Signore e signori, abbiamo di fronte una perla rara che non ci saremmo mai aspettati provenire dal Moffat (inter)nazionale! Il precedente “Face The Raven” ha dato inizio al finale di stagione, a quanto pare diviso in 3 parti, con una puntata bella ma con qualche piccola pecca e seguita da questa magistrale e cinematografica puntata. L’aggettivo “cinematografica” è piuttosto azzeccato perché si tratta di un episodio assai diverso da qualsiasi altro in tutto Doctor Who. Non bisogna guardarlo con la speranza di trovarsi di fronte ad una puntata d’azione (anche se ultimamente la stagione ci sta imponendo di non aspettarcene più), ma ben 55 minuti di mistero assoluto. La colonna sonora firmata sempre da Murray Gold in questa puntata funziona perfettamente nella sua diversità rispetto al solito ed è un punto a suo favore dato che finora nelle varie storie non ci sono state chissà quali musiche memorabili.

Peter Capaldi si afferma (di nuovo) essere un attore magistrale reggendo, totalmente da solo, l’intera puntata. Si, perché questa è anche la prima vera puntata in cui il Dottore è totalmente da solo e senza companion, ad affrontare una minaccia esistenziale. Intrappolato in un castello delle torture creato su misura per lui e perseguitato da una creatura nata dai suoi stessi ricordi, la sua unica via d’uscita è confessare segreti conosciuti solo a lui, sperando di soddisfare coloro che tendono i fili dietro a tutto.
Si, il personaggio di Clara Oswald (Jenna Coleman) è morto nella precedente “Face The Raven”, tuttavia questa puntata è la dimostrazione di come questa companion sia stata veramente importante per il Dottore. Spesso in “Heaven Sent” il Dottore si rifugia in una “bolla mentale” rappresentata dal suo TARDIS e nella sua testa, con una velocità di pensiero che solo un Signore del Tempo, escogita, formula ed esplica teorie e piani assumendo di stare parlando ad uno spettro di Clara. Che l’abbiate odiata o meno, occorre riconoscere che lei è stata una companion importantissima per il viaggiatore temporale, se non fondamentale; per cui è normale che abbia lasciato il segno.

La puntata riprende la tematica che è l’arco narrativo di questa stagione: l’ibrido. Fino a poco fa ancora non si era capito con evidenza quale fosse la storia trattata dietro alla stagione 9, poiché c’erano diverse possiblità, ma alla fine si è capito che è l’ibrido, data la ripetitività della parola e sopratutto la rinnovata presenza del personaggio Ashildr/Io (Maisie Williams), la quale a quanto pare sarà anche nel prossimo episodio.
Durante una fuga, il Dottore spiega alla creature coperta di veli che l’ibrido è reale, un incrocio metà Signore del Tempo e metà Dalek (come menzionò Davros in “The Magician’s Apprentice”), tuttavia a fine episodio scopriamo che è stata un’ottima bugia per levarselo dalle scatole. L’episodio finisce infatti col Dottore, arrivato su Gallifrey utilizzando altri metodi piuttosto che dicendo tutta la verità alla creatura, dicendo che la profezia è stata male interpretata: non può esistere un ibrido Dalek/Signore del Tempo e che l’ibrido destinato a sorgere sulle rovine di Gallifrey “..it’s me“.
Ora, quando questa frase è stata pronunciata, non ne sono stato stupito più di tanto per un semplice motivo: stiamo sempre parlando di Steven Moffat. Con moltissima probabilità si stava riferendo a Me, Io, il personaggio di Maisie Williams e non a sé stesso, dato che lei sarà presente nel finale “Hell bent”. Il trailer per la puntata, però, ci mostra talmente tante cose che è impossibile non rimanerne hyppati a bomba. L’Hype Train è in corsa, dunque.
Questa “Heaven Sent” è senza ombra di dubbio una delle migliori puntate di Doctor Who dal suo rilancio nel 2005. Va inserita assolutamente nella Top 3.

Su una cosa sono rimasto un po’ deluso: speravo davvero tanto che la creatura che perseguita il Dottore fosse una versione prematura del Valeyard. Ciò, però non mi ha rovinato la visione. Anzi, il lato oscuro del Dottore è sorto e quindi, una volta arrivato su Gallifrey, il Dottore è diventato il Valeyard.