracing. Il titolo è in 4K nativi e riesce a mantenere stabilmente i 60 fps tranquillamente per gran parte delle situazioni che si vengono a creare. Solo in due circostanze, con una notevole conta poligonale a schermo, abbiamo notato un calo, ma nulla di tragico. Abbiamo testato entrambe le modalità e alla fine abbiamo preferito di dar priorità ai fotogrammi, anche perché la modalità che privilegia il comparto visivo sacrifica la fluidità per un’implementazione tutto sommato minima del ray tracing, percepibile sopratutto nei replay e nella modalità foto, molto meno mentre si corre.

Gran Turismo
Non possono mancare le Frecce Tricolori a Monza

L’altro lato della medaglia 

Abbiamo scritto del Cafè e delle sue sfide, quello che ci lascia un po’ perplessi sono le ricompense. Apprezzabile il tentativo di farci collezionare auto, ma quelle che vinciamo non dovrebbero essere imbattibili se utilizzate nella sfida successiva, come invece accade (probabilmente per darci l’idea di aver vinto qualcosa di utile). E qua le colpe son da suddividere tra le auto premio, di potenza esagerata, ma anche (anzi, soprattutto) un’IA decisamente poco evoluta, che fa veramente poco o nulla per complicarci la vita. Questo accade a qualsiasi livello di difficoltà, scegliendo tra i tre presenti in totale, si sceglie di giocare. Nemmeno gli aiuti alla guida incidono più di tanto sulla “combattività” dell’IA, che spesso e volentieri si dimentica di dare segni evidenti della propria presenza, e neppure sbagliando di proposito la messa a punto di un’auto siamo stati battuti con facilità. Questa è insomma la più grossa mancanza di GT7, anche perché, se ormai abbiamo messo una croce sopra all’assenza dei danni (sarebbe stato bello, per esempio, dover spendere crediti per riparare le proprie auto danneggiate), non possiamo proprio passare sopra al comportamento inadeguato dell’intelligenza artificiale, non quando un titolo come GT7 riesce ad essere così bello e maestoso in altri aspetti. Auspichiamo che l’arrivo di GT Sophy (sperando che quest’ultima venga implementata già in GT7) cambi le cose.

Sport e Multiplayer

Durante le gare della carriera, GT7 permette una certa libertà per superare i nostri avversari, anche se non è sempre così. Alcune delle prove delle patenti, per esempio, verranno annullate (e bisognerà rifarle daccapo) se anche soltanto capita di sfiorare un’auto gestita dall’IA. La modalità Sport ci metterà a confronto con altri giocatori di Gran Turismo 7 e terrà conto dei nostro comportamento in pista. Le gare hanno dei limiti: può capitarci ad esempio di rientrare in quello dei cavalli, ma non in quello del peso, per cui dovremo studiare un modo per alleggerire la nostra auto o cambiarla direttamente.

Le limitazioni delle gare in Sport comprendono anche le gomme

Il multiplayer è un po’ l’opposto della modalità carriera (dove più che limitazioni ci son dei requisiti che non richiedono grosse modifiche) in termini di libertà, scelta probabilmente fatta per non sbilanciare troppo le gare, che però ci ha lasciato un po’ perplessi: non si può abituare i giocatori ad un simile grado di libertà in modalità carriera per poi mettere tutti quei paletti nella modalità online (per di più in assenza di una modalità che quantomeno permetta di gareggiare senza requisiti). In una gara online si viene penalizzati ogni volta che si commette una scorrettezza, per esempio tagliando una curva: l’introduzione di tali penalità (anche se non presenti nella modalità storia) per limitare le “sportellate” è sicuramente giusta, anche se in certi frangenti tendono ad essere un po’ troppo severe. Ci saremmo aspettati l’introduzione delle penalità anche nella carriera, così da abituare gradualmente alla loro presenza.

GT Sport offre gare già pronte con restrizioni: sarà compito nostro poi trovare l’auto migliore e cercare di vincere nel modo più pulito possibile. Queste caratteristiche, di base, rendono la modalità interessante. Il multiplayer, invece, si differenzia dalla modalità Sport, in quanto abbiamo la totale libertà di scegliere a quale gara partecipare e con chi. Possiamo organizzare la nostra lobby e personalizzarla come più ci aggrada.

È Gran Turismo, nel bene e nel male

La produzione Polyphony ha il pregio e il difetto di essere un videogioco unico nell’attuale mercato.  Il pregio perché dimostra di essere un prodotto di ottima qualità nel suo complesso, sebbene con qualche pecca. Il “difetto”, se così lo possiamo chiamare, è che non lo si può confrontare con nessun altro allo stato attuale. Non è un simulatore, quindi eventuali paragoni con i vari Assetto Corsa, IRacing e via dicendo sono preclusi. Non è nemmeno un open world, e quindi nemmeno con Forza Horizon 5 possiamo fare un pieno confronto. La “formula” GT non è mai stata replicata da nessun’altra serie, e perfino i Forza Motorsport, i videogiochi più simili a Gran Turismo a livello concettuale, hanno negli anni puntato su altre caratteristiche. Questa “unicità” di GT nel panorama attuale, però, significa anche che, nonostante la carriera rinnovata e per certi versi funzionale, non è stato capace di evolversi più di tanto (probabilmente per la sua natura cross gen) ed è rimasto molto simile a sé stesso, il che, intendiamoci, è anche un bene. Per fare un vero confronto, probabilmente, dovremo aspettare il prossimo lavoro di Turn 10: Gran Turismo 7, intanto, è già sul mercato, non troppo diverso da come è sempre stato.

 

PRO CONTRO
  • Cura maniacale nella realizzazione delle auto
  • Miglioramenti notevoli sul comparto audio e sulla fisica
  • Su PS5 SSD e DualSense fanno la differenza
  • Messa a punto, GT Auto, Sport vi faranno divertire
  • Il cafè e la carriera sono ben fatti
  • L’IA è inadeguata e troppo ancorata al passato
  • Il Sistema di collisioni è vetusto
  • Il Modello di guida è un po’ troppo permissivo in modalità carriera
Conclusione
Gran Turismo 7
8.5
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Appassionato di videogiochi sin dai tempi del Commodore 64, amo il cinema e il doppiaggio. Ah dimenticavo. Colleziono spore, muffe e funghi.
Abbiamo recensito Gran Turismo 7 che si dimostra senz’ombra di dubbio il ritorno di un grande classico che si è fatto attendere per tanto tempo. Il risultato finale però è fortemente condizionato dalla mancanza di un’IA al passo con i tempi. Per il resto della produzione, tranne qualche incertezza qua e la, si può tranquillamente affermare che Polyphony ci ha consegnato un titolo all’altezza della fama del brand, che soprattutto non fallisce la sua missione principale: mettere le auto al centro di tutto.gran-turismo-7-recensione-ps5